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	<title>storia di napoli Archivi - Charme</title>
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	<description>Tutto il bello e il buono di Napoli e della Campania</description>
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		<title>Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore: una visita sotto terra per scoprire la storia di Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 12:41:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Negli Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore &#8220;è racchiuso il Dna di Napoli” disse il maestro Riccardo Muti. Nel “grazioso e bel tempio”, Boccaccio incontrò per la prima volta Fiammetta e vi soggiornò anche Petrarca. Tre epoche sovrapposte e condensate in un unico luogo da scoprire scendendo nella Napoli sotto terra. La Neapolis Sotterrata offre un viaggio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Negli Scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore &#8220;è racchiuso il Dna di Napoli” disse il maestro Riccardo Muti. Nel “grazioso e bel tempio”, Boccaccio incontrò per la prima volta Fiammetta e vi soggiornò anche Petrarca. Tre epoche sovrapposte e condensate in un unico luogo da scoprire scendendo nella Napoli sotto terra. La Neapolis Sotterrata offre un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta delle origini della storia di Napoli.</h4>
<p>Pittori, architetti, scultori e archeologi hanno scritto pagine d’incanto sulla <strong>basilica</strong> e gli <strong>scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore</strong>. Perché è qui, nel ventre stesso della <strong>Napoli sotto terra</strong>, che le due anime della città di Virgilio e San Gennaro si fondono dando vita a un amalgama di rara bellezza. “<em>E’ un monumento libro. Nel complesso di San Lorenzo Maggiore si può leggere a chiare lettere la storia di Napoli. Qui è racchiuso il Dna di Napoli</em>&#8221; ebbe a dire, prima di un concerto, il maestro <strong>Riccardo Muti</strong>. E mai frase fu più indicata di questa per identificare il “<em>grazioso e bel tempio</em>”, come lo definì <strong>Boccaccio</strong> che proprio in quella chiesa, nel 1334, incontrò per la prima volta <strong>Fiammetta</strong> e dove, pochi anni più tardi, soggiornò anche <strong>Petrarca</strong>.</p>
<p>Il complesso monumentale di <strong>piazza San Gaetano</strong>, che ogni anno attira migliaia di visitatori e che ospita importanti eventi, rappresenta una sorta di “trait d’union”, un raro esempio di continuità di vita e testimonianza della plurisecolare <strong>storia di Napoli</strong>. L’area archeologica, una Napoli da visitare sotto terra,  è tra i più interessanti siti archeologici presente nel centro storico partenopeo. Gli <strong>scavi</strong> <strong>di San Lorenzo Maggiore </strong>si trovano al di sotto della <strong>Basilica di San Lorenzo Maggiore</strong>, tra le più antiche di Napoli. L’invaso irregolare di piazza San Gaetano è ciò che resta di un più vasto spazio aperto corrispondente al centro civile e religioso della città antica: quest&#8217;area è stata infatti da sempre riconosciuta come il Foro di età romana, coincidente a sua volta con l’agorà della città greca.</p>
<figure id="attachment_27431" aria-describedby="caption-attachment-27431" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/01/Neapolis-Sotterrata_Scavi-di-San-Lorenzo-Maggiore-Napoli_-ricostruzione.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-27431" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/01/Neapolis-Sotterrata_Scavi-di-San-Lorenzo-Maggiore-Napoli_-ricostruzione-300x300.jpg" alt="Scavi di San Lorenzo Maggiore La Neapolis Sotterrata: ricostruzione dell'antico Foro di Neapolis" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27431" class="wp-caption-text">Scavi di San Lorenzo Maggiore La Neapolis Sotterrata: ricostruzione dell&#8217;antico Foro di Neapolis</figcaption></figure>
