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	<title>catacombe di san gennaro Archivi - Charme</title>
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	<description>Tutto il bello e il buono di Napoli e della Campania</description>
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		<title>Affresco di penna del Rione Sanità, quartiere in dialogo eterno con l’aldilà</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 14:56:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei secoli scorsi la posizione del <strong>Rione Sanità </strong>a Napoli, che da Capodimonte scende a valle, in un susseguirsi di rigogliosa vegetazione, sorgenti e fonti d’acqua, lo rendeva particolarmente salubre. Ma si parlava anche di <strong>miracoli e guarigioni</strong> ottenute per l’intercessione dei santi che vi erano sepolti. Famiglie ricche e nobili decisero allora d’insediarvisi. Si trovarono sulla strada obbligata che i Reali percorrevano per raggiungere la Reggia in collina e gareggiarono per costruire i palazzi barocchi più stupefacenti. Opere superbe e teatrali come il <strong>Palazzo dello Spagnolo</strong> o <strong>Palazzo Sanfelice</strong>.</p>
<p>Ma durò poco quello splendore. Prima la costruzione del Ponte e poi quella della grande fossa comune, che doveva servire a contenere le migliaia di persone falcidiate dalle <strong>epidemie</strong>, dalle <strong>eruzioni</strong>, e dalle <strong>carestie</strong>, che come punizioni si abbattevano a intervalli regolari sulla città, stravolsero completamente il ridente volto del quartiere. E la morte, nel <strong>sottosuolo</strong>, si stratificò, dalle <strong>catacombe paleocristiane</strong> al <strong>cimitero delle Fontanelle</strong>. E i morti si mischiarono, quelli delle epidemie con quelli dei poveri che non potevano permettersi altra sepoltura oltre la gigantesca cava di tufo. Quelli disseppelliti dalle chiese a quelli delle rivolte e dei terremoti. Le<a href="http://www.catacombedinapoli.it/it/luoghi/catacombe-di-san-gaudioso-napoli" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> <strong>catacombe di San Gaudioso </strong></a>furono riaperte e riutilizzate dai frati domenicani per sepolture vendute a carissimo prezzo a chi desiderava una strada privilegiata per il paradiso procurandosi una tomba in un posto sacro e la scolatura, un macabro trattamento del cadavere che ne avrebbe purificato i resti, facendogli ottenere uno sconto di pena al Purgatorio.</p>
<p>La terra salubre diventò un immenso cimitero. I nobili andarono via, i grandi palazzi si trasformarono in case popolari e le bancarelle del mercato trovarono alloggio nei loro immensi portoni. In un attimo quel ponte aveva tagliato il quartiere fuori dalla città, lasciandole un&#8217;unica via a consentirne l’accesso. Il <strong>Rione Sanità</strong> era diventato un’isola.</p>
<p>Leggende, culti e riti, l’umile popolo che si andava insediando creò intorno a quella <strong>morte</strong>, con la quale così intimamente conviveva. Essa era l’altra faccia della vita con cui allearsi per averne vantaggio. <strong>Non potendo aspettarsi aiuto dai vivi, il popolo lo chiedeva ai defunti</strong>.</p>
<p><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/Cimitero-delle-fontanelle-rione-sanita-web.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-27690" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/Cimitero-delle-fontanelle-rione-sanita-web-300x300.jpg" alt="" width="234" height="234" /></a>Così il <strong>Cimitero delle Fontanelle</strong> diventò una sorta di Stargate tra la Terra e il mondo dei morti. Il popolo decise di adottare queste “<a href="http://www.charmenapoli.it/cultura/cimitero-fontanelle-anime-pezzentelle-maggio-monumenti-napoli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Anime Pezzentelle</strong></a>”. Povere soprattutto perché orfane, senza nome e famiglia. Essi sceglievano un teschio, “<strong>&#8216;na