Cimitero delle Fontanelle, così Napoli onora le sue storiche “anime pezzentelle”

1 novembre, 2014 alle 10:46
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Cimitero delle Fontanelle, le "cape 'e morte"

Dimenticate Halloween. Dimenticate l’antica festa pagana di origine celtica dedicata a “tutti i morti” che ritornano sulla terra, diffusa negli Usa dagli emigranti irlandesi. E poi sbarcata in Italia, nella sua forma più banale e commerciale. Lasciate, per un istante, le sfilate in costume, le zucche colorate e i giochi dei bambini che girano, di casa in casa, gridando “dolcetto o scherzetto”. Non ci appartengono. Non sono il frutto della nostra storia. E godetevi la cara e vecchia “festa dei defunti”. Quella che cade il 2 novembre. Partorita nell’Occidente cristiano e poi diventata un culto nella Napoli dei Borbone, con il torrone dei morti e le visite alla tomba del caro estinto.

E allora: quale modo migliore per onorare la celebre ricorrenza con un’escursione nella “Valle dei morti”? Un viaggio insolito tra i vicoli e le stradine del quartiere napoletano della Sanità. Al Cimitero delle Fontanelle, per la precisione, meglio conosciuto nella città di San Gennaro come il camposanto delle “cape ’e morte” o delle anime pezzentelle. L’unico posto al mondo in cui i vivi invocano grazie dai trapassati dialogando con loro e coccolandone i resti mortali. Adottandone (e prendendosene cura) i crani (le famose “capuzzelle“), ai quali corrispondono anime abbandonate (in dialetto “pezzentelle“) in cambio di protezione. Un luogo di culto e di macabro fascino in cui si concentrano miti, leggende e racconti di miracoli.

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Il Cimitero delle Fontanelle (così chiamato, a quanto pare, per la presenza, un tempo, nella zona, di fonti d’acqua), per quanti ancora non lo sapessero, si trova in una cava scavata nel cuore della roccia tufacea. E’ questo, infatti, l’ossario in cui riposano i resti di migliaia e migliaia di persone (si calcola siano più di 40mila) vittime dell’epidemia di peste che nel 1656 flagellò Napoli e che non trovarono posto nelle chiese di Partenope. Ma anche dei morti del colera del 1836.

Passeggiando tra ossa e scheletri accatastati gli uni sopra gli altri, in una realtà sorprendente in cui sacro e profano, magia e religione si intrecciano e si confondono di volta in volta, sarà possibile scoprire il rapporto particolare che da sempre lega Partenope al concetto di “al di là”.

E’ questo, infatti, anche il posto in cui fare conoscenza con personaggi illustri, dal Capitano a Donna Concetta, da Don Pasquale ai due sposini, fino a Donna Margherita Petrucci nata Azzoni morta il 5 ottobre 1795 ed il cui corpo mummificato riposa in una bara protetta dal vetro: la nobildonna “dorme” con la bocca aperta, come di chi sta per vomitare. Per cui si dice che sia morta strangolata da uno gnocco. Questi solo per citare alcuni tra i “defunti” che qui dormono il sonno dei giusti. E che oggi animano storie e leggende popolari che, con leggerezza e un pizzico di amara ironia, da sempre descrivono l’anima e il carattere di un popolo capace di trasformare anche le vicende più drammatiche in occasioni di riscatto e spiritualità.

Il Cimitero delle Fontanelle
via Fontanelle, 80 Napoli
Dal lunedì alla domenica: ore 10 – 17
Info: +39.081.19703197

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