<p>Sopra, in bella mostra, svetta la duecentesca chiesa fondata da <strong>Carlo d&#8217;Angiò</strong>. Sotto terra, ciò che resta di un antico <strong>insediamento greco-romano</strong>. In mezzo, quasi a fare da simbolico “spartiacque”, i ruderi di un edificio risalente al periodo della <strong>dominazione normanna</strong>. Tre epoche sovrapposte e condensate in un unico, prezioso scrigno stratificato, da scoprire dall’alto verso il basso, calandosi dentro.</p>
<p>La storia di Napoli sotto terra che mostrano gli <strong>scavi archeologici di</strong> <strong>San Lorenzo Maggiore</strong> comincia in prossimità del settecentesco chiostro della basilica, dove è possibile ammirare i ruderi dell&#8217;antico <strong>Macellum romano</strong>. La struttura era organizzata a terrazzamenti che si adattavano al terreno e presenta, al centro, un colonnato circolare (tholos).</p>
<p>Imboccando una scala moderna, dal chiostro si può accedere direttamente nella <strong>Neapolis sotterrata, </strong>ovvero agli <strong>scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore.</strong> E’ qui, scendendo di 7,8 metri, che ci si imbatte in quello che un tempo era l’antico <strong>Foro di Neapolis</strong> e dove insistono strutture di un vecchio mercato risalenti al<strong> IV secolo a.C.</strong> ed altre stratificazioni con reperti di età imperiale.</p>
<p>Il percorso si sviluppa lungo una stradina (cardine) sulla quale si affacciano nove botteghe costituite ciascuna da due ambienti. In origine forse ospitavano uffici pubblici, tra cui probabilmente l’<strong>Aerarium</strong>, dov’era custodito il tesoro cittadino. Poi, con la decadenza dell’Impero, si trasformarono in piccoli opifici quali forni e lavanderie.</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/_Ek0Y_iNQL0?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>Alla fine della stradina, sulla destra, ecco spalancarsi un <strong>criptoportico</strong> (il <strong>mercato coperto</strong>): l’area è divisa in piccoli edifici. Si tratta di negozietti dotati di banconi in muratura che venivano utilizzati per l’esposizione delle mercanzie. La parte terminale del “portico” è collegata a un grande ambiente a volta in cui è visibile un’opera idraulica di epoca tardo-ellenistica: serviva a incanalare il flusso delle acque piovane. Poco più in là, immediatamente a ridosso di una vasca, ecco profilarsi un altro complesso: è costituito da tre grandi stanze comunicanti, con tanto di pavimento a mosaico e impluvium nel vano centrale. E’ probabile si trattasse di una <strong>schola</strong>, vale a dire di un edificio destinato alle riunioni delle associazioni religiose o commerciali. In questo settore si notano anche alcuni rifacimenti di paramenti murari di età tardo antica e medioevale.</p>
<p>Gli<strong> scavi archeologici di San Lorenzo Maggiore</strong> furono iniziati a partire dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Più volte interrotti e poi ripresi, grazie ai finanziamenti dell’Unione europea, i lavori si conclusero nel maggio 2009 e hanno dato la possibilità di scoprire la <strong>storia di Napoli sotto terra</strong>. Molti degli oggetti e dei reperti recuperati durante gli scavi sono oggi in mostra nell&#8217;attiguo <strong>Museo dell’Opera</strong> realizzato nella torre campanaria della basilica, anch’esso da visitare con attenzione. Per chi vuole, il complesso offre gratuitamente una<strong> <a href="http://www.charmenapoli.it/arte/una-app-san-lorenzo-maggiore-neapolis-sotterrata/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">app da scaricare</a></strong>, un moderno strumento di fruizione per un tour virtuale. Un servizio che stimola l’interesse dei visitatori e che si inserisce nel contesto dell’arte smart.</p>