capuzzella</strong>”, che diventava una sorta di familiare defunto ma con delle capacità miracolose. Ciò significava lucidarlo, poggiarlo su fazzoletti ricamati, adornarlo con lumini e fiori, <strong>attribuendogli un nome e una storia</strong>. E da queste storie nacquero le leggende che circondano alcune delle Capuzzelle più famose. Dal <strong>Capitano</strong>, militare vendicativo, a <strong>Fratello Pasquale</strong>, che dà i numeri al lotto, a donna Concetta “<strong>La capa che suda</strong>”, la quale esaudisce le preghiere se toccandone il teschio la mano s’inumidisce.</p>
<p>Ma, per poterli incontrare in sogno, e chieder loro delle grazie, bisognava dargli “<strong>rifrisco</strong>”, cioè <strong>sollievo</strong>, con preghiere e suffragi. Se queste erano concesse, il teschio era omaggiato con una specie di tabernacolo realizzato nei materiali più diversi, dalla scatola di biscotti al marmo, secondo le possibilità della persona. Se la grazia non giungeva, il teschio era abbandonato e sostituito con un altro. Per lunghissimo tempo, i napoletani si sono presi cura delle “Anime Pezzentelle”: non importa se quei resti appartenevano a sconosciuti il cui nome è dimenticato nei secoli. Perché,<strong> ogni napoletano del passato è un antenato dei napoletani di oggi</strong>. E fino a che qualcuno se ne prenderà cura, nessuno sarà veramente dimenticato.</p>
<p>Più avanti, al centro della piazza, la basilica dal cupolone di maioliche verdi che si può vedere da quasi tutta Napoli: <strong>Santa Maria alla Sanità</strong>. La grande opera di <strong>Fra Nuvolo</strong>. Il posto dove sembra ancora di veder pregare gli appestati del lazzaretto, sorto lì proprio perché quell’isola era diventata oramai un confino naturale. Grandiosa, eppure scarna, nella sua severità, con gli imponenti scaloni di marmo che salgono verso l’alto, in un punto dove pare convergere tutto il dolore e la speranza di quella gente. Essa è il luogo di sepoltura di <strong>San Vincenzo</strong>, che portato in processione interruppe l’epidemia di colera.<br />
<a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/borgo-vergini-rione-sanita-web.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-27691 alignright" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/borgo-vergini-rione-sanita-web-300x300.jpg" alt="" width="207" height="207" /></a>E poi, <strong>tutto è tufo, nel Rione Sanità</strong>. Dalle colline, “l<strong>a Lava dei vergini</strong>”, colate di acqua e fango, l’ha erosa per millenni creando le condizioni per estrarlo. In esso si sono scavate le catacombe e con esso si sono costruiti i palazzi soprastanti. È forse questo l’elemento che collega materialmente i vivi e i morti, quello che permette l’eterno dialogo che il <strong>Rione Sanità</strong> ha con l’aldilà.</p>
<p>E, l’isolamento sociale e culturale in cui era stato confinato ha funto da protezione alla modernità. Un rione dove per lunghi anni è sopravvissuta l’atmosfera alla <strong>De Filippo</strong> del “<strong>Sindaco del rione Sanità</strong>” rispetto alla nuova e cruenta Gomorra di Scampia.</p>
<p><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/murales-rione-sanita-2-web.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27692" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/murales-rione-sanita-2-web-300x300.jpg" alt="" width="194" height="194" /></a>Oggi, accedendo attraverso <strong>via dei Vergini</strong>, tra le bancarelle colorate del florido mercato accostate ai bellissimi palazzi barocchi, c’è un <strong>quartiere in piena rinascita</strong>. Artisti internazionali lasciano un’opera su questi muri e la <strong>street art colora tutto il Rione Sanità</strong>. Festival, notti bianche, turisti alla scoperta di questo immenso patrimonio che è anche gastronomico, potendo gustare qui tra i migliori pani, dolci e pizze di tutta la città.</p>
