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Monica svela la mappa dei segreti sommersi di Pozzuoli

Il progetto per il Monitoraggio innovativo delle coste e dell'ambiente marino coordinato dall'Ingv-Osservatorio Vesuviano, in collaborazione con il Cnr, scopre nuove fumarole e resti archeologici nell'antica baia di Puteoli
di Nicola Piscopo
10 aprile 2015

Cosa c’è in fondo al mare? Ce lo dice Monica, ovvero il progetto per il Monitoraggio innovativo delle coste e dell’ambiente marino coordinato dall’Ingv-Osservatorio Vesuviano, in collaborazione con il Cnr, e finalizzato a disegnare il paesaggio sottomarino delle acque della baia di Pozzuoli, a nord di Napoli. Dove sono state individuate nuove fumarole marine e studiati in dettaglio resti archeologici sommersi grazie appunto a una mappa batimetrica dettagliata del fondale, recentemente pubblicata su Journal of Maps. Muri romani, antichi basolati e reperti di duemila anni fa tra emanazioni di gas vulcanici. La mappa batimetrica ad alta risoluzione e’ sviluppata dall’Osservatorio vesuviano (Ov) dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), in collaborazione con l’Istituto per l’ambiente marino costiero (Iamc) del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli.

Lo studio High-resolution morpho-bathymetry of Pozzuoli Bay, southern Italy, finanziato dal Miur, ha esplorato le strutture portuali, i complessi residenziali e termali di eta’ romana, come il Portus Iulius e la villa dei Pisoni, sommersi dal mare a causa dei movimenti verticali del suolo, all’interno di un contesto ricco di emissioni fumaroliche per la natura vulcanica del territorio. Il team di ricercatori partenopei ha ricostruito la morfologia dell’area marina individuando, mediante ecoscandaglio multibeam, la presenza e la posizione di strutture archeologiche fino a circa 15 metri di profondità. “Ma c’è di più – afferma Renato Somma, ricercatore dell’Ov-Ingv – Sono state scoperte aree finora sconosciute di emissione di gas vulcanici, e individuati terrazzi marini a varie profondità. Il rilievo batimetrico ha dato un’immagine senza precedenti della morfologia del fondale marino della baia di Pozzuoli e rappresenta un contributo alla comprensione dell’evoluzione della caldera dei Campi Flegrei, un’area vulcanica attiva ad alto rischio, abitata da quasi un milione di persone”. La mappa, prodotta a scala 1:10000, rappresenta anche un importante strumento per la definizione di scenari multirischio e per il controllo dell’evoluzione delle aree costiere. “La baia di Pozzuoli – spiega Giuseppe De Natale, il direttore dell’Ov-Ingv e coordinatore del progetto Monica – costituisce la parte centrale della caldera dei Campi Flegrei, un’ampia struttura vulcanotettonica che si è formata in seguito alle eruzioni vulcaniche dell’Ignimbrite Campana (la maggiore eruzione esplosiva avvenuta nell’area campana 39.000 anni fa) e del Tufo Giallo Napoletano (la seconda eruzione per importanza nell’area campana, di 15.000 anni fa). Statua romana sui fondali flegreiAntiche mura e sculture romane negli abissi di BaiaIl parco archeologico di BaiaReperti sommersi nel parco archeologico di BaiaPozzuoli, resti romani

“L’ultima eruzione è avvenuta nel 1538. Nel passato l’area è stata più volte interessata da movimenti del suolo legati alla dinamica vulcanica e recentemente si sono verificati due ulteriori episodi di bradisismo, negli anni 1969-1972 e 1982-1984, che hanno prodotto un sollevamento complessivo del suolo di circa tre metri e mezzo, accompagnati da sciami di terremoti di bassa energia. Negli ultimi dieci anni circa il movimento del suolo è ripreso e ha prodotto un innalzamento di circa 28 centimetri a oggi”, spiega ancora De Natale. Il progetto Monica è finalizzato alla prevenzione e alla gestione delle emergenze ambientali, soprattutto marine e costiere, anche attraverso la realizzazione di un sistema di monitoraggio in fibra ottica, costituito da sensori installati su fondale marino, che andrà ad integrare i sistemi già esistenti a terra. “L’obiettivo è costituire un sistema di monitoraggio marino-costiero che, insieme ai sistemi basati a terra, sia in grado di controllare fenomeni naturali quali terremoti, eruzioni, movimenti franosi, maremoti e possa essere ulteriormente implementato con sensori capaci di rilevare parametri biologici e di inquinamento marino, nonché fenomeni antropici quali traffico marittimo ecc.”, prosegue De Natale. Il Modello digitale del terreno dell’area emersa di Pozzuoli (Dtm), prodotto nel corso di questo studio, è stato integrato con quello realizzato in precedenti campagne di ricerca e dati relativi all’area costiera dei Campi Flegrei, acquisiti nel 2004 dalla Regione Campania. “Ulteriori rilievi in corso porteranno all’installazione di un cavo sottomarino interrato in fibra ottica, che colleghera’ alla terraferma alcune stazioni di monitoraggio geofisico collocate sul fondo marino”, conclude il direttore dell’Ov-Ingv.