<p>La<strong> Basilica di San Lorenzo</strong> fu la prima chiesa ad essere ricostruita secondo l’inconfondibile stile gotico francese, introdotto dagli architetti e dalle maestranze a seguito di Carlo I. La pianta attuale della Basilica, costruita secondo le esigenze dello spirito francescano, si presenta con una sola grande navata centrale, Abside e 23 cappelle laterali. L’Abside, tra le più audaci e di concezione gotica che si trovi in Italia, ha uno spazio che si sviluppa secondo lo stile gotico francese. Tra le cappelle, vi è quella dedicata alla Madonna degli Angeli, con affreschi realizzati nel 1333-1334 da Antonio Cavarretto, discepolo si Giotto, dedicati alla vita della Vergine. Il Transetto invece presenta al suo centro l’altare maggiore in marmo, eseguito nel 1500 dallo scultore Giovanni Merliano da Nola, ponendo al centro dello stesso la statua di San Lorenzo, il martire a cui è dedicata la chiesa, a destra San Francesco ed a Sinistra Sant’Antonio. Sotto la statua di San Lorenzo è scolpito, con fine realismo, il suo martirio. Sotto San Francesco il miracolo del lupo di Gubbio ammansito, e sotto Sant’Antonio il miracolo dei pesci che ascoltano la sua parola.</p>
<p><strong><u>INFO PER VISITARE GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DI SAN LORENZO MAGGIORE &#8211; LA NEAPOLIS SOTTERRATA<br />
</u></strong><strong>Complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore<br />
</strong>Piazza San Gaetano, 316 &#8211; 80134  Napoli<br />
BIGLIETTI SCAVI:<br />
Ordinario: € 9,00 &#8211; € 7,00 Artecard, docenti, universitari e over 65 &#8211; € 6,00 under 18 &#8211; € 4 gruppi scolastici.<br />
ORARI SCAVI: tutti i giorni 9:30 &#8211; 17:30.<br />
INFO SCAVI: Tel. 081.211.08.60 &#8211; 389.540.40.71<br />
<a href="http://www.laneapolissotterrata.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.laneapolissotterrata.it<br />
</a><a href="http://www.sanlorenzomaggiorenapoli.it">www.sanlorenzomaggiorenapoli.it</a></p>
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		<title>Castel Nuovo, il Maschio di pietra guardiano di Napoli</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/storia/castelli-napoli-castel-nuovo-maschio-angioino-di-pietra-guardiano-di-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Gradogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2013 12:41:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fatti d’arme, assedi e fortilizi. Roccaforti di pietra, dimore reali, come il Maschio Angioino. E chi visita Napoli, non può mancare di ammirarlo. La storia di Napoli e quella dei suoi castelli parte da lontano. Fin da quando gli antichi sovrani di Partenope scelsero di albergare qui, ai piedi del Vesuvio. E fortificarono la città scelta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">Fatti d’arme, assedi e fortilizi. Roccaforti di pietra, dimore reali, come il <strong>Maschio Angioino</strong>. E chi visita Napoli, non può mancare di ammirarlo. La <strong>storia di Napoli</strong> e quella dei suoi <a href="http://www.charmenapoli.it/storia/castelli-di-napoli-sentinelle-di-pietra-guardia-della-citta/" target="_blank">castelli</a> parte da lontano. Fin da quando gli antichi sovrani di Partenope scelsero di albergare qui, ai piedi del <strong>Vesuvio</strong>. E fortificarono la città scelta come capitale del Regno con un solido sistema difensivo le cui fondamenta poggiavano sui resti di ville e caposaldi dell’antica Roma. A partire da <strong>Castel dell’Ovo</strong>, edificata sulle fondamenta di un’antica dimora patrizia. Fino alla più celebre delle rocche napoletane: il <strong>Maschio Angioino</strong>. “<em>Castrum Novum</em>”, come lo chiamarono in origine i sovrani di casa <strong>d’Angiò</strong>, per distinguerlo dai più antichi castelli dell’Ovo e Capuano, è immenso. Meraviglioso. Più di un maniero. Una vera e propria cittadella fortificata dove un tempo accadevano eventi straordinari: dallo storico <strong>rifiuto di un Pontefice</strong>, alla immediata acclamazione del suo successore, dalla sparizione di prigionieri, ad opera di un mostruoso <strong>coccodrillo</strong>, che si voleva fosse tenuto nascosto nella rada del maniero dalla <strong>regina Giovanna</strong>, all’uccisione di amanti popolani da parte della lussuriosa sovrana che li precipitava, attraverso una botola, nella misteriosa <strong>Fossa del Miglio</strong>.[charme-gallery]</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Castel Nuovo</strong>, popolarmente indicato come <strong>Maschio Angioino</strong>, rappresenta oggi uno dei simboli riconosciuti di Napoli nel mondo, visto che gran parte della storia partenopea si intreccia con le vicende della fortezza. Edificato nel 1279 per volere di <strong>Carlo I d’Angiò</strong>, fu residenza reale della casata transalpina e sede di una corte dall’intensa attività politica e culturale.</p>
