Fantastici sentieri tra rocce, onde e panorami

20 luglio, 2015 alle 15:13
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Arco-naturale-Santa-Croce

Scale mobili dell’antichità, rampe d’accesso per la battigia: sono i sentieri scavati nella roccia, varchi d’accesso privilegiati per spiagge paradisiache e conche da mille e una notte. Li modellarono greci ed etruschi, osci e romani, costruendo ripide scalinate e tortuose stradine sui pendii della Terra Felix per collegare i luoghi di approdo con i nuovi insediamenti. Testimonianze di storia viva. Ma anche solido spauracchio, nel corso dei secoli, per quanti, provenienti dal mare con intenti pirateschi, da lì dovevano muovere per assalire e depredare i villaggi arroccati sulle colline.

Nei secoli hanno assunto nomi suggestivi, ognuno dei quali ne rivela l’origine e l’importanza: Sentiero degli Dei, Via Krupp, Sentiero dei Fortini, Scala Fenicia, Passeggiate Migliera. Non c’è un angolo di Campania, non uno spicchio di costa, che non ne annoveri uno. Dai borghi del Cilento fino al fiume Garigliano, passando per le Scalinate di Napoli, le passeggiate del mare sono una costante rigogliosa della lussureggiante terra di Virgilio. Ed oggi come un tempo, svelano scorci di paradiso più unici che rari. Lì, a due passi da borghi e piazzette, limoneti e limpidi fiumiciattoli. Anche solo elencare i più famosi sarebbe opera ardua. Proviamo quindi, almeno in questa sede, a descrivere i più gettonati su mappe e carte turistiche dei tesori paesaggistici della Costa dei Sogni e dell’isola Azzurra.

Partiamo, dunque, dalla discesa al Fiordo di Crapolla, meravigliosa insenatura incastonata fra la spiaggetta di Recommone e Punta Taschiero, nel cuore dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. I più allenati e volenterosi potranno scegliere di visitare la baia impegnando un ripido tragitto che si snoda per quasi 5 chilometri dal centro di Torca, frazione di Massa Lubrense (da un dislivello di circa 375 metri), fino alla sottostante spiaggetta. Attraverso un fitto dedalo di vicoletti, la discesa plana, a poco a poco, in mezzo a piante di mirto e lentisco fino a quando, giunti in prossimità del rivo Larito e del bivio con via Cafariello, si tramuta in un vero e proprio sentiero in terra battuta. Poi, percorsi pochi passi, ecco spalancarsi un’antica scalinata di circa 800 gradini, numerati con maioliche di ceramiche: il colpo d’occhio, a quest’altezza, è davvero strabiliante, lo spettacolo incantevole. La scalinata lambisce una piccola spianata su cui si erge la cappella dedita a San Pietro. Secondo la tradizione, fu questo il posto in cui si fermò l’apostolo proveniente dalla Palestina. Dalla cappella ha inizio, quindi, l’ultimo tratto in discesa, che conduce alla pittoresca Marina di Crapolla.

Parlando della “Terra delle Sirene”, come non citare il sentiero che di questa terra è figlio? Stiamo parlando del cosiddetto “Sentiero degli Dei”, il suggestivo percorso di bellezza divina che si snoda tra la Costiera Amalfitana e la Penisola Sorrentina.

In realtà, c’è molta confusione sulla reale “definizione” del tracciato. Spesso, infatti, si tende a chiamare Sentiero degli Dei anche il percorso che dal borgo vicano di Santa Maria di Castello conduce a Bomerano, frazione di Agerola, dividendo questo sentiero, che viene definito “Alto”, da quello cosiddetto “Basso” che da Bomerano conduce a Nocelle, frazione di Positano. Cultori ed esperti di storia locale tendono a identificare come “Sentiero degli Dei” soltanto il tratto “Basso” di questo tragitto, quello cioè che va dalla piazzetta di Bomerano fino all’abitato di Nocelle e la cui presenza è testimoniata da carte e documenti risalenti addirittura al XVII secolo.

La bellezza panoramica offerta da questo lungo sentiero è unica al mondo. Proviamo a percorrerlo. Partendo da Bomerano si giunge fino alla cosiddetta “Grotta Biscotto” dove, oltre alla particolare conformazione geologica della roccia, sarà possibile ammirare secolari case rupestri incastrate nella montagna. Da qui, imboccando un viottolo ben tracciato e passando a fianco alla roccia detta “il Pinnacolo”  si arriverà alla località Colle La Serra con un incantevole scenario a picco sulla Penisola. Proseguendo si arriva all’incrocio col sentiero proveniente da Praiano dove, chi lo vorrà, potrà visitare il convento di San Domenico. Oppure inerpicarsi fino al minuscolo e caratteristico borgo di Nocelle da dove Positano è raggiungibile in mezz’ora di cammino.

