Napoli, la città dove il sangue dei santi si scioglie

3 luglio, 2013 alle 00:30
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Sangue che si scioglie. Suggello di devozione mistica, simbolo di una fede che si rinnova di anno in anno. Perpetuata nel ricordo dei martiri. Succede in Campania, terra di santi e culti antichi. Succede a Napoli, città che nel corso del ’600 un osservatore definì “urbs sanguinum” tante erano le ampolle ripiene del prezioso liquido custodite alle falde del Vesuvio. Succede con le reliquie di martiri le cui origini risalgono agli anni in cui Roma ancora dettava legge. Figure accomunate dalla stessa liturgia. Scolpita nella consuetudine dei secoli. Elencarli tutti è praticamente impossibile. Nella sola culla di Megaride, si contano almeno una decina di casi. A un tiro di schioppo da via Duomo – a Napoli centro – nella the blood of naples, inserita quest’anno nel ciclo di visite guidate del Maggio dei Monumenti, si conservano due reliquiari. Uno di San Filippo Neri, l’altro della serva di Dio suor Maria Giuliana Arenare. Entrambi sono pieni di sangue che non si scioglie mai. E nella Chiesa del Gesù Vecchio, il liquido di san Luigi Gonzaga (1568-1691) si scioglie nel giorno della ricorrenza del Santo (21 giugno). L’elenco sarebbe lunghissimo, perché comprenderebbe anche i casi di San Giovanni Battista, il cui tessuto, custodito nella chiesa di San Gregorio Armeno, resta coagulato per tutto l’anno, salvo poi diventare liquido il 29 agosto (giorno della ricorrenza), per tutta la durata della messa. E quello di San Lorenzo, che pure si scioglie ogni anno, il 10 agosto. Raccontiamo quindi solo i casi più famosi ed emblematici.[charme-gallery] Quelli che di norma muovono le masse di religiosi e di turisti, scuotono le coscienze, creano l’attesa dei fedeli.

Il miracolo più atteso è quello di San Gennaro, per il quale il culto è molto profondo e seguito. Tappa obbligatoria, non solo per i fedeli ma anche per il turismo religioso a Napoli. Il vescovo di Benevento, decapitato a Pozzuoli all’inizio del IV secolo dagli sgherri del governatore Dragonzio, è l’emblema stesso di Partenope. Venerato come nessun’altra figura di santo nella culla di Megaride. Un simbolo nel simbolo che travalica i confini stessi del sacro. Le ampolle con il suo tessuto, fissate all’interno di una piccola teca rotonda, sono conservate nel Duomo, a sua volta tappa del Maggio dei Monumenti, kermesse di primavera che porta alla ribalta i monumenti di Napoli. Uno dei due “cilindri” è riempito quasi completamente. L’altro è semivuoto poiché parte del suo contenuto fu sottratto da Carlo III di Borbone. Secondo la tradizione, il miracolo avviene tre volte l’anno (il sabato che precede la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il 19 settembre, giorno della festa di San Gennaro, e per tutta l’ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il 16 dicembre). L’evento si verifica durante una solenne cerimonia guidata dall’arcivescovo di Napoli all’interno della Cattedrale, davanti a migliaia di fedeli. La liquefazione è ritenuta annunciatrice di buona novella per la città; al contrario, si ritiene che il mancato scioglimento sia presagio di eventi negativi. Un analogo fenomeno si verifica a Pozzuoli, dove, nella chiesa di San Gennaro, è custodita la lastra di marmo sulla quale si suppone che il prelato fosse stato decapitato. Il cippo sarebbe ancora impregnato di sangue. E ancora oggi c’è chi sostiene che quelle stesse tracce rosse diventino di colore più intenso e trasuderebbero in concomitanza con la più importante liquefazione del Duomo.

A Napoli si scioglie anche il sangue di una santa nobildonna. Parente dell’imperatore Costantino, Santa Patrizia era originaria di Bisanzio. Presi i voti in tenera età, la principessa pensò di distribuire tutti i suoi beni ai poveri e partire in pellegrinaggio perla Terra Santa.Una tempesta, però, la fece naufragare sull’isoletta di Castel dell’Ovo, dove, dopo una breve malattia, morì. Fu tumulata nel monastero di Caponapoli, da lei stessa indicato come luogo di sepoltura. Nel 1864 le sue spoglie furono traslate nel monastero di San Gregorio Armeno, rivestite di cera e conservate in un’urna d’oro e d’argento ornata di gemme. Il miracolo legato allo scioglimento del sangue si perpetua, ormai, da quasi 1200 anni. Il liquido sarebbe uscito miracolosamente dall’alveolo di un dente strappato da un cavaliere romano in un momento di folle devozione e successivamente conservato in un reliquiario. Il miracolo avviene di norma ogni 25 agosto, ma non è raro che si verifichi anche di martedì mattina. Santa Patrizia è considerata la protettrice delle partorienti.

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