<p style="text-align: left;">Nel 1294 la <strong>Sala Maiordella</strong> della rocca fu lo scenario prima di un gran rifiuto &#8211; per dirla alla Dante &#8211; quando il 13 dicembre <strong>papa Celestino V</strong> abdicò al soglio pontificio. Poi della celebrazione di un nuovo pontefice: <strong>Bonifacio VIII.</strong> Anche gli <strong>Aragonesi</strong>, successori degli Angioini, fecero del “Maschio” la sede politica e culturale della loro potenza. Anzi, i nuovi re di Napoli presero possesso del regno proprio con la conquista della fortezza, celebrata con il maestoso <strong>arco trionfale in marmo</strong> che ne incorona l’ingresso, e nelle cui volte si rievoca, in un gioco di bassorilievi e sculture, il momento in cui <strong>Alfonso il Magnanimo</strong> (il 12 giugno del 1442) riuscì a espugnare il castello.</p>
<p style="text-align: left;">Nella “<strong>sala dei Baroni</strong>”, nel 1486, si svolse l’epilogo della famosa <strong>congiura dei baroni</strong>, ordita contro <strong>re Ferdinando I</strong>, figlio di Alfonso, da numerosi nobili del Regno, capitanati da <strong>Antonello II di Sanseverino</strong>, principe di Salerno, e da <strong>Francesco Coppola</strong>, conte di Sarno. Subodorato l’inganno, il sovrano li invitò tutti nella sala col pretesto di siglare la pace con un banchetto di nozze. I baroni accorsero in massa, ma il re, dopo aver ordinato ai suoi soldati di sbarrare le porte della sala, li fece arrestare tutti, condannando poi molti di loro, fra cui Coppola e i figli, alla pena capitale.[charme-gallery]</p>
<p style="text-align: left;">Castel Nuovo, nel corso della sua plurisecolare storia, è stato utilizzato più volte come residenza per ospitare personaggi famosi recatisi in viaggio a Napoli, ospiti della corte reale oppure in visita ufficiale alla città. Tra questi si annoverano personalità del calibro di<strong> Giovanni Boccaccio</strong>, <strong>Giotto</strong> (che lasciò tracce della sua presenza nel ciclo pittorico, in gran parte oggi perduto, della Cappella Palatina) e <strong>Francesco Petrarca</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Smessa da tempo la funzione di “centrale operativa”, attualmente il Maschio Angioino, con le sue possenti torri, viene destinato a un uso culturale ed è, tra l’altro, sede del <strong>Museo Civico di Castelnuovo</strong>. L’itinerario museale si articola tra la <strong>Sala dell’Armeria</strong>, la <strong>Cappella Palatina</strong> (detta anche di Santa Barbara), il primo ed il secondo piano della cortina meridionale a cui vanno aggiunte la Sala Carlo V el a Sala della Loggia destinate ad ospitare mostre ed iniziative culturali.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1372" target="_blank"><strong>Museo Civico di Castel Nuovo (Maschio Angioino)</strong></a><br />
Piazza Municipio  &#8211; Napoli<br />
orari: dal lunedì al sabato 9.00 &#8211; 19.00<br />
ticket: euro 5.00 da 18 a 60 anni, gratuito per gli altri[charme-gallery]</p>