<p>In <strong>via Santa Maria Antesaecula</strong> che gli diede i natali, capeggia un gigantesco disegno di <strong>Totò</strong>, che a questi volti s’ispirò nel creare i suoi personaggi. Numerosi film sono stati girati nel <strong>Rione Sanità</strong>, che è un vero set a cielo aperto. Quando ho cercato il luogo dove ambientare i miei romanzi, non ho potuto scegliere che questo.</p>
<hr />
<figure id="attachment_27694" aria-describedby="caption-attachment-27694" style="width: 102px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/annavera-viva-rione-sanita-web.gif"><img decoding="async" class=" wp-image-27694" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/annavera-viva-rione-sanita-web-300x300.gif" alt="" width="102" height="102" /></a><figcaption id="caption-attachment-27694" class="wp-caption-text">La scrittrice Annavera Viva</figcaption></figure>
<p><strong>Annavera Viva</strong>, autrice per Charme di questo <strong>affresco di penna sul Rione Sanità</strong>, è nata a Galatina (Lecce) ma vive a Napoli dal 1982. E’ autrice di numerosi racconti, molti dei quali finalisti in premi letterari nazionali ed internazionali. Tra questi <em>Un alto concetto di dignità</em>, pubblicato nella raccolta Iter fati (Editore Eris, Torino), per il quale ha ricevuto la menzione speciale della giuria nell’ambito del premio letterario “Racconti Corsari” (2013). Con <em>Questioni di sangue</em> (Homo Scrivens 2014), romanzo nel quale compaiono per la prima volta Raffaele e Peppino, i due fratelli separati alla nascita e destinati a percorrere strade opposte, ha riscosso successo di pubblico e critica. <em>Chimere</em> (Homo Scrivens 2015), il suo secondo giallo è ambientato sempre al Rione Sanità a Napoli con i protagonisti Padre Raffaele e don Peppino. Sta per essere pubblicato il suo terzo romanzo, ancora ambientato al <strong>Rione Sanità</strong>.</p>
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		<title>Santuari della fede, dove chiedere una grazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Gradogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2015 11:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiese, basiliche, santuari e monasteri: luoghi di culto e devozione cristiana. Templi dello spirito. Ma anche scrigni traboccanti di tesori e opere d’arte, spesso frutto di ricche donazioni per “grazia ricevuta”: svettano in ogni angolo della terra campana. Da Napoli a Salerno, passando per Amalfi, Benevento e Sant’Anastasia. Edificati in ricordo di antichi eventi miracolosi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiese, basiliche, santuari e monasteri: luoghi di culto e devozione cristiana. Templi dello spirito. Ma anche scrigni traboccanti di tesori e opere d’arte, spesso frutto di ricche donazioni per “grazia ricevuta”: svettano in ogni angolo della terra campana. Da Napoli a Salerno, passando per Amalfi, Benevento e Sant’Anastasia. Edificati in ricordo di antichi eventi miracolosi per custodire una statua, una effige lacrimosa. Oppure, innalzati per “ispirazione divina”. E poi sostenuti grazie all’impegno e alla carità della popolazione.<br />
Elencarli tutti è praticamente impossibile. Scegliere i più famosi, quelli meta di pellegrinaggi mondiali, questo sì è cosa fattibile. E allora partiamo. Iniziando dal <strong>Santuario di Pompei</strong>, cittadina famosa in tutto il mondo per il sito archeologico romano, ma anche culla di fede con il suo celebre <strong>pontificio santuario dedicato alla Vergine del Rosario</strong>, meta, ogni anno, di migliaia e migliaia di fedeli che raggiungono il centro vesuviano a piedi per innalzare la loro supplica a Maria.</p>
