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	<title>Nartea teatro Corradino di Svevia Archivi - Charme</title>
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	<description>Tutto il bello e il buono di Napoli e della Campania</description>
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		<title>Napoli, in piazza Mercato rivive il mito di Corradino</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 11:06:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un viaggio teatralizzato nei luoghi di <strong>Corradino di Svevia</strong>, ultimo imperatore del Sacro Romano Impero<span style="color: #545454;">. Decapitato in <a title="Quando il campanile del Carmine va a fuoco" href="http://www.charmenapoli.it/cultura/lo-spettacolo-incendio-campanile-del-carmine-piazza-mercato-visitare-napoli/" target="_blank"><strong>piazza Mercato</strong></a> a Napoli il 29 ottobre del 1268. E&#8217; quello organizzato dall&#8217;<a href="http://www.nartea.com" target="_blank"><strong>Associazione Culturale NarteA</strong></a> a distanza di 745 anni dalla morte del &#8220;fiore purpureo di Svevia&#8221;. Appuntamento per la giornata di domenica, 26 ottobre, all&#8217;ombra della <strong>Chiesa di Sant&#8217;Eligio</strong> dove </span>NarteA porterà in scena il “mito romantico” di un re morto troppo giovane. Alle ore 10.30 in punto riflettori accesi per “<a href="http://www.nartea.com/component/content/article/34-notizie/574-svevi2014.html" target="_blank"><strong>L’ultimo degli Svevi</strong></a>”, un’appassionante visita guidata teatralizzata dalla Chiesa di Sant&#8217;Eligio fino alla <a title="Tra storia e tradizione, il campanile del Carmine va a fuoco" href="http://www.charmenapoli.it/news/incendio-campanile-chiesa-del-carmine-napoli/" target="_blank"><strong>Basilica del Carmine</strong></a> che alternerà storia, cultura e aneddoti sul passaggio del Regno di Napoli dagli Svevi al casato Angioino, ripercorrendo i luoghi emblematici della fine della dominazione imperiale e dell’ultimo erede di Corrado V di Hohenstaufen.</p>
<p>Ma ora facciamo un salto indietro di oltre sette secoli. La storia racconta che all&#8217;alba del 29 ottobre 1268, nel luogo in cui oggi sorge la Chiesa di Sant&#8217;Eligio, a pochi passi dalla chiesa di <strong>Santa Croce al Mercato</strong>, fu eretto un patibolo dove, di lì a poco, dopo essere stato imprigionato e sottoposto ad un processo farsa, fu decapitato, a soli 16 anni, l&#8217;ultimo discendente di Federico II di Svevia: Corrado V di Hohenstaufen, chiamato, per la sua esile e giovane figura, &#8220;Corradino&#8221;. Con la sua morte finì un casato, ma il sacrificio del giovane rampollo della famiglia Sveva costò a <strong>Carlo d&#8217;Angiò</strong> l&#8217;odio dell&#8217;intera popolazione napoletana. Ma che ci faceva Corradino a Napoli in quegli anni? E perché gli Angiò lo vollero morto? E&#8217; presto detto.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>Nel 1266, alla tenera età di quattordici anni, Corradino fu chiamato in Italia dalla fazione ghibellina che ancora sperava sull&#8217;intervento degli Svevi per liberarsi degli Angiò che proprio in quei mesi, grazie alla vittoria di Carlo d&#8217;Angiò, fratello del re di Francia, sullo svevo Manfredi di Sicilia, figlio naturale di Federico II (sconfitto e ucciso in battaglia, a Benevento), si era praticamente impossessato del Regno di Napoli. Accolto con favore, Corradino entrò a Roma trionfalmente, ponendo le premesse per una facile vittoria nel Meridione a discapito della dinastia transalpina. Fu allora che Carlo d&#8217;Angiò, abbandonato l&#8217;assedio della colonia musulmana di Lucera, intrapreso per onorare una promessa fatta al Pontefice, si mise in marcia per intercettare al più presto l&#8217;esercito tedesco. Dopo le prime scaramucce, i due comandanti accettarono di misurarsi in uno scontro campale che avvenne alle soglie del Regno di Napoli, in località Scurcola, nei pressi di <strong>Tagliacozzo</strong>, in Abruzzo (oggi in provincia dell&#8217;Aquila), il 23 agosto del 1268. L&#8217;esito della battaglia si mantenne a lungo incerto, finché gli Angioini riuscirono ad avere la meglio sfruttando la forza della loro cavalleria. Per gli Svevi fu la rotta totale. E la battaglia si trasformò in un orribile massacro: i caduti, tra le fila ghibelline, si contarono a migliaia. In molti furono torturati e poi bruciati vivi dopo essersi arresi.</p>
