La festa ha il gusto ovale con sorpresa

1 marzo, 2010 alle 16:57
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E’ il cibo degli dei. Dolce, saporito. Gustoso. Lo avevano capito i Maya, più di mille anni fa. Lo capirono gli europei quando, dal Nuovo Mondo, la cioccolata sbarcò sulle coste del Vecchio Continente. Da allora, ne ha fatto di strada il celebre alimento ricavato dai semi di cacao. Anni e anni nel corso dei quali la rinomata tavoletta è diventata uno dei dolci più consumati e apprezzati. Provate ad addentarne un pezzo: difficile resistere, quasi impossibile, vero? Bianca, scura, aromatizzata, fondente, alle nocciole, alle mandorle: la cioccolata, nelle sue mille varianti, fa venire l’acquolina in bocca solo a guardarla. Delizia del palato, regala sensazioni uniche. Ed è incredibile quanto bene faccia all’umore. Se poi ha anche una bella forma, allora il successo è garantito. Sì, è proprio vero: non c’è festa al mondo che non abbia il suo “tesoro nero”. Prendete la Pasqua, ricorrenza cristiana per eccellenza: è o non è l’uovo di cioccolata il suo simbolo più famoso? Mai come nella preparazione di questa succulenta ghiottoneria, sacro e profano si intrecciano, formando una delle miscele più esplosive che si siano mai viste al mondo. Non solo a tavola, s’intende. L’uovo, è risaputo, è sempre stata una figura dai forti tratti emblematici, avendo rivestito, già molti secoli prima che Gesù venisse al mondo, il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità. Gli egiziani, per esempio, ma anche i persiani erano soliti scambiarsi uova di gallina quando arrivava la primavera. Nel Medio Evo poi, intrecciandosi con il Cristianesimo, le uova divennero uno dei doni più gettonati del periodo pasquale, andando a simboleggiare la rinascita stessa del Salvatore. Toccò ai Crociati diffondere l’usanza in Europa. Furono loro, infatti, a trasportare in Europa le prime uova di struzzo. In alcuni dipinti medioevali si nota proprio un uovo di struzzo che penzola dal soffitto di una chiesa. [charme-gallery]A quanto pare gli stessi ecclesiastici iniziarono ad utilizzare quell’uovo come contenitore di reliquie, oppure a metterlo in mostra durante la liturgia pasquale. L’uovo di struzzo, infatti, si conserva bene perché ha un guscio molto più duro e resistente rispetto a quello di gallina. Pian piano, si iniziò a lavorarlo, decorandolo e dipingendolo a mano, incidendolo o laccandolo con immagini della Resurrezione, fino a formare degli autentici capolavori impreziositi con fiocchi e merletti, montature d’argento e d’oro, coralli e pietre preziose. La tradizione si spostò quindi a tavola, con pietanze a base di uova sode e torte d’uovo e a forma di uccello (da cui la Colomba). Il passaggio alla cioccolata nacque dal desiderio di imitare l’uovo di struzzo e fu creato dai cuochi di Luigi XIV, le Roi Soleil, che più tardi pensarono anche a riempirlo con la fatidica sorpresa: il primo uovo di cioccolato con dentro un’incisione in legno raffigurante la Passione di Cristo fu realizzato per Francesco I. Da quel momento in poi la nuova tradizione prese rapidamente piede, con sorprese sempre più preziose. C’è, tuttavia, anche un’altra leggenda legata alla nascita del “dono” pasquale ed è quella che vuole farne risalire l’idea agli zar di Russia. Sarebbe stato, infatti, il gioielliere Cari Fabergé, nel 1885, a realizzare un particolare dono pasquale per la moglie dello zar: un guscio d’oro e smalto bianco con tuorlo d’uovo asportabile che, aprendosi, scopriva una chioccia aurea, contenente a sua volta una miniatura in diamante della corona degli zar, che nascondeva un rubino tagliato a uovo. Re di Russia o Crociati che siano, l’usanza delle uova di cioccolata munite di sorpresa si è diffusa così rapidamente in tutti gli angoli del globo, che ancora oggi è praticamente impossibile scindere l’evento stesso della Pasqua dal suo più celebre manufatto. L’uovo, a conti fatti, è una delle perle tipiche della festa di primavera, divenuto nel tempo il simbolo dolciario più pubblicizzato, assieme alla Colomba e al “casatiello”. Grandi o piccole che siano, decorate con glassa e cioccolato bianco, magicamente infiocchettate, a volte personalizzate con le immagini di scudetti e calciatori della propria squadra del cuore, le uova non mancano mai dai banchetti, dove fanno la loro bella figura accanto a pastiere, chiacchiere e migliacci. I marchi industriali sono presenti negli scaffali di bar e supermarket, ma la bontà sopraffina della tradizione la si ricerca anche nella produzione della pasticceria napoletana che se ne fa fiore all’occhiello. E’ nelle botteghe del gusto dell’antica Partenope, infatti, che ancora oggi storici maestri dolciari sfornano alcune tra le più gustose e rinomate confezioni, preparandole poco prima della ricorrenza, in modo da consegnarle fresche e saporite per il rito. Secondo un’antica tradizione, la cioccolata, una volta fusa, viene colata omogeneamente, con l’utilizzo di un ramaiolo, in due appositi stampini a forma di mezzo uovo e lì lasciata raffreddare per un po’ di tempo. Poi, una volta staccate dagli involucri, le due parti vengono assemblate e quindi rifinite, non senza prima avervi “nascosto” dentro la sorpresa, regalo gradito da grandi e piccini. Questo è il bello della festa, l’uovo di cioccolata è una delizia senza tempo. Buono per tutte le età. Ottimo per il palato, utile al cuore.

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