<p>E’ a lei, alla Madre di Cristo che i fedeli si rivolgono soprattutto nei mesi di maggio e ottobre per invocare grazie e miracoli. Molti dei quali concessi e di cui resta traccia negli innumerevoli ex voto affissi alle pareti del santuario: ciascuno di quei quadretti racconta una storia, una testimonianza dell’intervento divino nelle vite di tanti uomini e donne di ogni ceto ed età. Fu il beato Bartolo Longo a volere l’edificazione del santuario nella “Valle di Pompei”, nel maggio del 1876. La struttura fu successivamente ampliata e quindi ultimata negli anni ’30. Oggi ha il titolo di Basilica Pontificia, ed è conosciuta ovunque per la celebre tela della <strong>Madonna del Rosario di Pompei</strong>, opera seicentesca della scuola di Luca Giordano posta sull’altare maggiore: una delle più conosciute in assoluto della chiesa cattolica, venerata da Papi e Santi come Wojtyla e Padre Pio.</p>
<p>Da Pompei a Napoli il passo è breve. E vale la pena di essere compiuto. Sì, perché in fatto di devozione, nel capoluogo campano si venera un Santo che ha talmente legato il suo nome alla città da diventarne quasi un sinonimo. Un simbolo, insomma. <strong>San Gennaro</strong>, Patrono per eccellenza di Partenope. I suoi resti, un tempo tumulati nelle <strong>Catacombe di San Gennaro</strong>, si trovano sotto le volte della straordinaria <strong>Cappella del Succorpo</strong> all’interno del Duomo, a pochi passi dal Museo riservato ai tesori che la pietà popolare e la devozione hanno dedicato al culto del Vescovo di origine sannita martirizzato a Pozzuoli nel IV secolo dopo Cristo. Il frutto prezioso, insomma, delle numerose donazioni effettuate dai fedeli nel corso dei secoli.[charme-gallery]</p>
<p>Il Museo del Tesoro sorge a pochi passi dalla splendida <strong>Cattedrale di Napoli</strong>, l’edificio di culto forse più famoso di tutta l’antica capitale del Regno delle Due Sicilie, lo straordinario complesso dedicato al culto di Santa Maria Assunta, edificato agli inizi del XIV secolo sul posto in cui, un tempo, sorgeva la basilica di <strong>Santa Restituita</strong> e il vicino <strong>battistero paleocristiano di</strong> <strong>San Giovanni in Fonte</strong> (oggi parte integrante della struttura). Il Duomo è dotato di interni preziosi e di cappelle ricchissime, rese ancora più pregiate dall’opera di pittori e scultori del calibro di Giordano, De Ribeira, Domenichino, Lanfranco e Pisano. E’ qui, sotto queste navate, che ogni anno si realizza il famoso “miracolo” della liquefazione del sangue di San Gennaro, prodigio ormai plurisecolare che attira ogni volta nel capoluogo una vera e propria marea di fedeli.</p>
<p>E parlando di sangue che si scioglie, come non menzionare il “sacro liquido” appartenuto, un tempo, a <strong>Santa Patrizia di Costantinopoli</strong>? E’ lei l’altra grande religiosa venerata e invocata dai napoletani quale Santa dei nascituri e delle partorienti. Della sua esistenza si sa ben poco. Pare fosse nata da una famiglia ricca e nobile di Bizanzio, discendente addirittura dall’imperatore Costantino. Giunta esule a Napoli, di ritorno da uno sfortunato pellegrinaggio in Terra Santa, dedicò il resto della sua vita alla cura dei bisognosi ma, dopo breve tempo dal suo arrivo, morì. Sepolta nell’antico monastero dei Santi Nicandro e Marciano, nel 1864 le sue spoglie furono trasferite nel monastero della <strong>Chiesa di San Gregorio Armeno</strong> (dove tuttora riposano), la celebre chiesa della via dei Presepi, che si dice sia stata edificata sulle rovine del tempio di Cerere intorno al 930. Ed è in questo stesso convento che ogni martedì e nel giorno dedicato alla sua festa (25 agosto), il sangue di Patrizia (conservato in un’ampolla, custodita nel Coro delle Monache) da solido diventa liquido. Un miracolo acclamato ed atteso ai fedeli. Che richiama, se vogliamo, un altro prodigio avvenuto qualche secolo prima nella non distante Sant’Anastasia. E’ sempre di sangue, infatti, che parliamo. Anche se…colato da un’effige violata. Ma procediamo con ordine.</p>
