Il Real Orto botanico, un vero paradiso terrestre

18 marzo, 2014 alle 17:03
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Il Real orto botanico di Napoli è a tutti gli effetti una tenuta nobiliare e realmente secolare se solo consideriamo le sue origini risalenti al lontano 28 dicembre 1807, giorno in cui la struttura fu fondata, su decreto di Giuseppe Bonaparte.
A dire il vero il progetto era già stato varato in precedenza da re Ferdinando IV ma slittò inesorabilmente a causa dei moti della rivolta del 1799.

Tuttavia, una volta iniziati i lavori di costruzione dell’immensa tenuta di verde di via Foria, fu subito chiaro a chi affidarsi per l’oneroso compito.
I prescelti, perché erano due, furono gli architetti Giuliano de Fazio e Gaspare Maria Paoletti, il primo autore della monumentale facciata d’ingresso e del viale centrale e il secondo invece responsabile della progettazione della parte inferiore dell’orto. Ma una volta portata a termine l’opera di edificazione, bisognava decidere a chi affidare la direzione della struttura.

Ecco allora che si individuò nella persona di Michele Tenore il primo direttore dell’orto botanico, che organizzò il complesso naturale secondo criteri scientifici ben precisi.
Durante il suo lungo incarico, Tenore arricchì le collezioni dell’orto con ben 9.000 specie vegetali e fece conoscere le beltà del giardino in tutto il mondo.
Successivamente il timone passò a Guglielmo Gasparrini: è a lui che si deve il merito dell’introduzione di un’area destinata ad accogliere rari esemplari di piante alpine e la costruzione di una serra riscaldata.

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A Gasparrini successero molti altri responsabili, ma non tutti si dimostrarono all’altezza del compito. Fu così che nel 1906 toccò a Fridiano Cavara, l’allora direttore, pensare a un piano di rilancio economico e strutturale del real giardino.
Come prima cosa, Cavara istituì la stazione sperimentale per le piante officinali e avviò i lavori per la nuova sede dell’istituto.
Ma purtroppo i tempi bui per la verdeggiante struttura cittadina non erano finiti. La Seconda Guerra Mondiale era, infatti, alle porte e avrebbe portato devastazione e distruzione.

Fu perciò davvero arduo l’incarico affidato a Giuseppe Catalano, che nel secondo dopoguerra dovette risollevare le sorti dell’area naturale, liberando i prati dalle pavimentazioni in cemento e arricchendoli di essenze arboree.
Dunque già nel 1963 si vedono i primi segnali di ripresa grazie alla direzione di Aldo Merola, sotto la cui amministrazione l’orto raggiunge un’indipendenza economica e amministrativa, il che rende possibile l’ottenimento di finanziamenti per migliorare l’aspetto della struttura, a partire dalla realizzazione di svariate serre, un impianto di riscaldamento e di distribuzione idrica e l’istituzione ufficiale della figura professionale del giardiniere dell’orto botanico.

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Ancora, fu in quegli anni che vennero coltivati i rapporti con i principali orti e europei e curato l’aspetto didattico del complesso.
Nonostante il successivo terremoto dell’80 che colpì nuovamente la tenuta, si può dire che a oggi il real complesso ottocentesco, appartenente all’ Università Federico II di scienze matematiche, fisiche e naturali, ha mantenuto quasi del tutto intatto il suo fascino eterno.

Dodici ettari d’estensione, 9.000 specie vegetali e quasi 25.000 esemplari, qui si trova un’oasi di verde incontaminato che come recita l’atto della sua costruzione doveva essere: “Una struttura, destinata all’istruzione del pubblico e alla moltiplicazione delle spezie utili alla salute, all’agricoltura e all’industria”.

Real Orto botanico
Via Foria 223, Napoli