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	<title>costa Napoli Archivi - Charme</title>
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	<description>Tutto il bello e il buono di Napoli e della Campania</description>
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		<title>Costiera Amalfitana, scorci di paradiso con onde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Gradogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2013 18:27:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uno scorcio, un’antica torre. I resti di una chiesa. O una spiaggia, una delle tante. Dalle più famose alle meno conosciute. Di quelle che ogni anno attirano decine di migliaia di turisti lungo le rotte un tempo battute dai nocchieri della Repubblica di Amalfi. Spiragli di natura viva. Spicchi di Eden in terra. Scenari mozzafiato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno scorcio, un’antica torre. I resti di una chiesa. O una spiaggia, una delle tante. Dalle più famose alle meno conosciute. Di quelle che ogni anno attirano decine di migliaia di turisti lungo le rotte un tempo battute dai nocchieri della Repubblica di Amalfi. Spiragli di natura viva. Spicchi di Eden in terra. Scenari mozzafiato che si spalancano a pochi passi dalle onde.</p>
<p>Benvenuti in Paradiso. Benvenuti in Costiera Amalfitana, dove strisce di sabbia e pavimenti di ciottoli formano linee di confine e, allo stesso tempo, elementi di unione tra la dimensione orizzontale delle onde e la verticalità delle scogliere di una costa, non a torto, considerata tra le più belle al mondo da chi visita e conosce Napoli e la Campania.</p>
<p>Spiagge che hanno una loro identità. E il cui suolo è testimone di una storia millenaria. A questi lembi di litorale, a queste pietre eternamente bagnate dalle acque del Tirreno è dedicato “<em><strong>Le 100 Spiagge della Costiera Amalfitana”</strong>, </em>primo titolo della collana “<em>Cart&amp;guide”</em> di Officine Zephiro, scritto da <strong>Roberto Pellecchia</strong>.</p>
<p>Cento spiagge. Come le bellezze che risplendono sul bagnasciuga più gettonato della Campania Felix. Descriverle tutte sarebbe un’impresa. Da Vietri sul Mare a Cetara, da Amalfi a Erchie, passando per Positano e il Fiordo di Crapolla, fino a raggiungere il parco marino protetto di Punta Campanella, le baie della Costiera sono così belle e preziose che, da sole, prese una per una, meriterebbero un dipinto degno del miglior Michelangelo.[charme-gallery]</p>
<p>Scegliamone alcune, allora. Magari le più rappresentative: quelle che, più di tutte, simboleggiano l’opera artistica di madre natura. E l’epopea plurisecolare di un territorio teatro, nel corso degli anni, di scorrerie barbaresche e mitici approdi, scontri guerrieri e tremendi maremoti. Parlando di storia, parlando di vicende del passato come non iniziare da Vietri sul Mare e dalla mitica spiaggia della Crestarella?</p>
<p>Si tratta di un’ampia distesa di sabbia caratterizzata, da un lato, dalla splendida veduta dei faraglioni di Vietri, i “due Fratelli”, celebre sky line della città delle ceramiche, e dall’altro, dall’imponente presenza di una vecchia torre di guardia che troneggia sulla striscia di terra sottostante. Torre Crestarella, detta anche Torre Fiatamone, è ciò che resta dell’antica cinta difensiva voluta, nel XVI secolo dal vicerè di Napoli don Petro de Toledo per difendere le coste campane dalle scorrerie dei pirati ottomani.</p>
<p>Nello stesso territorio comunale, a un tiro di schioppo dai faraglioni vietresi, si spalanca anche la caletta della Lucertola, piccola spiaggia “disegnata” dai marosi dell’alluvione che nel 1954 flagellò i litorali della Costiera. Ampia poco più di una trentina di metri,la Lucertola è raggiungibile attraverso via Colombo, dall’hotel omonimo, imboccando una lunga scalinata in cemento scavata sui fianchi della ripida scogliera. Oppure guadando un po’ nell’acqua bassa, dalla vicina spiaggia dei “due Fratelli”.</p>
