Sulle orme della Sirena Partenope (parte seconda)

5 agosto, 2015 alle 17:06
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San Domenico Maggiore Piazza Obelisco

(segue da parte prima).. Uno in particolare. Sembra fare al caso nostro: quello della celebre “Marianna ’a capa ’e Napule”. Ovvero, del volto per eccellenza di Napoli. E con esso della mitica vergine venuta dal mare. Entrando nella sede del Comune, a Palazzo San Giacomo, tra le due rampe di scale che portano ai piani superiori, si nota un piedistallo: sopra vi è appoggiata una grande scultura di epoca greca raffigurante una testa di donna. Ebbene, secondo la tradizione, questa figura che oggi si identifica con l’emblema stesso della città (“la testa di Napoli”, appunto) raffigurerebbe nientepopodimeno che la Sirena Partenope.

Pare che quel volto di pietra sia stato rinvenuto alla fine del XVI secolo nella zona dell’Anticaglia (Decumano superiore). E da lì spostato nei pressi della chiesetta di San Giovanni a Mare, a poche centinaia di metri da piazza Mercato (qualcuno dice che fu ritrovato qui). In quel posto, senza volerlo, divenne la muta testimone della rivolta di Masaniello. E durante i tumulti scatenati dai lazzari, qualcuno le ruppe il naso. Spostata di fronte alla chiesa dell’Avvocata e quindi restaurata nel 1879, la statua entrò a far parte del Museo di Villa Filangieri e da lì definitivamente trasferita sul pianerottolo dello scalone centrale di Palazzo San Giacomo, dove si trova tutt’ora. Una copia in scala è visibile nel cortile della chiesa di San Giovanni a Mare. Non è chiaro quando la “capa di Napoli” si vide affibbiare il nome di “Donna Marianna”. Secondo qualcuno, l’appellativo le fu assegnato nel corso del XIX secolo, quando la “testa” fu collocata di fronte alla chiesa di Santa Maria dell’Avvocata dove si trovava anche un busto di Sant’Anna (il nome deriverebbe quindi dalla fusione di Santa Maria e Sant’Anna). Secondo altri, le sarebbe stato dato per farne un simbolo di libertà come la famosa “Marianne” francese della Rivoluzione del 1848. Anche in questo caso, storia e leggenda sfumano nei contorni del mito. Ma ciò che più conta è che quel volto, per anni e anni, abbia simboleggiato per tutti i figli di Partenope quello arcaico e beneaugurante della mitica fondatrice. [charme-gallery]Pochi invece, per non dire nulli, sono i dubbi che si provano guardando il complesso scultoreo eretto in piazza Sannazzaro, nel cuore di Mergellina, poco più di un secolo e mezzo fa. Si tratta della magnifica Fontana della Sirena. L’opera fu realizzata nel 1869 dallo scultore Onofrio Buccini, con la collaborazione di un giovanissimo Francesco Jerace. Fino al 1924 abbelliva i giardini della stazione ferroviaria di piazza Garibaldi. Poi, da quell’anno, fu spostata a ridosso di Piedigrotta e Mergellina, dove si trova attualmente. E’ composta da una grande vasca ellittica nel cui centro svetta uno “scoglio”, sul quale poggiano un cavallo, un leone, un delfino e una tartaruga, insieme con alcuni elementi floreali. A sovrastare tutti, ovviamente, c’è lei: sua maestà la Sirena, ritratta nell’atto di stringere una lira con il braccio destro, mentre il sinistro è puntato verso l’alto. Partenope ha la coda avvolta intorno ai fianchi.[charme-gallery] La sua particolare figura ricorre anche in altre due altre celebri fontane della città. La prima è quella che troneggia negli spazi della nuova stazione Garibaldi di Trenitalia: un complesso d’arte contemporanea in metallo che svetta in mezzo a suggestivi giochi d’acqua. L’opera, inaugurata pochi anni fa, si trova a pochi passi dai binari e dalla sala d’aspetto del principale scalo ferroviario del capoluogo. Di enorme valore artistico e storico è la fontana della Spinacorona comunemente detta “delle zizze”, esposta in pieno Centro Antico, a ridosso della chiesa di Santa Caterina della Spina Corona. Le origini di questa scultura sono incerte, ma sembra si parli di lei già in un antico documento di fine XVI secolo. Quel che è certo è che l’opera fu restaurata e modificata, per volere del viceré don Pedro de Toledo, su disegno di Giovanni da Nola, nella prima metà del XVI secolo, così come attestato anche dalla presenza dello stemma di re Carlo V.

Si tratta di un complesso formato da una ricca vasca rettangolare in marmo bianco abbellita da altorilievi, ghirlande e alcuni stemmi del viceré, coronata dalla raffigurazione del Vesuvio e dalla sirena Partenope scolpita nell’atto di premere i seni per estinguere, con il suo latte, le fiamme sprigionate dal vulcano. Quella in mostra è solo una copia dell’originale, riprodotta e scolpita da Achille D’Orsi. La vera statuetta “delle zizze”, infatti, è custodita nelle stanze del Museo nazionale di San Martino. Ma che si tratti di lei, della mitica creatura venuta a morire sulle rocce di Megaride, sembrano esserci pochi dubbi dal momento che la figura della Spinacorona richiama fortemente l’icona mitologica classica. A conferma di un legame antico tra i napoletani e la celebre antenata che, a distanza di anni, proprio non vuole saperne di spezzarsi.

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