Sapori / La tavola della Pasqua napoletana / Parte seconda

La resurrezione del gusto a tavola: la Fellata, antipasto pasquale doc

Alla scoperta delle tradizionali ricette pasquali della cucina partenopea
di Arianna Esposito
16 aprile 2014

Come accade per tutte le più note ricorrenze dell’anno, anche alla Pasqua sono abbinate le consuete tradizioni culinarie. Soprattutto in Terra Felix, culla di sapori e aromi inimitabili. Dunque, via libera a festose tavolate con amici e parenti e alla classica colazione al sacco da consumare durante la tipica “gita fuori porta” del lunedì in Albis, la “pasquetta”.

Insomma, è chiaro che nel capoluogo campano l’attesa spirituale della sacra festività va di pari passo con l’aspetto gastronomico, decisamente più profano ma ugualmente profondo perché risalente alla cultura antica di ricette e ingredienti che, da secoli, si tramandano di generazione in generazione.

Facciamo allora un salto indietro nel tempo e immergiamoci nell’atmosfera conviviale delle case di una volta. Usanza comune era quella di vivere in più famiglie sotto lo stesso tetto, e spesso la “cucina” rappresentava il luogo principale di ritrovo. Lo spazio in cui ci si riuniva soprattutto per godere del tepore del fuoco su cui venivano preparati i piatti tipici delle feste. In particolare si distingueva per ricchezza e abbondanza, oggi come allora, il menù della Pasqua che non poteva (e non può) prescindere da alcune principali portate. Ma andiamo con ordine e partiamo dagli antipasti.

Vino rosso di GragnanoIl pane cafoneLe uovaLa ricottaIl salame

La memoria corre in automatico alla tradizionale “Fellata”, immancabile preludio alle successive succulente pietanze del desco. Con questo termine, tipicamente napoletano, si indica il classico tagliere di salumi misti e formaggio. Quindi fette (“felle”) di salame, caciocavallo, capicollo, provolone e, scusate se poco, uova sode e ricotta salata.

Anche in questo caso si tratta di ingredienti appartenenti alla tradizione e dunque con una simbologia che da sempre li caratterizza. Scopriamone il significato.
Le uova, nella cultura antica rappresentano la rinascita, dunque la resurrezione di Cristo, il salame invece è simbolo della ricchezza contadina del terreno, la ricotta salata esprime invece lo spirito di comunione, l’unione totale, un formaggio povero che serve per arricchire e completare questo piatto, dando quel tocco di sapidità e morbidezza, un trionfo di sapori e profumi meraviglioso. Il tutto annaffiato da un ottimo vino rosso di Gragnano e un caldo pane cafone, (quello con la “scorza” dura e bruciacchiata in basso). Ma chi sa da dove deriva il nome “Fellata”?

Il termine deriva dalla parola “fella”, ovvero fetta in dialetto napoletano, in quanto la ricotta salata e il salame vengono presentati tagliati a fette, mentre le uova sode sono o tagliate a metà o a spicchi.
Si tratta di un antipasto fresco e saporito il cui valore è dato non solo dal suo ineguagliabile sapore, ma anche dalla possibilità di poter essere riciclato il giorno successivo, un po’ come succede con l’insalata di rinforzo a Natale, perché le tradizioni, i gusti e gli ingredienti, come abbiamo visto non cambiano mai e si tramandano di generazione in generazione.