<p>Il viaggio lungo le rotte della fede ci porta, infatti, alle falde del Monte Somma. Per la precisione a <strong>Madonna dell’Arco</strong>, tra i più antichi e famosi luoghi di culto della Terra Felix. Questo angolo di terra vesuviana, conosciuto ovunque per la devozione popolare dei “battenti” o “fujenti”, fedeli devoti che manifestano il proprio credo correndo e cantando, deve la sua denominazione a un episodio in parte avvolto nella leggenda. Si racconta che intorno alla metà del XVI secolo nella località “Archi”, così detta per la presenza delle arcate di un antico acquedotto romano, si verificò il sanguinamento di un quadretto della Vergine (affisso proprio sotto una di quelle arcate), a causa di un colpo che le fu inferto volontariamente da un giovane di Nola, il quale, deluso per aver perso una partita di palla a maglio (un gioco simile alle nostre bocce), pensò bene di sfogarsi scagliando la sfera che aveva in mano contro la sacra immagine che subito prese a sanguinare dal volto. Il giovane, per punizione, fu condannato a morte e quindi impiccato. L’immagine, immediatamente venerata dal popolo, divenne fonte di grandi prodigi. E nel 1593, per custodirla più degnamente, si iniziò la costruzione del santuario ultimato poi nel 1610, dedicato al culto di quella che di lì a poco sarebbe diventata la “<strong>Madonna dell’Arco</strong>”. Oggi, sull’esempio di quanto accade a Pompei, il Santuario anastasiano raccoglie migliaia e migliaia di ex voto d’argento, ma soprattutto tantissime tavolette votive dipinte, rappresentanti i miracoli ricevuti nel corso dei secoli: un’autentica galleria di “grazie ricevute”. La stessa che si ritrova a Mercogliano, in provincia di Avellino. Sulle pendici del Monte Partenio, per la precisione. A quasi mille metri di altezza, dove sorge un altro tempio mondiale della fede cristiana: il <strong>Santuario di Montevergine</strong>, dichiarato monumento.[charme-gallery]</p>
<p>La storia di questo luogo di culto è legata a doppia mandata alla figura di <strong>San Guglielmo da Vercelli</strong>, monaco eremita vissuto tra l’XI e il XII secolo, che proprio lì, su quell’alto monte ricoperto dalle nevi, in inverno, pensò di ritirarsi in solitudine fondando poi l’omonima abbazia in cui ancora oggi riposano i suoi resti. All’interno del Santuario, visitato ogni anno da un esercito di pellegrini (che possono oggi usufruire di una comoda funicolare, attualmente ferma per lavori), svetta sull’altare maggiore il prezioso quadro della <strong>Madonna di Montevergine</strong> (di recente restaurato), oggetto plurisecolare di venerazione. Ma nella struttura, che negli anni dell’ultima Guerra custodì anche la Sacra Sindone di Torino (lì trasferita per sottrarla alla furia dei tedeschi), si trovano anche numerosi reperti archeologici (in zona sorgeva, in epoca romana, un tempio dedicato a Cibele), gioielli e opere d’arte ritrovati intorno al santuario nel corso dei secoli. Oppure trasportati fin lì dai pellegrini che da otto secoli, ormai, salgono al Santuario per venerare la Vergine, porgere a lei le proprie suppliche e i ringraziamenti per le grazie ricevute.</p>
<p>Dalle spoglie mortali del Santo di Vercelli passiamo ora a quelle appartenute a uno degli Apostoli di Gesù. Eccoci giunti, con il nostro viaggio mistico, nella maestosa <strong>cattedrale di</strong> <strong>Salerno</strong> dedicata a <strong>Santa Maria degli Angeli </strong>e a<strong> San Matteo</strong>. Nella cripta della chiesa, consacrata nel giugno del 1084 da papa Gregorio VII, si trovano, infatti, le spoglie appartenute al celebre pubblicano convertito da Cristo. Lo spazio sepolcrale, decorato con stucchi e affreschi barocchi, fu progettato da Domenico e Giulio Cesare Fontana, due degli architetti più famosi del Regno di Napoli. Colpisce di questo Duomo, la facciata barocca cui fa da cornice una scenografica scalinata di epoca seicentesca. E l’ampio atrio colonnato (unico esempio italiano di quadriportico romanico), con le sue tombe di epoca romana, su cui si spalanca la monumentale porta in bronzo fusa a Costantinopoli nel 1099.</p>
