Teschi pazienti e anime pezzentelle coccolati per grazia

23 luglio, 2014 alle 12:00
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Napoli è una terra di miti e credenze, luogo di magici intrecci, di sirene, di sibille, incontro pacifico di sacro e profano, e nel suo cuore, culla di rituali antichi che si perdono nella notte dei tempi, va in scena il culto dei culti: quello dei morti, delle “anime pezzentelle”. Ogni giorno, ogni anno, da secoli, il popolo napoletano prega e onora le migliaia e migliaia di ossa custodite nel Cimitero delle Fontanelle, costruito nella cava di tufo della collina della Sanità. Un vero e proprio sepolcreto, eletto a santuario, cui l’anima dei credenti si accosta, in silenzio, per chiedere una grazia o invocare protezione.

Ogni teschio è uno scrigno segreto cui affidare i propri pensieri, le proprie ansie, quelle più recondite. Ma anche le paure, i sogni inconfessati e i desideri più audaci. Ce ne sono a migliaia, di teschi. Accatastati su una superficie di circa 6mila metri quadri insieme a migliaia di ossa. Resti di uomini e donne, ma anche di bambini. Tantissimi, in gran parte di vittime della peste che colpì Napoli, nel 1656 e i cui corpi furono sepolti qui, nel Cimitero delle Fontanelle, per ordine delle autorità locali.[charme-gallery] Ma non furono gli unici a finire sotto la collina di Materdei. Nel corso degli anni, altri morti, altre vittime di epidemie vennero a popolare il camposanto di via Vallone dei Gerolomini. Uno sopra l’altro. Ossa su ossa. Centinaia e centinaia di derelitti, vite consumate in fretta, inghiottite nel buio della storia. Uomini e donne scomparsi per sempre, morti senza nome, seppelliti nelle viscere della terra e qui trasfigurati, fino a diventare mito e fonte di ispirazione, il cui ricordo, deformato dal tempo, risorge nel culto delle “anime pezzentelle”: oggetti votivi, Santi fatti d’ossa, fusione di sacro e profano.

A richiamarli in vita sono loro, i devoti delle Fontanelle. Fedeli di un culto dei morti mai sopito, si rivolgono alle anime dei poveri, a quello che resta dei tanti “pezzenti” scomparsi nel Seicento, dopo un’esistenza di stenti e privazioni, consumata nei quartieri degradati della città. Li pregano, ma sempre seguendo un rituale ben preciso di cui è impossibile fare a meno, anche solo per invocare una vincita al lotto. L’ambo giusto. O una grazia. Il fedele deve scegliere una delle tante “cape ’e morto” raccolte nell’ossario, staccarla dalla montagna anonima di crani e averne cura. Può depositarla in una teca di legno, per proteggerla dalla polvere, accarezzarla e ripulirla – anche ogni giorno se occorre – e magari darle un nome, come hanno fatto in tanti. Le “anime pezzentelle” vanno coccolate, accudite, protette se si vuole sperare in un terno al lotto, in una guarigione o in una grazia.[charme-gallery]

Per motivi di sicurezza, il Cimitero delle Fontanelle ha vissuto un oblio durato quasi trent’anni, iniziato nel novembre del 1980 con il terremoto che seminò lutti e distruzione in Campania e che ne determinò la chiusura. Poi, nel maggio 2006, l’ossario è stato riaperto, anche se non permanentemente. Una parentesi, quella provocata dal sisma, che non ha tuttavia spezzato la devozione dei fedeli per le “cape ’e morto” della Sanità. Un culto più vivo che mai alle Fontanelle, teso a onorare le anime dei pezzenti. E a invocarne la grazia. Il Cimitero delle Fontanelle è oggi uno di quei luoghi di Napoli da visitare con attenzione e riservata devozione, per comprendere la variegata cultura multimillenaria di questa città.

Via Fontanelle, 80 – Napoli
tel. +39  81 7956160

www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4880

Sul culto dei morti vedere anche: Le tombe degli Illustri

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