Napoli e gli Apostoli, culto di pietra (parte prima)

25 maggio, 2015 alle 18:20
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San Pietroa ad Aram, la cripta

Napoli e gli Apostoli di Cristo: storia di un legame millenario. Che dura fin dai tempi dell’editto di Costantino quando – correva l’anno 313 d.C. – nella città di Partenope iniziarono a vedere la luce i primi luoghi di culto dedicati alla “nuova fede”. Chiese, basiliche, catacombe. Insediamenti “paleocristiani” i cui resti sono oggi ancora ben visibili nel tessuto urbano della città. E’ il caso, ad esempio, del Battistero del IV secolo, inglobato nella fabbrica della Cattedrale, a sua volta edificata sulle rovine di un tempio pagano. Tracce di fede pura, perpetuasi nella selva di guglie, campanili e sacri edifici innalzati, nel corso dei secoli, sulle sponde del Golfo.

Pochi sanno che l’antica capitale del Regno delle Due Sicilie ha avuto un rapporto strettissimo con il Cristianesimo, fin dagli anni in cui il Vangelo iniziò a diffondersi nei territori dell’impero romano grazie all’opera missionaria dei “Dodici”. Sarà un caso che due degli Apostoli di Gesù, San Matteo e Sant’Andrea, abbiano avuto sepoltura in terra campana? Il primo riposa nella cattedrale di Salerno, il secondo in quella di Amalfi. Ed un terzo, San Pietro, in viaggio verso Roma, non trascurò di visitare Napoli dove, probabilmente, incontrò i fratelli della locale comunità cristiana.

La leggenda vuole che nel posto in cui il discepolo prediletto di Cristo si fermò per celebrare la prima messa, fosse stata edificata, più tardi, la Basilica di San Pietro ad Aram, tuttora uno dei luoghi di culto più antichi della metropoli campana.[charme-gallery]

Ci troviamo a ridosso del Corso Umberto, a non molta distanza dalla centralissima piazza Garibaldi. E’ in questa Basilica che ancora oggi si custodisce l’Ara Petri, ovvero l’altare su cui il padre per eccellenza della Chiesa, celebrò l’Eucarestia. Su quell’altare, secondo la tradizione, Pietro guarì e battezzò due pagani non credenti: Candida e Aspreno, consacrando, quest’ultimo, primo vescovo di Napoli.

San Pietro ad Aram è stata una delle basiliche più importanti non solo di Napoli, ma dell’intero Meridione. Per la sua particolare antichità, infatti, papa Clemente VII le concesse il privilegio di celebrare il Giubileo un anno dopo quello di Roma, in modo da evitare un eccessivo affollamento nella capitale pontificia. Il privilegio durò fino al 1576. Poi Papa Clemente VIII lo abolì.

Nei sotterranei della chiesa – in cui sono conservate, insieme al sacro altare, rare sculture e preziosi dipinti del XVI e del XVII secolo – si cela una vasta cripta che altro non è se non ciò che resta dell’originaria struttura paleocristiana. Al suo interno sono state scoperte delle catacombe in cui è presente un culto delle anime del purgatorio molto simile a quello praticato nel Cimitero delle Fontanelle. (seguirà parte seconda)

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