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		<title>Da Santa Chiara a piazza Calenda, viaggio tra i tesori di Spaccanapoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Gradogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 12:49:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come una ferita aperta nel cuore di Napoli. Neanche l’avesse disegnata un gigante, scavandone il solco con il pollice dall’alto della collina di San Martino. Ci sarà pure un motivo se quella strada così lunga e sottile viene chiamata “Spaccanapoli”. Vista dall’alto, sembra una cicatrice: divide la città in due parti, seguendo l’antico percorso del Decumano Inferiore, il tracciato che un tempo correva più vicino al mare. Incamminarsi lungo questo tratto di arteria equivale a fare un salto indietro nel tempo. Perché “Spaccanapoli”, museo a cielo aperto, è la storia di Napoli. La via costeggia la parte più bassa della città antica, quella che sorge a ridosso di corso Umberto. Un pezzo di Napoli che ai tempi della polis greca era posto al di fuori dell’inespugnabile cinta muraria i cui resti possono essere ammirati ancora oggi nei grossi blocchi di tufo esposti in piazza Calenda. Toccò agli Angioini, nel corso del XIV secolo, integrare la parte esterna del borgo con il resto della capitale, facendone, a poco a poco, il “centro” del Regno. Grazie all’opera dei re francesi e a quella dei loro successori, i rioni attraversati dal reticolato dei Decumani videro ben presto fiorire i primi capolavori artistici: chiese, monumenti, palazzi. Uno dei più importanti svetta in Piazza del Gesù Nuovo. Si tratta del complesso monumentale di Santa Chiara. Edificata su un preesistente edificio termale romano, la “cittadella francescana” comprende, insieme alla basilica (in cui riposano i re d’Angiò), il Museo dell’Opera, l’Area Archeologica, il Chiostro Maiolicato e la settecentesca Sala del Presepe.[charme-gallery] Se i seguaci del Poverello d’Assisi hanno trovato casa qui, non si può dire diversamente dei frati domenicani che a un tiro di schioppo da Piazza del Gesù hanno fondato il loro centro più importante: San Domenico Maggiore. Sorta tra il 1283 e il 1324 per volontà di Carlo d’Angiò, la chiesa fu sede degli studi teologici dell’Università, ed ospitò, tra gli altri, San Tommaso d’Aquino e il filosofo Giordano Bruno. Del complesso fa parte la chiesa di Sant’Angelo a Morfisa, risalente al X secolo, con il suo elegante portale quattrocentesco. A poche decine di metri da piazza San Domenico, nell’omonima piazzetta dell’antico quartiere egiziano, si trova la chiesa di Sant’Angelo a Nilo. Fu costruita nel 1385 per volere del cardinale Rinaldo Brancaccio come cappella di famiglia. La tomba dello stesso porporato, scolpita da Donatello e Michelozzo, è il suo pezzo più pregiato. Poco più a valle, affacciata su via Duomo, si trova la chiesa sconsacrata di San Severo al Pendino, oggi di proprietà del Comune. L’edificio, costruito nel 1575 sull’antica chiesa (con ospedale) di Santa Maria a Selice, è un vero e proprio trionfo dell’architettura del Cinquecento, di cui ne ricalca stile e forme. Parlando di San Severo non si può non volgere lo sguardo alla vicina chiesa paleocristiana di San Giorgio Maggiore, posta in pratica a pochi metri di distanza dalla struttura del Pendino. Originariamente dedicata a San Severo, di cui nel X secolo furono venerate le reliquie, la chiesa fu successivamente intitolata a San Giorgio, già oggetto di culto in una delle sue cappelle. E oggetto di una particolare forma di devozione, nel corso dei secoli, è stata anche la Real Casa dell’Annunziata, luogo simbolo della Napoli che fu. Il complesso, con la caratteristica chiesa sotterranea di Vanvitelli (il Succorpo), fu concepito a partire dal XIV secolo come centro per l’assistenza dei bimbi abbandonati. E’ qui, nel monumentale cortile della Casa, che si trova la famosa “ruota” lignea, specie di tamburo girevole di forma cilindrica in cui venivano deposti i piccoli. La ruota non è stata più utilizzata a partire dal 22 giugno del 1875.</p>
