Napoli, in piazza Mercato rivive il mito di Corradino

24 ottobre, 2014 alle 13:06
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Un viaggio teatralizzato nei luoghi di Corradino di Svevia, ultimo imperatore del Sacro Romano Impero. Decapitato in piazza Mercato a Napoli il 29 ottobre del 1268. E’ quello organizzato dall’Associazione Culturale NarteA a distanza di 745 anni dalla morte del “fiore purpureo di Svevia”. Appuntamento per la giornata di domenica, 26 ottobre, all’ombra della Chiesa di Sant’Eligio dove NarteA porterà in scena il “mito romantico” di un re morto troppo giovane. Alle ore 10.30 in punto riflettori accesi per “L’ultimo degli Svevi”, un’appassionante visita guidata teatralizzata dalla Chiesa di Sant’Eligio fino alla Basilica del Carmine che alternerà storia, cultura e aneddoti sul passaggio del Regno di Napoli dagli Svevi al casato Angioino, ripercorrendo i luoghi emblematici della fine della dominazione imperiale e dell’ultimo erede di Corrado V di Hohenstaufen.

Ma ora facciamo un salto indietro di oltre sette secoli. La storia racconta che all’alba del 29 ottobre 1268, nel luogo in cui oggi sorge la Chiesa di Sant’Eligio, a pochi passi dalla chiesa di Santa Croce al Mercato, fu eretto un patibolo dove, di lì a poco, dopo essere stato imprigionato e sottoposto ad un processo farsa, fu decapitato, a soli 16 anni, l’ultimo discendente di Federico II di Svevia: Corrado V di Hohenstaufen, chiamato, per la sua esile e giovane figura, “Corradino”. Con la sua morte finì un casato, ma il sacrificio del giovane rampollo della famiglia Sveva costò a Carlo d’Angiò l’odio dell’intera popolazione napoletana. Ma che ci faceva Corradino a Napoli in quegli anni? E perché gli Angiò lo vollero morto? E’ presto detto.

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Nel 1266, alla tenera età di quattordici anni, Corradino fu chiamato in Italia dalla fazione ghibellina che ancora sperava sull’intervento degli Svevi per liberarsi degli Angiò che proprio in quei mesi, grazie alla vittoria di Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, sullo svevo Manfredi di Sicilia, figlio naturale di Federico II (sconfitto e ucciso in battaglia, a Benevento), si era praticamente impossessato del Regno di Napoli. Accolto con favore, Corradino entrò a Roma trionfalmente, ponendo le premesse per una facile vittoria nel Meridione a discapito della dinastia transalpina. Fu allora che Carlo d’Angiò, abbandonato l’assedio della colonia musulmana di Lucera, intrapreso per onorare una promessa fatta al Pontefice, si mise in marcia per intercettare al più presto l’esercito tedesco. Dopo le prime scaramucce, i due comandanti accettarono di misurarsi in uno scontro campale che avvenne alle soglie del Regno di Napoli, in località Scurcola, nei pressi di Tagliacozzo, in Abruzzo (oggi in provincia dell’Aquila), il 23 agosto del 1268. L’esito della battaglia si mantenne a lungo incerto, finché gli Angioini riuscirono ad avere la meglio sfruttando la forza della loro cavalleria. Per gli Svevi fu la rotta totale. E la battaglia si trasformò in un orribile massacro: i caduti, tra le fila ghibelline, si contarono a migliaia. In molti furono torturati e poi bruciati vivi dopo essersi arresi.

In un primo momento Corradino riuscì a sottrarsi alla cattura, iniziando una rocambolesca quanto umiliante fuga nella campagna, ospite di gente che probabilmente neppure lo conosceva. Alla fine, raggiunta con i suoi compagni Torre Astura, località del basso litorale laziale nei pressi di Nettuno, tentò di prendere il mare, probabilmente diretto verso la fedelissima Pisa. Ma qui fu tradito, secondo la leggenda, da Giovanni Frangipane, signore di quei luoghi, antico ghibellino e amico dell’Imperatore Federico II, che lo fece consegnare alle milizie di Carlo d’Angiò. Condotto a Napoli in catene, Corradino fu incarcerato a Castel dell’Ovo, processato sommariamente con l’accusa di alto tradimento e infine condannato a morte.

La tradizione racconta che fu decapitato il 29 ottobre del 1268 alla presenza di una folla indignata ed in tumulto per il dispregio tenuto anche dei trattamenti e dei diritti garantiti ad un prigioniero di sangue reale: un infame assassinio, più che un crimine politico. Il frate e storico minorita beneventano Isidoro Cozzi riferisce come, una volta salito sul patibolo, il ragazzo disperatamente singhiozzasse: “Oh madre, oh madre mia, qual notizia avete a sentire“, avendo cura con grande dignità più del dolore materno che della sua stessa infelice sorte. Storia e leggenda si intrecciano nel riferire che, prima di appoggiare la testa sul ceppo, egli abbracciasse con uno sguardo la piazza e poi, sfilatosi un guanto, lo lanciasse sulla folla: un aperto invito a vendicarlo; un’ardimentosa e provocatoria sfida agli usurpatori; una sollecitazione alla continuità dinastica.

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Ebbene, su questo e su altri aspetti della tragica avventuradi Corradino si baserà il percorso teatralizzato messo in scena dagli artisti dell’associazion NarteA. Un percorso che narrerà della dominazione Sveva, dell’importanza politica ed economica che rivestiva Napoli nel Medioevo attraverso le parole di una guida turistica, alternandosi alla “spettacolarizzazione” dell’evento culturale con l’interpretazione degli attori professionisti Marianita Carfora, Antimo Casertano e Sergio Del Prete. L’itinerario partirà dalla Chiesa di Sant’Eligio con il suo famoso orologio e continuerà per piazza Mercato fino a giungere nello splendido chiostro della Basilica del Carmine dove tuttora riposano i resti del “fiore purpureo di Svevia”.

“L’ultimo degli Svevi”
Associazione Culturale NarteA
Domenica 26 ottobre 2014, ore 10.30
Chiesa Sant’Eligio, piazza Mercato – Napoli
Prenotazione obbligatoria, posti limitati.
Info: 339.7020849 – 334.6227785
Quota di partecipazione: € 10,00 a persona

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