Così si viveva alla corte del viceregno di Napoli

16 febbraio, 2016 alle 21:09
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Viceregno spagnolo di Napoli

Come si viveva nelle corti del Viceregno spagnolo di Napoli? In libreria arriva un libro che risponde esattamente e con dovizia di particolari.  A Palazzo Zevallos di Stigliano si presenta il volume Cerimoniale del viceregno spagnolo di Napoli, 1503-1622  (Artem), terzo della collana I cerimoniali della corte di Napoli, inaugurata nel 2012, promossa dalla Soprintendenza Belle Arti di Napoli e provincia. Il volume è curato da Attilio Antonelli, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza. Numerosi anche i patrocini, fra cui quello del Museo del Prado. In questo terzo volume della collana si ritrova la trascrizione spagnola con la traduzione italiana del manoscritto conservato alla Biblioteca della Institución Colombina di Siviglia, redatto a Napoli all’inizio del Seicento da Miguel Díez de Aux, usciere maggiore e maestro di cerimonie al servizio dei quattordici viceré che si susseguirono al governo del Regno di Napoli tra il 1571 e il 1622. I saggi di approfondimento al volume sono di Attilio Antonelli che fa luce sulla figura di Díez de Aux; Pierluigi Leone de Castris illustra la situazione artistica della Napoli del secondo Cinquecento segnata dalla presenza di artisti spagnoli e fiamminghi; Ana Minguito Palomares e Juan Carmelo Visdómine approfondiscono la figura del conte di Benavente, viceré a Napoli dal 1603 al 1610. Dal 2008 sono state trascritte, tradotte e indicizzate più di duemila pagine manoscritte. Al progetto collaborano esperti della materia e giovani borsisti dell’Ipe – Istituto per ricerche ed attività educative di Napoli – partner del progetto, sponsorizzato anche da altre istituzioni e imprese private. I volumi sono preziosi non solo perché rappresentano un arricchimento documentario per la storia del Regno e della città di Napoli, ma anche perché si rivolgono ad un pubblico variegato: lo specialista può approfondire la materia grazie alle note che corredano il testo, ai preziosi apparati e agli indici; tutti possono apprezzare i saggi di approfondimento e la scelta del pregiato corredo di immagini.
Tra le numerose appendici presenti nel volume si segnala la dettagliata relazione del viaggio a Napoli e Pozzuoli del duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga, nonché l’elenco dei nobili presenti al corteo funebre di Carlo V svoltosi a Bruxelles nel 1558, riportato per intero per la prima volta con la forma moderna dei nomi e una bio-bibliografia ad hoc. Uno speciale inserto del libro riproduce proprio le incisioni del corteo funebre conservate al Rijksmuseum. Un altro punto di forza del volume è il ricco apparato di immagini, tutte a colori, inserite spesso a piena o doppia pagina, alcune inedite o frutto di apposite campagne fotografiche, come gli affreschi della chiesa dei Santi Severino e Sossio; i dipinti della Cappella degli spagnoli in Castelnuovo o il portone di ferro del palazzo vicereale vecchio.
Alla presentazione, che avviene giovedì 18 febbraio a Palazzo Zevallos a Napoli, prendono parte Luciano Garella, soprintendente Belle Arti e Paesaggio per il Comune e la Provincia di Napoli; Aurelio Musi, professore di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Salerno, autore di numerose pubblicazioni incentrate soprattutto sul rapporto tra il Mezzogiorno e l’Europa moderna; Joan Lluís Palos, professore di Storia moderna all’Università di Barcellona e responsabile dell’European Network for Baroque Cutural Heritage; Andrea Zezza, professore di Storia dell’arte moderna presso la Seconda Università di Napoli, esperto di arte del Rinascimento e della pittura in Italia meridionale tra Quattrocento e Seicento. L’evento sarà introdotto dal Fanzago Baroque Ensemble che eseguirà con strumenti originali alcuni brani dei maestri di cappella Jean de Macque e Scipione Dentice; di Hettorre della Marra, Carlo Gesualdo, Andrea Ansalone e Andrea Falconieri, quest’ultimo grande interprete della storia musicale nella seicentesca Napoli vicereale. [charme-gallery] Esemplare per rigore filologico e ricchezza degli apparati iconografici, il Cerimoniale del viceregno spagnolo di Napoli 1503-1622 aggiunge un tassello cruciale per la storiografia napoletana. Sulla scia della ricerca in atto da alcuni anni sulle corti vicereali e i viceré in Europa e nel Nuovo mondo e facendo seguito alla recente pubblicazione di Cerimoniale del viceregno spagnolo e austriaco di Napoli, 1650-1707 (edito nel 2012 da Rubbettino) e Cerimoniale del viceregno austriaco di Napoli, 1707-1734 (edito nel 2014 da Artem), arriva quindi in libreria il volume che pubblica il manoscritto integrale del maestro di cerimonie Miguel Díez de Aux, conservato a Siviglia. Dal I duca di Alcalà (1559-1571) fino all’arrivo (1622) del V duca d’Alba, Antonio Álvarez de Toledo, Díez de Aux è accanto a tutti i viceré spagnoli dell’epoca, prima come segretario poi come usciere maggiore e maestro di cerimonie, assistendoli prima nel Palazzo vicereale vecchio, innalzato da Pedro de Toledo e demolito a metà Ottocento, poi in quello nuovo dell’epoca di Filippo III, l’attuale Palazzo reale iniziato da Domenico Fontana nel 1600. Díez de Aux esce di scena bruscamente all’apparire del V duca d’Alba, suo desiderato ma mancato mecenate, a cui aveva dedicato il suo scritto nella speranza di vederlo stampato. Il manoscritto – procedendo con un disordine caratteristico di tali libri di cerimonie – si apre con le glorie della casa di Toledo con gli Asburgo, tratta di alcune delle cerimonie principali (arrivo a Napoli, presa di possesso, ordine delle udienze, cerimonie nella Cappella reale, trattamento dei Grandi di Spagna e dei Sette Uffici, cerimonie per la famiglia reale), elenca poi “actos notables, edificios y memorias” dei viceré dal Gran Capitan in avanti. È particolarmente attento alle biografie dei conti di Lemos (Fernando e i figli Francisco e Pedro) e del conte di Benavente (1603-1610). Quest’ultimo occupa quasi la metà del testo: è forse la maggiore biografia scritta da un contemporaneo. In coda, Díez tratta dei viaggi in luoghi vicini (Amalfi, Sorrento) e meno (Loreto) per concludersi con una sequenza di funerali reali tra cui quello di Carlo V a Bruxelles, la cui descrizione è tratta da libri a stampa dell’epoca. Il modo in cui le grandi famiglie aristocratiche spagnole concorrevano per ricoprire l’ambita carica di viceré di Napoli, il fitto scambio di corrispondenze con le altre corti europee, le visite ufficiali di alti dignitari e la presenza in città di ambasciatori e artisti stranieri ribadiscono la centralità della corte di Napoli all’interno dello scacchiere europeo. Anche questo volume, come quelli che lo hanno preceduto, vuol essere un omaggio ideale alla città di Napoli, alle sue memorie, ai suoi governanti, ai suoi monumenti, alle sue vicende che la rendono tuttora grande e unica.