<p>In un primo momento Corradino riuscì a sottrarsi alla cattura, iniziando una rocambolesca quanto umiliante fuga nella campagna, ospite di gente che probabilmente neppure lo conosceva. Alla fine, raggiunta con i suoi compagni <strong>Torre Astura</strong>, località del basso litorale laziale nei pressi di Nettuno, tentò di prendere il mare, probabilmente diretto verso la fedelissima Pisa. Ma qui fu tradito, secondo la leggenda, da <strong>Giovanni Frangipane</strong>, signore di quei luoghi, antico ghibellino e amico dell’Imperatore Federico II, che lo fece consegnare alle milizie di Carlo d&#8217;Angiò. Condotto a Napoli in catene, Corradino fu incarcerato a <a title="Sentinelle di pietra a guardia della città" href="http://www.charmenapoli.it/storia/castelli-di-napoli-sentinelle-di-pietra-guardia-della-citta/" target="_blank"><strong>Castel dell&#8217;Ovo</strong></a>, processato sommariamente con l&#8217;accusa di alto tradimento e infine condannato a morte.</p>
<p>La tradizione racconta che fu decapitato il 29 ottobre del 1268 alla presenza di una folla indignata ed in tumulto per il dispregio tenuto anche dei trattamenti e dei diritti garantiti ad un prigioniero di sangue reale: un infame assassinio, più che un crimine politico. Il frate e storico minorita beneventano <strong>Isidoro Cozzi</strong> riferisce come, una volta salito sul patibolo, il ragazzo disperatamente singhiozzasse: &#8220;<em>Oh madre, oh madre mia, qual notizia avete a sentire</em>&#8220;, avendo cura con grande dignità più del dolore materno che della sua stessa infelice sorte. Storia e leggenda si intrecciano nel riferire che, prima di appoggiare la testa sul ceppo, egli abbracciasse con uno sguardo la piazza e poi, sfilatosi un guanto, lo lanciasse sulla folla: un aperto invito a vendicarlo; un’ardimentosa e provocatoria sfida agli usurpatori; una sollecitazione alla continuità dinastica.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>Ebbene, su questo e su altri aspetti della tragica avventuradi Corradino si baserà il percorso teatralizzato messo in scena dagli artisti dell&#8217;associazion NarteA. Un percorso che narrerà della dominazione Sveva, dell&#8217;importanza politica ed economica che rivestiva Napoli nel Medioevo attraverso le parole di una guida turistica, alternandosi alla “spettacolarizzazione” dell’evento culturale con l’interpretazione degli attori professionisti <strong>Marianita Carfora</strong>, <strong>Antimo Casertano</strong> e <strong>Sergio Del Prete</strong>. L’itinerario partirà dalla Chiesa di Sant&#8217;Eligio con il suo famoso orologio e continuerà per piazza Mercato fino a giungere nello splendido chiostro della Basilica del Carmine dove tuttora riposano i <a title="Monumenti da sonno eterno" href="http://www.charmenapoli.it/cultura/tombe-illustri-napoletani-monumenti-da-sonno-eterno/" target="_blank"><strong>resti</strong> </a>del &#8220;fiore purpureo di Svevia&#8221;.</p>
<p><strong>“L’ultimo degli Svevi”</strong><br />
<a href="http://www.nartea.com" target="_blank"><strong>Associazione Culturale NarteA</strong></a><br />
Domenica 26 ottobre 2014, ore 10.30<br />
Chiesa Sant&#8217;Eligio, piazza Mercato &#8211; Napoli<br />
Prenotazione obbligatoria, posti limitati.<br />
Info: 339.7020849 &#8211; 334.6227785<br />
Quota di partecipazione: € 10,00 a persona</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.charmenapoli.it/cultura/napoli-piazza-mercato-rivive-il-mito-di-corradino/">Napoli, in piazza Mercato rivive il mito di Corradino</a> proviene da <a href="https://www.charmenapoli.it">Charme</a>.</p>
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