Il magma racconta la storia

8 gennaio, 2015 alle 12:04
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Un dedalo di stradine si inerpica sui fianchi del monte Somma. Strette come torrenti, cingono vecchie sentinelle di pietra: case e palazzi addossati l’uno all’altro, nell’abbraccio comune di archi e basolati di roccia lavica. Custodiscono il ricordo dei secoli: scolpiti nei terrapieni della cortina muraria che, da quasi seicento anni, vigila sui destini del Casamale. L’anima della Somma moderna. Storia viva. Impressa sul magma pietrificato che colora vicoli e mura di grigio scuro. Il colore della terra di fuoco. Si racconta che la parte vecchia del borgo fosse presente già ai tempi del Ducato di Napoli, quando l’impronta urbana del villaggio era ancora nota con il nome latino di Castrum. Le cronache narrano che il nome Casamale derivi da quello della nobile famiglia dei Causamala che proprio qui, quasi mille anni fa, aveva le sue proprietà. Il nome, infatti, compare per la prima volta in un atto di locazione datato 1011. Oggi il centro antico di Somma Vesuviana è lì a ricordarci il Medioevo e gli anni della dominazione Aragonese. Furono i nuovi reali venuti dalla Spagna, infatti, una volta stabilitisi sul trono di Napoli, a potenziare il Casamale, trasformandolo in un vero e proprio baluardo da contrapporre a quanti volessero marciare sulla capitale dal fianco orientale. L’attuale configurazione del borgo si deve a Ferrante I d’Aragona che, valutando la rilevanza strategica della rocca vesuviana, ordinò il completo rifacimento delle mura. Era il 1467. Da quella data, la cittadina fu sottratta al dominio dei signori feudali della zona e posta direttamente sotto il controllo della corona. Oggi, della cinta muraria aragonese, ancora visibile lungo tutto il tracciato, si è persa la parte superiore, composta da merli e camminamenti di legno. Restano tuttavia i possenti contrafforti e gli alti torrioni a ricordare l’imponenza del perimetro. [charme-gallery]Contrafforti che circondano un vero e proprio tesoro architettonico compreso (unico caso di agglomerato urbano) nel perimetro del parco nazionale del Vesuvio. Qui, al riparo delle mura, gioiello tra i gioielli, incastonato in un intreccio di stradine dal sapore antico, sorge la Chiesa della Collegiata, nucleo centrale del Casamale, da cui si sviluppa un impianto fatto di vicoli e archi in piperno, con i tetti delle case che quasi si toccano impedendo alla luce del sole di filtrare attraverso gli edifici. Si tratta del convento dei Padri Emeritani di Sant’Agostino, dal 1595 insignito del titolo di Collegiata, con il nuovo nome di Santa Maria Maggiore (o della Neve). Di originario impianto romanico, il complesso fu danneggiato dalla pioggia di cenere e lapilli dell’eruzione del 1631 e successivamente rimaneggiato in stile barocco. Proprio alle spalle della Collegiata sorge una piccola cripta in cui è conservato e venerato il corpo mummificato di un sacerdote morto nel corso del ’700 e di cui non si conosce l’identità. Non c’è solo la chiesa della Neve, tuttavia a rendere preziosa l’anima di Somma. Il Casamale, infatti, racchiude tra le sue mura conventi e palazzi dell’aristocrazia, tra cui palazzo Colletta-Orsini con il suo ricco portale, palazzo Basadonna, il Monastero della Monache Carmelitane e palazzo Secondulfo. Proprio a monte del borgo spicca, poi, il profilo massiccio del castello d’Alagno, un tempo fiore all’occhiello del sistema difensivo del Casamale. Si tratta di un’abitazione fortificata, realizzata per volontà di Lucrezia d’Alagno, amante del re Alfonso I d’Aragona, probabilmente sulle rovine di un fortilizio longobardo. La rocca, detta anche di Totò, è appartenuta negli anni scorsi al principe della risata, Antonio de Curtis. Ogni quattro anni, ai primi di agosto, il Casamale si anima ospitando un’antica festa religiosa particolarmente suggestiva. E’ la festa delle Lucerne, dedicata a Santa Maria della Neve. Le stradine del centro vengono agghindate con un complesso apparato di luci e fuochi in cui spiccano lucerne di terracotta ad olio montate su telai di legno, ma anche zucche, festoni, cordoni di felci e pupazzi che illuminano, in un fantasmagorico gioco di colori, l’antico villaggio, creando penombre e chiaroscuri dagli straordinari effetti magici. In questo modo il Casamale scivola, a poco a poco, in un’atmosfera di misteriosa sacralità. Un modo a dir poco singolare di ricordare la storia senza tempo di uno degli angoli più suggestivi e ricchi di fascino della provincia vesuviana.

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