La guerra del brigante “Pilone”

1 maggio, 2012 alle 15:13
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Chi era Antonio Cozzolino ? E cosa ci faceva un ex scalpellino di Boscotrecase sui pendii del colle di Calatafimi, in Sicilia, mentre i “mille” di Garibaldi sciamavano praticamente indisturbati sull’isola? A queste e ad altre domande risponde il giornalista Gabriele Scarpa, inviato speciale nel tempo, nell’intervista impossibile con il brigante “Pilone”. Il racconto scorre nelle pagine de “L’ultimo brigante del Sud”, edito da Spazio Creativo Edizioni per la collana “Visto da Sud”, giovane e promettente casa editrice partenopea guidata da Massimo Solimene. Autentica leggenda del Vesuviano, detto “Pilone” per la sua folta barba, Cozzolino combatté nell’armata del Regno delle Due Sicilie, dove raggiunse i gradi di sergente dei Cacciatori. A Calatafimi riuscì a strappare il drappo alle truppe garibaldine, prima di essere costretto a battere in ritirata con il resto della truppa per l’atteggiamento troppo arrendevole assunto dai suoi superiori. Ma “Pilone”, così soprannominato per via della sua folta barba, fu soprattutto uno degli ultimi briganti ad arrendersi alle truppe piemontesi che gli diedero la caccia per oltre dieci anni, tentando di stanarlo sui pendii del vulcano più famoso del mondo, luogo in cui l’ex sottufficiale di re Francesco aveva stabilito il suo quartier generale. Alla fine, tradito da un compagno e abbandonato dalla camorra, cadde in un tranello che gli fu teso in via Foria, a Napoli, e lì cadde, trafito a colpi di pugnale a pochi passi dall’Orto Botanico. L’ultimo brigante del Sud ricostruisce le imprese temerarie di Antonio Cozzolino e quelle della sua banda: delitti e tradimenti che si consumarono all’ombra del Vesuvio nell’ambito della guerriglia ingaggiata tra i fedelissimi dei Borbone e le truppe di “occupazione” piemontesi. Una vera e propria guerra, per certi versi simile a quella combattuta in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, tra i partigiani della Resistenza, i repubblichini di Salò e i loro alleati tedeschi. Un conflitto sanguinoso e violento esploso all’indomani dell’unità d’Italia nei territori dell’ex Regno delle Due Sicilie tra i “resistenti” borbonici e i sostenitori di casa Savoia. «Verità scomode sul Risorgimento – afferma nella sua prefazione al libro l’ex presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Lorenzo Del Boca – raccontate con grande onestà intellettuale da Gabriele Scarpa nel suo libro d’esordio», che s’inserisce nel filone della saggistica di ispirazione meridionalista, genere sempre più battuto dagli autori e sempre più popolare tra i lettori. «Non si può non rimanere affascinati da una figura così forte come quella di Antonio Cozzolino, brigante legittimista e abile guerrigliero, capace di mettere più volte nel sacco bersaglieri, fanti e carabinieri – spiega Gabriele Scarpa – “Pilone” fu un fuorilegge e non sempre le sue imprese furono nobili. Come tanti altri capibanda del tempo, l’ex scalpellino del Vesuvio si macchiò di delitti e non fu certo uno stinco di santo nei metodi di lotta impiegati contro i piemontesi, che includevano sequestri di persona, assalti a treni e carovane, richieste di pizzo. Ma non è che sull’altro versante le cose andassero meglio. Paesi rasi al suolo, donne stuprate, fucilazioni di massa e deportazioni furono la triste regola seguita dagli invasori per piegare la resistenza opposta dalle popolazioni del sud ai nuovi regnanti venuti dal nord. Gli eccidi di Casalduni, Auletta e Pondelandolfo invocano ancora giustizia. Gli stermini commessi nel campo di prigionia di Le Fenestrelle ai danni dei soldati napoletani che non vollero giurare fedeltà al nuovo re di casa Savoia sono equiparabili a quelli commessi dai nazisti nei lager dell’ultimo conflitto. Una pagina tutta da scoprire, quella del cosiddetto Risorgimento. Anche con questi fatti si è realizzata l’unità d’Italia ed è giusto, per amore di verità, riferirli nella loro interezza». «Ristabilire la verità storica sui fatti del Risorgimento e, al tempo stesso, riscoprire le proprie radici, rafforzando il proprio senso di appartenenza al territorio, ci aiuta ad affrontare meglio il futuro – precisa Gennaro De Crescenzo, autore dell’introduzione de L’ultimo brigante del Sud – Radici, appartenenza, orgoglio, valori che mancano alle classi dirigenti del Mezzogiorno, sono le password che dobbiamo offrire ai nostri giovani. Password che i giovani non hanno trovato nella cultura ufficiale, la quale si è rifugiata nella retorica e nella cancellazione delle verità storiche. Da qui, invece, dobbiamo ripartire per trovare la strada del futuro del sud».

“L’Ultimo Brigante del Sud, storia della banda Pilone”
di Gabriele Scarpa
edito da Spazio Creativo Edizioni
www.spaziocreativopublishing.it

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