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	<title>storia della Magna Grecia Archivi - Charme</title>
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	<description>Tutto il bello e il buono di Napoli e della Campania</description>
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		<title>Al Museo Archeologico si cammina coi calzari ai piedi sui mosaici della Magna Grecia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 18:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Canova]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico]]></category>
		<category><![CDATA[storia della Magna Grecia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo oltre 20 anni, l&#8217;11 luglio scorso il Museo Archeologico di Napoli ha finalmente riaperto al pubblico in modo permanente l&#8217;area espositiva dedicata alla Magna Grecia. Chiusa dal 1996, la collezione rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale: oltre 400 opere testimoniano le caratteristiche insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso ed artistico nella Campania [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo oltre 20 anni, l&#8217;11 luglio scorso il <strong>Museo Archeologico di Napoli</strong> ha finalmente riaperto al pubblico in modo permanente l&#8217;area espositiva dedicata alla <strong>Magna Grecia</strong>. Chiusa dal 1996, la collezione rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale: oltre 400 opere testimoniano le caratteristiche insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso ed artistico nella Campania di epoca preromana. per ricchezza ed antichità del patrimonio archeologico. Tutti i reperti, dal Settecento ai primi decenni del Novecento furono convogliati nell’allora Real Museo Borbonico tramite acquisti e donazioni.</p>
<p>“Restituiamo al <strong>Museo Archeologico Nazionale</strong> <strong>di Napoli</strong> una parte fondamentale della sua identità &#8211; ha affermato il direttore <strong>Paolo Giulierini</strong> &#8211; la collezione Magna Grecia, tra le più ricche e celebri al mondo. Nelle sale del primo piano che ospitano il <a href="https://www.museoarcheologiconapoli.it/it/2019/07/collezione-magna-grecia-al-mann/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>percorso espositivo</strong></a>, &#8211; promette ancora Giulierini &#8211; un’esperienza unica attende il visitatore, che può  ‘passeggiare nella storia’, camminando, con le opportune precauzioni, sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Villa dei Papiri di Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, finalmente recuperati&#8221;. Al Mann sottolineano che la pavimentazione a mosaico delle sale che ospitano la collezione necessita di alcune precauzioni nella fruizione, tra cui l’utilizzo di apposite calzature (al costo di 1,50 euro) e l’ingresso regolamentato negli spazi espositivi.</p>
<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-29369 alignleft" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Elmo_di_tipo_corinzio-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Elmo_di_tipo_corinzio-217x300.jpg 217w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Elmo_di_tipo_corinzio-580x800.jpg 580w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Elmo_di_tipo_corinzio-304x420.jpg 304w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Elmo_di_tipo_corinzio.jpg 673w" sizes="(max-width: 217px) 100vw, 217px" />Ecco le regole per accedere alla sezione Magna Grecia<em>:<br />
</em></strong><em>&#8211; </em>Turni di ingresso di 40 persone ogni 20 minuti a partire dalle 9:00, fino a chiusura della sezione<br />
&#8211; Per accedere alla sezione è fatto obbligo a tutti di indossare gli appositi copri-scarpe distribuiti all’ingresso della sezione, al fine di tutelare la pavimentazione musiva originale.<br />
– A partire dal 22 Luglio 2019, si applica un costo di € 1,50 a persona (indipendentemente dalle agevolazioni previste sull’acquisto del biglietto di ingresso al museo) come contributo dovuto per la manutenzione e pulizia delle superfici musive<br />
– Il turno di ingresso è acquistabile presso la biglietteria del Mann al momento dell’acquisto del biglietto del museo o anche successivamente, a seconda della disponibilità residua<br />
– Il turno di ingresso alla sezione <em>Magna Grecia</em> è pre-acquistabile anche <em>on-line</em> sul sito <a href="http://www.museoarcheologiconapoli.it/">museoarcheologiconapoli.it</a> o telefonando allo 06 399 67 050<br />
– E’ possibile accedere alla sezione <em>Magna Grecia </em>una sola volta per turno di ingresso.<br />
– I copri-scarpe vanno lasciati all’uscita della sezione, nell’apposito contenitore.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-29366 alignright" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Cratere_volute_Ruvo-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Cratere_volute_Ruvo-229x300.jpg 229w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Cratere_volute_Ruvo-321x420.jpg 321w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Cratere_volute_Ruvo.jpg 567w" sizes="(max-width: 229px) 100vw, 229px" />Nel viaggio a ritroso nella storia, dall’VIII sec. a. C. sino alla conquista romana, è così ricostruito al Mann il  mosaico che definì l’identità culturale della Magna Grecia: si parte con alcune sepolture da Pithekoussai (Ischia) e Cuma (databili tra la seconda metà dell’VIII e gli inizi del VII sec. a. C.) per testimoniare le fasi più remote della “colonizzazione” greca del Sud Italia.</p>
<p>Tra i capolavori esposti spiccano la suggestiva e coloratissima opera d’arte del fregio in terracotta con lotta tra Eracle e il mostro marino Nereo e le Tavole di Eraclea.  Si tratta di una grandiosa iscrizione (rinvenuta nel 1732), che segnò una tappa fondamentale nella scoperta della Magna Grecia, affascinando il Settecento riformatore e illuminista per aver fissato nel bronzo il dettagliato resoconto dei lavori pubblici legati al riordino di alcuni terreni di proprietà religiosa.</p>