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		<title>La Sirena rifiutata ammaliò Napoli</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/storia/leggende-storia-la-sirena-partenope-rifiutata-ammalio-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Gradogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 16:50:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la sirena Partenope si arenò sull’isolotto di Megaride, oramai priva di vita, mai avrebbe immaginato che su quel lussureggiante scoglio ubicato a poche decine di metri dal leggendario fiume Sebeto, sarebbe sorta, quasi mille anni più tardi, una delle dimore più ricche dell’impero romano: la villa di Lucio Licino Lucullo. Né poteva sapere, la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la sirena Partenope si arenò sull’isolotto di Megaride, oramai priva di vita, mai avrebbe immaginato che su quel lussureggiante scoglio ubicato a poche decine di metri dal leggendario fiume Sebeto, sarebbe sorta, quasi mille anni più tardi, una delle dimore più ricche dell’impero romano: la villa di Lucio Licino Lucullo. Né poteva sapere, la sfortunata creatura del mare, che proprio sulle fondamenta di quella sfarzosa dimora, sarebbe stato edificato, un paio di secoli dopo, uno dei simboli della città del Vesuvio: Castel dell’Ovo, passato alla storia come il maniero di Virgilio, mago, poeta e taumaturgo. Storico protettore della città negli anni del Medioevo.<br />
Il filo che unisce l’ex capitale del Regno delle Due Sicilie ai fatti e alle leggende dell’antichità è più forte di quello che si pensi. D’altronde è il nome stesso di “Napoli” che richiama a trascorsi millenari. Napoli, appunto, dal greco Neapolis: nuova polis. Nuova città stato, sull’esempio di quelle che i coloni dell’Ellade andavano costruendo lungo le coste del Tirreno. Sì perché, al di là del racconto mitologico, la storia stessa di Napoli rimanda a episodi ed eventi che sembrano perdersi nella notte dei secoli, ma di cui resta traccia e testimonianza nei numerosi reperti archeologici riportati alla luce nel corso degli anni.<br />
Partenope, appunto. Che in greco antico significa “vergine”. Secondo la mitologia era una delle sirene che tentarono, invano, di incantare Ulisse con il loro canto. Accadde quando la nave dell’eroe omerico incrociò lo specchio d’acqua posto a metà strada tra Positano e la baia di Ieranto. Il prode nocchiero seppe resistere. E Partenope, disperata per il rifiuto, scelse di precipitarsi in mare togliendosi la vita.[charme-gallery]<br />
Il suo corpo, trasportato dalle correnti, finì malinconicamente sugli scogli di Megaride. E qui venne trovato, con gli occhi chiusi nel bianco del viso e i lunghi capelli che ondeggiavano nell’acqua. La struggente sirena fu composta in un grandioso sepolcro che studiosi e archeologi, nel corso dei secoli, hanno creduto di localizzare ora sulla collina di Sant’Aniello a Caponapoli, ora sotto le fondamenta della chiesa di Santa Lucia. Oppure proprio lì, sull’isolotto di Megaride, magari sotto le mura di Castel dell’Ovo. In breve tempo la straordinaria creature si trasformò nella protettrice del luogo, onorata con sacrifici e fiaccolate. Antesignana di Virgilio prima e di San Gennaro poi. Venerata dal popolo, che scelse di dare il suo nome al villaggio di pescatori che sorgeva lungo la costa.<br />
Secondo una versione un po’ meno leggendaria, Partenope sarebbe realmente esistita. E sarebbe stata, in realtà, la bellissima figlia di un condottiero greco partito alla volta della costa campana, per fondarvi una colonia. E poi perita in mare, durante un naufragio.<br />
Vera o falsa che sia la storia delle sue origini, Napoli rimane, ancora oggi, una delle più antiche e misteriose città al mondo. Quasi sospesa tra mito e realtà. Se quella di Partenope sembra avere, infatti, tutte le caratteristiche della più classica delle favole, corrisponde a verità che le tracce del primo insediamento napoletano risalgano al IX secolo a.C., quando sull’isolotto di Megharis, sì proprio l’ultima dimora della sfortunata sirena, sbarcarono i primi coloni giunti dalla vicina Cuma. Furono loro a gettare le basi della futura città estendendosi, a poco a poco nell’entroterra. Fino a stabilirsi in uno dei luoghi più belli e incantati di tutta Napoli: la collina di Posillipo. Il suo nome deriva dal greco Pausilypon che letteralmente significa “tregua dal pericolo” o “che fa cessare il dolore”, denominazione legata al panorama mozzafiato che si godeva anche 2.500 anni fa da questa straordinario braccio di terra proteso sul mare. Ancora oggi sul promontorio che scaccia gli affanni sono presenti i resti di antiche rovine di epoca romana, posti a due passi dalla rive nonché in prossimità del capo che delimitala Baia di Napoli.<br />
