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	<title>Michele Tenore Archivi - Charme</title>
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	<description>Tutto il bello e il buono di Napoli e della Campania</description>
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		<title>Il Real Orto botanico, un vero paradiso terrestre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 16:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Parchi e giardini di Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Real orto botanico di Napoli è a tutti gli effetti una tenuta nobiliare e realmente secolare se solo consideriamo le sue origini risalenti al lontano 28 dicembre 1807, giorno in cui la struttura fu fondata, su decreto di Giuseppe Bonaparte. A dire il vero il progetto era già stato varato in precedenza da re [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.ortobotanico.unina.it/" target="_blank"><strong>Real orto botanico</strong> di <strong>Napoli</strong> </a>è a tutti gli effetti una tenuta nobiliare e realmente secolare se solo consideriamo le sue origini risalenti al lontano 28 dicembre 1807, giorno in cui la struttura fu fondata, su decreto di <strong>Giuseppe Bonaparte</strong>.<br />
A dire il vero il progetto era già stato varato in precedenza da re Ferdinando IV ma slittò inesorabilmente a causa dei moti della rivolta del 1799.</p>
<p>Tuttavia, una volta iniziati i lavori di costruzione dell’immensa tenuta di verde di via Foria, fu subito chiaro a chi affidarsi per l&#8217;oneroso compito.<br />
I prescelti, perché erano due, furono gli architetti <strong>Giuliano de Fazio </strong>e<strong> Gaspare Maria Paoletti,</strong> il primo autore della monumentale facciata d’ingresso e del viale centrale e il secondo invece responsabile della progettazione della parte inferiore dell’orto. Ma una volta portata a termine l’opera di edificazione, bisognava decidere a chi affidare la direzione della struttura.</p>
<p>Ecco allora che si individuò nella persona di <strong>Michele Tenore</strong> il primo direttore dell’orto botanico, che organizzò il complesso naturale secondo criteri scientifici ben precisi.<br />
Durante il suo lungo incarico, Tenore arricchì le collezioni dell’orto con ben <strong>9.000 specie vegetali</strong> e fece conoscere le beltà del giardino in tutto il mondo.<br />
Successivamente il timone passò a <strong>Guglielmo Gasparrini</strong>: è a lui che si deve il merito dell’introduzione di un’area destinata ad accogliere rari esemplari di <strong>piante alpine</strong> e la costruzione di una<strong> serra riscaldata</strong>.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>A Gasparrini successero molti altri responsabili, ma non tutti si dimostrarono all’altezza del compito. Fu così che nel 1906 toccò a <strong>Fridiano Cavara</strong>, l’allora direttore, pensare a un piano di rilancio economico e strutturale del real giardino.<br />
Come prima cosa, Cavara istituì la stazione sperimentale per le piante officinali e avviò i lavori per la nuova sede dell’istituto.<br />
Ma purtroppo i tempi bui per la verdeggiante struttura cittadina non erano finiti. La Seconda Guerra Mondiale era, infatti, alle porte e avrebbe portato devastazione e distruzione.</p>
<p>Fu perciò davvero arduo l’incarico affidato a <strong>Giuseppe Catalano</strong>, che nel secondo dopoguerra dovette risollevare le sorti dell’area naturale, liberando i prati dalle pavimentazioni in cemento e arricchendoli di essenze arboree.<br />
Dunque già nel 1963 si vedono i primi segnali di ripresa grazie alla direzione di<strong> Aldo Merola</strong>, sotto la cui amministrazione l’orto raggiunge un’indipendenza economica e amministrativa, il che rende possibile l’ottenimento di finanziamenti per migliorare l’aspetto della struttura, a partire dalla realizzazione di svariate serre, un impianto di riscaldamento e di distribuzione idrica e l’istituzione ufficiale della figura professionale del giardiniere dell’orto botanico.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>Ancora, fu in quegli anni che vennero coltivati i rapporti con i principali orti e europei e curato l’aspetto didattico del complesso.<br />
Nonostante il successivo terremoto dell’80 che colpì nuovamente la tenuta, si può dire che a oggi il real complesso ottocentesco, appartenente all’ <a href="http://www.scienzenaturali.unina.it/" target="_blank"><strong>Università Federico II</strong> </a>di scienze matematiche, fisiche e naturali, ha mantenuto quasi del tutto intatto il suo fascino eterno.</p>
<p><strong>Dodici ettari d’estensione, 9.000 specie vegetali e quasi 25.000 esemplari</strong>, qui si trova un’oasi di verde incontaminato che come recita l’atto della sua costruzione doveva essere: “Una struttura, destinata all’istruzione del pubblico e alla moltiplicazione delle spezie utili alla salute, all’agricoltura e all’industria”.</p>
<p><strong>Real Orto botanico</strong><br />
Via Foria 223, Napoli</p>
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