La danza del fiore da 30 quintali

17 giugno, 2013 alle 12:45
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Ai gigli s’abbina l’immagine della prima comunione. A meno che sulla carta d’identità, alla voce “residenza”, non ci sia scritto Nola. In quel caso, il discorso è completamente diverso, perché il nome della pianta bulbosa ricorre ogni anno, in occasione della festa a essa intitolata. Di “Feste dei gigli” in Italia ve ne sono diverse, ma quella sicuramente più conosciuta e popolare è legata proprio alla cittadina di Nola, in provincia di Napoli. Luogo dal folklore radicato e pronto a nutrirsi ogni anno di linfa nuova, Nola ha dato asilo a molti nomi che hanno fatto la storia dell’uomo: da Giordano Bruno all’imperatore Ottaviano Augusto, che qui volle morire, nella casa che appartenne ai suoi avi (14 a.C.). Ma colui che diede inconsapevolmente origine alla tradizionale festa è San Paolino (Ponzo Meropio Paolino, 353-431 d.C.) che qui fu vescovo e a cui fu attribuita anche l’invenzione delle campane (chiamate Nolae o Campanae). La Festa dei Gigli di Nola ha origine il 26 giugno di un imprecisato anno del quinto secolo, in occasione del ritorno di San Paolino dall’Africa dove aveva donato tutti i suoi averi come riscatto degli ostaggi presi dai banditi e dopo aver offerto la sua persona in cambio dell’ultima preda dei malfattori, il figlio di una vedova. Al ritorno trovò ad accoglierlo, sulla spiaggia di Oplontis (oggi Torre Annunziata), l’intero popolo nolano con in testa i gonfaloni delle corporazioni dei mestieri. In segno d’omaggio, la gente portava tra le mani i gigli raccolti nelle campagne. Già l’anno seguente, per celebrare l’eroico gesto del Santo, si ripetè l’avvenimento e col trascorrere del tempo i gigli trovarono casa prima su legni, poi su cataletti (barelle per il trasporto delle bara) e ancora in cima a torri lignee così alte che, intorno al XVII secolo, il vescovo fu costretto a celebrare la benedizione in piazza, dato che il duomo non era alto abbastanza per contenerle. [charme-gallery]Oggi le torri in legno, otto per l’esattezza, svettano fino a 30 metri, sono rivestite di cartapesta “d’autore” – che riproduce temi storici, religiosi o anche di attualità – e portano l’appellativo dei mestieri: Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Barca (sulla quale “salgono” San Paolino e “o’ Turco” che accompagnò il Santo in patria), Beccaio, Calzolaio, Fabbro, Sarto. Il “ballo” dei gigli si celebra il 22 giugno, se domenica, o la domenica successiva. Ma il punto di forza della Festa dei Gigli, è proprio il caso di dirlo, è la “paranza”. No, non la danza di cui parla Daniele Silvestri nel suo famoso e omonimo pezzo sanremese, ma ben 200 baldi giovani pronti a farsi venire la gobba pur di avere l’onore di portare a spalla, in giro per la città, le pesantissime torri (30 quintali circa). Il compito di “dirigere l’orchestra” è affidato al “capoparanza”, nominato dal “Maestro di Festa”, ovvero il rappresentante di ciascuna delle otto corporazioni. Dopo diversi giorni dedicate alle prove, arriva il sabato in cui, dopo la celebrazione della messa, i mastodontici gigli vengono portati in giro per le viuzze della città, con un percorso sempre uguale ormai da secoli. La perizia della paranza viene messa alla prova con giri di 180 o 360 gradi e sobbalzi al grido “cuoncio cuoncio e jetta” del capoparanza, che lascia cadere a terra il giglio cercando di far vibrare il meno possibile la punta dello stesso. Per l’occasione i muri delle vie della città vengono dipinti di bianco, in modo da segnalare con grande evidenza, gli urti delle torri, che penalizzano la squadra che li provoca. Ai giudici, disseminati lungo tutto il percorso di gara, spetta il compito di valutare e votare la migliore paranza, ovvero quella che fa danzare meglio il giglio. Al passaggio dell’ultimo, che porta il nome del Sarto, si arriva sempre alle otto del mattino del giorno dopo quando la festa prosegue prima con “’a strusciata”, ovvero uomini e donne non di paranza strisciano i gigli lasciati da via Vitale fino a piazza del Duomo, e poi con“’o colpo ‘e core”, ovvero quando i gigli vengono spogliati dei rivestimenti e smontati dopo alcuni giorni di sosta in piazza.

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