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	<title>Chiese Archivio - Charme</title>
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		<title>Gesù Nuovo, la basilica più amata, martoriata dalla leggenda, esaltata dal barocco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 18:20:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
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		<category><![CDATA[Centro storico di Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;edificio nacque come dimora della sfortunata famiglia Sanseverino, i Padri Gesuiti acquistarono il palazzo per trasformarlo in chiesa con le donazioni di Isabella Feltre della Rovere. Tra i luoghi di culto più visitati di Napoli, ospita la cappella dedicata al medico Giuseppe Moscati, santificato nel 1987 Tra le cinquecento e passa chiese di Napoli, la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><em>L&#8217;edificio nacque come dimora della sfortunata famiglia Sanseverino, i Padri Gesuiti acquistarono il palazzo per trasformarlo in chiesa con le donazioni di Isabella Feltre della Rovere. Tra i luoghi di culto più visitati di Napoli, ospita la cappella dedicata al medico Giuseppe Moscati, santificato nel 1987</em></h4>
<p>Tra le cinquecento e passa chiese di <strong>Napoli</strong>, la chiesa del <strong>Gesù Nuovo</strong>, nel bel mezzo di <strong>Spaccanapoli</strong>, in pieno Centro storico, è tra le basiliche più amate e frequentate dai napoletani. La sua facciata, che finì finanche stampata sulle carte da <strong>diecimila delle vecchie lire italiane,</strong> è uno dei rarissimi esempi di bugnato a punta di diamante, una tecnica architettonica utilizzata per dare maestosità all’edificio.</p>
<p>Ma la facciata del Gesù Nuovo ha una storia molto particolare da raccontare. Le sue bugne, volute da Novello da San Lucano, presentano strani segni scolpiti nel <strong>piperno</strong> estratto dalle cave di Soccavo. Per anni, questi contrassegni sono stati creduti simboli alchemici che i cavatori avrebbero impresso sulla pietra per fornirle energia positiva. Una leggenda, forse sviluppatasi nel ‘700, quando l’alchimia era di casa a Napoli, vuole che durante la costruzione del <strong>Palazzo Sanseverino</strong> le pietre segnate vennero collocate sulla facciata in un ordine sbagliato, provocando un effetto contrario a quello voluto dai cavatori. L’energia positiva si tramutò in energia negativa. Così, secondo questa credenza, si spiegano le sciagure capitate alla famiglia Sanseverino e tutti i crolli, gli incendi e le altre vicissitudini che hanno caratterizzato la <strong>Chiesa del Gesù Nuovo</strong> nei secoli.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-29586 alignright" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/deicimila-lire-con-bugnato-Chiesa-del-Gesù-Nuovo-in-piazza-del-Gesù-281x300.jpg" alt="" width="186" height="199" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/deicimila-lire-con-bugnato-Chiesa-del-Gesù-Nuovo-in-piazza-del-Gesù-281x300.jpg 281w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/deicimila-lire-con-bugnato-Chiesa-del-Gesù-Nuovo-in-piazza-del-Gesù-394x420.jpg 394w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/deicimila-lire-con-bugnato-Chiesa-del-Gesù-Nuovo-in-piazza-del-Gesù.jpg 640w" sizes="(max-width: 186px) 100vw, 186px" />Questa è la leggenda. Poi, nel 2010, lo storico dell’arte <strong>Vincenzo De Pasquale</strong> scoprì che i simboli non erano altro che lettere dell’alfabeto aramaico, la lingua parlata da Gesù. Con l’aiuto dei musicologi ungheresi <strong>Csar Dors</strong> e <strong>Lòrànt Réz</strong> giunse alla conclusione che l’imponente facciata della chiesa non fosse altro che un grande spartito musicale di canti gregoriani. Dopo quello studio, le lettere sono state trasformate in musica e i brani lì nascosti, da oltre cinquecento anni, sono stati suonati e registrati anche su un cd, ma c’è ancora chi, tra gli esperti di occultismo, nella facciata del Gesù Nuovo vuole leggere solo simboli alchemici.</p>
