Lo sguardo nobile e maestoso sulla piazza

30 gennaio, 2014 alle 14:22
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Monumentale. Imponente. Maestosa. Fa da cornice alla magica atmosfera che si può respirare attraversando piazza Trieste e Trento fino a piazza del Plebiscito. Ma ancora, ricercata e preziosa nelle decorazioni interne, altezzosa nella facciata esterna. Dopo numerosi ammodernamenti e ristrutturazioni, gli interventi di molte mani hanno contribuito a renderla, oggi, una delle più belle chiese di Napoli. La chiesa di San Ferdinando, dalla sua posizione un po’ obliqua, sembra voler abbracciare la piazza e gettare lo sguardo oltre, verso l’imponente colonnato di piazza del Plebiscito e – perché no? – oltrepassare il borgo di Santa Lucia fino all’azzurro mare di Partenope. Molto di più di una chiesa, quella di San Ferdinando è sintesi e teatro di innumerevoli artisti che, con il loro talento, l’hanno resa un vero e proprio gioiello. Ma, allo stesso tempo, ha saputo essere anche la chiesa della gente comune, voluta dai nobili e aperta al popolo dei fedeli che, dai Quartieri Spagnoli, scendevano a pregare per affidare al Signore le proprie richieste. Eretta dai padri Gesuiti, che nel 1622 la commissionarono a Giovan Giacomo di Conforto, fu inizialmente e intitolata al padre gesuita San Francesco Saverio. [charme-gallery]Soltanto con il successivo ampliamento a cura di Cosimo Fanzago e con l’intervento dei cavalieri costantiniani, fu dedicata alla memoria di re Ferdinando IV. Una chiesa dal nome imponente, con il nome di un intero quartiere, un nome che racchiude in sé il più singolare significato di storia. Una chiesa che a Napoli è conosciuta come quella dei nobili Borbone e degli artisti. Il profumo di questa storia si sente anche solo varcandone la soglia: una porta che si chiude sulla piazza e si apre al silenzio e alla sacralità di un luogo in cui è impossibile non emozionarsi. Un solo istante e ci si perde nelle suggestive atmosfere suggerite dalle decorazioni della navata e del soffitto, che rispecchiano tutto il gusto manierista-barocco del Conforto. I colori scuri degli archi mettono ancora di più in evidenza la luminosità della cupola centrale. Giochi di luce, di ombre, di chiaroscuro, in cui il visitatore si immerge percorrendo la croce latina, con una navata centrale e cappelle laterali che custodiscono numerose opere d’arte prestigiose. Il Maldarelli, Paolo De Matteis, il Sarnelli, lo Spagnoletto: questo il calibro degli artisti che hanno impreziosito la chiesa di San Ferdinando. Non solo pittori, ma anche maestri della scultura hanno lavorato alle meravigliose statue che oggi si possono ammirare.[charme-gallery] Si tratta di Domenico Antonio Vaccaro, autore del “David e Mosè” e di Cesare Fracanzano che ha scolpito la “Concezione”. Il suo antico splendore è vivo ancora oggi. La chiesa di piazza Trieste e Trento è l’attuale sede dell’arciconfraternita di San Ferdinando di Palazzo di Nostra Signora dei Sette Dolori, fondata nel 1522. Un sodalizio al quale, anticamente, presero parte i più grandi nobili, napoletani e non. E, considerata l’atmosfera, non appare difficile immaginare i giorni in cui la chiesa era frequentata da Carlo di Borbone piuttosto che da Umberto II. Aneddoti, curiosità, leggende. Nulla sembra toccare la chiesa di San Ferdinando. L’unica curiosità riguarda le sepolture: pare infatti che ci fosse un decreto reale che ne sanciva l’assoluto divieto all’interno. Una sola l’eccezione, nel corso degli anni, ovvero quella della splendida tomba monumentale di Lucia Migliaccio Partanno di Floridia – la donna a cui fu donata la splendida villa Floridiana al Vomero e che divenne poi moglie di Ferdinando I – seppellita nel neoclassico monumento funebre opera di Tito Angelini. La misteriosa donna ancora oggi riposa nel transetto sinistro della chiesa.

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