Da una vera e propria costola del Sentiero degli Dei si stacca il percorso che conduce alla Baia di Ieranto, uno degli angoli di costa più belli in assoluto dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, con vista sui Faraglioni di Capri. Il termine Jeranto sembra derivare dal greco “jerax” che significa rapace, nome attribuito a questo promontorio, con molta probabilità, dagli antichi coloni ellenici che qui approdarono per primi, come testimoniato da recenti ritrovamenti archeologici, innalzando un tempio alla dea Atena (cui poi i romani sovrapposero quello dedicato a Minerva). I greci pensarono a “jerax” per la conformazione del colle che, visto dall’alto, ricordava, appunto, le forme di un rapace con le ali spiegate.

Il percorso per la baia si snoda lungo i fianchi di Monte San Costanzo, partendo dal borgo di Nerano, frazione di Massa Lubrense, e offrendo, lungo via Jeranto, una splendida vista sulla linea di costa della sottostante Marina del Cantone e naturalmente sui non distanti isolotti de “Li Galli”. Arrivati al bivio di Mont’Alto si potrà scegliere di visitare la torre di guardia e la famosa Punta Penna, oppure se imboccare direttamente la rampa che immette alla sottostante spiaggetta di Jeranto.

La discesa verso il mare si sviluppa, infatti, lungo una vecchia scalinata che un tempo conduceva a una cava estrattiva. Passata all’Ilva nel 1918 e ristrutturata nel 1925, la cava cessò definitivamente la sua attività nel 1952. Nel 1986 fu donata al Fondo Ambiente Italiano (Fai). Di recente restaurata, la cava rappresenta oggi una rara testimonianza di archeologia industriale incastonata in un angolo di paradiso terrestre.

E ora spostiamoci dai pendii della Costa delle Sirene a quelli della Costa di Amalfi. Benvenuti a Furore, piccolo borgo in provincia di Salerno conosciuto in tutto il mondo per il suo celebre Fiordo. Chiariamo subito. A dispetto del nome con il quale è comunemente conosciuto, più che di fiordo vero e proprio, si tratta, in realtà, di una piccola insenatura posta immediatamente allo sbocco di un ripido vallone. Il Fiordo di Furore è scavalcato da un ponte sospeso alto 30 metri, dal quale, ogni estate, si svolge una tappa del Campionato Mondiale di Tuffi dalle Grandi Altezze. Una strada per arrivarci è il percorso della “Volpe Pescatrice”. Si tratta di una lunga e stretta scalinata che si snoda dal piazzale del Carmine, in prossimità della chiesa di Sant’Elia, fino alla baia sottostante. La passeggiata si sviluppa tra casupole e palazzotti immersi nel verde rigoglioso della macchia mediterranea di Amalfi, seguendo l’antico tragitto del “contadino-pescatore”. Alla fine del sentiero di pietra, dopo aver oltrepassato l’antica costruzione del Palazzo dei Maccaronari, una “scalinatella” conduce a un gruppo di case che costituiscono il cuore del borgo dei pescatori all’interno del Fiordo.[charme-gallery]

E da Furore passiamo ora alle non distanti spiagge di Ravello ed Amalfi, tutte accomunate dal fatto che, per raggiungerle, bisogna percorrere una ripida scalinata. E’ questo il caso della spiaggia di Castiglione, frazione marina di Ravello. Una vera gemma incastonata nella roccia, circondata, sui tre lati, da un’alta scogliera. La caletta è collegata alla sovrastante Strada Statale attraverso una ripida scalinata di 186 gradini, che si apre poco prima del bivio per Ravello. Particolarità che accomuna Castiglione alle spiagge amalfitane di Conca dei Marini, Duoglio e Santacroce, tutte raggiungibili grazie a sinuose e suggestive scalinatelle che si spalancano direttamente dai muretti dell’Amalfitana.

