Ricetta del coniglio alla cacciatora cucinato alla procidana. Ecco come si prepara sull’isola di Arturo

La ricetta da Procida del coniglio alla cacciatora ha origini antiche. E' grazie agli Angioini, che ne amavano la caccia, che poi è diventato piatto tipico delle isole del Golfo

23 gennaio, 2017 alle 15:33
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ricetta coniglia cacciatora alla procidana

Ricetta coniglio alla cacciatora versione procidana. Da Procida, arriva questa volta dal nostro amico Gianluca, una ricetta davvero da leccarsi le labbra, ed i baffi per chi li ha. Il coniglio alla procidana, così come quello all’ischitana, è un piatto gustoso assai e di gran pregio. A Procida, probabilmente il coniglio non lo si è mai allevato in fossa così come invece si faceva ad Ischia, ma la giusta alimentazione in entrambi le isole, ha sempre creato carni dal gusto prelibato. Riceviamo e pubblichiamo tel quel così come richiesto la storicetta del coniglio alla cacciatora così come si prepara a Procida.

“Anche se  non mangiavo il coniglio dall’età di 14 anni, e la ragione precisa non la ricordavo nemmeno, devo convenire che uno dei piatti più apprezzati della cucina procidana è proprio il coniglio cucinato alla maniera contadina, coloro che hanno saputo conservare nel tempo tradizioni antiche e genuine. Se qualcuno ha la possibilità di mangiare un coniglio cresciuto come facevano i miei nonni e i contadini vecchio stampo, state sicuri che apprezzerà la differenza con quelli cresciuti in allevamenti industriali, e forse è proprio questo il motivo della mia astinenza. La difficoltà a reperirne uno allevato old style.L’allevamento dell’animale infatti era la fase più importante che poi dava alla carne il sapore ed il profumo particolare. Ancora ho ben nitido nella mente le giornate passate con i nonni a raccogliere ciò che serviva per far crescere i conigli da consumare tutti insieme per le feste comandate. Servivano rametti di vite, foglie di limoni, le bucce delle mele e  il pane secco, ma ogni contadino aveva dei segreti che spesso non condivideva e tramandava solo ai propri parenti più stretti. L’unica parentesi poco piacevole ma necessaria, era l’uccisione dei conigli, anche perché noi bambini ci affezionavamo a quei piccoli animaletti.

Ci veniva ovviamente però spiegato che è il ciclo alimentare che funziona così e che l’importante era rispettarli durante la crescita. Nelle giornate di festa era sempre presente, e lo è ancora oggi, sulle nostre tavole il coniglio cucinato alla cacciatora e il profumo che si sentiva per le strade verso mezzogiorno all’uscita della Santa Messa era sempre lo stesso in qualsiasi via o viottolo che percorrevi andando a piedi verso casa. Un ricordo che conservo con particolare affetto è quello relativo ad un Natale nel quale noi nipotini eravamo davvero tanti e la nonna ci fece veramente una bella sorpresa. Infatti, essendo noto che il pezzo più ambito dai bambini del coniglio è la gambetta anteriore e spesso si litigava per assicurarsela, la nonna pensò bene di fare in modo che ogni nipotino avesse la sua di “gambetta d’avanti” insieme alle immancabili patatine fritte d’accompagnamento, tagliate a modo suo e fritte appena poco prima di servire il secondo, onde evitarne la certa sparizione prima di essere servite.

Venendo ad oggi, ultimamente ho conosciuto un contadino che alleva con passione conigli solo per lui e per la propria famiglia, proprio così come facevano i miei nonni e grazie al fatto che siamo molto amici ho avuto la fortuna di riceverne uno in regalo. Volevo quindi che mia figlia potesse avere la possibilità di provare questi sapori, e mi sono quindi cimentato nella sua preparazione alla maniera di mia nonna e con la consulenza di mia madre e di mia suocera, che ancora lo preparano secondo tradizione isolana. Ne ho mangiato appena un po’, ma gli altri commensali a quanto pare hanno gradito. L’hanno razziato dai piatti in men che non si dica.

Veniamo ora alla preparazione e agli ingredienti della ricetta:

1 Coniglio di circa 1200/1300 gr
2/3 bicchieri di vino bianco (falanghina o greco di tufo)
Pomodorini del piennolo (oppure datterini), 250/300 gr
Olio extravergine ( e chi lo ha un po’ di lardo), mezzo bicchiere almeno
Due spicchi di aglio e un mazzetto prezzemolo finemente tritato
Rametto di rosmarino
Sale e pepe (e/o peperoncino) qb

Dopo aver diviso in pezzi il coniglio rosolatelo in abbondante olio di oliva e del lardo in una casseruola di terracotta abbastanza alta e larga. Dopo rosolato, unite il trito di aglio secco e prezzemolo, il peperoncino o il pepe e il rametto di rosmarino e continuate a lasciare rosolare a fuoco vivo sfumando piano piano con il vino bianco per circa un’ora. Dopo la prima sfumatura d’alcool, aggiungete anche i pomodorini divisi almeno in quattro.

Cuocere per massimo un’altra mezzora a fuoco lentissimo coprendo il tegame con il coperchio e continuando a sfumare con il vino o acqua calda a seconda delle necessità. A fine cottura, quando il sugo è ben tirato ed il coniglio ben colorito, scoprire il tegame e aggiungete il prezzemolo fresco debitamente tritato prima di impiattare.

Buon appetito Gian Luca da Procida”