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	<title>isolotto vivara Archivi - Charme</title>
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		<title>La città e il porto preistorico di Vivara rinascono in 3D</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 15:43:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel XVII secolo A.C., l&#8217;isolotto di Vivara, nel Golfo di Napoli, ospitava un articolato insediamento umano ed era uno dei porti di riferimento nella zona. E&#8217; quanto emerge dagli studi sugli scavi archeologici iniziati nel lontano 1975 dall&#8217;archeologo Massimiliano Marazzi, oggi alla guida del Centro Euromediterraneo per i Beni Culturali dell&#8217;Università Suor Orsola Benincasa di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel XVII secolo A.C., l&#8217;<a title="Miti di roccia nel mare di Ulisse (seconda parte)" href="http://www.charmenapoli.it/cultura/storia-leggende-napoletane-ricce-scogli-faraglioni-baia-ieranto-galli-rovigliano-nisida-vivara-vietri-gemelli-capo-orso-2/" target="_blank"><strong>isolotto di Vivara</strong></a>, nel Golfo di Napoli, ospitava un articolato insediamento umano ed era uno dei porti di riferimento nella zona. E&#8217; quanto emerge dagli studi sugli scavi archeologici iniziati nel lontano 1975 dall&#8217;archeologo <strong>Massimiliano Marazzi</strong>, oggi alla guida del Centro Euromediterraneo per i Beni Culturali dell&#8217;Università <a href="http://www.unisob.na.it/" target="_blank"><strong>Suor Orsola Benincasa</strong></a> di Napoli, e che, grazie alle moderne tecnologie, hanno portato gli studiosi a poter ricostruire al computer in 3D la civiltà che si sviluppò sull&#8217;isolotto che all&#8217;epoca era ancora un promontorio attaccato all&#8217;isola di <a title="Procida, l’isola dai cinque crateri" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/procida-isola-dai-cinque-crateri-e-isolotto/" target="_blank"><strong>Procida</strong></a>. Una ricerca, quella di Marrazzi e del suo team, molto difficile: l&#8217;idea, infatti, era quella di riportare alla luce uno dei siti preistorici più interessanti del bacino del Mediterraneo ma che ha dovuto fare i conti con la subsidenza dell&#8217;<a title="Nel Golfo di Napoli rocce abitate in mezzo al mare" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/golfo-napoli-isole-rocce-abitate-mezzo-al-mare/" target="_blank"><strong>isola</strong></a> che l&#8217;ha portata ad abbassarsi notevolmente: oggi molti degli insediamenti del passato si trovano infatti a 14 metri sotto il livello del mare. La svolta è arrivata con l&#8217;uso delle moderne tecniche di rilevazione subacquea tridimensionale, usati per la prima volta in Italia proprio a Napoli all&#8217;Università Suor Orsola Benincasa. Si è potuto così ricostruire l&#8217;intero insediamento capannicolo, che occupava all&#8217;origine tutta la superficie dell&#8217;isola e degradava in terrazzamenti articolati in scale, viottoli e grandi abitazioni a pianta rettangolare, giù fino al mare.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>&#8220;Su un pianoro naturale che domina la punta dell&#8217;Alaca &#8211; racconta Marazzi &#8211; sono venute alla luce le tracce più interessanti dell&#8217;abitato risalente al XVII secolo a.C. rappresentate dai resti di due grandi capanne (di circa 4 metri di larghezza e più di 8 metri di lunghezza) che hanno restituito gli arredi che accompagnavano la vita degli antichi vivaresi: decine di ciotole e grandi vasi per la conservazione di alimenti, le piastre fittili per cuocere, punte di freccia, lame e ceselli in pietra per la caccia e la lavorazione delle pelli, gli attrezzi per la filatura della lana&#8221;. Le nuove scoperte sono state portate a termine da Marrazzo e gli altri archeologi dell&#8217;Università Suor Orsola Benincasa, <strong>Germana Pecoraro</strong>,<strong> Loredana De Simone</strong> e <strong>Daniela Signoretti</strong>, con il pool di esperti di rilevazioni tecnologiche ed elaborazione dati coordinato da <strong>Leopoldo Repola</strong> e l&#8217;ausilio degli studenti dell&#8217;ateneo napoletano. Sono venute così alla luce anche le tracce degli scambi commerciali che rendevano Vivara uno dei porti più importanti dell&#8217;epoca: &#8220;Abbiamo scoperto &#8211; prosegue Marazzi &#8211; decine di frammenti di vasi torniti e decorati provenienti dalla Grecia micenea del XVII secolo a.C., l&#8217;epoca di quelle tombe a pozzo, ricche di ori e di armi, che furono scoperte alla fine dell&#8217;800 dall&#8217;archeologo dilettante tedesco Heinrich Schliemann. Desumiamo quindi che a Vivara giungeva dalle coste tirreniche centrali e forse anche dalla Sardegna quel minerale di rame che, assieme allo stagno, rappresentava il bene più importante per le civiltà dell&#8217;epoca, perché essenziale per la produzione di armi e strumenti in bronzo&#8221;. Le scoperte faranno parte di un nuovo spazio dell&#8217;area espositiva &#8220;Terra&#8221;, creato dal Suor Orsola in collaborazione con l&#8217;<a href="http://www.unina.it/home;jsessionid=F60581AC856315C5F60478AAEA82387C.node_publisher11" target="_blank"><strong>Università Federico II</strong></a> e il <a href="http://www.comune.procida.na.it/" target="_blank"><strong>Comune di Procida</strong></a>. L&#8217;intero progetto sarà presentato a Procida il 7 settembre in occasione del convegno dedicato al tema &#8220;Il progetto Terra e le prospettive di ricerca e collaborazione mediterranea nel settore dei Beni e del Turismo Culturali&#8221;.</p>
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