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	<title>Itinerari Archivio - Charme</title>
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	<description>Tutto il bello e il buono di Napoli e della Campania</description>
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		<title>Gesù Nuovo, la basilica più amata, martoriata dalla leggenda, esaltata dal barocco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 18:20:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Centro storico di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa del Gesù Nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;edificio nacque come dimora della sfortunata famiglia Sanseverino, i Padri Gesuiti acquistarono il palazzo per trasformarlo in chiesa con le donazioni di Isabella Feltre della Rovere. Tra i luoghi di culto più visitati di Napoli, ospita la cappella dedicata al medico Giuseppe Moscati, santificato nel 1987 Tra le cinquecento e passa chiese di Napoli, la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><em>L&#8217;edificio nacque come dimora della sfortunata famiglia Sanseverino, i Padri Gesuiti acquistarono il palazzo per trasformarlo in chiesa con le donazioni di Isabella Feltre della Rovere. Tra i luoghi di culto più visitati di Napoli, ospita la cappella dedicata al medico Giuseppe Moscati, santificato nel 1987</em></h4>
<p>Tra le cinquecento e passa chiese di <strong>Napoli</strong>, la chiesa del <strong>Gesù Nuovo</strong>, nel bel mezzo di <strong>Spaccanapoli</strong>, in pieno Centro storico, è tra le basiliche più amate e frequentate dai napoletani. La sua facciata, che finì finanche stampata sulle carte da <strong>diecimila delle vecchie lire italiane,</strong> è uno dei rarissimi esempi di bugnato a punta di diamante, una tecnica architettonica utilizzata per dare maestosità all’edificio.</p>
<p>Ma la facciata del Gesù Nuovo ha una storia molto particolare da raccontare. Le sue bugne, volute da Novello da San Lucano, presentano strani segni scolpiti nel <strong>piperno</strong> estratto dalle cave di Soccavo. Per anni, questi contrassegni sono stati creduti simboli alchemici che i cavatori avrebbero impresso sulla pietra per fornirle energia positiva. Una leggenda, forse sviluppatasi nel ‘700, quando l’alchimia era di casa a Napoli, vuole che durante la costruzione del <strong>Palazzo Sanseverino</strong> le pietre segnate vennero collocate sulla facciata in un ordine sbagliato, provocando un effetto contrario a quello voluto dai cavatori. L’energia positiva si tramutò in energia negativa. Così, secondo questa credenza, si spiegano le sciagure capitate alla famiglia Sanseverino e tutti i crolli, gli incendi e le altre vicissitudini che hanno caratterizzato la <strong>Chiesa del Gesù Nuovo</strong> nei secoli.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-29586 alignright" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/deicimila-lire-con-bugnato-Chiesa-del-Gesù-Nuovo-in-piazza-del-Gesù-281x300.jpg" alt="" width="186" height="199" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/deicimila-lire-con-bugnato-Chiesa-del-Gesù-Nuovo-in-piazza-del-Gesù-281x300.jpg 281w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/deicimila-lire-con-bugnato-Chiesa-del-Gesù-Nuovo-in-piazza-del-Gesù-394x420.jpg 394w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/deicimila-lire-con-bugnato-Chiesa-del-Gesù-Nuovo-in-piazza-del-Gesù.jpg 640w" sizes="(max-width: 186px) 100vw, 186px" />Questa è la leggenda. Poi, nel 2010, lo storico dell’arte <strong>Vincenzo De Pasquale</strong> scoprì che i simboli non erano altro che lettere dell’alfabeto aramaico, la lingua parlata da Gesù. Con l’aiuto dei musicologi ungheresi <strong>Csar Dors</strong> e <strong>Lòrànt Réz</strong> giunse alla conclusione che l’imponente facciata della chiesa non fosse altro che un grande spartito musicale di canti gregoriani. Dopo quello studio, le lettere sono state trasformate in musica e i brani lì nascosti, da oltre cinquecento anni, sono stati suonati e registrati anche su un cd, ma c’è ancora chi, tra gli esperti di occultismo, nella facciata del Gesù Nuovo vuole leggere solo simboli alchemici.</p>
<p>E passiamo dalla particolarità della facciata alla storia della chiesa, indicata spesso anche col nome di <strong>Trinità Maggiore</strong>. Il <strong>Gesù Nuovo</strong> è forse <strong>l’esempio più esplicito del particolare barocco nato all’ombra del Vesuvio,</strong> anche se le origini della basilica sono più antiche di quel periodo artistico e risalgono al 1470, quando l’architetto Novello da San Lucano costruì, nello spazio oggi occupato dalla chiesa, la sontuosa dimora napoletana del <strong>principe di Salerno</strong>, <strong>Roberto Sanseverino</strong>.</p>
<p>Quello era il periodo in cui i legami artistici e culturali tra Napoli e Firenze erano particolarmente stretti e le influenze rinascimentali cominciavano a farsi strada nell’area partenopea.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-29585 aligncenter" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-6-300x200.jpg" alt="" width="425" height="283" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-6-300x200.jpg 300w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-6-630x420.jpg 630w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-6.jpg 640w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" />La storia racconta che i beni della famiglia Sanseverino furono sequestrati e dissequestrati più volte, per una serie di vicende legate alla <em>Congiura dei baroni </em>e a efferati fatti di sangue. L’ultimo ad averne il possesso, ma anche a perderli definitivamente, fu <strong>Ferrante Sanseverino</strong>, che morì in povertà, durante il suo esilio in Francia, ad Orange, nel 1568. Tutti i beni di famiglia, compreso il palazzo di Piazza del Gesù, entrarono a far parte del patrimonio dell’erario e furono venduti a diverse famiglie della nobiltà napoletana. I <strong>Padri Gesuiti</strong>, però, ottennero da <strong>Filippo II</strong> la preferenza nell’acquisto del palazzo di Piazza del Gesù per trasformarlo nella chiesa intorno alla quale realizzare l’insula gesuitica partenopea.</p>
<p>Nel 1551, fu proprio il fondatore della Compagnia di Gesù, <strong>Sant’Ignazio da Loyola</strong>, su pressioni di <strong>Papa Giulio II,</strong> a inviare a Napoli dodici confratelli per fondarvi la Provincia napoletana della Compagnia di Gesù. Dopo le difficoltà iniziali, la <strong>pattuglia di gesuiti</strong> riuscì a fare un buon lavoro, acquistando anche gli edifici circostanti <strong>palazzo Sanseverino</strong> e realizzando, oltre la Chiesa, anche la scuola, che prese il nome di <strong>Collegio napoletano</strong>, e la cosiddetta <strong>Casa Professa</strong>, luogo destinato alla cura delle anime dei fedeli. La chiesa disegnata dall’abile architetto gesuita padre Giuseppe Valeriano, fu chiamata del Gesù Nuovo per distinguerla da un altro tempio cittadino dedicato a Cristo, la Chiesa del Gesù, successivamente distrutto da un incendio e ricostruito ex novo, tanto da diventare più nuovo del Gesù Nuovo.</p>
<p>A sborsare gran parte degli ingenti capitali che furono necessari alla costruzione della Chiesa fu la nobildonna napoletana, moglie di Bernardino Sanseverino di Bisignano, <strong>Isabella Feltre della Rovere</strong> che, di fatto, fu considerata dai gesuiti come la <strong>fondatrice della Basilica</strong>.</p>
<p>Impressionante la gran quantità di marmi pregiati, di statue, di decorazioni, di affreschi e quadri che <strong>durante tutto il 1600</strong> furono aggiunti agli interni, già maestosi, del Gesù Nuovo, con il coinvolgimento dei migliori artisti dell’epoca. Si va da <strong>Cosimo Fanzago</strong> che plasmò gran parte della struttura, con un lavoro durato poco meno di sassant’anni, a <strong>Francesco Solimena</strong> col suo gigantesco affresco sulla controfacciata che raffigura <strong><em>La cacciata di Elidoro dal Tempio</em></strong>. Ma nella realizzazione del Gesù Nuovo, come lo vediamo oggi, compaiono anche i nomi di artisti del calibro di <strong>Giovanni Merliano da Nola</strong>, <strong>Belisario Corenzio</strong>, <strong>Paolo De Matteis</strong>, <strong>Massimo Stanzione</strong>, <strong>Luca Giordano</strong>, <strong>Pietro Bernini</strong>, <strong>Fabrizio Santafede</strong>, <strong>Jusepe de Ribera</strong>, soprannominato Spagnoletto, <strong>Giovan Bernardino Azzolino</strong> e altri, fino ad arrivare agli artisti che, nel 1854, realizzarono lo splendido altare maggiore, al cui centro troneggia la colossale statua della Vergine, che poggia su un grande globo di colore blu ed è circondata da sei colonne di alabastro, opera di <strong>Antonio Busciolano</strong>. Quest’ultimo fu allievo di <strong>Tito Angelini</strong> e autore di numerose sculture nelle chiese e nelle piazze di Napoli.</p>
<p>In più occasioni, negli anni, i gesuiti hanno perso guida e controllo della <strong>Chiesa del Gesù Nuovo</strong>. Nel 1776 quando il ministro di Stato di Ferdinando IV, <strong>Bernardo Tanucci</strong> <strong>bandì la Compagnia di Gesù dal Regno di Napoli,</strong> la Basilica fu affidata ai <strong>Francescani Riformati</strong>, che ne cambiarono il nome in Trinità Maggiore. Per questo motivo, la strada che da Piazza del Gesù va verso via Medina è chiamata, ancora oggi, Calata Trinità Maggiore. Dopo poco tempo dal loro ingresso, i Francescani abbandonarono la chiesa per il <strong>crollo della cupola centrale</strong> e l’edificio di culto rimase chiuso per circa trent’anni. Poi, fu affidato ai <strong>Frati Minimi</strong> e solo nel 1821 ritornò in possesso dei <strong>gesuiti</strong> che, ovviamente, tornarono a chiamarla Chiesa del Gesù Nuovo. Ancora oggi, però, a distanza di circa duecento anni, molti napoletani continuano a definirla basilica della Trinità Maggiore.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-29587 aligncenter" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-Giuseppe-Moscati-5-300x200.jpg" alt="" width="416" height="277" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-Giuseppe-Moscati-5-300x200.jpg 300w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-Giuseppe-Moscati-5-630x420.jpg 630w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-Giuseppe-Moscati-5.jpg 640w" sizes="(max-width: 416px) 100vw, 416px" />La seconda cappella sulla destra della Chiesa, detta della Visitazione, è particolarmente cara ai napoletani, perché dedicata al medico <strong>San Giuseppe Moscati</strong>. Sull’altare c’è un dipinto di Massimo Stanzione sulla Visitazione e le decorazioni in marmi policromi sono di Cosimo Fanzago, mentre nella cupola della campata antistante si vede ciò che rimane di alcuni affreschi di Luca Giordano. Gli angeli nelle nicchie sono opera di Andrea Falcone.</p>
<p>Ma ciò che richiama una gran folla di fedeli, non solo napoletani, sono la <strong>tomba e la statua in bronzo del medico Giuseppe Moscati</strong>, proclamato Beato e poi Santo da Papa Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987. Tanti i miracoli che la Chiesa gli attribuisce, ma molte di più le testimonianze delle prodigiose guarigioni dei suoi pazienti, curati nello studio di Via Cisterna dell’Olio a un centinaio di metri dalla Basilica del <strong>Gesù Nuovo</strong>. Proprio in questa chiesa il medico Santo trascorreva ore a pregare ogni mattina, prima di iniziare il suo lavoro. Non sono quindi un caso la cappella a lui dedicata, la statua e il piccolo museo con una serie di fotografie, di oggetti personali e la ricostruzione puntuale del suo studio, completo della sedia sulla quale morì il 12 aprile 1927. Molti devoti che ogni giorno percorrono <strong>Spaccanapoli</strong> fanno una sosta nella cappella di Giuseppe Moscati per baciare la mano alla sua statua bronzea e in tanti infilano sotto l’altra mano, accostata al petto, bigliettini con richieste di grazie per persone malate.</p>
