Augusto e la Campania al Museo Archeologico. In mostra l’uomo, l’imperatore, il dio

19 dicembre, 2014 alle 10:18
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Presentata al Museo Archeologico di Napoli “Augusto e la Campania. Da Ottaviano a Divo Augusto. 14-2014 d.C.”, la mostra promossa dalla Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli, finanziata dalla Regione Campania (fondi P.O.R. Campania F.E.S.R. 2007/2013) e realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Pompei, Ercolano e Stabia.
La mostra, che sarà inaugurata questa sera (venerdì 19 dicembre), alle ore 17.30, sarà aperta al pubblico fino al 4 maggio 2015. Oltre 100 opere in mostra, alcune delle quali presentate per la prima volta al pubblico. Si tratta per la gran parte di pezzi appartenenti al Museo Archeologico di Napoli, ai quali si aggiungono prestiti del Centro Caprense Ignazio Cerio (Capri) e della Curia ArcivescovileMuseo Diocesano di Capua.
Una selezione di opere tra quelle più significative sarà fruibile anche attraverso un’App messa a disposizione dal Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali Databenc.

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“L’epoca di Augusto fu un’epoca di grandi trasformazioni per questi luoghi – spiega Teresa Elena Cinquantaquattro, Soprintendente per i Beni archeologici di Napoli -: trasformazioni che le opere in mostra testimoniano e custodiscono. Questa mostra rappresenta un grande rilancio per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli”.
“Vorrei che questa mostra rappresentasse un cambio di passo anche per la rappresentazione del patrimonio che abbiamo in Campania – ha precisato Pasquale Sommese, assessore regionale al Turismo e ai Beni culturali -. Questa è la mostra che rappresenta le scelte strategiche e la grandezza di Augusto. C’è un cambiamento che stiamo realizzando, l’unico vero volano di sviluppo è il turismo e turismo, per noi che abbiamo queste ricchezze, non può che significare turismo culturale”.
“Per l’occasione abbiamo esposto opere importanti ma sconosciute come il cratere di Gaeta – ha detto Valeria Sampaolo, direttrice del Museo archeologico di Napoli – e restaurato pezzi di recente acquisizione, come il Marte scavato a Cuma o l’iscrizione dei Giochi Isolimpici dagli scavi della metropolitana di Piazza Nicola Amore”.
“L’evento è frutto di una positiva sinergia tra Soprintendenza e Università – ha dichiarato Carmela Capaldi, del Dipartimento Studi umanistici dell’Università Federico II, curatrice della mostra insieme a Carlo Gasparri -. Il percorso della mostra ricostruisce quasi cinematograficamente la parabola di Augusto, la storia dell’uomo, dell’uomo di potere e del dio”.

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“Questa mostra non si esaurirà alla data di chiusura: molte delle opere – ha precisato Carlo Gasparri – resteranno nell’esposizione permanente del Museo Archeologico a completamento del grande sistema del museo di Napoli, colmando un periodo che ancora non gode di sufficiente valorizzazione”.

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