Ferdinando re di seta e l’arte e la vita di Ciampa Bianca

23 gennaio, 2013 alle 16:11
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sete san leucio

Caro pro-pro-pro nipote, ti scrivo per raccontarti di come era il Real Sito di San Leucio, quando Re Ferdinando I decise di dar vita a quelle che poi divennero le famose manifatture reali della seta. Questo è l’incipit di una lettera (ovviamente immaginaria) che uno degli operai delle Reali Fabbriche di San Leucio ha scritto a uno dei suoi discendenti.
Era il 1776 e qui vennero inaugurate le officine tessili. Noi eravamo tutti operai scelti per la nostra esperienza nella filatura e tessitura della seta, un’attività di antichissima tradizione nella Terra di Lavoro. La nostra vita era scandita dal ritmo lavorativo; raramente uscivamo dalle mura e in quei pochi casi, per via della nostra uniforme con le ghette bianche, venivamo chiamati “Ciampa Bianca”, zampa bianca. Era l’invidia a far parlare quelli che vivevano “fuori”. L’invidia di non appartenere alla cerchia privilegiata degli operai delle Reali fabbriche di San Leucio. Ebbene sì, eravamo dei privilegiati perché è vero che lavoravamo anche 14 ore al giorno, ma avevamo a disposizione tutto ciò che ci serviva per vivere, e devo dire che vivevamo proprio bene.[charme-gallery]
Il Re era stato molto lungimirante. La scelta del luogo era caduta naturalmente su San Leucio, casino di caccia lontano dagli affanni di corte, ma che dalla sua altezza consentiva di tenere sotto controllo la Reggia di Caserta, tutta la piana e, in giornate di bel tempo, anche di poter perdere lo sguardo all’orizzonte fino alle isole del Golfo di Napoli, capitale del Regno. Qui Ferdinando aveva deciso di impiantare un sistema sperimentale di lavorazione della seta. Non avrebbe mai immaginato che il suo progetto sarebbe stato da esempio ad altri regnanti.
Aveva pensato proprio a tutto, Ferdinando: dalla coltivazione del baco da seta al prodotto finito, passando per filatura, tintura e tessitura, tutto il ciclo di produzione veniva eseguito all’interno della cittadella. E avevamo anche specifici strumenti per ciascuna fase di lavorazione: vi erano i laboratori con enormi e ingegnose macchine a energia idraulica utilizzate per filare la seta e avvolgerla in matasse e gomitoli; c’erano poi altrettante attrezzature per misurare la lunghezza del filo, per pettinarlo e poi gli enormi telai, ad altezza singola o doppia, utilizzati per tessere gli splendidi copriletto a disegni jacquard, quegli stessi copriletto che hanno abbellito, e ancora abbelliscono, le più famose regge del mondo e che hanno reso famosa la manifattura serica di San Leucio.[charme-gallery]
Per poter controllare personalmente la produzione della seta il Re fece impiantare le fabbriche all’interno del palazzo, separate dai suoi appartamenti semplicemente da una porta. E con costanza veniva a osservare il nostro lavoro, a compiacersi per lo splendore delle nostre produzioni, a verificare che tutti i macchinari funzionassero alla perfezione. Ma la grandezza del progetto di Ferdinando I non era solo nell’aspetto produttivo, quanto in quello amministrativo e gestionale. Come ti ho già detto, noi avevamo tutto, ma proprio tutto: ogni famiglia aveva una casa su due piani, divisa già in zona notte e zona giorno, un po’ come le vostre case moderne. E poi avevamo l’orto personale, dove potevamo coltivare i generi di prima necessità. E ancora, tutti – uomini e donne – andavamo a scuola, dalle elementari alle scuole di specializzazione, perché ognuno di noi aveva diritto e doveva essere in grado di garantirsi un futuro.[charme-gallery]
Tutte le cose che oggi vi fanno dannare – parità dei sessi, assistenza sanitaria, pensioni, eredità, matrimoni – erano già regolamentate, garantite e uguali per tutti. Insomma, nipote mio, raccontata così sembrerebbe una vita da favola, in un mondo ideale, un’utopia. E forse, guardando come state messi adesso, lo era per vero. Adesso, quel che vi resta di “Ferdinandopoli” è uno splendido palazzo in cima ad una collina, e la sapiente arte della lavorazione della seta che vi abbiamo lasciato e che è ancora è un caposaldo dell’artigianato di lusso della Campania.

Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio
Via Atrio Superiore
San Leucio – Caserta
Tel. 800. 411515
www.sanleucio.it

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