Dalla Costa dei Sogni trasferiamoci ora a Capri, perla del Golfo e meta di re e teste coronate fin dai tempi dell’antica Roma per la bellezza e la limpidezza del suo mare cristallino. Anche l’Isola Azzurra, in fatto di passeggiate marine, è molto ben messa. Nonostante l’esiguità del suo territorio, infatti, sulle balze dello scoglio di Tiberio possono essere individuati almeno quattro suggestivi percorsi che collegano la terra con il mare.

Il primo e più famoso è senz’altro rappresentato da Via Krupp, una delle strade più famose di tutta l’isola. E’ lungo poco più di un chilometro e 300 metri e collega il Centro Storico di Capri con la zona balneare di Marina Piccola. Via Krupp fu fatta costruire dal magnate tedesco dell’acciaio Friedrich Alfred Krupp, il quale, abitando in una suite dell’hotel Quisisana e non riuscendo a raggiungere con facilità Marina Piccola, dove teneva ormeggiato lo yacht, pensò bene di comprare l’intera area compresa fra la Certosa di San Giacomo e il Castiglione e di proporre al sindaco l’idea di ricavarvi la strada che oggi porta il suo nome. Il progetto, finanziato in parte anche con soldi messi a disposizione dallo stesso industriale, fu ultimato nel 1902. Nel 1918, con la Germania in guerra contro l’Italia, l’amministrazione comunale caprese decise di intitolare la strada “via d’Augusto”, per non ricordare il nome tedesco del tracciato (Krupp costruiva pur sempre cannoni!). Negli anni Sessanta, tuttavia, la via è tornata al suo nome originario. Il serpentone panoramico, che si vuole ricavato da un antico sentiero scavato da fra’ Felice, un monaco portoghese che abitava nella certosa di San Giacomo, prevede una serie di balze e terrazzamenti a picco sul mare che si sviluppano in un sistema di tornanti e curvoni. Il percorso fu ricavato nella roccia caprese che è di natura calcarea e dunque particolarmente friabile. Un fatto, questo, che ha reso la strada esposta al pericolo di caduta massi. Per questo motivo Via Krupp ha conosciuto frequenti periodi di chiusura, talvolta anche per numerosi anni.

Capri offre anche un’altra famosa passeggiata: il Sentiero dei Fortini, una delle più spettacolari in assoluto di tutta l’isola. Il percorso costeggia il mare anacaprese dalla Grotta Azzurra fino al Faro di Punta Carena, e corre tra cornici di roccia, plastici promontori e baie profonde. Deve il suo nome al fatto che, lungo il cammino, si incrociano tre fortini che un tempo servivano per la difesa dell’isola: Orrico, Pino e Mesola. I “bunker” furono costruiti dagli inglesi nel 1806 e successivamente ampliati dai francesi dopo la presa di Capri, in epoca napoleonica, il 4 ottobre 1808. A più di duecento anni di distanza, sono ancora lì, muta testimonianza di un’epoca fatta di guerre, conquiste e riconquiste.

Trovandoci a Capri, come non parlare della “Scalinata Fenicia”? Si tratta di una lunga e ripida gradinata di pietra che unisce il centro abitato di Capri con quello di Anacapri. È composta da 921 scalini, ed è lunga 1,7 chilometri. A dispetto del nome, fu probabilmente realizzata dai coloni greci per collegare i due insediamenti fondati sull’isola ai tempi della colonizzazione. Fino al 1877, la Scalinata Fenicia ha rappresentato l’unica via di accesso ad Anacapri. Restaurata di recente, è stata inserita in tutti gli itinerari paesaggistici dell’Isola Azzurra: termina in prossimità della villa San Michele di Axel Munthe, anch’essa una tappa obbligata di tutti i tour organizzati. Restiamo ancora ad Anacapri per andare alla scoperta di un’altra passeggiata, quella della Migliera. Stiamo parlando di una delle zone più panoramiche di tutta l’isola. Si tratta di un’antica strada che un tempo collegava il centro di Anacapri con il non distante Belvedere del Tuono. Il tracciato si snoda da Piazza Vittoria e da qui, attraverso il vicoletto Caposcuro, costeggiando la stazione della Seggiovia per il Monte Solaro, si estende fino a Via Migliera snodandosi tra vigne cariche d’uva, limoneti, villette, campi coltivati e anche un “parco filosofico” dove regnano il silenzio e madre natura. La passeggiata si conclude al Belvedere dove lo sguardo può spaziare su un orizzonte da mille e una notte che abbraccia tutto il Faro di Punta Carena e i Faraglioni. Cartoline dell’Eden caprese.

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