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		<title>Walks of Naples, sabato 16 febbraio visita a San Domenico Maggiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 15:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>
		<category><![CDATA[Basilica San Domenico Maggiore]]></category>
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		<category><![CDATA[Passeggiate napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[piazza San Domenico Maggiore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 16 febbraio, visita guidata a San Domenico Maggiore: un altro appuntamento di Walks of Naples, ciclo di passeggiate alla scoperta delle meraviglie, note e celate delle strade di Napoli. Con la visita a San Domenico Maggiore, sabato 16 febbraio 2019 riprendono le passeggiate napoletane Walks of Naples, il ciclo di tour per una Napoli insolita e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Sabato 16 febbraio, visita guidata a San Domenico Maggiore: un altro appuntamento di Walks of Naples, ciclo di passeggiate alla scoperta delle meraviglie, note e celate delle strade di Napoli.</h4>
<p><span class="text_exposed_show">Con la visita a <strong>San Domenico Maggiore</strong>, <strong>sabato 16 febbraio 2019</strong> riprendono le passeggiate napoletane <strong>Walks of Naples</strong>, il ciclo di tour per una Napoli insolita e sorprendente all&#8217;esplorazione di meraviglie e luoghi noti e meno noti, accompagnati dalla passione della storica dell’arte e guida turistica <strong>Francesca Del Vecchio</strong>, da 30 anni attiva nello studio, divulgazione e gestione dei beni culturali. <br />
</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><strong>L&#8217;ITINERARIO: SAN DOMENICO MAGGIORE<br />
</strong></span><span class="text_exposed_show"><strong>Piazza San Domenico Maggiore</strong>: fulcro di un crocevia strategico del centro storico di Napoli. Da qui si dirama a Est e Ovest <strong>Spaccanapoli</strong>, l’antico <strong>Decumanus Inferior</strong>, che oggi da un lato prende il nome di via Benedetto Croce e dall’altro quello di via San Biagio dei Librai. Qui si interseca anche uno dei cardines principali, corrispondente all’attuale via Mezzocannone. E qui, in antico, giungevano le mura greche, con la perduta Porta Cumana (detta anche Puteolana), accesso alla <strong>Neapolis</strong>.</span></p>
<p>In una camminata napoletana che sembra scontata ed ovvia, ripercorrendo un itinerario probabilmente più e più volte compiuto  ci si potrà ancora una volta stupire. Quale meraviglia più grande di quella di scoprire la ricchezza di ciò che si pensa di conoscere già? Il nascondiglio perfetto è quello che si cela in piena vista, sotto gli occhi di tutti.<br />
Partendo dal nucleo centrale del maestoso obelisco della piazza, la splendida <strong>Guglia di San Domenico</strong>, si diparte poi a raggiera tutt’intorno. I bracci del sole irradiante che decorano la piazza sembrano indicare gli edifici che la contornano: <strong>Palazzo Petrucci, Palazzo Casacalenda, Palazzo Saluzzo, Palazzo Sansevero di Sangro</strong> e le chiese di <strong>Sant’Angelo a Morfisa, San Domenico Maggiore</strong> e <strong>Sant’Angelo a Nilo</strong>.</p>
<p>Protagonista assoluto e incontrastato della passeggiata di <strong>sabato 16 febbraio</strong> sarà il <strong>Complesso di San Domenico Maggiore</strong>. Una <strong>Basilica secolare</strong>, fondata dagli Angioini e poi scelta dagli Aragonesi quale vero e proprio mausoleo della dinastia reale. Custodisce al suo interno tesori inestimabili: dagli affreschi di <strong>Pietro Cavallini</strong> al <strong>Presepe di Belverte</strong>, dal cero di <strong>Tino da Camaino</strong> alla <strong>Flagellazione del Vaccaro</strong>. Qui ha avuto la sua nascita l’Università di Napoli. Qui hanno vissuto, pregato, lavorato e sofferto personaggi del calibro di <strong>San Tommaso d’Aquino,</strong> <strong>Giovanni Pontano,</strong> <strong>Tommaso Campanella</strong> e <strong>Giordano Bruno</strong>.</p>
<p>Dall&#8217;interno della basilica di<strong> San Domenico Maggiore</strong> si accede prima alla <strong>Sacrestia</strong>, dove si conservano le <strong>Arche Aragonesi</strong> e si ammirano le tarsie lignee e il soffitto affrescato dal <strong>Solimena</strong>, poi alla <strong>Sala degli Arredi Sacri</strong> con il suo <strong>Salvator Mundi</strong> di scuola Leonardesca e infine al Monastero dove si vista la cella di <strong>San Tommaso</strong> con il <strong>Crocifisso Miracoloso</strong> appena restaurato). Chicca tra le chicche, si visiterà la <strong>Cripta dei Carafa Roccella</strong>, chiusa al pubblico per decenni.</p>
<p>WALKS OF NAPLES #21: ❝SAN DOMENICO MAGGIORE❞<br />
►<strong>cosa</strong>: visita al meraviglioso complesso museale di San Domenico Maggiore e passeggiata attraverso “Spaccanapoli e l’antico Decumanus Inferior.<br />
►<strong>quando</strong>: sabato 16 febbraio 2019 | dalle 10:00 alle 12:30<br />
► <strong>appuntamento</strong>: ore 10:00 davanti all’ingresso della Chiesa di San Domenico Maggiore nell’omonima piazza, accanto alla scalinata.<br />
►costo visita guidata: 10,00€<br />
►costo ingresso al Complesso Monumentale: 7,00€ [il biglietto di ingresso permette di visitare le Arche Aragonesi, la Collezione abiti del XVI sec., l<span class="text_exposed_show">a Sagrestia, la Sala degli arredi sacri ed il Salvator Mundi]<br />
►prenotazione obbligatoria al 339.20.291.53 (SMS o messaggio WhatsApp) indicando nomi dei partecipanti e recapiti telefonici.<br />
Il “parteciperò” all’evento non vale come prenotazione.<br />
► ISCRIVERSI AL GRUPPO ❝<strong><a href="https://www.facebook.com/groups/WalksofNaples/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-hovercard="/ajax/hovercard/group.php?id=1615957558496963&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3A224281874801367%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Walks of Naples | camminate napoletane</a></strong>❞ per rimanere informati sulle passeggiate partenopee: <strong><a href="https://www.facebook.com/groups/WalksofNaples" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">www.facebook.com/groups/<wbr />WalksofNaples</a></strong><br />
</span></p>
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		<title>Le leggende di San Gregorio Armeno, la strada dei presepi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2018 10:31:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato tipico]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa San Gregorio Armeno]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Ferrigno pastori]]></category>
		<category><![CDATA[pastori malati presepe ospedale Incurabili]]></category>
		<category><![CDATA[pastori napoletani]]></category>
		<category><![CDATA[San Gregorio Armeno presepe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto quello che dovete sapere visitando la strada dei presepi più famosa al mondo. La presenza dei maestri artigiani, secondo le leggende di San Gregorio Armeno, sarebbe dovuta all’esistenza, nei secoli dell’impero romano, di un antico tempio dedicato alla dea Cerere, alla quale i cittadini erano soliti offrire in ex voto piccole statuine di terracotta che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Tutto quello che dovete sapere <strong>visitando la strada dei presepi</strong> più famosa al mondo. La presenza dei maestri artigiani, secondo le <strong>leggende di San Gregorio Armeno</strong>, sarebbe dovuta all’esistenza, nei secoli dell’impero romano, di un antico tempio dedicato alla dea Cerere, alla quale i cittadini erano soliti offrire in ex voto piccole statuine di terracotta che venivano fabbricate nelle botteghe della zona.</h4>
<p><strong>Via San Gregorio Armeno</strong>, in pieno <strong>Centro Storico di Napoli</strong>, è per il mondo intero la “<strong>strada dei presepi</strong>&#8220;. E’ uno dei luoghi più famosi al mondo, meta, ogni anno, di centinaia di migliaia di turisti rapiti dal fascino senza tempo delle botteghe dei maestri dell’arte presepiale. Ma perché l&#8217;arte dei pastori è concentrata in questa stradina di Napoli? Ve lo raccontiamo attraverso la storia e le leggende di San Gregorio Armeno.</p>
<p>La strada prende il nome dal complesso religioso dedicato a <strong>San Gregorio Armeno</strong>: un autentico gioiello dell’architettura barocca napoletana, composto dalla chiesa (al cui interno risalta il soffitto a cassettoni, realizzato nel 1580 dal pittore Teodoro d’Errico), dal convento e da uno straordinario chiostro, considerato tra i più belli in assoluto di tutta la città, in cui, tra profumate aiuole di agrumi, troneggia una grande fontana di marmo con le statue settecentesche di Cristo e la Samaritana.</p>
<p>Conosciuta anche come <strong>via San Liguoro</strong>, l’antica stradina è di origine greca, come l’intero reticolato che la circonda: un intreccio di vicoli che si intersecano ad angolo retto, così come insegnava il celebre schema a scacchiera ideato dall’architetto Ippodamo da Mileto e poi esportato nelle colonie della Magna Grecia. Non a caso, collega perpendicolarmente i due Decumani principali: quello maggiore (attuale via dei Tribunali) e quello inferiore (l’odierna Spaccanapoli).</p>
<figure id="attachment_28423" aria-describedby="caption-attachment-28423" style="width: 365px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-28423" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/VIA-SAN-GREGORIO-ARMENO-STRADA-PRESEPE-1-300x208.jpg" alt="Via San Gregorio Armeno" width="365" height="253" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/VIA-SAN-GREGORIO-ARMENO-STRADA-PRESEPE-1-300x208.jpg 300w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/VIA-SAN-GREGORIO-ARMENO-STRADA-PRESEPE-1-100x70.jpg 100w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/VIA-SAN-GREGORIO-ARMENO-STRADA-PRESEPE-1-218x150.jpg 218w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/VIA-SAN-GREGORIO-ARMENO-STRADA-PRESEPE-1-696x483.jpg 696w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/VIA-SAN-GREGORIO-ARMENO-STRADA-PRESEPE-1-605x420.jpg 605w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/VIA-SAN-GREGORIO-ARMENO-STRADA-PRESEPE-1.jpg 735w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /><figcaption id="caption-attachment-28423" class="wp-caption-text">La strada dei presepi più famosa al mondo, San Gregorio Armeno</figcaption></figure>
<p>Nel corso del XV secolo, la viuzza che si inerpica fino al luogo in cui, un tempo, sorgeva l&#8217;agorà (nei pressi di piazza San Gaetano), assunse il nome di <strong>Strada Nostriana</strong> dal nome dell’allora vescovo di Napoli, Nostriano che qui fece innalzare il primo ospedale per i poveri ammalati. Fu solo più tardi che iniziò ad essere identificata con il nome del vescovo di Armenia, cui, a partire dal 1205, era stata dedicata una chiesetta nel frattempo fondata da un gruppo di monache basiliane.</p>
<p>Secondo le leggende della strada dei presepi, tale edificio, oggi noto come San Gregorio Armeno (o San Biagio Maggiore), fu costruito nel 930, nel luogo in cui sorgeva una chiesa fatta edificare da Sant&#8217;Elena, madre dell’imperatore Costantino, sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla dea Cerere. Ma è molto più probabile che siano state appunto le monache di <strong>San Basilio</strong>, nell’VIII secolo, a fondare il monastero che nel 1009 fu unito tramite un cavalcavia, a quello di <strong>San Pantaleone</strong> e <strong>San Sebastiano</strong>.</p>
