Storia di Fra’ Diavolo, il brigante che seppe dire no a Napoleone

12 novembre, 2013 alle 12:40
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Michele Arcangelo Pezza, meglio conosciuto come "Fra' Diavolo"

Duecentosette anni fa, per la precisione l’11 novembre del 1806, moriva Fra’ Diavolo. Impiccato sul patibolo di piazza Mercato a Napoli, luogo solitamente deputato all’esecuzione delle sentenze capitali.

Prototipo di tutti i briganti, Michele Arcangelo Pezza, questo il suo vero nome, seminò il terrore durante la seconda metà del Settecento nei territori del Regno di Napoli, trasformando le strade della capitale, ma anche quelle dei borghi della provincia, in un autentico mattatoio per i nemici della causa borbonica.

Originario di Itri (Frosinone), dove era nato il 7 aprile del 1771, Michele fu soprannominato Fra’ Diavolo fin da ragazzo per la sua indole irruenta e indisciplinata (poco più che ventenne ammazzò il mastro sellaio del paese – per il quale lavorava – con un grosso ago usato per imbastire le selle, e poi ne assassinò il fratello che aveva giurato vendetta) e per il fatto che, a 5 anni, scampato a una grave malattia, la madre, che aveva fatto voto a San Francesco di Paola, lo rivestì, in segno di devozione, con un saio francescano.

Tu non sei Fra’ Michele Arcangelo, tu sei Fra’ Diavolo!” lo riproverò, una volta, il canonico Nicola De Fabritiis, suo insegnante, per la svogliatezza e la poca voglia che aveva di studiare. [charme-gallery]

Dopo aver vagabondato per alcuni anni tra i boschi della Ciociaria ed in quelli dello stato pontificio, Fra’ Diavolo si arruolò nella fanteria borbonica e all’inizio del 1798 partì alla volta della Lombardia per combattere al fianco degli alleati austriaci contro l’esercito di Napoleone che nel frattempo stava dilagando nella pianura padana. Dopo l’invasione del Regno di Napoli da parte delle stesse truppe francesi, Michele Pezza decise di non rompere il giuramento che lo legava al re di Napoli e, rimanendo nelle milizie di Ferdinando IV di Borbone, si scatenò contro i patrioti della neonata Repubblica Partenopea.

Dopo anni e anni di dura lotta che gli valsero prima la nomina a capitano di fanteria, poi a quella di colonnello e alla fine a Duca di Cassano (da parte del re di Napoli), fu catturato a Baronissi dai soldati di Napoleone, guidati dal generale Joseph Léopold Sigisbert Hugo, padre del famoso scrittore Victor Hugo, nonché suo segreto ammiratore. Avendo rifiutato di unirsi alle truppe transalpine, che erano addirittura arrivate a offrirgli i galloni di colonnello, fu condannato a morte da un tribunale speciale “straordinario” e quindi impiccato l’11 novembre del 1806.

Sul patibolo Fra’ Diavolo si presentò con indosso l’uniforme ed i gradi di brigadiere dell’esercito borbonico. Il suo cadavere fu lasciato bene in vista, per più di ventiquattrore, a mo’ di monito nei confronti della popolazione. La notizia della sua morte raggiunse la Real Famiglia in esilio in Sicilia. In segno di rispetto re Ferdinando fece celebrare il funerale del guerrigliero di Itri nella cattedrale di Palermo.

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