Cascate, fontane, giardini: l’altra faccia della Reggia di Caserta

Le fontane e il giardino della Reggia di Caserta. Il più bellodel Regno delle Due Sicilie. Paradiso di 3 chilometri su un'area di 120 ettari

23 settembre, 2013 alle 17:30
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Carlo III di Borbone lo aveva detto a chiare lettere: a Caserta doveva sorgere la sua “Versailles”. La reggia più bella di tutto il regno di Napoli. Roba da fare invidia pure ai reali di Francia. Nulla doveva essere trascurato. Neanche il giardino che, più che un semplice “parco verde”, avrebbe dovuto richiamare, nelle forme, nelle linee, nei profumi e nella grandiosità dei colori, addirittura il paradiso terrestre. L’impresa andò in porto. Ma mettiamo subito le cose in chiaro. Il Parco come lo ammiriamo noi oggi è solo in parte quello che l’architetto Luigi Vanvitelli aveva progettato nel XVI secolo. Le vicissitudini della real fabbrica sono note a tutti e lo stesso disegno iniziale subì più volte modifiche e ridimensionamenti. Una delle più celebri aggiunte, neanche contemplata nel disegno originario del Vanvitelli, fu, ad esempio, quella voluta dalla regina di Napoli, Maria Carolina, la quale, seguendo la moda allora in voga, fece costruire anche a Caserta uno splendido “Giardino all’Inglese”.

Modifiche, tagli e aggiustamenti non modificarono però l’impianto complessivo del parco. Tanto è vero che oggi quello della Reggia di Caserta resta uno dei parchi più belli del mondo, riconosciuto anche patrimonio dell’umanità dall’Unesco: ammirarlo e rimanere senza fiato, allibiti di fronte al continuo susseguirsi di scenografiche vedute, file di alberi, grotte seminascoste, cascate e cascatelle, è un tutt’uno.reggia di caserta dalla fontanaUn’esperienza indimenticabile. Il Parco è un tesoro nel tesoro che si espande per 3 chilometri di lunghezza, su 120 ettari di superficie. Per lasciarsi rapire dalla magia di laghi, sculture incantevoli e giochi d’acqua basta varcare la soglia d’ingresso della Reggia e imboccare il vialone centrale fino alla fontana che immette nel parco: è da qui che si snodano i giardini dell’eden caro ai re di Napoli.

Una delle prime chicche che i visitatori incontrano lungo il cammino è il cosiddetto “vecchio boschetto”, parte iniziale del cosiddetto “giardino all’italiana”. Vi troneggia una piccola costruzione,la Torre Pernesta, detta anche “Castelluccia”, una sorta di castelletto in miniatura circondato da un fossato e da un suggestivo ponte levatoio.Torre-Castelluccia reggia-CasertaPare che l’area fosse adibita, un tempo, a casa per le scampagnate nonché luogo di svago per finte battaglie terrestri. L’acqua che ne alimenta il fossato scorre attraverso un piccolo canale. Seguendolo a ritroso si giunge alla cosiddetta “Peschiera Vecchia”, un laghetto artificiale con tanto di isoletta al centro, voluto nel 1769 da Ferdinando IV per dilettarsi con piccole battaglie navali.

Dalla “Peschiera Vecchia” alla Fontana Margherita il passo è breve.La Fontana è inserita in un’aiuola circolare, e chiude, in pratica, il giardino all’italiana aprendo il percorso che immette in quello all’inglese con la prima delle tre grandi vasche a sviluppo longitudinale:la Peschiera Grande, un bacino artificiale lungo quasi mezzo chilometro che termina con un complesso scultoreo formato da tre grossi delfini (opera di Gaetano Salomone) dalle cui bocche sgorga l’acqua.cascata Reggia IIPoco più su, separato da un grande prato, svettano il sofisticato complesso della Fontana di Eolo (eseguita da Salomone, Brunelli, Violani, Persico e Solari), con il suo emiciclo porticato,la Fontanadi Cerere (opera di Salamone) scolpita mentre regge tra le mani l’immagine della Trinacria. E la straordinaria Fontana di Venere ed Adone opera di Paolo Persico, Tommaso Solari e Angelo Brunelli.

Si arriva infine all’ampia scalinata che conduce alla vasca contenente i due magnifici gruppi scultorei di Diana e Atteone (opera di Paolo Persico, Pietro Solari e Angelo Brunelli). E’ da qui che si spalanca lo spettacolo scenografico del Giardino Inglese. L’opera, voluta da Maria Carolina D’Austria, fu realizzata tra il 1778 e la fine del secolo, sotto l’occhio vigile di Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, e del botanico inglese John Andrew Graefer.

Il giardino è costellato di fiumiciattoli, cascate, viali e vialetti arricchiti con maestosi platani, cedri del Libano, pini, cipressi, magnolie, palme, piante grasse. Struggente il microclima dei laghetti sulla cui superficie si specchiano tempietti e una statua di Venere inginocchiata mentre fa il bagno. Gli specchi d’acqua sono resi ancora più belli e caratteristici dalla presenza di piante acquatiche e sculture raffiguranti finti crolli e nicchie romane.fontana reggia di caserta Il giardino, oltre ad ospitare grandi serre e uno chalet, è anche ricco di piante indigene ed esotiche, fra cui la Camelia importata per la prima volta in Europa dal Giappone nel 1880. Gli fa quasi da ombra il sovrastante monte Briano dalla cui sommità, il cosiddetto “Torrione”, raggiungibile attraverso due stradine, una riaperta di recente, scorre l’acqua convogliata direttamente dall’acquedotto carolino. La cascata, alta 78 metri, termina nel sottostante da bosco di San Silvestro da cui, in un rivolo di ruggenti cascatelle, si riversa poi nella vasca di Diana ed Atteone.

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