<figure id="attachment_28421" aria-describedby="caption-attachment-28421" style="width: 390px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-28421" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/Chiesa_di_San_Gregorio_Armeno_-_Interno-WEB-300x194.jpg" alt="Chiesa di San Gregorio Armeno" width="390" height="252" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/Chiesa_di_San_Gregorio_Armeno_-_Interno-WEB-300x194.jpg 300w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/Chiesa_di_San_Gregorio_Armeno_-_Interno-WEB-696x451.jpg 696w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/Chiesa_di_San_Gregorio_Armeno_-_Interno-WEB-649x420.jpg 649w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/Chiesa_di_San_Gregorio_Armeno_-_Interno-WEB.jpg 709w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /><figcaption id="caption-attachment-28421" class="wp-caption-text">Chiesa di San Gregorio Armeno</figcaption></figure>
<p>Le suore sarebbero giunte a Napoli guidate o ispirate da <strong>Santa Patrizia da Costantinopoli</strong>, in fuga dall’oriente iconoclasta e con le spoglie di <strong>San Gregorio l&#8217;Illuminatore, patriarca di Armenia</strong> (257-331). La tradizione vuole infatti che dopo esser sbarcate sull&#8217;<strong>isolotto di Megaride</strong> (<strong>Castel dell&#8217;Ovo</strong>) ed avervi fondato un primo monastero, alla morte della loro fondatrice e per volere del duca bizantino Stefano, le monache ne portarono in processione il corpo. A un certo punto, secondo le <strong>leggende di San Gregorio Armeno, </strong>le due giovenche bianche aggiogate al carro funebre si arrestarono: l’avvenimento fu considerato volere della vergine Patrizia. Da qui la decisione di spostare il monastero proprio in quel luogo.</p>
<p>La struttura, nel corso dei secoli, fu ristrutturata diverse volte. In particolare a partire dal 1572, dopo il Concilio di Trento. Proprio sul cavalcavia che unisce i due versanti della strada, in seguito ai futuri rimaneggiamenti, fu innalzato il campanile che oggi rappresenta uno degli scorci più caratteristici del Centro Antico di Napoli.</p>
<p>Le suore non potevano sapere comunque che un giorno di molti secoli più tardi anche la santa che le aveva &#8220;spinte&#8221; lungo la Strada Nostriana ed alla quale erano così devote, sarebbe stata venerata nel loro stesso convento. Sepolte inizialmente nell’antico <strong>monastero dei Santi Nicandro e Marciano</strong>, nel 1864, infatti, le spoglie della nobildonna di Costantinopoli (santificata nel 1625) furono trasferite a San Gregorio Armeno e, dal 1922 affidate alla custodia dalle <strong>Suore Crocifisse Adoratrici dell&#8217;Eucarestia</strong>.</p>
<p>Al culto di <strong>Santa Patrizia,</strong> compatrona di Napoli nonché protettrice delle ragazze in cerca di marito ma anche dei naviganti, delle partorienti e dei bisognosi, è legato il prodigio della <strong>liquefazione del sangue</strong>, molto simile a quello di <strong>San Gennaro</strong>, che avrebbe avuto luogo negli anni in modi e tempi diversi, ma secondo la tradizione, <strong>tutti i martedì</strong> e il giorno della festa di Santa Patrizia, il 25 agosto.</p>
<p>Nella via dei presepi non c&#8217;è solo il monastero delle patriziane a fare bella mostra di sé. Giunti quasi all’incrocio con via San Biagio dei Librai, sulla sinistra si osserva, infatti, un’altra chiesa: quella di <strong>San Gennaro all’Olmo</strong>. Qui il filosofo <strong>Giambattista Vico</strong> fu battezzato. E proprio di fronte, giusto sull’altro lato della strada, svettaquella che tradizionalmente viene considerata la <strong>domus Ianuaria</strong>, vale a dire la <strong>casa natale di San Gennaro</strong>.</p>
<figure id="attachment_28420" aria-describedby="caption-attachment-28420" style="width: 336px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-28420" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/via-san-gregorio-armeno-strada-dei-pastori-297x300.jpg" alt="via san gregorio armeno strada dei pastori" width="336" height="339" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/via-san-gregorio-armeno-strada-dei-pastori-297x300.jpg 297w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/11/via-san-gregorio-armeno-strada-dei-pastori.jpg 377w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" /><figcaption id="caption-attachment-28420" class="wp-caption-text">Le leggende di San Gregorio Armeno, la strada dei presepi</figcaption></figure>
<p>E ora veniamo all’<strong>arte presepiale</strong>. Secondo le <strong>leggende di San Gregorio Armeno, la <a href="https://www.charmenapoli.it/cultura/napoli-san-gregorio-armenoil-vero-presepe-abita-soltanto-qui/">strada dei presepi</a></strong>, la presenza dei maestri artigiani in questa viuzza sarebbe dovuta all’esistenza, nei secoli dell’impero romano, di un antico tempio dedicato alla dea Cerere (proprio quello sopra il quale sarebbe stato innalzato il convento di San Gregorio Armeno) alla quale i cittadini erano soliti offrire, come ex voto, delle piccole statuine di terracotta che venivano fabbricate direttamente lì, nelle botteghe della zona.</p>
<p>La nascita del presepe napoletano è ovviamente molto più tarda e risale alla fine del Settecento. Ma nulla impedisce di ipotizzare che storia, mito e tradizione possano essersi fusi nel passaggio dalla vecchia alla nuova religione e che gli antichi artisti siano semplicemente passati dalla fabbricazione delle statuine a quella dei pastori. Questa almeno è la sintesi delle leggende di San Gregorio Armeno. Resta il fatto che lungo questa stretta stradina che si inerpica da via San Biagio dei Librai fino a via dei Tribunali e che a Natale 2018 si prevede sia percorsa da un <a href="https://www.ilmattino.it/napoli/citta/napoli_natale_fiera_presepi_san_gregorio_armeno-4114620.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>milione di turisti</strong></a>, si susseguono, l’una attaccata all’altra, decine di botteghe che durante tutto l’anno lavorano alacremente alla produzione di tutti gli elementi del presepe.</p>
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		<title>Santa Maria La Nova e il mistero della tomba di Dracula</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 20:37:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MUSEI DA VISITARE A NAPOLI: COMPLESSO MONUMENTALE DI SANTA MARIA LA NOVA. Secondo una suggestiva e non ancora provata teoria, Vlad l&#8217;Impalatore sarebbe morto a Napoli ospite della figlia Maria e tumulato nel sepolcro dei Ferrillo nella cittadella francescana innalzata alla fine del XIII secolo dai frati minori su un appezzamento donato da re Carlo I d&#8217;Angiò [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>MUSEI DA VISITARE A NAPOLI: </strong><strong>COMPLESSO MONUMENTALE DI SANTA MARIA LA NOVA</strong>. Secondo una suggestiva e non ancora provata teoria, Vlad l&#8217;Impalatore sarebbe morto a Napoli ospite della figlia Maria e tumulato nel sepolcro dei Ferrillo nella cittadella francescana innalzata alla fine del XIII secolo dai frati minori su un appezzamento donato da re Carlo I d&#8217;Angiò</h5>
<p><strong>Dracula</strong> sarebbe morto a <strong>Napoli</strong> e il suo corpo riposerebbe in uno degli ambienti più suggestivi del <strong>Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova</strong>, la cittadella francescana fatta innalzare, alla fine del XIII secolo, dai frati minori, su un appezzamento di terra donato loro da re Carlo I d&#8217;Angiò e definita &#8220;la Nova&#8221; per distinguerla da Santa Maria ad Palatium, il monastero che un tempo sorgeva nel luogo in cui fu poi innalzato il Maschio Angioino.</p>
<p>La tomba di <strong>Vlad l&#8217;impalatore</strong>, il temuto principe di Valacchia che tanto ispirò la fantasia di <strong>Bram Stoker</strong> nel celebre romanzo &#8220;<strong>Il conte Dracula</strong>&#8220;, si troverebbe nel <strong>chiostro piccolo</strong> dell&#8217;antico convento che troneggia, imponente, a pochi passi da piazza Bovio e da piazza del Gesú, proprio ai bordi del Centro storico dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Il Complesso è un <strong>monumento alla fede</strong> straordinario, reso ancora più prezioso dalla presenza, al suo interno, di alcuni capolavori firmati dai più celebri pittori della Napoli di fine XVI e inizio XVII secolo. Non a caso è a <strong>Santa Maria La Nova</strong>, sotto la guida degli esperti di &#8220;<a href="http://www.oltreilchiostro.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Oltre il Chiostro Onlus</strong></a>&#8220;, l&#8217;associazione presieduta dal professor <strong>Giuseppe Reale</strong>, che è possibile rivisitare la storia dell&#8217;ex Capitale del Regno delle Due Sicilie in un percorso dove la cultura diventa un piacevole incontro che va al di là degli steccati ideologici e religiosi, nel pieno rispetto delle reciproche differenze ed in un comune cammino di ricerca della verità.</p>
<figure id="attachment_27943" aria-describedby="caption-attachment-27943" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Facciata-chiesa-Santa-Maria-La-Nova.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-27943 size-thumbnail" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Facciata-chiesa-Santa-Maria-La-Nova-300x300.jpg" alt="Facciata-chiesa-Santa-Maria-La-Nova" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27943" class="wp-caption-text">La facciata della chiesa di Santa Maria La Nova</figcaption></figure>
<p>Fedele allo stile importato nel Sud Italia dai sovrani angioini, la chiesa e l&#8217;annesso convento di Santa Maria La Nova videro la luce in chiare <strong>forme gotiche</strong>, così come insegnava la scuola degli architetti d&#8217;Oltralpe. Danneggiato dai terremoti, il complesso religioso, che già all&#8217;inizio del Cinquecento si era visto &#8220;dotare&#8221; di una nuova struttura &#8211; il <strong>cappellone di San Giacomo della Marca</strong> (la cui costruzione portò all&#8217;abbattimento ed alle modifiche di diverse cappelle) &#8211; fu sottoposto, a partire dal 1596, ad una profonda e rivoluzionaria opera di restyling che gli conferì quella caratteristica <strong>impronta barocca</strong> cara ai rigidi canoni della Controriforma che ancora oggi lo contraddistingue.</p>
<p>La <strong>chiesa</strong>, con la sua <strong>facciata austera di stampo rinascimentale</strong>, si presenta a croce latina ed è dotata di una sola navata pavimentata in &#8220;<strong>riggiole</strong>&#8221; ed una serie di sfavillanti cappelle che si spalancano lungo entrambi i lati. Vi si accede attraverso una ripida scalinata in piperno protetta da una balaustra in marmo. Tra le innumerevoli &#8220;perle&#8221; di cui è dotato il sacro edificio, non può che lasciare a bocca aperta il <strong>soffitto a cassettoni in legno dorato</strong>, al cui interno fanno bella mostra di sé <strong>quarantasei tavole dipinte</strong>: si tratta di una vera e propria antologia dell&#8217;arte pittorica ispirata all&#8217;ultimo manierismo napoletano prima dell&#8217;irruzione di Caravaggio sulle scene artistiche europee.</p>
