Pompei, quando l’arte nasce dalla…muffa: il parco archeologico apre le porte al “Genius Loci”

L'innovativo progetto del duo Ttozoi sbarca nell'area degli scavi. Le tele saranno dipinte direttamente sul posto con una tecnica d'eccezione: la proliferazione delle muffe sulla juta

19 dicembre, 2017 alle 12:21
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L'area interna dell'Anfiteatro romano di Pompei

Dopo la presentazione ufficiale a Palazzo Massimo di Roma e dopo la prima tappa nella Reggia di Caserta, oggi il Parco archeologico di Pompei apre le porte al progetto artistico “Genius Loci” di Stefano Forgione e Giuseppe Rossi, in arte Ttozoi. Insieme al curatore del progetto Gianluca Marziani e al direttore del parco archeologico Massimo Osanna, i due artisti hanno presentato questa mattina la performance artistica all’interno dell’Anfiteatro degli scavi archeologici di Pompei, nata dall’idea di realizzare opere d’arte direttamente nei luoghi storici prescelti attraverso la tecnica della proliferazione naturale di muffe su juta, con interventi pittorici successivi.

UNA TECNICA PARTICOLARE
Gli artisti creeranno le opere in situ, implementando diverse installazioni costituite da teche sigillate all’interno delle quali le tele dimoreranno per circa 40 giorni.​ Il processo informale, realizzato a quattro mani, prevede l’utilizzo di materie organiche (farine varie), acqua e pigmenti naturali su tele di juta, poi riposte in particolari teche che favoriranno la naturale proliferazione di muffe, con manifestazioni sempre diverse. I due artisti monitoreranno la progressione del processo, fin quando decideranno di interromperlo. Solo a questo punto le tele verranno pittoricamente rifinite e ultimate, lasciando visibili le tracce del passaggio della natura.

IL PROGETTO SBARCA AL COLOSSEO
Il progetto proseguirà il suo tour tra gennaio e febbraio 2018 nel Colosseo di Roma. L’operato artistico del duo si pone così a contatto con tre siti Unesco: la Reggia di Caserta, visitata lo scorso 14 novembre, con la sua necropoli sannita risalente al IV secolo a.C., riportata alla luce nel 1990 nell’area sottostante il secondo cortile; l’Anfiteatro del complesso archeologico di Pompei, dove il duo ha a disposizione gli ambulacri, sepolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e successivamente riportati alla luce, e il Colosseo, simbolo di Roma.

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