<p>Parlando di “tombe apostoliche”, come non citare il non distante <strong>Duomo di Amalfi</strong>? La terra, d’altronde, è sempre la stessa: quella dell’ex principato di Arechi. Cambia la diocesi, però. E lo scenario, figlio della tradizione della più suggestiva delle quattro Repubbliche marinare. La cattedrale dell’antica Repubblica domina la piazza principale del borgo dall’alto di una ripida scalinata. Fu innalzata intorno alla seconda metà dell’XI secolo, ma solo nel 1208 si trasformò in luogo di culto piuttosto frequentato. In quell’anno, infatti, il cardinale Capuano vi fece trasferire, direttamente da Costantinopoli, le spoglie di Sant’Andrea collocandole nella sottostante cripta. Sulla sinistra del Duomo di Amalfi è possibile ammirare, oggi, ciò che resta della primitiva cattedrale risalente al X secolo, in gran parte demolita proprio per fare spazio alla nuova chiesa. La vecchia cattedrale aveva tre navate con matroneo. Quella di sinistra fu rasa al suolo per far posto al famoso <strong>chiostro del Paradiso</strong>: uno straordinario “recinto architettonico” costruito tra il 1266 e il 1268 come cimitero per la sepoltura dei personaggi illustri della città.[charme-gallery]</p>
<p>Dall’antica capitale del Ducato Longobardo, il nostro grand tour nella “terra delle grazie” ci porta nuovamente a Napoli. In particolare, nel cuore di quella che un tempo era la piazza del Mercato, teatro della celebre rivolta di Masaniello. E’ qui, nella prospiciente piazza del Carmine, che sorge <strong>la basilica del Carmine Maggiore</strong> una delle più grandi del capoluogo campano. La struttura, esempio unico di Barocco napoletano, custodisce al suo interno la sacra immagine della <strong>Madonna Bruna</strong> cui il popolo dei fedeli è legato a tal punto che in tanti, a Napoli e dintorni, hanno l’abitudine di usare l’esclamazione “Mamma d’o Carmene”, proprio per indicare lo stretto vincolo che li unisce alla Vergine. Pensate: oggi come tanti secoli fa, ogni mercoledì, giorno dedicato alla Madonna, a centinaia vanno in chiesa per deporre ai piedi di Maria un fiore, una preghiera, un ringraziamento.</p>
<p>La tradizione racconta che la basilica fu fondata da un gruppo di monaci fuggiti dalla persecuzione dei saraceni in Palestina, i quali sbarcando nel Golfo, si portarono dietro un’immagine della Madonna che veneravano sul monte Carmelo. Quello che è certo, è che la struttura risultava già in piedi nel 1268, anno del supplizio di Corradino di Svevia (le cui spoglie furono inumate all’interno della Basilica) e che l’icona della Vergine Bruna (così detta per il colore della pelle) sembra opera di scuola toscana (di impronta bizantina) risalente al XIII secolo. Nella chiesa del Carmine, oltre al quadro della Madre di Cristo, si venera anche un crocifisso miracoloso che si dice abbia schivato, abbassando il capo, un colpo di bombarda esploso il 17 ottobre 1439 dall’infante Pietro di Castiglia durante l’assedio aragonese alla città.</p>
<p>E sempre a Napoli, parlando di miracoli, c’è una chiesa che, in fatto di “grazie”, non è seconda a nessuna: la <strong>Chiesa del Gesù Nuovo</strong>. E’ qui, infatti, a poche decine di metri dal <strong>monastero di Santa Chiara</strong>, cuore dei Decumani, che riposano le spoglie mortali di <strong>Giuseppe Moscati</strong>, il “medico santo” canonizzato nel 1987 da Papa Giovanni Paolo II. La sua tomba è meta fedeli, qui sospinti dalla forza della fede e spesso anche dal disperato bisogno di aiuto: si inchinano ai piedi del sepolcro e pregano il “Medico degli Incurabili” per invocare da lui grazie e guarigioni. La carezza al sepolcro e l’immancabile bacio suggellano il legame che unisce i partenopei alla figura di colui il quale è stato dichiarato Patrono degli anatomo-patologi. La Basilica fu costruita per volere dei Gesuiti tra il 1584 e il 1601 sull’area di Palazzo dei Sanseverino del quale conserva tuttora la caratteristica facciata di piperno con bugnato a punta di diamante (opera del 1470 di Novello da San Lucano). All’interno, l’ultima dimora di Moscati offre un autentico spettacolo per gli occhi, oltre che per lo spirito, regalando al visitatore una decorazione marmorea (pavimenti e superfici murarie) e pittorica (numerosi gli affreschi di pregio) di rara bellezza. L’impianto, realizzato dal XVI al XVIII secolo, è semplicemente sfavillante, ed è incastonato in un ambiente tipicamente barocco. Un invito alla meraviglia e allo sguardo rapito. Ma anche al pieno riposo dell’anima. Come tutti i luoghi sacri della Campania Felix.