Lo Stato acquista la reggia di Carditello

9 gennaio, 2014 alle 16:14
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“Date a Cesare quel che è di Cesare”. Mai detto fu più adeguato come nel caso della Reggia di Carditello che torna finalmente nelle mani dello Stato italiano. Questa mattina, infatti, la “real tenuta” di San Tammaro (Caserta), parte integrante di un gruppo di 22 siti borbonici campani (finora proprietà del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno), è stata acquistata dalla Sga, società controllata dal ministero dell’Economia, nel corso dell’asta che si è tenuta negli spazi del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (sezione Fallimentare), per la cifra di 11, 5 milioni di euro. Ora, sulla base di un accordo già stipulato, la reggia sarà ceduta al Ministero dei Beni Culturali.

La magnifica residenza settecentesca progettata come reggia di caccia per Carlo di Borbone e successivamente trasformata da Ferdinando IV (1751-1825) in una fattoria modello per la coltivazione del grano e per l’allevamento di bovini e cavalli di razza, è entrata, dunque, a far parte a pieno titolo del patrimonio culturale italiano. Ora non resta che adoperarsi per il recupero della dimora, oramai ridotta a rudere, e riportarla agli antichi fasti di un tempo.

Ma facciamo un salto indietro nella storia.
La sontuosa  residenza fu progettata dall’architetto Francesco Collecini, braccio destro di Luigi Vanvitelli, come casino per le battute di caccia di re Carlo di Borbone. Ulteriormente potenziata sotto Ferdinando IV, divenne sede di una dinamica azienda agricola, con annessa produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli e caseari. Il complesso si trovava in una posizione a dir poco favorevole. Era, infatti, ubicato nei pressi dell’abitato di San Tammaro a metà strada tra Napoli e Caserta, e a non molta distanza dal fiume Volturno.

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In passato l’edificio borbonico era il luogo ideale per la coltivazione del grano e l’allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini, così come disposto dallo stesso re Ferdinando.
Insomma si trattava di una vero e proprio buen retiro nobiliare immerso nel verde, al punto tale che  arrivò a fregiarsi del titolo di “Reale Delizia” perché, nonostante la sua funzione di azienda agricola, offriva una piacevole permanenza al re ed alla sua corte per le particolari battute di caccia che i boschi del vicino monte Tifata, ricchi di selvaggina, consentivano.

La situazione idilliaca del real sito, che nel 1920 passò dal demanio all’Opera Nazionale Combattenti, iniziò ad incrinarsi con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, la tenuta fu occupata dalle truppe tedesche che lì stabilirono il proprio comando. Gli atti vandalici perpetrati deai militari della Wermacht contribuirono a incrementare lo stato di degrado dell’edificio che, nel dopoguerra, entrò a far parte del patrimonio del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno.

Da allora è stato tutto un declino, tra debiti non pagati, cimeli trafugati, cattiva gestione ed abbandono. Ma ora finalmente  sembra che il primo passo per rimettere in piedi  la Versailles di San Tanmaro sia stato fatto. Sì, perché a questo punto, come dichiarato anche dalla segretaria generale del Mibac Antonia Pasqua Recchia, per il sito borbonico: “inizia l’opera di valorizzazione per la quale sono stati già individuati due progetti con relativi fondi”. Recchia era presente nell’aula in cui si è svolta l’asta, insieme con il direttore regionale dei Beni Culturali della Campania Gregorio Angelini e la Sovrintendente ai Beni Culturali di Caserta e Benevento Paola Raffaella David (che la prossima settimana trasferirà le proprie competenze sulla Reggia di Caserta al nuovo responsabile del Polo museale di Napoli-Caserta).

“Nei prossimi giorni – ha spiegato Pasqua Recchia – la Direzione Regionale dei Beni Culturali inizierà subito una vigilanza del sito di Carditello, finora mai fatta, se si eccettua l’opera volontaria svolta da Tommaso Cestrone che è venuto purtroppo a mancare nella notte di Natale. Abbiamo pure individuato un progetto con fondi per i primi interventi di messa in sicurezza in modo da evitare altri problemi alla struttura”.
Il tutto affinché l’antico casino di caccia possa giustamente tornare ad essere quella “real delizia” tanto amata dai sovrani di Napoli.

Real Reggia di Carditello
San Tammaro,(Caserta)