<figure id="attachment_27944" aria-describedby="caption-attachment-27944" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Chiostro-Santa-Maria-La-Nova-Daniele-Di-Lorenzo.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-27944 size-thumbnail" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Chiostro-Santa-Maria-La-Nova-Daniele-Di-Lorenzo-300x300.jpg" alt="Chiostro-Santa-Maria-La-Nova-Daniele-Di-Lorenzo" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27944" class="wp-caption-text">Il chiostro piccolo della chiesa di Santa Maria La Nova</figcaption></figure>
<p>L&#8217;attiguo <strong>convento</strong> &#8211; nelle cui sale superiori (laddove un tempo si aprivano le celle dei monaci), dal 2008, l’associazione Oltre il Chiostro ha allestito il <a href="http://www.museionline.info/musei/museo-di-arte-religiosa-contemporanea" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Museo d&#8217;Arte Religiosa Contemporanea</strong></a> (<strong>Arca</strong>) cui è stato concesso il riconoscimento di interesse regionale &#8211; si compone invece di <strong>sagrestia</strong>, <strong>refettorio</strong> e due straordinari <strong>chiostri</strong>. Quello cosiddetto &#8220;maggiore&#8221;, detto anche <strong>chiostro di San Francesco</strong>, ceduto da tempo alla Provincia di Napoli, ha perso buona parte degli affreschi (raffiguranti scene della vita del poverello di Assisi), che un tempo ne adornavano le pareti. Il chiostro &#8220;minore&#8221; o &#8220;piccolo&#8221;, detto <strong>chiostro di San Giacomo</strong>, custodisce invece un ciclo di dipinti con scene della vita di San Giacomo della Marca, attribuiti ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_De_Lione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Andrea De Lione</strong></a> ed una serie di lapidi e monumenti sepolcrali.</p>
<figure id="attachment_27942" aria-describedby="caption-attachment-27942" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Tomba-Famiglia-Ferrillo-Dracula-in-Santa-Maria-La-Nova.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-27942" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Tomba-Famiglia-Ferrillo-Dracula-in-Santa-Maria-La-Nova-300x300.jpg" alt="Tomba-Famiglia-Ferrillo-Dracula-in-Santa-Maria-La-Nova" width="300" height="295" /></a><figcaption id="caption-attachment-27942" class="wp-caption-text">La tomba della famiglia Ferrillo nel chiostro di Santa Maria La Nova</figcaption></figure>
<p>Ed è qui che ci conduce la leggenda della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tomba_di_Dracula" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>tomba di Dracula</strong></a>. Qui, dove la storia si è divertita ad intrecciare le sue trame occulte. Secondo uno studio dell&#8217;Università di Tallinn, Dracula, infatti, riposerebbe proprio sotto i portici del chiostro piccolo, nel sepolcro realizzato nel 1499 dallo scultore <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/jacopo-della-pila_%28Dizionario-Biografico%29/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Jacopo della Pila</strong></a> per ospitare le spoglie mortali di <strong>Matteo Ferrillo</strong>. Ne sono convinti alcuni studiosi italiani, supportati nelle loro tesi, dai colleghi dell&#8217;università estone.</p>
<p>Proviamo a capirci qualcosa. E facciamo un salto indietro nel tempo. Correva l&#8217;anno del signore 1476 quando <strong>Vlad III di Valacchia</strong>, da poco tornato sul trono del suo paese, scomparve in battaglia mentre combatteva contro i turchi. Vlad, che apparteneva all&#8217;<strong>Ordine del Dragone</strong> (&#8220;Dracula&#8221; dal romeno &#8220;Dracul&#8221;, letteralmente significa &#8220;figlio del drago&#8221;) proprio come l&#8217;allora re di Napoli <strong>Ferrante D’Aragona</strong>, fu dato per morto e una delle sue figlie, la principessa <strong>Maria Balsa</strong>, che all&#8217;epoca aveva solo 7 anni, fu adottata da una donna napoletana e quindi condotta a Napoli, forse proprio in virtù della comune &#8220;militanza&#8221; dei due re, per sfuggire al pericolo di un&#8217;invasione ottomana della Transilvania. Divenuta donna, la <strong>ragazza</strong> <strong>andò in sposa ad un nobile partenopeo della famiglia</strong> <strong>Ferrillo</strong>, Matteo, appunto. Ora, secondo una prima versione, fu <strong>lei a condurre le spoglie mortali dell&#8217;illustre genitore</strong> nella città del Golfo e poi a disporne l&#8217;inumazione nel sepolcro del marito. Secondo un&#8217;altra versione, Dracula non morì affatto in battaglia ma cadde prigioniero dei turchi. Sarebbe stata Maria Balsa a pagarne il riscatto e poi a farlo giungere in Italia. Alla sua morte, l&#8217;ex re di Valacchia sarebbe stato tumulato nella tomba di famiglia.</p>
<p>Fin qui il racconto. Ma ci sarebbero alcuni elementi che proverebbero tale tesi: i bassorilievi scolpiti sulla lapide sepolcrale del &#8220;genero&#8221; di Dracula. Vi si notano infatti un <strong>drago con due simboli di matrice egizia</strong> mai visti prima su una tomba europea e che sembrano richiamare alcuni elementi tipici della cultura medievale di matrice slava. Si tratta di due sfingi contrapposte che richiamano il nome della città di Tebe che gli antichi egiziani chiamavano &#8220;<strong>Tepes</strong>&#8220;. In soldoni, in quei simboli sembra di leggere &#8220;<strong>Dracula Tepes</strong>&#8221; che, guarda caso, sono anche i due soprannomi normalmente affibbiati al principe.</p>
<p>Ma non è finita qui. Proprio alle spalle della tomba di Ferrillo campeggia un&#8217;enigmatica incisione. Una sorta di &#8220;<strong>Codice La Nova</strong>&#8220;, come è stato ribattezzato dai soci di <strong>Oltre il Chiostro</strong>, scritto in un <strong>linguaggio non del tutto conosciuto</strong>. L&#8217;unico elemento certo finora decifrato in questo misterioso affresco (in cui qualcuno avrebbe riconosciuto caratteri tipici degli alfabeti latino, copto, greco ed etiope), sembrerebbe essere la parola &#8220;<strong>Vlad</strong>&#8221; che pare ricorra più volte. Vlad, appunto. Come il nome del conte.</p>
<p>Fin qui le sorprendenti coincidenze di una storia che a tratti sembra sfociare nel romanzo. Sì, perché non manca, tra gli storici, chi non crede alla versione napoletana di <strong>Dracula</strong>, perché, si sostiene, non ci sono prove concrete della permanenza o della sepoltura di Vlad III in Italia o addirittura dell&#8217;esistenza di una sua figlia. E il riferimento stesso alla città di Tebe viene considerato fuorviante dal momento che l&#8217;epiteto &#8220;Tepes&#8221; normalmente affiancato al nome di Dracula, in romeno significa &#8220;palo&#8221; da cui il nostro &#8220;impalatore&#8221;, derivato dall&#8217;agghiacciante tortura che il &#8220;<strong>Vampiro della Transilvania</strong>&#8221; era solito infliggere ai suoi nemici. Dubbi, perplessità, misteri che, come si vede, abbondano. Ma anche segni e indizi a volontà.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/cZgA4VbWXKY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Insomma, c&#8217;è tutto nella storia del <strong>Complesso monumentale di Santa Maria La Nova</strong> per attirare l&#8217;attenzione di storici, appassionati d&#8217;arte e turisti, un vero scrigno di storia, di arte e di religiosità, che dà il senso del mistero racchiuso nelle antiche mura di questa fondazione angioina tutta da visitare. Un monumento che ha comunque sempre bisogno di cura e manutenzione, per cui l&#8217;associazione partenopea che lo gestisce ha promosso l&#8217;iniziativa &#8220;<strong>Restaura la Nova</strong>&#8220;, una raccolta di fondi da destinare ai restauri (<a href="https://youtu.be/cZgA4VbWXKY" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>guarda il video</strong></a>).</p>
<p><strong>COMPLESSO MONUMENTALE SANTA MARIA LA NOVA</strong><br />
<strong>MUSEO D&#8217;ARTE RELIGIOSA CONTEMPORANEA (ARCA)</strong><br />
Via Santa Maria la Nova, 44 – 80134 Napoli<br />
(nei pressi delle fermate Università e Toledo, Linea 1 della Metropolitanta<br />
ORARI: Lunedì-Venerdi dalle 9,30 alle 15,00 – Sabato e Domenica dalle 9,30 alle 14,00<br />
Contatti: Tel. + 39 081 552 15 97 – Email: <a href="mailto:info@santamarialanova.info">info@santamarialanova.info<br />
</a>Sito web: <a href="http://www.santamarialanova.info" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.santamarialanova.info</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Visitare San Domenico Maggiore: 800 anni di storia tra arte, culto, tombe e leggende</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/news/visitare-san-domenico-maggiore-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 17:43:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[piazza San Domenico Maggiore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MUSEI DA VISITARE A NAPOLI: SAN DOMENICO MAGGIORE. Nel cuore del Centro Storico di Napoli la cittadella dei frati domenicani voluta da re Carlo II d&#8217;Angiò, pantheon dei sovrani aragonesi. Hanno vissuto qui San Tommaso d&#8217;Aquino e Giordano Bruno e vi hanno lasciato traccia da Tiziano a Michelangelo da Caravaggio, da Raffaello a Giuseppe de Ribera, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>MUSEI DA VISITARE A NAPOLI: SAN DOMENICO MAGGIORE.</strong> Nel cuore del Centro Storico di <strong>Napoli</strong> la cittadella dei frati domenicani voluta da re Carlo II d&#8217;Angiò, pantheon dei sovrani aragonesi. Hanno vissuto qui San Tommaso d&#8217;Aquino e Giordano Bruno e vi hanno lasciato traccia da <strong>Tiziano</strong> a <strong>Michelangelo da Caravaggio</strong>, da <strong>Raffaello</strong> a <strong>Giuseppe de Ribera</strong>, da <strong>Tino di Camaino</strong> a <strong>Francesco Solimena. </strong>E ancora <strong>Luca Giordano</strong>, <strong>Luigi Vanvitelli</strong>,<strong> Domenico Vaccaro</strong>,<strong> Cosimo Fanzago </strong>e <strong>Mattia Preti. </strong>Da ammirare anche un rarissimo <strong>Salvator Mundi</strong> di scuola leonardesca.</h5>
<p>Otto secoli di arte e storia racchiusi in uno scrigno di pietra. Visitare il complesso monumentale di <strong>San Domenico Maggiore</strong> rappresenta una esperienza suggestiva. Un salto all&#8217;indietro nel tempo alla riscoperta di uno dei tanti volti di Napoli e di mille storie e leggende. E&#8217; qui, a mezza strada tra il Decumano inferiore e quello maggiore, nel cuore del <strong>Centro storico</strong> patrimonio dell’Umanità, che sono passati personaggi del calibro di <strong>Giordano Bruno</strong>, <strong>Tommaso d’Aquino</strong>, <strong>Giovanni Pontano</strong>.</p>
<p>Filosofi, umanisti, padri della Chiesa. Ciascuno capace di lasciare la propria impronta in uno dei templi del Cristianesimo più importanti del Mezzogiorno. Ma qui sono passati o solo vi hanno lasciato traccia da <strong>Tiziano</strong> a <strong>Michelangelo da Caravaggio</strong>, da <strong>Raffaello</strong> a <strong>Giuseppe de Ribera</strong>, da <strong>Tino di Camaino</strong> a <strong>Francesco Solimena</strong>, <strong>Luca Giordano</strong>, <strong>Luigi Vanvitelli</strong>,<strong> Domenico Vaccaro</strong>,<strong> Cosimo Fanzago </strong>e <strong>Mattia Preti</strong>. E una moltitudine di altri artisti noti e meno noti. Qui, e non a Firenze, si diceva senza prove certe, sarebbe sepolta <strong>Monna Lisa</strong>, la donna che ispirò il quadro più famoso al mondo, la <strong>Gioconda </strong>di <strong>Leonardo da Vinci</strong>. Ma qui, e questo è certo, c&#8217;è una scia dell&#8217;arte di Leonardo: uno dei rarissimi <strong>Salvator Mundi </strong>della sua scuola.</p>