<p>Da Vietri al borgo di Erchie, che affonda le radici nei secoli della dominazione greco-romana, il passo è breve e merita di essere compiuto fino in fondo. E’ qui, infatti, che bagnanti e visitatori possono imbattersi in un panorama da mille e una notte come quello offerto dalla Marina di Erchie, una delle più conosciute e frequentate lungo il tratto di costa compreso tra Cetara e Amalfi. La cornice è altamente suggestiva visto che la piccola baia è compresa tra due promontori su cui svettano, una per lato, due torri di guardia cinquecentesche: Torre Cerniola a sinistra e la Torre di Tummolo sulla punta che chiude il versante destro dell’insenatura.</p>
<p>A Cetara, invece, c’è la celebre caletta di Collata, generalmente punteggiata di barche e natanti, ad attirare l’attenzione dei bagnanti, con la sua elegante spiaggetta accessibile solo via mare, affastellata nell’angolo opposto della baia.[charme-gallery]</p>
<p>Maiori, a sua volta teatro di scenari altamente suggestivi, non dista molto da Cetara. E’ qui che brilla la spiaggia del Ciglio che deriva il suo nome dalla presenza di un antico casale che, nei secoli scorsi, si trovava a mezza costa, proprio in corrispondenza dell’attuale linea di costa.</p>
<p>La minuscola baia, quasi un’insenatura addossata a una parete rocciosa, è costellata di folti limoneti che, dall’alto, gettano ombra sul bagnasciuga come a voler rappresentare, in un fantasmagorico gioco di colori, la stretta vicinanza che esiste tra le due più grandi ricchezze di questa terra: gli agrumeti e il mare.</p>
<p>Da Maiori fare tappa ad Amalfi, culla della prima e più antica Repubblicha Marinara d’Italia, è quasi obbligatorio. La storia, a queste latitudini, è di casa. Basti pensare alle tavole di Amalfi, il primo statuto marittimo (XI secolo), nate proprio nella città delle cartiere. Oppure allo straordinario Duomo che ospita le spoglie dell’Apostolo Andrea.</p>
<p>Amalfi è storia, fascino e tradizione. Un mix esplosivo che riecheggia, intatto, nella spiaggia della Santa Croce, raggiungibile direttamente dalla sovrastante Statale, attraverso una ripida discesa di 364 scalini. La baia deve il suo nome a una grotta al cui interno si notano ancora i resti di una cappella medievale dedicata, appunto, alla Santa Croce. Sia la grotta che la spiaggia furono utilizzati per secoli come luoghi di approdo commerciale dai mercanti della Repubblica. In effetti, le spiagge della Santa Croce sono due, separate da un piccolo promontorio di roccia, ma di fatto unite da un ampio tunnel che le mette in comunicazione.</p>
<p>Come Amalfi, anche Positano riluce di storia e tradizioni. E’ qui che Flavio Gioia inventò la bussola, e chela Madonnachiese di essere “posata” dai marinai che la stavano trasportando in un viaggio a cavallo delle onde. Ed è sempre qui che si “stende” la celebre spiaggia del Fornillo, che deve il suo nome a un’antica torre di guardia, oggi conosciuta pure come torre di Clavel, dal nome del drammaturgo svizzero che la comprò e restaurò alla fine del secolo scorso.[charme-gallery]</p>
<p>La spiaggia, lunga 35 metri, è delimitata da due formazioni rocciose che si protendono, come due bracci, nello splendido mare cristallino. Il suo “pavimento” è formato da un fondo uniforme di migliaia e migliaia di ciottoli che si dipanano fin dentro l’acqua.</p>
<p>Positano non dista molto da Conca dei Marini, un altro dei luoghi incantati della Costiera, autentica perla dell’Amalfitana. Un capolavoro della natura sospeso tra mare e terra. Un presepe che risplende delle decine e decine di case della sovrastante Marina di Conca che, lungo i pendii della costiera, planano verso il basso, l’una accostata all’altra, fin quasi a lambire il mare della sottostante spiaggetta La Vite, posta al di là del promontorio di Vettica Minore.</p>