<p>Nella terza sala, si affronta il tema del significato ideologico del banchetto. È ricostruito, così, un convivio tra VI e V sec. a.C.: i vasi attici figurati riflettono un rituale consolidato per cui ogni recipiente (crateri, anfore, coppe, vasellame in bronzo) assumeva una funzione specifica.</p>
<p>Tra i maggiori acquisti che il governo borbonico riuscì ad assicurare al Museo, spiccano le coppie di frontali e pettorali per cavalli, provenienti da una sepoltura ruvestina di un cavaliere di rango principesco, così come i due crateri a mascheroni apuli dall’Ipogeo del Vaso di Dario di Canosa, vasi colossali la cui unica funzione doveva essere quella di costosissimi status symbol.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-29367 alignleft" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Tomba_danzatrici_Ruvo-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Tomba_danzatrici_Ruvo-300x221.jpg 300w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Tomba_danzatrici_Ruvo-80x60.jpg 80w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Tomba_danzatrici_Ruvo-696x513.jpg 696w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Tomba_danzatrici_Ruvo-570x420.jpg 570w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/07/Tomba_danzatrici_Ruvo.jpg 731w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Raffinate testimonianze della moda del tempo sono le oreficerie esposte: collane, bracciali, orecchini e altri gioielli documentano così i preziosi ornamenti indossati per ostentare la propria appartenenza sociale. In questa stessa sala, si trova lo straordinario Cratere di Altamura (metà IV sec. a.C.), uno dei più monumentali vasi apuli pervenuti dall’antichità. L’opera, recentemente restaurata dallo staff del <strong>Getty Museum</strong>, è decorata da una rara ed emblematica raffigurazione del mondo degli Inferi con la dimora di Ade e Persefone, insieme a numerosi personaggi mitologici legati all’aldilà.</p>
<p>Tra le opere inserite nel percorso espositivo del Museo Archeologico, è da ricordare l’Hydria Vivenzio, uno dei vasi più celebri che il mondo antico abbia restituito. Acquistata nel 1818 per l’allora incredibile cifra di 10.000 ducati (una quantità d’oro corrispondente a circa 170.000 euro), l’opera è attribuita al Pittore di Kleophrades (490-480 a.C.). Sulla spalla del vaso si succedono in circolo scene della presa di Troia (tra cui lo stupro di Cassandra e la sanguinosa morte di Priamo), capaci di affascinare i moderni per il contrasto tra l’armonia compositiva e la violenza nella resa dei dettagli.</p>
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		<title>L’olio extravergine che fa bene pure al malocchio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Gradogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 17:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prodotti tipici]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Colonna portante della dieta mediterranea, l’olio d’oliva affonda le sue radici nella storia della Magna Grecia. Furono i primi colonizzatori dell’Italia meridionale a portare la coltivazione dell’ulivo nella Campania Felix. E fu un successo straordinario, al punto che l’oro verde diventò il prodotto principe degli antichi romani, che lo producevano sia per l’alimentazione che come unguento per la cura del corpo, oltre ad usarlo per riti propiziatori e religiosi. Oggi la Campania può, a ben diritto, essere considerata il regno dell’olio d’oliva, con più qualità di extravergine che si fregiano dell’indicazione dop. In alcune zone, in particolare nel Cilento e nella Costiera sorrentina, esistono piante autoctone che hanno dato vita a specie locali, uniche al mondo. Un vero tesoro regionale che si contraddistingue per caratteristiche ben precise. Innanzitutto il colore, che assume toni che dal verde sfumano nel giallo paglierino. E poi il profumo, sempre un po’ fruttato. Unico è anche il sapore, che al palato lascia una sensazione di amaro, più o meno piccante a seconda della zona di produzione. Storia, tradizione e genuinità fanno dell’oro verde qualcosa che va ben al di là del semplice prodotto da commerciare. La lavorazione delle olive avviene attraverso una fitta rete di frantoi (circa 700, di cui oltre 400 nella sola provincia di Salerno), la cui gestione è tramandata di padre in figlio.[charme-gallery] E far “nascere” un extravergine è quasi una “religione”, un rito che si compie esclusivamente attraverso un procedimento meccanico che non modifica in alcun modo le caratteristiche dell’oliva. Tra i “dop” della Campania vanno segnalati quello del Cilento, delle Colline Salernitane, della Penisola Sorrentina e quello del Sannio. Ma molte altre qualità di cui è ricca la Campania sono in attesa di vedersi assegnare l’ambito riconoscimento. Ma la tradizione e la cultura scorrono insieme anche all’esoterismo in quello che è considerato il vero sovrano della dieta mediterranea. Se da tempo è appurato che l’olio extravergine d’oliva fa miracoli in tavola, in pochi sanno che c’è anche chi lo usa per rituali propiziatori contro il malocchio. Un’antica cerimonia, fin dalla notte dei tempi, viene effettuata durante le festività di Natale per “salvare” gli uomini colpiti da fatture maligne. Alla maga basta versare un po’ d’olio, ovviamente extravergine, in un piatto sistemato davanti al  presunto “posseduto”, e a seconda di come si distribuisce è in grado di capire se l’uomo sia vittima o meno del malocchio. Il rito può essere eseguito solo tre volte e la maga chiamata a leggere nell’olio non può per alcun motivo chiedere soldi in cambio.</p>
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