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	<title>setificio san leucio Archivi - Charme</title>
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	<description>Tutto il bello e il buono di Napoli e della Campania</description>
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		<title>I sogni (realizzati) dei Borbone -Seconda Parte &#8211; Il Real Setificio di San Leucio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Gradogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 10:41:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Monumenti]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi chilometri dalla Reggia di Caserta, della quale abbiamo parlato nella prima parte, e che è  vero e proprio angolo di paradiso urbano e oggi uno fra i monumenti più visitati in Italia insieme agli scavi di Pompei, sorge il complesso di San Leucio, detto anche del “Belvedere” per la straordinaria vista panoramica sulle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi chilometri dalla <strong>Reggia di Caserta</strong>, della quale abbiamo parlato nella prima parte, e che è  vero e proprio angolo di paradiso urbano e oggi uno fra i monumenti più visitati in Italia insieme agli <strong>scavi di Pompei</strong>, sorge il complesso di <strong>San Leucio</strong>, detto anche del “Belvedere” per la straordinaria vista panoramica sulle campagne, il Vesuvio e Capri che si può godere dall’alto del colle omonimo.</p>
<p>Fu qui che <strong>Carlo III di Borbone</strong>, intorno alla metà del XVIII secolo, pensò di costruire una elegante riserva di caccia, dotandola di ogni comfort. Quasi un appendice della non distante Reggia che proprio allora iniziava a vedere la luce. E fu qui che pochi anni più tardi, il figlio <strong>Ferdinando</strong>, rivoluzionando completamente il progetto del padre, inaugurò le prime officine tessili d’eccellenza del <strong>Regno di Napoli</strong>, impiantandovi un sistema sperimentale di lavorazione della seta. Vi furono messi a lavorare operai scelti, esperti nella filatura e nella tessitura. La vita di quei manovali era scandita dal ritmo lavorativo: raramente uscivano da San Leucio e nei pochi casi che lo facevano, per via della loro uniforme con le ghette bianche, venivano chiamati “Ciampa Bianca” (zampa bianca).</p>
<p>Pensò proprio a tutto, Ferdinando: dalla coltivazione del baco da seta al prodotto finito, passando per filatura, tintura e tessitura. Tutto il ciclo di produzione veniva eseguito all’interno della cittadella, dalla A alla Zeta, grazie a specifici strumenti per ciascuna fase di lavorazione. Vi erano i laboratori con enormi e ingegnose macchine a energia idraulica utilizzate per filare e avvolgere la seta; c’erano poi altrettante attrezzature per misurare la lunghezza del filo, per pettinarlo e poi gli enormi telai, ad altezza singola o doppia, utilizzati per tessere gli splendidi copriletto che hanno abbellito, e ancora abbelliscono, le più famose regge del mondo e che hanno reso famosa la manifattura serica di San Leucio.</p>
<p>Per poter controllare personalmente la produzione della seta, il re fece impiantare le fabbriche all’interno del palazzo, separate dai suoi appartamenti semplicemente da una porta. E con costanza veniva a osservare il lavoro dei dipendenti, a compiacersi per lo splendore delle produzioni, a verificare che tutti i macchinari funzionassero alla perfezione. Ma la grandezza del progetto di Ferdinando I non era solo nell’aspetto produttivo, quanto in quello amministrativo e gestionale. Ogni famiglia, infatti, aveva una casa su due piani, divisa in zona notte e zona giorno. E poi ciascuno aveva l’orto personale, dove coltivare i generi di prima necessità. E ancora, tutti – uomini e donne – potevano andare a scuola, dalle elementari alle scuole di specializzazione, perché ognuno aveva diritto e doveva essere in grado di garantirsi un futuro. Insomma: una vera e propria cittadella indipendente il cui funzionamento era legato a uno specifico Codice delle leggi che sanciva l’autonomia e ne regolamentava il funzionamento ispirandosi a valori quali uguaglianza e solidarietà.</p>
<p>Una cittadella coccolata e osannata dal sovrano di Napoli, che per quel borgo aveva scelto pure un nome: “Ferdinandopoli”. Un insediamento che purtroppo andò distrutto per sempre con il passaggio del trono di Napoli alla corona sabauda. Oggi ciò che resta di quello straordinario e innovativo esperimento sociale è il “Museo della seta”, un prezioso contenitore di meraviglie ricavato nel Palazzo del Belvedere, insieme con i giardini e la splendida Casa del Tessitore, valido esempio di abitazione operaia di fine XVIII secolo. C’è il complesso monumentale, dunque. Tutto da vedere e da scoprire. E il vicino borgo di San Leucio dove ancora oggi vivono e operano gli artigiani e i maestri della seta. Oggi come duecento anni fa.</p>
<p><strong>Reggia di Caserta<br />
</strong>Viale Douhet, 2/a &#8211; Caserta<br />
Tel. +39.0823 277468<br />
<a href="http://www.reggiadicaserta.beniculturali.it" target="_blank">www.reggiadicaserta.beniculturali.it</a></p>
<p><strong>Complesso Monumentale </strong><strong>del Belvedere di San Leucio<br />
</strong>Via Atrio Superiore<br />
San Leucio &#8211; Caserta<br />
Tel. 800.411515<br />
<a href="http://www.sanleucio.it" target="_blank">www.sanleucio.it</a></p>
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