Per quasi cinque secoli, la città rimase un centro della Magna Grecia le cui testimonianze sono ancora oggi ben visibili Poi, con lo scoppio delle guerre sannitiche, passò sotto la dominazione romana, senza tuttavia perdere l’impronta ellenistica che l’aveva fin lì caratterizzata.[charme-gallery] Almeno fino al II secolo d.C., la lingua ufficiale parlata dai partenopei fu quella greca. Così come la mappa urbana della città, tuttora di chiara impronta ellenistica con le sue lunghe e strette strade che si intersecano ad angolo retto. Basta dare un’occhiata al Centro antico per rendersene conto: gli antichi Decumani, con la magìa intatta e universale di Spaccanapoli, sono lì a richiamare alla mente l’originario reticolato urbano di Neapolis che i romani ereditarono dagli architetti greci, senza stravolgerlo. Così come la cinta muraria, sulla cui solidità si fantasticò parecchio all’epoca delle guerre puniche. Si racconta che Annibale stesso, all’apice della sua potenza, fu costretto a battere in ritirata di fronte alla potenza del perimetro difensivo. I resti di quelle mura imponenti sono ancora oggi visibili in piazza Bellini, piazza Cavour e piazza Calende, mentre traccia del successivo impianto di epoca romana è presente in vico Santa Maria Vertecoeli, quasi inglobato tra alcuni edifici moderni.<br />
Le testimonianze della Napoli grecoromana non si limitano, ovviamente, ai mattoni delle antiche mura. Il Duomo di Napoli, per esempio, uno dei monumenti più celebri della città, conserva, al suo interno, la basilica paleocristiana di S. Restituta, divenuta oggi Cappella del Duomo. La chiesa fu fatta costruire dall’imperatore Costantino sulle fondamenta dell’antico tempio romano di Apollo. E resti della Napoli greca-romana possono essere gustati anche in piazzetta Nilo ai Decumani, centro, durante l’Impero Romano, del quartiere egiziano, di cui è testimonianza,la Statuadel Nilo nella piazzetta chiamata “Largo Corpo di Napoli”.Basta percorrere poche centinaia di metri ed eccoci arrivati in piazza San Gaetano, un tempo cuore pulsante di Partenope. Qui, nei secoli di Neapolis sorgevano l’Agora, l’Odeon e il tempio dei Dioscuri, dedicato ad una delle divinità pagane più importanti della città. Di quella struttura sacra oggi non rimane  raccia, tranne le due colonne del pronao e i frammenti di alcune iscrizioni di epoca romana inseriti nella facciata della chiesa di San Paolo Maggiore. Il resto è finito sotto terra. Cancellato dai detriti delle alluvioni e dalla cenere eruttata dal Vesuvio. [charme-gallery]Quello della stratificazione, è un fenomeno tipicamente napoletano, provocato dalle numerose eruzioni del vulcano e dalle frequenti piene che, nel corso dei secoli, hanno via via interrato buona parte del tessuto urbano del capoluogo campano. Corsi d’acqua compresi. Tranne, infatti, per i reperti archeologici che ancora possono essere ammirati nella zona di San Giorgio ai Mannesi (un vasto complesso termale), all’Anticaglia, così chiamata per la presenza dei ruderi di quello che si ritiene essere stato il teatro di Nerone, ai Ponti Rossi, dove ancora corre l’acquedotto romano o alla piazzetta della Pietrasanta dove, sulla base rettangolare del campanile si vedono i frammenti di alcuni fregi provenienti, quasi sicuramente, da templi pagani, i reperti della Napoli antica sono sprofondati sotto terra. Persi nelle viscere della città. Sepolti da cumuli e cumuli di cenere, lapilli e detriti. E possono essere visti solo calandosi in un suggestivo viaggio alla scoperta dei percorsi della Napoli sotterranea, tra vecchi pozzi, stretti cunicoli e capienti cisterne. Un autentico spaccato della Napoli che fu, in cui ancora sembrano riecheggiare le grida dei mercanti e dei venditori ambulanti. Atmosfere da fiaba, degne di essere vissute. Fino in fondo. Come nel più bello dei viaggi a ritroso nel tempo.</p>
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