Le meraviglie della Villa Comunale a due passi dal mare di Napoli

7 gennaio, 2014 alle 14:46
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Le origini

Una Real Passeggiata a due passi dal mare di Napoli. La Villa Comunale, con i suoi giardini, le fontane e le splendide statue che addobbano gli spazi verdi del parco, svetta nel cuore di Chiaja come una gemma incastonata in un anello prezioso.

Fu il vicerè Luis Francisco de la Cerda, duca di Medinaceli, alla fine del XVII secolo ad eleggere quell’angolo di paradiso che dal Monte Echia arriva fino a Posillipo, ad “aristocratico passeggio” decidendone la pavimentazione dei suoli, l’installazione di alberi, fontane e sedili in pietra. Successivamente toccò a re Ferdinando IV di Borbone rendere quella che oggi è la Villa Comunale di Napoli, un ancor più magnifico e vasto giardino.

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Il sovrano intendeva ispirarsi alla più celebre delle “promenades” di Parigi e per questo decise di affidare il piano dell’opera all’architetto Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, famoso costruttore della reggia di Caserta, con un’unica ma categorica indicazione: ”Deve essere una passeggiata da Re”. L’architetto non si fece pregare e, in men che non si dica, anche la capitale del Regno delle Due Sicilie ebbe la sua rinomata passeggiata regale.

Le Statue e i giardini della villa

L’accesso ai giardini fu inizialmente riservato agli alti ranghi della nobiltà napoletana che potevano servirsi del parco di Chiaja entrando attraverso quattro varchi: uno da Piazza Vittoria, due dalla Riviera e l’ultimo all’altezza della Cassa Armonica. L’ingresso alla nobile passeggiata era subordinato ad un vero e proprio “Regolamento per la fruizione della Real Villa”. Risalente al 1826, il decalogo vietava l’accesso a coloro che: “vestivano indecentemente, ai domestici in livrea ed alle persone vestite di abiti laceri”.

Il giardino di Vanvitelli fu inaugurato l’11 luglio 1781 e si estendeva dall’attuale Piazza Vittoria fino al chiostro della Cassa Armonica. Era chiuso su tre lati con un’alta cancellata in ferro, intervallata da alti pilastri in muratura. Il celebre urbanista, servendosi della consulenza del giardiniere Felice Abbate, fece costruire lunghi viali paralleli, in parte coperti da un grillage. Particolare attenzione fu riservata alle bellezze del vicino mare del Golfo, visibili come da una terrazza agreste forte di due file di gradini adibiti a sedile e numerose fontane e statue.

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Nel viale centrale fu innalzata la Fontana dei quattro leoni che ospitava anche il gruppo scultoreo del Toro Farnese, poi trasferito al Museo Archeologico Nazionale a causa dei danneggiamenti dell’aria marina. Al loro posto fu importata, da Salerno, la millenaria Tazza di Porfido abbellita al centro con una testa di Medusa. Ai lati della fontana fu eretto il gruppo scultoreo delle Stagioni, opera di uno scultore carrarese di fine ‘700. E a poca distanza, tra il verde delle aiuole, vide la luce la baroccheggiante Fontana di Santa Lucia. L’opera, progettata dall’ingegnere Alessandro Ciminiello e costruita nel 1606 da Michelangelo Naccherino, fu letteralmente smontata e trasferita nel cuore della Real Passeggiata, dal vicino lungomare del rione Santa Lucia, dove un tempo si trovava e da cui aveva preso il nome.

Sulla destra fu collocata anche la Casina Pompeiana, con all’interno il ciclo di affreschi pittorici opera di Federico Maldarelli. Più avanti sulla sinistra, fu innalzato un altro celebre edificio: la Stazione zoologica edificata dal naturalista e zoologo tedesco Anton Dohrn, con lo scopo di promuovere la ricerca scientifica, dando ospitalità a scienziati che avevano bisogno di organismi marini per i loro studi. Oggi la struttura è uno tra i più importanti enti pubblici di ricerca al mondo nei settori della biologia marina e dell’ecologia, nonché sede dell’acquario più antico d’Europa.

Da lì, poco più avanti, svetta la Cassa Armonica, il tempietto in stile Liberty in ghisa e vetro progettato da Enrico Alvino nel 1877, accompagnata dal monumento a Giambattista Vico di Leopoldo di Borbone, con rilevi in bronzo di Pietro Massulli. Ancora,  di pari rilevanza storica quello che un tempo era il Circolo della Stampa, opera di Luigi Cosenza e Marcello Canino.

L’assetto e l’immagine stessa della villa mutò, con il trascorrere del tempo, anche sulla scorta dei nuovi stili di stampo neoclassico e delle varie influenze artistiche che, a poco a poco arrivarono a lambire anche l’antica capitale. Significativa, da questo punto di vista, fu l’opera dell’architetto italo-francese Stefano Gasse che tra il 1807 e il 1815, edificò il Tempietto ionico con busto di Virgilio (opera di Tito Angelini) che ancora oggi troneggia nei giardini della villa. Fu lui pure a realizzare un notevole ampliamento degli spazi della passeggiata partenopea nei primi anni dell’800, estendendo la superficie dei giardini fino all’attuale Piazza della Repubblica.

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Sempre a quegli anni risale anche l’edificazione della Fontana del Ratto d’Europa di Angelo Viva che omaggia la figura femminile con un  complesso scultoreo raffigurante una donna intenta a trattenere il proprio manto e due sirene ai lati.
Di stile neoclassico, come le altre, è anche la Fontana del Ratto delle Sabine realizzata da Angelo Violani e Tommaso Solari, gli stessi autori della Fontana di Oreste ed Elettra ispirata ai miti della letteratura greca.

La Villa Comunale dopo l’Unità d’Italia

Dopo il 1860, in concomitanza con la proclamazione dell’Unità d’Italia, la Villa fu aperta a tutti e chiamata Villa Nazionale. L’anno dopo Enrico Alvino presentò un progetto per la sistemazione e l’ampliamento di piazza Vittoria e la costruzione di una nuova strada che costeggiava i giardini fino al mare, vale a dire l’attuale via Caracciolo.

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Lì, successivamente, fu innalzato il monumento dedicato al generale Armando Diaz, comandante delle forze armate italiane nella Grande Guerra ad opera di Francesco Nagni e Gino Cancellotti, e sul viale principale il monumento a Sigismondo Thalberg di Giulio Monteverde. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, l’area della villa fu utilizzata come accampamento dalle truppe tedesche di stanza a Napoli e subì ingenti danni anche a causa dei bombardamenti alleati. Nel 1999 dopo anni di intensi lavori di restauro, la Villa Comunale di Napoli ha assunto l’aspetto attuale.

Villa Comunale di Napoli
Piazza Vittoria,  Napoli, tel. +39.081.795.3614