</p>
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		<title>Napoli, concerto jazz nelle Catacombe di San Gennaro</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 16:05:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dado Moroni e Max Ionata protagonisti di un concerto unico nel suo genere. Il prossimo 28 marzo, il duo jazz, come annunciato da Charme nei giorni scorsi, si esibirà a Napoli, all&#8217;interno del complesso delle Catacombe di San Gennaro. I due, nell&#8217;unica data partenopea del loro tour, presenteranno &#8220;Two for Stevie&#8220;, progetto dedicato a Stevie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.charmenapoli.it/news/napoli-concerto-jazz-nelle-catacombe-di-san-gennaro/">Napoli, concerto jazz nelle Catacombe di San Gennaro</a> proviene da <a href="https://www.charmenapoli.it">Charme</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="color: #222222;"><strong>Dado Moroni </strong>e<strong> Max Ionata</strong> protagonisti di un concerto unico nel suo genere. Il prossimo 28 marzo, il duo jazz, come <a href="http://www.charmenapoli.it/news/concerto-catacombe-san-gennaro/" target="_blank"><strong>annunciato da Charme nei giorni scorsi</strong></a>, si esibirà a Napoli, all&#8217;interno del complesso delle<a title="Monumenti da sonno eterno" href="http://www.charmenapoli.it/cultura/tombe-illustri-napoletani-monumenti-da-sonno-eterno/" target="_blank"> <strong>Catacombe di San Gennaro</strong></a>. I due, nell&#8217;unica data partenopea del loro tour, presenteranno &#8220;<strong>Two for Stevie</strong>&#8220;, progetto dedicato a <strong>Stevie Wonder</strong>. In occasione dell&#8217;evento, il pubblico avra&#8217; l&#8217;opportunità di attraversare e visitare il complesso monumentale delle <strong>Catacombe di San Gennaro</strong>, antico luogo di sepoltura del II sec. d.C., prima di accedere alla imponente <strong>Basilica paleocristiana di San Gennaro</strong> extra moenia, edificata tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, dove avrà luogo il concerto. Un evento unico che si propone come raffinato incontro tra archeologia, storia, musica e territorio, dove si avrà la possibilità di scoprire e riscoprire l&#8217;immenso patrimonio artistico della città di Partenope, il talento di musicisti internazionali e l&#8217;energia della cooperazione capace di realizzare progetti dal fortissimo impatto sociale. L&#8217;evento è realizzato dalla cooperativa <strong>La Paranza onlus</strong>, l&#8217;agenzia <strong>Atom Concerti</strong> di <strong>Tommaso Anastasio</strong> e il collettivo <strong>DarteVaria</strong>, sotto l&#8217;egida di <strong>Fondazione San Gennaro</strong> e <strong>Fondazione con il Sud</strong>.</div>
<div style="color: #222222;">Partner per la backline, <strong>Alberto Napolitano</strong>. Il biglietto costa 16 euro ed il ricavato sarà devoluto alla <strong>Fondazione Comunità di San Gennaro</strong>.</div>
<div style="color: #222222;">In occasione del concerto, il 28 marzo alla<strong> Mad School</strong> (via Terracina 429, Napoli) si terrà un <strong>MasterClass</strong> diretto da Dado Moroni e Max Ionata: &#8220;Dall&#8217;armonia all&#8217;improvvisazione nella creazione dell&#8217;assolo, interpretazione e musica d&#8217;insieme&#8221;.</div>
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