<figure id="attachment_27977" aria-describedby="caption-attachment-27977" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Arche-Aragonesi-sacrestia-San-Domenico-Maggiore-Napoli.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-27977" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Arche-Aragonesi-sacrestia-San-Domenico-Maggiore-Napoli-300x300.jpg" alt="Arche-Aragonesi-sacrestia-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="310" height="310" /></a><figcaption id="caption-attachment-27977" class="wp-caption-text">La sagrestia di San Domenico Maggiore con la balconata delle Arche Aragonesi</figcaption></figure>
<p>Edificato tra il 1283 e il 1324 in chiare forme gotiche, su volere di re <strong>Carlo II d’Angiò</strong> che ne finanziò il progetto (affidandolo poi alle cure dei frati domenicani), fin dal Rinascimento <strong>San Domenico Maggiore</strong>, con la sua chiesa e l’adiacente convento, ha rappresentato il fulcro di Napoli, uno dei &#8220;luoghi privilegiati&#8221; del nascente Regno. Il luogo, per capirci, in cui si plasmava la storia del giovane Stato anche grazie alla scelta dei <strong>re d&#8217;Aragona di elevare il complesso religioso a loro pantheon dinastico</strong>. E&#8217; il caso delle <strong>arche</strong> (sarcofagi) custodite sulle balconate della <strong>Sagrestia affrescata da Francesco Solimena</strong>: 38 casse lignee sontuosamente ricoperte di sete, broccati o altre stoffe preziose, disposte su due file sovrapposte, contenenti una serie di <strong>feretri di reali e nobili</strong> legati allo storico casato spagnolo.</p>
<figure id="attachment_27975" aria-describedby="caption-attachment-27975" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Navata-basilica-San-Domenico-Maggiore-Napoli.jpg"><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-27975" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Navata-basilica-San-Domenico-Maggiore-Napoli-300x300.jpg" alt="Navata-basilica-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27975" class="wp-caption-text">La navata centrale della basilica San Domenico Maggiore a Napoli</figcaption></figure>
<p>La maestosa <strong>basilica</strong>, rivisitata dal <strong>Vaccaro</strong>, che la modificò, insieme all’adiacente convento, trasformandola in uno degli emblemi del <strong>Barocco napoletano</strong>, offre una particolarità tutta sua: l&#8217;ingresso su Piazza San Domenico Maggiore si propone, infatti, con l’abside e non con la facciata principale dell&#8217;edificio di culto, come pure ci si aspetterebbe. Ciò perché lo slargo con il famoso obelisco fu realizzato in un secondo momento. Dalla piazza, si può accedere alla chiesa attraverso una grande scalinata voluta da <strong>Alfonso I d’Aragona</strong> per collegare la preesistente <strong>chiesetta romanica di San Michele Arcangelo a Morfisa</strong> (a sua volta inglobata nel complesso), l&#8217;edificio in cui, nel 1231, una volta giunti a Napoli, avevano trovato ospitalità i domenicani. Ebbene, questa rampa conduce al transetto destro della basilica mentre un altro ingresso posto sul livello della strada, proprio al centro della retrofacciata, sotto il balcone quattrocentesco dove campeggiano gli stemmi dei <strong>Carafa</strong>, è collegato direttamente con la cappella Guevara di Bovino (o &#8220;Succorpo&#8221;), giusto in corrispondenza dell&#8217;abside.</p>
<p>Il varco d&#8217;accesso principale di <strong>San Domenico Maggiore</strong> si spalanca invece a nord, in vico San Domenico Maggiore, sul lato destro della piazza, direttamente nel cortile del convento.  L’interno della chiesa &#8211; in cui spicca un grande <strong>organo</strong> dotato di ben <strong>1.640 canne</strong> realizzato dai maestri liutai napoletani &#8211; è a dir poco sfarzoso: un autentico tripudio di colori ben assemblati, con i marmi, il blu e l’oro che saltano meravigliosamente all&#8217;occhio, così come insegnano i dettami dello &#8220;stile ridondante&#8221;. Un soffitto a cassettoni con al centro, in bella evidenza, lo stemma dei domenicani e ai quattro angoli le armi della casa d’Aragona e la corona spagnola, fa bella mostra di sé sopra le teste dei fedeli.</p>
<p>Sotto le tre navate in cui è suddivisa la chiesa si snodano gli ambienti delle <strong>cappelle gentilizie</strong>: ben ventisette in tutto. Tra queste spiccano, in particolare, la seconda, chiamata anche &#8220;<strong>Cappella degli affreschi</strong>&#8221; o &#8220;<strong>Brancaccio</strong>&#8220;, di fatto l&#8217;unica di tutto l&#8217;edificio a conservare un ciclo di affreschi risalente all&#8217;<strong>epoca angioina</strong> e quindi al periodo di edificazione del tempio religioso. A firmarli, a partire dal 1308, il pittore romano <strong>Pietro Cavallini</strong>. Ma assolutamente degna di nota è anche la sesta cappella, sorta di <strong>pantheon della famiglia Carafa</strong>, conosciuta con il nome di &#8220;<strong>Cappellone del Crocefisso</strong>&#8220;. Questo spazio, un tempo, apparteneva alla cappella di San Nicola ed era parte integrante della vecchia chiesa trecentesca di <strong>San Michele Arcangelo a Morfisa</strong>. Racchiude, al suo interno, preziose opere pittoriche, nonché diversi monumenti sepolcrali e una riproduzione dell&#8217;originale tavola duecentesca del <strong>Crocefisso</strong> (oggi conservato in convento) che secondo la tradizione, nel 1273, <strong>avrebbe parlato a San Tommaso d’Aquino</strong> mentre questi era in preghiera, apostrofandolo con le seguenti parole: <em>“Tommaso tu hai scritto bene di me. Che ricompensa vuoi?”. “Nient&#8217;altro che te, Signore”</em> fu la risposta del teologo che scriveva in volgare e punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica e che qui terminò di scrivere la terza parte della <em>Summa Theologìae</em>.</p>
<figure id="attachment_27974" aria-describedby="caption-attachment-27974" style="width: 163px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Salvator-Mundi-San-Domenico-Maggiore-Napoli.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-27974" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Salvator-Mundi-San-Domenico-Maggiore-Napoli-300x300.jpg" alt="Salvator-Mundi-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="163" height="159" /></a><figcaption id="caption-attachment-27974" class="wp-caption-text">San Domenico Maggiore: il rarissimo Salvator Mundi di scuola leonardesca</figcaption></figure>
<p>Del neonato <strong>Museo Doma</strong>, oltre alla Sagrestia, è assolutamente da visitare la seicentesca <strong>Sala degli Arredi Sacri</strong>, un tempo conosciuta come &#8220;Sala del Tesoro&#8221;, con la sua collezione di paramenti e oggetti sacri di grande valore storico, artistico e culturale, nonché preziosi abiti dei sovrani e dei nobili napoletani rinvenuti nelle tombe presenti nella vicina Sagrestia. Ancora, si segnala l&#8217;enigmatico &#8220;<strong>Salvator Mundi</strong>&#8221; di scuola leonardiana, databile al primo decennio del Cinquecento, molto simile a quello venduto di recente all’asta per 450 milioni di dollari (clicca <a href="http://shop.visitaresandomenicomaggiore.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>qui</strong></a> per prenotare l&#8217;ingresso).</p>
<p>Al convento, parte integrante del complesso dei padri domenicani, si accede dall&#8217;ingresso di Vico San Domenico. Sviluppato su tre piani, il fabbricato racconta, attraverso i suoi dipinti, i suoi arredi e le sue opere, vicende che hanno scritto non solo la storia di Napoli, ma anche quella dell&#8217;Italia intera. Storie che conducono alla nascita dell&#8217;Università partenopea che qui ebbe la sua sede per secoli, ma anche a fatti di cronaca recenti (fino agli anni ‘90 il monastero ospitò le aule dell’ex Corte d’Assise e qui ebbe luogo il processo al boss Raffaele Cutolo.</p>
<figure id="attachment_27976" aria-describedby="caption-attachment-27976" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Cella-San-Tommaso-dAquino-San-Domenico-Maggiore-Napoli-e1532199345735.jpg"><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-27976" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Cella-San-Tommaso-dAquino-San-Domenico-Maggiore-Napoli-e1532199345735-300x300.jpg" alt="Cella-San-Tommaso-d'Aquino-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27976" class="wp-caption-text">San Domenico Maggiore: l&#8217;entrata della cella dove visse San Tommaso d&#8217;Aquino</figcaption></figure>
<p>Nel convento, come detto, visse per molti anni il frate <strong>Tommaso d&#8217;Aquino</strong>, teologo e dottore della Chiesa, che qui ebbe la sua cella, oggi visitabile con accesso al Museo Doma, dove si conservano alcuni oggetti sacri appartenuti al Santo filosofo esponente della Scolastica e definito <em>Doctor Angelicus</em>.</p>
<p>Oggetto di svariati restauri, il convento di <strong>San Domenico Maggiore</strong> ha riaperto i battenti al pubblico nel 2012 ed oggi è suddiviso in più zone, una parte è ancora utilizzata dai frati, un’altra è sede di un liceo ed un&#8217;altra ancora con la Sala del Capitolo è del Comune. Il <strong>Museo Doma</strong> organizza visite guidate tutti i giorni, anche notturne in esclusiva e con happy hour (leggi <a href="http://www.charmenapoli.it/arte/chiese/visite-notturne-san-domenico-maggiore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>qui</strong></a>).</p>
<p><strong>COMPLESSO MONUMENTALE SAN DOMENICO MAGGIORE &#8211; MUSEO DOMA</strong><br />
Piazza San Domenico Maggiore 8/A<br />
Museo Doma, percorso completo:<br />
Arche Aragonesi, Collezione abiti del XVI sec.,Sagrestia, Sala degli arredi sacri, Salvator Mundi, Corridoio di San Tommaso, Cella di San Tommaso.<br />
Intero: € 7.00 &#8211; Ridotto: € 5.00 &#8211; Gruppi e Scuole: € 5.00<br />
Clicca <a href="http://shop.visitaresandomenicomaggiore.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>qui</strong> </a>per prenotare la visita e acquistare il ticket: <a href="http://shop.visitaresandomenicomaggiore.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>shop.visitaresandomenicomaggiore.it</strong></a><br />
Aperto tutti i giorni (eccetto Natale): h. 10.00 &#8211; 18.00 con visite guidate<br />
Tel. + 39 081 459188 &#8212; +39 333 863 89 97<br />
<a href="http://www.museosandomenicomaggiore.it">www.museosandomenicomaggiore.it<br />
</a>Email: <a href="mailto:domanapoli@gmail.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">domanapoli@gmail.com</a></p>
<hr />
<p><strong>PIAZZA SAN DOMENICO MAGGIORE</strong><br />
<strong>Il Ground zero del Centro storico</strong></p>
<p>La parte posteriore dell’abside della <strong>Basilica di San Domenico Maggiore</strong> si affaccia sulla scenografica <strong>Piazza San Domenico Maggiore</strong>, una delle più caratteristiche e romantiche della vecchia <strong>Napoli</strong>, col suo <strong>obelisco</strong> sormontato dalla statua bronzea del santo, contornato, come in una fastosa cornice, dai grandi palazzi dei <strong>Del Balzo</strong> (poi abitato dal famoso animatore della <strong>Congiura dei Baroni</strong>, <strong>Antonello Petrucci</strong>), dei <strong>Casacalenda</strong>, dei <strong>Corigliano</strong>, dei <strong>Sansevero</strong> (sede dei di Sangro, il più noto dei quali fu <strong>Raimondo di Sangro</strong>, cui si deve l’abbellimento della famosa <a href="http://www.museosansevero.it/it/"><strong>Cappella Sansevero</strong></a>, notevole per le sue opere d’arte)</p>
<figure id="attachment_27978" aria-describedby="caption-attachment-27978" style="width: 385px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Piazza-San-Domenico-Maggiore-Napoli.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-27978" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Piazza-San-Domenico-Maggiore-Napoli-300x300.jpg" alt="Piazza-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="385" height="349" /></a><figcaption id="caption-attachment-27978" class="wp-caption-text">Piazza San Domenico Maggiore a Napoli con l&#8217;obelisco e la facciata posteriore della basilica</figcaption></figure>