<p>Infine uno sguardo alla baia di Jeranto: una profonda insenatura che si spalanca immediatamente alle spalle di Punta Campanella. Il suo specchio d’acqua fa parte dell’area marina protetta, ma anche in superficie è sottoposta a vincoli paesaggistici per l’integrità dell’ecosistema. E’ qui, sulle sponde di questo angolo di paradiso che si affaccia il borgo di pescatori di Marina del Cantone e l’abitato di Nerano, frazione di Massa Lubrense.</p>
<p>Nella roccia che delimita la baia, sul versante destro della conca, spiccano i resti di un’antica villa romana del II secolo mentre, poco più in alto, ciò che resta dello stabilimento di una vecchia cava, è stato inserito, da qualche anno, in un percorso di archeologia industriale.</p>
<p><em>(tratto dall&#8217;edizione Estate 2013 della rivista Charme, tutto il bello di Napoli e della Campania)</em></p>
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		<title>Rocce di mare ricolme di storia</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/itinerari/capri-napoli-sorrentorocce-di-mare-ricolme-di-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Gradogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 09:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia scolpita dal mare. Cullata dalle onde. Modellata da venti e tempeste. Scogli che sembrano pietre, ma pulsano vita e ricordi. Sussurrano fatti e leggende. Custodiscono rovine rese preziose dal tempo. Rovigliano, Megaride, i Faraglioni e la Pietra di Pozzuoli. Più che semplici blocchi calcarei erosi dal Tirreno. Isolotti, forse. Un tempo abitati. Sede di templi, castelli e ricche dimore, poi consegnati ai forzieri della memoria. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia raccontava che i pesci della “Petra Herculis”, presso Stabia, erano così voraci da divorare l’esca senza abboccare all’amo. Parlava di Rovigliano, lo scrittore romano. Parlava dell’isolotto posto alla foce del Sarno a metà strada tra Torre Annunziata e Castellammare. Duemila anni fa quella pietra, che deve, forse, l’origine del nome alla famiglia dei Robilii (ma non è escluso che il termine Rovigliano derivi dalla pianta erbacea “robilia” che cresceva sulle sue balze), ospitava un santuario dedicato al mitico eroe. Fu su quello scoglio, incastonato quasi nel cuore del Golfo, che i Longobardi combatterono la loro ultima sanguinosa battaglia. E fu sempre a Rovigliano che, in pieno Medioevo, vide la luce un monastero dedicato al culto di San Michele Arcangelo e Santa Barbara, Vergine e Martire. Durante gli anni del vicereame spagnolo, la “petra” fu fortificata e munita di torri di guardia per difendere la vicina costa dalle scorrerie dei saraceni. Lo scoglio di Rovigliano assunse così una funzione militare che mantenne inalterata fino all’epoca dello stato borbonico, quando fu ulteriormente fortificato per assumere l’aspetto del fortilizio che conserva attualmente. [charme-gallery]Dalle rovine di Rovigliano all’Isola Azzurra il passo è breve. Poche miglia nautiche separano, infatti, la sentinella di Ercole dal buen ritiro di Tiberio. Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare dei mitici Faraglioni, simbolo per antonomasia della bella Capri. Sembra che il nome “Faraglioni” tragga origine dalla parola greca “pharos” (faro). In epoca antica, per guidare la navigazione i nocchieri delle Poleis si orientavano utilizzando le alture della costa come punti di riferimento: mettevano sulle loro cime dei fuochi che restavano accesi durante la notte. In questo modo i timonieri evitavano di arenarsi o di andare a cozzare contro secche e rocce. E’ probabile, dunque, che gli stessi Faraglioni di Capri, vista l’enorme mole che li contraddistingue, abbiano assunto questo scopo nell’antichità segnalando i punti di passaggio ai timonieri che si addentravano nelle acque del Golfo. I Faraglioni rappresentano il marchio di Capri, l’isola più conosciuta al mondo. Il primo, attaccato alla costa, si chiama “Stella” e misura 109 metri di altezza. Quello di mezzo è ribattezzato “Faraglione di Mezzo”: è alto 81 metri ed è attraversato da una suggestiva galleria naturale lunga circa 60 metri. Quello più esterno si chiama “Scopolo” e misura 104 metri. Leggermente appartato, alle spalle degli altri tre, svetta un quarto faraglione, più piccolo ma molto più esteso. Sul “Monacone” il ritrovamento dei resti di una scala romana sulle sue balze che ha alimentato la leggenda che il “quarto faraglione” fosse stato adibito, nell’antichità, a monumento funerario per Masgaba, il mitico architetto africano che firmò alcune tra le più belle e prestigiose ville imperiali dell’isola.[charme-gallery] I Faraglioni hanno sempre stimolato la fantasia, a tal punto che lo stesso Virgilio li citò nell’Eneide legandoli al mito delle Sirene, le spaventose quanto affascinanti creature marine che con il loro canto ammaliavano gli equipaggi delle navi, facendoli naufragare. Se abitavano sotto i Faraglioni oppure nei vicini scogli di Punta Campanella, questo sta alla fantasia del lettore deciderlo. Perché trattandosi di grotte e scogliere sommerse nulla al mondo può aver impedito alle mitiche fanciulle dalla coda di pesce di nuotare fino alla vicina Penisola. Fino agli scogli di Punta Campanella, per capirci. Estrema propaggine della Costa di Sorrento, il luogo in cui, milioni di anni fa, la terra si spaccò in due, dividendo per sempre Capri dalla terraferma. E’ qui, su questi lembi estremi di roccia che i Normanni costruirono la loro torre di avvistamento più famosa. La rocca fu munita di campanella, da cui il nome dato alla “Punta” di Massa Lubrense. La guarnigione la suonava per dare l’allarme in caso di avvistamento dei vascelli moreschi. Capri e Sorrento non sono molto distanti da Napoli. E’ facile immaginarsi gli equipaggi ellenici doppiare Punta Campanella, magari fare tappa sul santuario di Ercole prima di drizzare la prua alla volta della nuova Polis che gli antichi vogliono colonizzata a partire da Megaride, probabilmente lo scoglio più famoso di Partenope.[charme-gallery] Secondo il geografo Strabone, questo lembo di roccia e terra fu occupato da una colonia proveniente da Rodi, tra il IX e l’VIII secolo a. C., che qui vi aprì un emporio commerciale. Secondo un antico mito, prima ancora della fondazione di Napoli, fu a Megaride che venne ad arenarsi il corpo senza vita della sirena Partenope morta d’amore dopo il rifiuto di Ulisse. Ed è su questo stesso scoglio che il patrizio romano Lucullo si fece edificare, quasi mille anni più tardi, la sua dimora più ricca e sfarzosa, gettando involontariamente le basi per le future fondamenta di Castel dell’Ovo, il maniero reso poi famoso dalla leggenda di Virgilio. Da uno scoglio all’altro, rimanendo lungo la stessa linea di costa verso i Campi Flegrei, ecco che spunta la “Pietra di Pozzuoli. Zona di bagni termali e di trachite, lo scoglio fu già utilizzato dai romani e poi lavorato, in periodo borbonico, dai detenuti del carcere di Nisida. La Pietraè ritenuta una sorta di anello di congiunzione tra le innumerevoli terme che da Bagnoli a Pozzuoli caratterizzavano il territorio flegreo e le ricche dimore della nobiltà dell’Urbe. Simbolo vivente di quella “Terra del Mito” che da secoli, ormai, tesse la sua trama d’incanto e fascino.</p>
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