Mondo del teatro a lutto, Napoli piange Luca De Filippo

27 novembre, 2015 alle 19:54
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Il mondo del teatro è a lutto. E Napoli, dopo Pino Daniele, perde un altro grande interprete della “napoletanità” nel mondo. Luca De Filippo si è spento questo pomeriggio nella sua casa romana. L’attore e regista aveva 67 anni (era nato nella Capitale il 3 giugno del 1948). Era figlio del grande Eduardo (alla cui opera si è sempre dedicato) e della sua prima moglie, la cantante e attrice torinese Thea Prandi. Lascia tre figli: Matteo, Tommaso e Luisa. De Filippo aveva da poco interrotto le repliche di “Non ti pago”, in scena al teatro Augusteo di Napoli. Si muoveva con un bastone ed il pubblico aveva potuto notare i suoi segni di stanchezza. A Milano le repliche al teatro Strehler non erano state interrotte, ma il suo posto in compagnia, nel ruolo del protagonista don Ferdinando Quagliolo, era stato preso da Gianfelice Imparato. Erede del grande Eduardo, Luca calcò per la prima volta il palcoscenico a soli 7 anni, nel 1955, nel ruolo di Peppeniello in “Miseria e nobilità”,di Eduardo Scarpetta (celebre la sua battuta “Vicienze m’è padre a me“). Dall’età di vent’anni, ha recitato insieme con il padre, sia in teatro che in riduzioni televisive in numerose commedie eduardiane come “Sabato domenica e lunedì”, “Filumena Marturano”, “Non ti pago”, “Napoli milionaria!”, “Il sindaco del rione Sanità”, “Uomo e galantuomo”, “Natale in casa Cupiello”, “Le voci di dentro”. Nella sua carriera ha firmato anche regie liriche e partecipato a sceneggiati tv, lavorando, tra gli altri, con la Wertmuller (una volta accanto a Sofia Loren), Squitieri, Castellitto, Muccino. Col padre aveva lavorato dal 1969 al 1980, e poi questi, per altri due, tre anni, firmò le regie dei suoi spettacoli. “Non ho fantasmi di cui liberarmi – rispondeva a chi lo interrogava sul rapporto con Eduardo – Abbiamo avuto le nostre litigate. Ma averlo avuto accanto è stato un privilegio di cui sono orgoglioso, come lo sono di appartenere a una famiglia che fa teatro da tre generazioni”. Per Luca quello dell’attore era un mestiere “duro, selettivo, cattivo”, ma questo non lo aveva dissuaso dall’insegnare recitazione ai ”ragazzi del san Ferdinando” come li chiamava, mentre ora aveva appena accettato di dirigere la scuola dello Stabile napoletano. “Ha da passà ‘a nuttata” diceva Eduardo, ma questa volta per Luca non passerà più e si avvertirà la mancanza sua e della sua compagnia, diventata un appuntamento amato e atteso a ogni stagione dagli spettatori di tutta Italia.

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