Sorrento, così ammalia la Sirena della Costiera

15 gennaio, 2013 alle 20:36
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L’amore questa volta non c’entra: forse in pochi sanno che “Torna a Surriento”, una delle più celebri canzoni napoletane, è in realtà dedicata a un uomo. A un politico, in particolare. Accadde esattamente 110 anni fa, nel mese di settembre del 1902: Giuseppe Zanardelli, allora presidente del Consiglio dei ministri, si era recato in visita ufficiale nella città della Costiera. In quegli anni Sorrento non era ancora la perla del Golfo oggi conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. All’opposto, il borgo delle sirene, sprovvisto di un ufficio postale, costellato di case diroccate e strade sconnesse, era carente in fatto di infrastrutture e servizi. Il premier alloggiò nell’albergo in cui lavorava come pittore e affreschista l’artista napoletano Giambattista De Curtis. Costui, a sua volta innamoratissimo di Sorrento, per invogliare il presidente a fare qualcosa e al più presto per la sua amata città, insieme al fratello musicista Ernesto, decise, anche su preghiera dell’allora sindaco Guglielmo Tramontano, di dedicargli questa canzone il cui testo, a quanto pare, era però già stato scritto alcuni anni prima (nel 1894 per la precisione). “Torna a Surriento” fu dunque eseguita alla presenza di Zanardelli per esortare il politico originario di Brescia a ritornare nella terra delle Sirene a ricostruzione avvenuta e quindi a godersi le bellezze di Sorrento. Da allora il pezzo, che nel corso degli anni è stato eseguito da big del calibro di Luciano Pavarotti ed Elvis Presley, è diventato uno dei brani in dialetto napoletano più famosi al mondo. Il celebre ritornello intonato appositamente per Zanardelli non smise di richiamare turisti e viaggiatori, invogliandoli a tornare tra i vicoli della città che diede i natali al poeta Torquato Tasso. [charme-gallery]Sono secoli, d’altronde, che Sorrento affascina viaggiatori e viandanti rapendoli con il fascino delle sue stradine, la prelibatezza di piatti ricchi e saporiti, la struggente bellezza di acque terse e cristalline e litorali da mille e una notte. E poi: non era ai piedi del suo colle, nelle grotte bagnate dalle onde, che alloggiavano le mitiche sirene che invano tentarono di ammaliare Ulisse? Tappa obbligatoria del Gran Tour italiano delle aristocrazie europee, meta prediletta di poeti e scrittori, le descrizioni lasciate da viaggiatori del calibro di Goethe e Swinburne, Ibsen, Nietzsche e Norman Douglas, hanno contribuito, nel corso dei secoli, ad alimentare la fama di questa perla del Tirreno, rendendola uno dei gioielli più ricercati e luccicanti della Campania Felix. Dal Giappone agli Stati Uniti, passando per il Vecchio Continente fino ad approdare in Australia, non c’è posto al mondo in cui il suo nome sia sconosciuto. Il fascino di questa terra, quello della sua gente, la dolcezza del clima e la meraviglia del suo paesaggio, unite all’ottima qualità alberghiera e dei servizi, hanno reso la culla delle sirene una delle mete più ambite del turismo planetario. Siente, sie’ sti sciure arance/Nu profumo accussi fino/Dinto ‘o core se ne va… (Senti, senti questi fiori d’arancio/un profumo così delicato/Dentro al cuore se ne va…)” recita una delle strofe del capolavoro dei De Curtis. E sembra quasi di assaporare il verde degli ulivi, l’arancio vivo degli agrumeti e gli aromi che si sprigionano dai lussureggianti limoneti che costellano le balze di questa terra incantata. Che bella Sorrento, con le sue spiagge, i dirupi a picco sul mare, le antiche mura, il Centro storico e le botteghe dell’arte, in primis quelle dell’intarsio e della ceramica. Che bella la perla della Costiera, romantica e deliziosa al tempo stesso. Paradiso di turisti, luogo ideale in cui innamorarsi e lasciarsi cullare dal più magico dei sogni. Raccontano che le origini di questo borgo siano antiche proprio quanto il mito delle omeriche creature che qui, nelle grotte di Punta Campanella, erano solite tendere tranelli ai naviganti. Il nome stesso, “Surrentum”, sarebbe legato al ricordo delle terribili ancelle del mare. [charme-gallery]E parlando del mare, dei tesori che “tene ’nfunno” (tiene in fondo), come non menzionare le baie e le insenature della costa? Ciottolose, ghiaiose, sabbiose e con scogli piatti, se ne trovano anche di ben attrezzate, come quella che sorge all’interno del pittoresco borgo di Marina Grande. Straordinaria anche quella di Marina Piccola, la più centrale dell’abitato, situata a pochi passi dal Centro storico. E i ruderi della Regina Giovanna, uno dei pochi esempi al mondo di scogliera costellata di rovine archeologiche da cui è possibile tuffarsi direttamente in mare. Chi invece ama coniugare relax e raffinatezza può optare per un giro sui sempre più ricercati ed eleganti gozzi, vanto degli abili maestri d’ascia sorrentini. Mentre chi soffre il mal di mare e preferisce itinerari su terraferma può inoltrarsi a piedi tra le caratteristiche stradine del Centro storico, lasciandosi tentare da vetrine accattivanti che alternano “mise” all’ultimo grido, ceramiche, articoli vintage e prodotti tipici del luogo. Tra le chicche: abiti, lenzuola, cuscini e tovaglie con pizzi, ricami e merletti, lavorati ancora come un tempo, ma anche straordinarie delizie al limone, dolcissimi e prelibati liquori alle erbe come il celebre limoncello. Il tutto senza dimenticare gli straordinari primi piatti a base di scialatielli ai frutti di mare e gnocchi alla sorrentina: autentiche perle della cucina “made in Sorrento”. Altra meraviglia e altro motivo per “tornare a Surriento”, mobili, carillon e scatole realizzati minuziosamente a mano seguendo l’antica tecnica dell’intarsio ligneo, che mette insieme, con risultati sorprendenti, pezzi sottilissimi di legno di colori e provenienza diversi.

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