Storia / Pompei

Pompei Scavi, nell’antica lavanderia torna in funzione la cucina

Ricostruiti gli arredi di due Domus come erano prima dell'eruzione del 79 d.C. Nella casa di Stephanus riallestiti i "fornelli" sul modello adottato un secolo fa dal soprintendente Spinazzola. Reperti in mostra nella Palestra Grande
di Sergio Gradogna
1 agosto 2016

Gli arredi di due Domus Pompeiane sono stati ricostruiti come erano prima dell‘eruzione del 79 d.C. nell’ambito del progetto di “musealizzazione diffusa” del sito archeologico. Nella “Fullonica di Stephanus“, antica lavanderia situata lungo via dell’Abbondanza, è stata riallestita la cucina sul modello adottato un secolo fa dall’allora soprintendente Vittorio Spinazzola, documentato da una foto d’archivio che risale al 1916.

Nella “Palestra grande” sono invece esposti in permanenza reperti organici – già inclusi nella mostra “Mito e Natura” da poco conclusa – integrati da un’ulteriore sezione di reperti naturalistici provenienti da Moregine. L’allestimento della “Fullonica di Stephanus” rientra nel progetto di valorizzazione del sito di Pompei, pensato come “museo diffuso”, che prevede spazi dislocati in diversi punti della città antica dedicati a temi specifici. Ne sono esempio la Villa Imperiale, dove sono stati riallestiti gli ambienti domestici del triclinio e della stanza da letto, e il tempio di Iside dove sono ripercorsi i culti egizi.

L’allestimento della “Fullonica” di inizio Novecento rispondeva a un criterio didattico, molto moderno per l’epoca, di riproposizione degli spazi per mettere il visitatore a contatto con la vita quotidiana della città antica. Si poteva comprendere il funzionamento e l’organizzazione di una cucina del I sec. d.C. con la griglia in ferro per la carne ancora appesa alla parete e il vasellame necessario per la preparazione e la cottura degli alimenti disposto sul bancone. Gli oggetti di uso quotidiano oggi esposti provengono tutti dal deposito di Casa Bacco e sono stati identificati attraverso la rilettura delle “Librette Inventariali“, registri d’epoca che riportano il numero d’inventario dei pezzi, riferiscono dove sono stati trovati e forniscono brevi descrizioni.

La “Fullonica di Stephanus” era dotata di grandi vasche in muratura per il risciacquo, alimentate da un flusso d’acqua ininterrotto e di bacini in pietra per la tintura, il lavaggio e la smacchiatura, che avveniva utilizzando particolari tipi di argilla o di orina. Terrazze al piano superiore erano adibite all’asciugatura e ai trattamenti delle stoffe. Una pressa (il “torcular”) serviva a stirare il tessuto e a renderlo brillante. I reperti collocati nelle due Domus sono protetti da una struttura in cristallo temprato da 13,52 mm, con particolari accorgimenti di sicurezza nel caso di rottura accidentale, e con un sistema di scarico dei pesi a terra. La struttura è realizzata nel rispetto del contesto archeologico e non sigilla l’ambiente, permettendo il ricambio d’aria ed evitando la formazione di microclimi dannosi per la conservazione dei reperti archeologici.