<p>E passiamo dalla particolarità della facciata alla storia della chiesa, indicata spesso anche col nome di <strong>Trinità Maggiore</strong>. Il <strong>Gesù Nuovo</strong> è forse <strong>l’esempio più esplicito del particolare barocco nato all’ombra del Vesuvio,</strong> anche se le origini della basilica sono più antiche di quel periodo artistico e risalgono al 1470, quando l’architetto Novello da San Lucano costruì, nello spazio oggi occupato dalla chiesa, la sontuosa dimora napoletana del <strong>principe di Salerno</strong>, <strong>Roberto Sanseverino</strong>.</p>
<p>Quello era il periodo in cui i legami artistici e culturali tra Napoli e Firenze erano particolarmente stretti e le influenze rinascimentali cominciavano a farsi strada nell’area partenopea.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-29585 aligncenter" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-6-300x200.jpg" alt="" width="425" height="283" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-6-300x200.jpg 300w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-6-630x420.jpg 630w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-6.jpg 640w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" />La storia racconta che i beni della famiglia Sanseverino furono sequestrati e dissequestrati più volte, per una serie di vicende legate alla <em>Congiura dei baroni </em>e a efferati fatti di sangue. L’ultimo ad averne il possesso, ma anche a perderli definitivamente, fu <strong>Ferrante Sanseverino</strong>, che morì in povertà, durante il suo esilio in Francia, ad Orange, nel 1568. Tutti i beni di famiglia, compreso il palazzo di Piazza del Gesù, entrarono a far parte del patrimonio dell’erario e furono venduti a diverse famiglie della nobiltà napoletana. I <strong>Padri Gesuiti</strong>, però, ottennero da <strong>Filippo II</strong> la preferenza nell’acquisto del palazzo di Piazza del Gesù per trasformarlo nella chiesa intorno alla quale realizzare l’insula gesuitica partenopea.</p>
<p>Nel 1551, fu proprio il fondatore della Compagnia di Gesù, <strong>Sant’Ignazio da Loyola</strong>, su pressioni di <strong>Papa Giulio II,</strong> a inviare a Napoli dodici confratelli per fondarvi la Provincia napoletana della Compagnia di Gesù. Dopo le difficoltà iniziali, la <strong>pattuglia di gesuiti</strong> riuscì a fare un buon lavoro, acquistando anche gli edifici circostanti <strong>palazzo Sanseverino</strong> e realizzando, oltre la Chiesa, anche la scuola, che prese il nome di <strong>Collegio napoletano</strong>, e la cosiddetta <strong>Casa Professa</strong>, luogo destinato alla cura delle anime dei fedeli. La chiesa disegnata dall’abile architetto gesuita padre Giuseppe Valeriano, fu chiamata del Gesù Nuovo per distinguerla da un altro tempio cittadino dedicato a Cristo, la Chiesa del Gesù, successivamente distrutto da un incendio e ricostruito ex novo, tanto da diventare più nuovo del Gesù Nuovo.</p>
<p>A sborsare gran parte degli ingenti capitali che furono necessari alla costruzione della Chiesa fu la nobildonna napoletana, moglie di Bernardino Sanseverino di Bisignano, <strong>Isabella Feltre della Rovere</strong> che, di fatto, fu considerata dai gesuiti come la <strong>fondatrice della Basilica</strong>.</p>
<p>Impressionante la gran quantità di marmi pregiati, di statue, di decorazioni, di affreschi e quadri che <strong>durante tutto il 1600</strong> furono aggiunti agli interni, già maestosi, del Gesù Nuovo, con il coinvolgimento dei migliori artisti dell’epoca. Si va da <strong>Cosimo Fanzago</strong> che plasmò gran parte della struttura, con un lavoro durato poco meno di sassant’anni, a <strong>Francesco Solimena</strong> col suo gigantesco affresco sulla controfacciata che raffigura <strong><em>La cacciata di Elidoro dal Tempio</em></strong>. Ma nella realizzazione del Gesù Nuovo, come lo vediamo oggi, compaiono anche i nomi di artisti del calibro di <strong>Giovanni Merliano da Nola</strong>, <strong>Belisario Corenzio</strong>, <strong>Paolo De Matteis</strong>, <strong>Massimo