<p><strong>Piazza San Domenico Maggiore</strong> è la porta del Decumano inferiore. Definisce il centro esatto del perimetro storico di <strong>Napoli</strong> e ruota intorno all’<strong>obelisco di San Domenico</strong>, ex voto dei napoletani per un’epidemia di peste scongiurata nel 1656. La guglia, dove emergono due sirene dalla doppia coda, è ispirata al nome della Basilica che <strong>Carlo II d’Angiò</strong> fece erigere tra il 1283 e il 1324. Ne fu deliberata l’erezione in occasione della famosa peste del 1656. I lavori iniziarono due anni dopo su disegno di <strong>Francesco Picchiatti</strong> (1619-94) o, secondo altri, di <strong>Cosimo Fanzago</strong> (1593-1678). Interrotti, ripresero ai tempi di <strong>Carlo di Borbone</strong> sotto la direzione di <strong>Domenico Antonio Vaccaro</strong> (1681-1750), che li portò a termine nel 1737. Ricca di marmi, bassorilievi, medaglioni e statue, la cosiddetta <em>guglia di San Domenico </em>termina con una piramide sormontata da una pregevole statua bronzea del santo, eseguita su disegno e con l’assistenza dello stesso Vaccaro.</p>
<p>La piazza è il crocevia del Centro antico napoletano, dove Spaccanapoli incontra Mezzocannone, la via delle Università. Da qui si va a <strong>San Gregorio Armeno</strong>, la stradina dei presepi. Da qui passava il principe <strong>Raimondo di Sangro</strong> per giungere al vicino laboratorio adiacente la cappella di famiglia, al cui interno il <strong>Cristo Velato</strong>. E fu qui, nel 1590, che le mura di <strong>Palazzo Sansevero</strong> furono testimoni di un sanguinoso fatto di cronaca: l’assassinio di <strong>Maria D’Avalos</strong> e del suo amante <strong>Fabrizio Carafa</strong>, colti in flagrante adulterio dal marito della bellissima principessa, il madrigalista <strong>Carlo Gesualdo</strong>. Da quel giorno, sussurra la leggenda, il fantasma della donna si aggira, etereo e sofferente, tra l’obelisco e il portale del palazzo in cerca dell’amore tragicamente perduto.</p>
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		<title>Le sette chiese da visitare per lo struscio in via Toledo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 21:49:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci di Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli via Toledo]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta casatiello]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <strong>Struscio</strong>, passeggiata napoletana pasquale da fare con i amici e parenti, recuperando una delle più antiche tradizioni locali. Pare che la sua nascita risalga al periodo del Vicereame Spagnolo, quando, per questioni di ordine pubblico, fu vietata nella <strong>Settimana Santa</strong> la circolazione di carri, carrozze e animali lungo il tratto di Via Toledo. Questa disposizione metteva in difficoltà coloro che desideravano seguire uno tra i riti pasquali più sentiti e praticati: la tradizione dei <strong>Sepolcri</strong>, obbligando i fedeli a <strong>percorre a piedi il percorso di visita alle chiese</strong>. Da qui, il termine “struscio” indica lo scalpiccio di piedi che &#8220;strusciano&#8221; senza fretta e richiama il suono onomatopeico degli abiti da festa, inevitabilmente lunghi, che <strong>spazzano il marciapied</strong>e lungo il percorso. Ecco quindi spiegata anche l’accezione moderna: fare struscio è diventato sinonimo di farsi belli, agghindarsi, per andare in giro per le strade, senza fretta e senza meta (quello che i francesi chiamano “<em>flaner</em>”) prendendosi il tempo di guardarsi intorno e di farsi guardare e, perché no, piluccando anche prelibatezze gastronomiche. Una sfogliatella qui, un gelato lì.</p>
<p>Ma cosa sono i <strong>Sepolcri</strong> che hanno dato origine alla tradizione dello <strong>Struscio</strong>? Questo è il termine con il quale la pietà popolare continua a chiamare la <strong>visita agli altari sacri prevista per il Giovedì Santo</strong>, associandoli impropriamente alla sepoltura di Gesù. Il termine liturgico corretto, invece, è &#8220;<strong>Altari della Reposizione</strong>&#8220;. Sono altari speciali, allestiti nelle chiese per preservare la Santissima Eucaristia che sarà consumata dai fedeli il Venerdì Santo, giorno in cui la Chiesa, per antichissima tradizione, non celebra Messa.</p>
<p>Non viene indicato un preciso percorso per i Sepolcri: le chiese da visitare vengono scelte da ciascun fedele in maniera autonoma e anche il numero può variare, anche se tradizionalmente i Sepolcri dovrebbero essere in numero dispari, tre, cinque o sette, numeri che dovrebbero richiamare la SS. Trinità (3), le Piaghe di Gesù (5) e i Dolori di Maria (7).</p>
<p>A Napoli, l’itinerario usuale si svolge a partire da piazza Dante lungo tutta via Toledo per giungere a Piazza Plebiscito. A partire dall’Ottocento la <strong>Basilica di San Francesco di Paola</strong> è diventata la naturale conclusione del percorso, unico elemento fermo di una tradizione mutevole e personalizzabile. Di seguito il percorso suggerito da &#8220;Charme&#8221;, ancorché bizzarro e fuori dalle righe, che vuole però essere solo stimolo perché ciascuno possa costruirsi i suoi Sepolcri personali.</p>
<p><strong>Piazza Dante.</strong> Cominciamo dalla <strong>Chiesa di San Domenico Soriano</strong>, splendida chiesa barocca decorata da Cosimo Fanzago. Cercate la Cappella della Famiglia <strong>Rinuccini</strong> (prima sulla sinistra) con statue di Giuseppe Sammartino (quello del Cristo Velato, per intenderci).</p>
<p><strong>Piazza Sette Settembre</strong>. <strong>Basilica dello Spirito Santo</strong>. Qui la nostra tappa è un Sepolcro dell’arte. In allestimento nella chiesa, attualmente sconsacrata.  la mostra sull’Esercito di Terracotta” dalla Cina. Una mostra da non perdere che chiude l’8 aprile.</p>
<p><strong>Via Toledo</strong>. <strong>Chiesa di San Nicola alla Carità</strong>. La chiesa è adornata da affreschi e dipinti dei principali pittori del Sei-Settecento campano: Solimena, De Mura, De Matteis. A Natale espone un grande presepe.</p>
<p><strong>Piazza Carità.</strong> <strong>Chiesa di Santa Maria della Carità</strong>, dove sono stati battezzati alcuni dei principali artisti napoletani da Domenico Scarlatti, a Pacecco de Rosa, a Agostino Beltrani.</p>
<p><strong>Piazza Trieste e Trento</strong>.<strong> Chiesa di San Ferdinando</strong>, con gli splendidi interventi marmorei di Domenico Antonio Vaccaro, tra cui spicca l’altare maggiore.</p>
<p>Buono struscio, buon casatiello e Buona Pasqua.</p>
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		<title>Affresco di penna del Rione Sanità, quartiere in dialogo eterno con l’aldilà</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/itinerari/rione-sanita-dialogo-eterno-con-aldila/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 14:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Affreschi di penna]]></category>
		<category><![CDATA[Benvenuti al Rione Sanità mostre viste guidate concerti spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[catacombe di san gaudioso]]></category>
		<category><![CDATA[catacombe di san gennaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero delle Fontanelle]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo dello Spagnolo]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei secoli scorsi la posizione del <strong>Rione Sanità </strong>a Napoli, che da Capodimonte scende a valle, in un susseguirsi di rigogliosa vegetazione, sorgenti e fonti d’acqua, lo rendeva particolarmente salubre. Ma si parlava anche di <strong>miracoli e guarigioni</strong> ottenute per l’intercessione dei santi che vi erano sepolti. Famiglie ricche e nobili decisero allora d’insediarvisi. Si trovarono sulla strada obbligata che i Reali percorrevano per raggiungere la Reggia in collina e gareggiarono per costruire i palazzi barocchi più stupefacenti. Opere superbe e teatrali come il <strong>Palazzo dello Spagnolo</strong> o <strong>Palazzo Sanfelice</strong>.</p>
<p>Ma durò poco quello splendore. Prima la costruzione del Ponte e poi quella della grande fossa comune, che doveva servire a contenere le migliaia di persone falcidiate dalle <strong>epidemie</strong>, dalle <strong>eruzioni</strong>, e dalle <strong>carestie</strong>, che come punizioni si abbattevano a intervalli regolari sulla città, stravolsero completamente il ridente volto del quartiere. E la morte, nel <strong>sottosuolo</strong>, si stratificò, dalle <strong>catacombe paleocristiane</strong> al <strong>cimitero delle Fontanelle</strong>. E i morti si mischiarono, quelli delle epidemie con quelli dei poveri che non potevano permettersi altra sepoltura oltre la gigantesca cava di tufo. Quelli disseppelliti dalle chiese a quelli delle rivolte e dei terremoti. Le<a href="http://www.catacombedinapoli.it/it/luoghi/catacombe-di-san-gaudioso-napoli" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> <strong>catacombe di San Gaudioso </strong></a>furono riaperte e riutilizzate dai frati domenicani per sepolture vendute a carissimo prezzo a chi desiderava una strada privilegiata per il paradiso procurandosi una tomba in un posto sacro e la scolatura, un macabro trattamento del cadavere che ne avrebbe purificato i resti, facendogli ottenere uno sconto di pena al Purgatorio.</p>
<p>La terra salubre diventò un immenso cimitero. I nobili andarono via, i grandi palazzi si trasformarono in case popolari e le bancarelle del mercato trovarono alloggio nei loro immensi portoni. In un attimo quel ponte aveva tagliato il quartiere fuori dalla città, lasciandole un&#8217;unica via a consentirne l’accesso. Il <strong>Rione Sanità</strong> era diventato un’isola.</p>
<p>Leggende, culti e riti, l’umile popolo che si andava insediando creò intorno a quella <strong>morte</strong>, con la quale così intimamente conviveva. Essa era l’altra faccia della vita con cui allearsi per averne vantaggio. <strong>Non potendo aspettarsi aiuto dai vivi, il popolo lo chiedeva ai defunti</strong>.</p>
<p><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/Cimitero-delle-fontanelle-rione-sanita-web.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27690" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/Cimitero-delle-fontanelle-rione-sanita-web-300x300.jpg" alt="" width="234" height="234" /></a>Così il <strong>Cimitero delle Fontanelle</strong> diventò una sorta di Stargate tra la Terra e il mondo dei morti. Il popolo decise di adottare queste “<a href="http://www.charmenapoli.it/cultura/cimitero-fontanelle-anime-pezzentelle-maggio-monumenti-napoli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Anime Pezzentelle</strong></a>”. Povere soprattutto perché orfane, senza nome e famiglia. Essi sceglievano un teschio, “<strong>&#8216;na capuzzella</strong>”, che diventava una sorta di familiare defunto ma con delle capacità miracolose. Ciò significava lucidarlo, poggiarlo su fazzoletti ricamati, adornarlo con lumini e fiori, <strong>attribuendogli un nome e una storia</strong>. E da queste storie nacquero le leggende che circondano alcune delle Capuzzelle più famose. Dal <strong>Capitano</strong>, militare vendicativo, a <strong>Fratello Pasquale</strong>, che dà i numeri al lotto, a donna Concetta “<strong>La capa che suda</strong>”, la quale esaudisce le preghiere se toccandone il teschio la mano s’inumidisce.</p>
