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In mostra a Napoli “I mille volti della Cina”

Dal 6 al 22 novembre, a Castel dell’Ovo, l’allestimento firmato dal giornalista Paolo Longo. Protagoniste: 60 foto e 3 lunghe sequenze di immagini
di Annalisa Palmieri
2 novembre 2015

Sarà la sala delle Terrazze di Castel dell’Ovo, a Napoli, ad ospitare dal 6 al 22 novembre, la mostra “I mille volti della Cina” di Paolo Longo, giornalista e fotografo, corrispondente dall’estero per la Rai.

Protagoniste dell’allestimento, la cui inaugurazione è prevista per venerdì 6 novembre alle 18, 60 fotografie e tre lunghe sequenze di immagini scattate da Longo nei suoi “anni cinesi”.

“Per capire dove sta andando il mondo  – spiega l’autore  – bisogna andare in Asia e per capire dove sta andando l’Asia bisogna andare in Cina.  In Cina ho girato tutto il Paese, realizzando reportage per la radio e per la televisione, ma anche scattando fotografie per raccontare un Paese che stava attraversando una crescita straordinaria e straordinariamente veloce. Nella scelta finale delle immagini  – continua – ho eliminato tutto quello che faceva “cronaca” e tutto quello che aveva il sapore dell’esotico, dell’Oriente. Ogni foto così diventa un racconto che rimanda ad altre storie e ad altri racconti o che vale per se stesso. Storie di persone, storie vere, immagini della vita reale”.

La mostra racconta la vita nei vecchi quartieri che ancora dominano le città, ma anche la nascita di una gioventù moderna non diversa da quella di ogni città occidentale; passa dai grattacieli alle capanne, individua il crescente bisogno di spiritualità dopo trent’anni di crescita economica, la modernità e l’antichità della Cina. I giornalisti che lavoravano in Cina trenta anni fa parlavano sempre di quanto tutti fossero uguali, nelle loro giacche blu o verdi e sulle loro infinite biciclette. Oggi in Cina l’impressione quotidiana è che il racconto di una nazione si stia frantumando in un miliardo di storie  individuali, in un miliardo di racconti.
Le foto di Paolo Longo raccontano questa Cina. “Negli anni – conclude l’autore – e si vede nella sequenza di questa mostra, ho abbracciato strumenti diversi, dalla Leica sono passato al digitale e alla fine, perché no, anche al cellulare che oggi sta trasformando ancora una volta la fotografia”.