Paestum, tra i templi le rose sbocciano due volte

16 gennaio, 2014 alle 16:13
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Terra di sapori e di saperi, la piana del Sele richiama migliaia di visitatori da tutto il mondo, presi per la gola dalla dolcezza latticinosa delle mozzarelle e dalla fragranza inconfondibile dei suoi carciofi, e insieme sedotti dal fascino senza tempo dei colori dell’oro e della terra delle forme calcaree dei suoi templi. Le grandiose rovine della città di Paestum, che oggi rappresentano un must assoluto per chi vuole conoscere la storia e la cultura del mezzogiorno d’Italia, cominciarono a imporsi soltanto intorno alla metà del Settecento alla dotta attenzione di antiquari, architetti e incisori di ogni parte d’Europa, divenendo presto – nonostante i disagi da affrontare per attraversare la piana paludosa, desolata e insalubre, popolata allora da mandrie di bufali più che da presenze umane – una delle tappe obbligate per i viaggiatori del Grand Tour.[charme-gallery] E nonostante la terribile mutilazione ottocentesca operata dal tracciato della borbonica strada delle Calabrie, che tuttora squarcia impietosamente a metà il tessuto della città antica, Paestum rimane uno dei siti archeologici più importanti e suggestivi della Magna Grecia, non solo per la maestosità dei suoi templi, incredibilmente indenni alle ingiurie del tempo e dell’umana incuria, ma anche per l’ineffabile, eppure ancor vivo, persistere del mito in questi luoghi. Poco lontano, presso la foce del fiume Sele, la tradizione vuole che siano stati gli Argonauti a fondare, di ritorno dalla spedizione per la conquista del mitico Vello d’oro, il famoso santuario dedicato a Hera Argiva, la dea col melograno, la cui venerazione era così radicata nell’immaginario delle popolazioni locali da dare inconsapevolmente vita, con l’avvento del Cristianesimo, quasi naturale eredità del passato, al culto della Madonna del Granato nella vicina Capaccio. Verso sud, invece, il confine del territorio pestano è segnato dal promontorio di Punta Licosa, dove la leggenda narra sia stato portato dalla corrente il corpo della sirena Leucosia, suicida insieme con le sue compagne per non essere riuscita a impedire il passaggio di Ulisse.[charme-gallery] Fondata, a scopo commerciale, verso la fine del VII sec. a.C. da Sibari, dapprima come fortificazione sul mare, poi come vero e proprio insediamento coloniale con il nome di Poseidonia, la città si presenta ancora oggi racchiusa da un imponente circuito di mura a doppia cortina, in cui si aprono quattro porte in corrispondenza dei principali assi viari. La più importante testimonianza dell’età greca è senza dubbio rappresentata, però, dai tre grandi templi dorici: a sud si eleva maestosala Basilica, in realtà tempio di Hera, cui si affianca l’edificio consacrato a Nettuno, straordinariamente conservato, con un doppio ordine di colonne a dividere l’interno in due navate; all’estremità opposta della Via Sacra si staglia invece la mole del tempio di Athena, già detto di Cerere, dalla cornice mirabilmente decorata a cassettoni. Al centro della città c’è un altro interessante edificio greco, un vano ipogeo: vi furono rinvenute armi ed eleganti vasi di bronzo contenenti del miele, con cui si intendeva forse rendere omaggio al mitico fondatore della colonia. Conquistata dai Lucani alla fine del V secolo, la città diviene colonia latina nel 273 a.C. col nome di Paestum. Importanti ed evidenti sono le modifiche apportate al tessuto urbano che incomincia allora a dotarsi dei principali monumenti simbolo della romanità, dal Foro – con le tabernae (botteghe), il Macellum (mercato),la Curiae naturalmente il Capitolium, il tempio principale – all’anfiteatro per gli spettacoli gladiatorî, curiosamente costruito, anziché in zona periferica, al centro della città, non lontano dal ginnasio tardo ellenistico con relativa piscina. Imperdibile è anche la visita al rinnovato Museo Archeologico, prospiciente gli scavi, dove si possono ammirare i capolavori della vita culturale e artistica pestana dalla sua fondazione fino all’età imperiale, quando, ridotta ormai a piccolo centro, acquista rinnovata fama per il profumo estratto dalle sue rose che, come ricordano gli immortali versi di Virgilio, sbocciavano rigogliose due volte l’anno.

Area Archeologica di Paestum
Via Magna Grecia, 919 – Paestum (Sa)
Tel. 0828.772654

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