<p>Ma, per poterli incontrare in sogno, e chieder loro delle grazie, bisognava dargli “<strong>rifrisco</strong>”, cioè <strong>sollievo</strong>, con preghiere e suffragi. Se queste erano concesse, il teschio era omaggiato con una specie di tabernacolo realizzato nei materiali più diversi, dalla scatola di biscotti al marmo, secondo le possibilità della persona. Se la grazia non giungeva, il teschio era abbandonato e sostituito con un altro. Per lunghissimo tempo, i napoletani si sono presi cura delle “Anime Pezzentelle”: non importa se quei resti appartenevano a sconosciuti il cui nome è dimenticato nei secoli. Perché,<strong> ogni napoletano del passato è un antenato dei napoletani di oggi</strong>. E fino a che qualcuno se ne prenderà cura, nessuno sarà veramente dimenticato.</p>
<p>Più avanti, al centro della piazza, la basilica dal cupolone di maioliche verdi che si può vedere da quasi tutta Napoli: <strong>Santa Maria alla Sanità</strong>. La grande opera di <strong>Fra Nuvolo</strong>. Il posto dove sembra ancora di veder pregare gli appestati del lazzaretto, sorto lì proprio perché quell’isola era diventata oramai un confino naturale. Grandiosa, eppure scarna, nella sua severità, con gli imponenti scaloni di marmo che salgono verso l’alto, in un punto dove pare convergere tutto il dolore e la speranza di quella gente. Essa è il luogo di sepoltura di <strong>San Vincenzo</strong>, che portato in processione interruppe l’epidemia di colera.<br />
<a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/borgo-vergini-rione-sanita-web.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-27691 alignright" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/borgo-vergini-rione-sanita-web-300x300.jpg" alt="" width="207" height="207" /></a>E poi, <strong>tutto è tufo, nel Rione Sanità</strong>. Dalle colline, “l<strong>a Lava dei vergini</strong>”, colate di acqua e fango, l’ha erosa per millenni creando le condizioni per estrarlo. In esso si sono scavate le catacombe e con esso si sono costruiti i palazzi soprastanti. È forse questo l’elemento che collega materialmente i vivi e i morti, quello che permette l’eterno dialogo che il <strong>Rione Sanità</strong> ha con l’aldilà.</p>
<p>E, l’isolamento sociale e culturale in cui era stato confinato ha funto da protezione alla modernità. Un rione dove per lunghi anni è sopravvissuta l’atmosfera alla <strong>De Filippo</strong> del “<strong>Sindaco del rione Sanità</strong>” rispetto alla nuova e cruenta Gomorra di Scampia.</p>
<p><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/murales-rione-sanita-2-web.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27692" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/murales-rione-sanita-2-web-300x300.jpg" alt="" width="194" height="194" /></a>Oggi, accedendo attraverso <strong>via dei Vergini</strong>, tra le bancarelle colorate del florido mercato accostate ai bellissimi palazzi barocchi, c’è un <strong>quartiere in piena rinascita</strong>. Artisti internazionali lasciano un’opera su questi muri e la <strong>street art colora tutto il Rione Sanità</strong>. Festival, notti bianche, turisti alla scoperta di questo immenso patrimonio che è anche gastronomico, potendo gustare qui tra i migliori pani, dolci e pizze di tutta la città.</p>
<p>In <strong>via Santa Maria Antesaecula</strong> che gli diede i natali, capeggia un gigantesco disegno di <strong>Totò</strong>, che a questi volti s’ispirò nel creare i suoi personaggi. Numerosi film sono stati girati nel <strong>Rione Sanità</strong>, che è un vero set a cielo aperto. Quando ho cercato il luogo dove ambientare i miei romanzi, non ho potuto scegliere che questo.</p>
<hr />
<figure id="attachment_27694" aria-describedby="caption-attachment-27694" style="width: 102px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/annavera-viva-rione-sanita-web.gif"><img decoding="async" class=" wp-image-27694" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/03/annavera-viva-rione-sanita-web-300x300.gif" alt="" width="102" height="102" /></a><figcaption id="caption-attachment-27694" class="wp-caption-text">La scrittrice Annavera Viva</figcaption></figure>
<p><strong>Annavera Viva</strong>, autrice per Charme di questo <strong>affresco di penna sul Rione Sanità</strong>, è nata a Galatina (Lecce) ma vive a Napoli dal 1982. E’ autrice di numerosi racconti, molti dei quali finalisti in premi letterari nazionali ed internazionali. Tra questi <em>Un alto concetto di dignità</em>, pubblicato nella raccolta Iter fati (Editore Eris, Torino), per il quale ha ricevuto la menzione speciale della giuria nell’ambito del premio letterario “Racconti Corsari” (2013). Con <em>Questioni di sangue</em> (Homo Scrivens 2014), romanzo nel quale compaiono per la prima volta Raffaele e Peppino, i due fratelli separati alla nascita e destinati a percorrere strade opposte, ha riscosso successo di pubblico e critica. <em>Chimere</em> (Homo Scrivens 2015), il suo secondo giallo è ambientato sempre al Rione Sanità a Napoli con i protagonisti Padre Raffaele e don Peppino. Sta per essere pubblicato il suo terzo romanzo, ancora ambientato al <strong>Rione Sanità</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.charmenapoli.it/itinerari/rione-sanita-dialogo-eterno-con-aldila/">Affresco di penna del Rione Sanità, quartiere in dialogo eterno con l’aldilà</a> proviene da <a href="https://www.charmenapoli.it">Charme</a>.</p>
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		<title>Walks of Naples, domenica 11 marzo visita a Piedigrotta</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/itinerari/walks-of-naples-visita-a-piedigrotta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 19:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa di Piedigrotta]]></category>
		<category><![CDATA[strade di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Tomba di Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[tomba di Virgilio]]></category>
		<category><![CDATA[visite guidate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 11 marzo, visita a Piedigrotta: un altro appuntamento di Walks of Naples, ciclo di visite guidate alla scoperta delle meraviglie, note e celate delle strade di Napoli. Napoli città incoronata da colline, che la abbracciavano proteggevano isolavano. Colline che a lungo sono rimaste fuori dalle mura, luogo di delizia, ameno, rifugio per dolci scampagnate residenze [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Domenica 11 marzo, visita a Piedigrotta: un altro appuntamento di Walks of Naples, ciclo di visite guidate alla scoperta delle meraviglie, note e celate delle strade di Napoli.</h4>
<p><strong>Napoli</strong> città incoronata da colline, che la abbracciavano proteggevano isolavano. Colline che a lungo sono rimaste fuori dalle mura, luogo di delizia, ameno, rifugio per dolci scampagnate residenze di campagna e silenti monasteri.</p>
<p>Una di queste alture, posta a cavallo tra i Campi Flegrei e la Neapolis, venne in tempi antichi scavata e incisa per essere attraversata da un lungo tunnel, nuova via di comunicazione: quella <strong>Crypta Neapolitana</strong>, nella cui costruzione pare che oltre alla forza dell’Impero Romano abbia contribuito anche il tocco magico di Virgilio. La nuova apertura, la Grotta, sarà poi nel tempo lo spartiacque e il denominatore comune di due nuovi quartieri moderni della città, che si aprono uno al di là (Fuorigrotta) e uno più vicino al mare, <strong>Piedigrotta</strong>, quartiere moderno, ma dalle radici antiche.</p>
<p>Qui si ritrova il <strong>Parco Vergiliano</strong>, da scriversi rigorosamente con la “e” per non confondersi con il quasi omonimo Parco Virgiliano di Posillipo. In una natura insolitamente incontaminata, tra alberi e arbusti si incontrano la <a href="http://www.charmenapoli.it/cultura/tombe-illustri-napoletani-monumenti-da-sonno-eterno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Tomba di Vergilio</strong></a> e quella di <strong>Leopardi</strong>. Come se la storia e l’arte di Napoli venissero qui venissero sintetizzati, racchiusi all’interno di un percorso secolare che parte della poesia classica e giunge agli albori dell’Italia Unita.</p>
<p>E qui si apre anche la famosa grotta, quella Crypta, purtroppo non più percorribile, ma che ancora mostra il fascino delle storie e dei segreti che custodisce.<br />
La visita a Piedigrotta continua subito fuori dal parco, dove si trova la <strong>Chiesa di Santa Maria della Piedigrotta: </strong>qui viene venerata una <strong>statua della Madonna risalente al Trecento</strong>: bellissima e fonte di una leggenda quanto mai insolita, legata ad una scarpetta.</p>
<p>La passeggiata prosegue fino a <strong>Mergellina</strong> dove si possono ricostruire le vicende di un altro grande poeta, <strong>Jacopo Sannazaro</strong> che qui ha vissuto e celebrato la sua arte.</p>
<p><strong>WALKS OF NAPLES:  VISITA A PIEDIGROTTA<br />
</strong>►quando: domenica 11 marzo 2018 | dalle 10:00 alle 12:30<br />
► appuntamento: ore 10:00 davanti all’ingresso del Parco Vergiliano a Piedigrotta<br />
►chi accompagna:<br />
– Francesca Del Vecchio* di “Itinera Napoli”, storica<span class="text_exposed_show"> dell’arte e guida turistica autorizzata dalla Regione Campania<br />
– Michele Del Vecchio di Spazio Tangram – Napoli<br />
►chi può partecipare: tutti<br />
►contributo: 10,00€<br />
►prenotazione obbligatoria al 339.20.291.53 (SMS o messaggio WhatsApp) oppure scrivendo ad <a href="mailto:info@spazio-tangram.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>info@spazio-tangram.it</strong></a> indicando nomi dei partecipanti e recapiti telefonici.<br />
► ISCRIVERSI AL GRUPPO ❝<strong><a href="https://www.facebook.com/groups/WalksofNaples/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-hovercard="/ajax/hovercard/group.php?id=1615957558496963&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3A224281874801367%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Walks of Naples | camminate napoletane</a></strong>❞ per rimanere informati sulle passeggiate partenopee: <strong><a href="https://www.facebook.com/groups/WalksofNaples" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">www.facebook.com/groups/<wbr />WalksofNaples</a></strong><br />
N.B.: il “parteciperò” all’evento non vale come prenotazione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sabato alla scoperta di Monteoliveto con le passeggiate napoletane Walks of Naples</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/itinerari/monteoliveto-passeggiate-walks-of-naples/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 12:21:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa di Monteoliveto]]></category>
		<category><![CDATA[Monteoliveto]]></category>
		<category><![CDATA[Passeggiate napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[strade di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[visite guidate]]></category>
		<category><![CDATA[Walks of Naples]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 17 febbraio 2018 alle 10 a Monteoliveto, sesto appuntamento con Walks of Naples, ciclo di passeggiate in una Napoli insolita e sorprendente, esplorando meraviglie e luoghi noti e meno noti, accompagnati da Francesca e Michele Del Vecchio Monteoliveto costituisce a Napoli l’elemento di raccordo in un crocevia di quartieri diversi, fisicamente vicini ma storicamente lontani. Si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Sabato 17 febbraio 2018 alle 10 a Monteoliveto, sesto appuntamento con <a href="https://www.facebook.com/groups/WalksofNaples/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Walks of Naples</strong></a>, ciclo di passeggiate in una Napoli insolita e sorprendente, esplorando meraviglie e luoghi noti e meno noti, accompagnati da Francesca e Michele Del Vecchio</h4>
<p><strong>Monteoliveto</strong> costituisce a <strong>Napoli</strong> l’elemento di raccordo in un crocevia di quartieri diversi, fisicamente vicini ma storicamente lontani. Si interseca con <strong>Via Sanfelice</strong>, spartiacque tra la Napoli del Risanamento di <strong>Corso Umberto</strong> e quella fascista del <strong>Rione Carità</strong>. Se non bastasse, Monteoliveto si incunea prepotentemente anche tra il <strong>Centro Storico</strong> che sorge da un lato e <strong>Via Toledo</strong> che si protende dall’altro.</p>
<p>Il suo percorso segue il tracciato di un <strong>antico torrente</strong> che convogliava a valle le acque piovane provenienti dalle collina. In epoca <strong>aragonese</strong> ha ospitato le <strong>mura cittadine</strong> che scendendo da <strong>Calata Trinità Maggiore</strong> proseguivano fino a <strong>Santa Maria la Nova</strong>.</p>
<p>A dominare questo territorio, due <strong>complessi conventuali</strong>: quello di <strong>Monteoliveto</strong> e, non lontano, quello di <strong>Sant&#8217;Anna dei Lombardi</strong>, le cui sorti si sono poi fuse per uno strano caso del destino. Quando <strong>Ferdinando di Borbone</strong> si allontanò dal Regno, i padri Olivetani che avevano aderito alla Repubblica del 1799, nella chiesa di Monteoliveto si trasferirono i monaci della comunità dei Lombardi, la cui originaria struttura era stata distrutta da un terremoto.</p>
<p>Celata dietro una facciata inusuale, fondamentalmente anonima, di grigio piperno, la <strong>chiesa di Monteoliveto</strong>, tra le più ricche e sorprendenti di Napoli,<strong> </strong>si nasconde in piena vista nel centro città. Scrigno del <strong>Rinascimento napoletano</strong>, ospita al suo interno un unicum: il <strong>Compianto del Cristo Morto</strong> del modenese <strong>Guido Mazzoni</strong>, straordinario teatro in scultura. La <strong>Sacrestia</strong> è il capolavoro di <strong>Giorgio Vasari</strong>, che qui importa a Napoli la “modernità” dell’arte toscana.</p>
<p>La sesta passeggiata <strong>Walks in Naples</strong>, in programma sabato 17 febbraio alle 10, scoprirà anche il fitto tessuto urbano e architettonico che si irradia dal <strong>complesso di Monteoliveto/<a href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/ecco-dieci-comandamenti-napoletani-cosa-dovete-assolutamente-vedere-napoli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sant’Anna dei Lombardi</a></strong>: a partire dai chiostri – originariamente parte del complesso conventuale – ogni reimpiegati a vario titolo in caserme ed edifici pubblici. Passando poi per la <strong>Fontana di Monteoliveto</strong> che domina lo slargo davanti alla chiesa. Per proseguire infine con i grandiosi palazzi nobiliari che circondano l’area, da <strong>Palazzo Gravina</strong> a <strong>Palazzo Carafa Maddaloni</strong>, da <strong>Palazzo Venusio</strong> a <strong>Palazzo Doria d’Angri</strong>.</p>
<p><strong>WALKS OF NAPLES: MONTEOLIVETO</strong><br />
►Luogo: <strong>Via Monteoliveto</strong>.<br />
►Quando: sabato 17 febbraio 2018 | dalle 10:00 alle 12:30<br />
► Appuntamento: ore 10:00 davanti alla <strong>Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi</strong> (piazza Monteoliveto, Napoli)<br />
►Chi accompagna:<br />
– <strong>Francesca Del Vecchio</strong> di “Itinera Napoli”, storica de<span class="text_exposed_show">ll’arte e guida turistica autorizzata dalla Regione Campania<br />
– <strong><a href="https://www.facebook.com/miki.delvecchio" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=526113166&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3A350341172112446%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Michele Del Vecchio</a></strong> di <a href="https://www.facebook.com/SpazioTangram/" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=268382899934586&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3A350341172112446%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Spazio Tangram – Napoli</a><br />
►Chi può partecipare: tutti<br />
►Costo visita guidata: 10,00€<br />
►Contributo al restauro della Sacrestia del Vasari della Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi: 3,00€<br />
►Prenotazione obbligatoria al 339.20.291.53 (SMS o messaggio WhatsApp) oppure scrivendo ad <a href="mailto:info@spazio-tangram.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>info@spazio-tangram.it</strong></a> indicando nomi dei partecipanti e recapiti telefonici.<br />
► ISCRIVITI AL GRUPPO ❝<strong>Walks of Naples | camminate napoletane</strong>❞ per rimanere informato sulle passeggiate partenopee: <strong><a href="http://www.facebook.com/groups/WalksofNaples" rel="nofollow">www.facebook.com/groups/WalksofNaples</a> </strong>(il “parteciperò” all’evento non vale come prenotazione)</span></p>
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		<title>Walks of Naples, sabato alla scoperta di via San Giovanni a Carbonara</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/itinerari/walks-of-naples-san-giovanni-a-carbonara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 11:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa San Giovanni a Carbonara]]></category>
		<category><![CDATA[strade di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Via San Giovanni a Carbonara]]></category>
		<category><![CDATA[visite guidate]]></category>
		<category><![CDATA[Walks of Naples]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 3 febbraio passeggiata a via San Giovanni a Carbonara: quarto appuntamento di Walks of Naples, ciclo di visite guidate alla scoperta delle meraviglie, note e celate, delle strade di Napoli. Via San Giovanni a Carbonara è una strada nata per essere lo sversatoio di Napoli. Qui ab antiquo i napoletani portavano i rifiuti urbani, che venivano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.charmenapoli.it/itinerari/walks-of-naples-san-giovanni-a-carbonara/">Walks of Naples, sabato alla scoperta di via San Giovanni a Carbonara</a> proviene da <a href="https://www.charmenapoli.it">Charme</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Sabato 3 febbraio passeggiata a via San Giovanni a Carbonara: quarto appuntamento di Walks of Naples, ciclo di visite guidate alla scoperta delle meraviglie, note e celate, delle strade di Napoli.</h4>
<p><b>Via San Giovanni a Carbonara</b> è una strada nata per essere lo sversatoio di Napoli. Qui <em>ab antiquo</em> i napoletani portavano i rifiuti urbani, che venivano quindi <strong>bruciati</strong> sul posto dai <strong>carbonari</strong>. Spettava poi al naturale refluo dell’acqua piovana ripulire le ceneri. Nulla di più lontano dalla piacevole eco culinaria che la parola “carbonara” normalmente suscita.</p>
<p>Nonostante un’origine antica così umile, questa via è capace di stimolare molti sensi, non  solo le papille gustative, tintillate da trattorie osterie e pizzerie varie e soprattutto dalla presenza dell’<strong>Antico Panificio Rescigno</strong>, che da 100 anni qui sforna delizie.</p>
<p><strong>San Giovanni a Carbonara </strong>stimola in particolar modo la vista, che non può che restare abbagliata di fronte a scrigni d’arte d’incomparabile bellezza, che lungo la via vi si affacciano o vi si nascondono. Sì, perché  <strong>Napoli</strong> così è: molte ricchezze non esibite, ma piuttosto celate. Come una splendida dama orientale, la cui bellezza si può cogliere solo se si arriva a rimuoverne il velo.</p>
<p>A cominciare dalla <strong>Chiesa di San Giovanni a Carbonara</strong>, abbarbicata in alto su una collina, raggiungibile solo se ci si inerpica su di un’erta scalinata. E come se non bastasse, si nasconde allo sguardo, dandoci il fianco e celandosi dietro quella che, in realtà, non è la sua facciata, ma solo una quinta teatrale. A coloro che avranno osato superare ogni ostacolo, la chiesa si presenta davvero come un gioiello unico, <em>pantheon </em>dell’ultimo ramo degli <strong>Angioini</strong> di Napoli. Dipinti sculture e affreschi ne fanno un vero e proprio museo dell’arte napoletana.</p>
<p>Al suo interno, non una ma ben due cappelle di rami diversi della famiglia <strong>Caracciolo</strong> (Caracciolo del Sole e Caracciolo di Vico), stirpe tra le più antiche del Regno, che aveva sede proprio qui in questo quartiere del <strong>Seggio di Capuana</strong>.</p>
<p>Tante sono le residenze signorili di questa famiglia che si trovano lungo il percorso, come per esempio <strong>Palazzo Caracciolo di Santobuono</strong>, ogni trasformato da un accorto restauro in uno splendido hotel 4 stelle. Di fronte, un altro edificio della famiglia, quello dei <strong>Caracciolo d’Oppido</strong>, oggi sede di un istituto scolastico.</p>
<p>Al culmine della strada, proprio dove si erge <a href="http://www.charmenapoli.it/news/napoli-visite-porta-capuana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Porta Capuana</strong></a>, una delle quattro porte superstiti dell’antica cinta muraria della città. Conclude l&#8217;itinerario, il <strong>Complesso di Santa Caterina a Formiello</strong>, forse uno tra i meno noti nel panorama cittadino, eppure si resta incantanti da una chiesa dalla rara impostazione rinascimentale, due chiostri reinventati in epoca moderna e un antico convento, oggi testimonianza di archeologia industriale.</p>
<p>Questo è il percorso che, sabato 3 febbraio 2018, propone <strong>WALKS OF NAPLES, </strong>il programma di passeggiate per le strade di Napoli alla scoperta di una città insolita e sorprendente, esplorando meraviglie e luoghi noti e meno noti, accompagnati dai fratelli <strong>Francesca Del Vecchio </strong>(<a href="http://www.itineranapoli.com/index.asp" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Itinera Napoli</strong></a>), storica dell’arte e guida turistica autorizzata dalla Regione Campania, e da <strong><a href="https://www.facebook.com/miki.delvecchio" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=526113166&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3A166859780622566%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Michele Del Vecchio</a></strong>, fondatore, anima e motore di<strong> <a href="https://www.facebook.com/SpazioTangram/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=268382899934586&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3A166859780622566%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Spazio Tangram – Napoli</a></strong>.</p>
<p><strong>WALKS OF NAPLES #4: ❝SAN GIOVANNI A CARBONARA❞</strong><br />
►quando: sabato 3 febbraio 2018 | dalle 10:00 alle 12:30<br />
► appuntamento: ore 10:00 davanti alla Chiesa di San Giovanni a Carbonara (Via Carbonara 4, Napoli)<br />
►chi può partecipare: tutti<br />
►costo: 10,00€ a persona<br />
<span class="text_exposed_show">►prenotazione obbligatoria al 339.20.291.53 (telefonata, SMS o messaggio WhatsApp) oppure scrivendo ad </span><span class="text_exposed_show"><a href="mailto:info@spazio-tangram.it">info@spazio-tangram.it</a> </span>indicando nomi dei partecipanti e recapiti telefonici.<br />
<span class="text_exposed_show">► ISCRIVERSI AL GRUPPO ❝Walks of Naples | camminate napoletane❞ per rimanere informati sulle passeggiate partenopee: <a href="http://www.facebook.com/groups/WalksofNaples" rel="nofollow">www.facebook.com/groups/<wbr />WalksofNaples</a></span></p>
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