Stanzione</strong>, <strong>Luca Giordano</strong>, <strong>Pietro Bernini</strong>, <strong>Fabrizio Santafede</strong>, <strong>Jusepe de Ribera</strong>, soprannominato Spagnoletto, <strong>Giovan Bernardino Azzolino</strong> e altri, fino ad arrivare agli artisti che, nel 1854, realizzarono lo splendido altare maggiore, al cui centro troneggia la colossale statua della Vergine, che poggia su un grande globo di colore blu ed è circondata da sei colonne di alabastro, opera di <strong>Antonio Busciolano</strong>. Quest’ultimo fu allievo di <strong>Tito Angelini</strong> e autore di numerose sculture nelle chiese e nelle piazze di Napoli.</p>
<p>In più occasioni, negli anni, i gesuiti hanno perso guida e controllo della <strong>Chiesa del Gesù Nuovo</strong>. Nel 1776 quando il ministro di Stato di Ferdinando IV, <strong>Bernardo Tanucci</strong> <strong>bandì la Compagnia di Gesù dal Regno di Napoli,</strong> la Basilica fu affidata ai <strong>Francescani Riformati</strong>, che ne cambiarono il nome in Trinità Maggiore. Per questo motivo, la strada che da Piazza del Gesù va verso via Medina è chiamata, ancora oggi, Calata Trinità Maggiore. Dopo poco tempo dal loro ingresso, i Francescani abbandonarono la chiesa per il <strong>crollo della cupola centrale</strong> e l’edificio di culto rimase chiuso per circa trent’anni. Poi, fu affidato ai <strong>Frati Minimi</strong> e solo nel 1821 ritornò in possesso dei <strong>gesuiti</strong> che, ovviamente, tornarono a chiamarla Chiesa del Gesù Nuovo. Ancora oggi, però, a distanza di circa duecento anni, molti napoletani continuano a definirla basilica della Trinità Maggiore.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-29587 aligncenter" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-Giuseppe-Moscati-5-300x200.jpg" alt="" width="416" height="277" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-Giuseppe-Moscati-5-300x200.jpg 300w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-Giuseppe-Moscati-5-630x420.jpg 630w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2020/02/Chiesa_del_Gesù_Nuovo_Napoli-Giuseppe-Moscati-5.jpg 640w" sizes="(max-width: 416px) 100vw, 416px" />La seconda cappella sulla destra della Chiesa, detta della Visitazione, è particolarmente cara ai napoletani, perché dedicata al medico <strong>San Giuseppe Moscati</strong>. Sull’altare c’è un dipinto di Massimo Stanzione sulla Visitazione e le decorazioni in marmi policromi sono di Cosimo Fanzago, mentre nella cupola della campata antistante si vede ciò che rimane di alcuni affreschi di Luca Giordano. Gli angeli nelle nicchie sono opera di Andrea Falcone.</p>
<p>Ma ciò che richiama una gran folla di fedeli, non solo napoletani, sono la <strong>tomba e la statua in bronzo del medico Giuseppe Moscati</strong>, proclamato Beato e poi Santo da Papa Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987. Tanti i miracoli che la Chiesa gli attribuisce, ma molte di più le testimonianze delle prodigiose guarigioni dei suoi pazienti, curati nello studio di Via Cisterna dell’Olio a un centinaio di metri dalla Basilica del <strong>Gesù Nuovo</strong>. Proprio in questa chiesa il medico Santo trascorreva ore a pregare ogni mattina, prima di iniziare il suo lavoro. Non sono quindi un caso la cappella a lui dedicata, la statua e il piccolo museo con una serie di fotografie, di oggetti personali e la ricostruzione puntuale del suo studio, completo della sedia sulla quale morì il 12 aprile 1927. Molti devoti che ogni giorno percorrono <strong>Spaccanapoli</strong> fanno una sosta nella cappella di Giuseppe Moscati per baciare la mano alla sua statua bronzea e in tanti infilano sotto l’altra mano, accostata al petto, bigliettini con richieste di grazie per persone malate.</p>
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		<title>Riaperta la chiesa di Santa Luciella. Qui il teschio con le orecchie ascolta meglio le suppliche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 15:44:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 35 anni, nei giorni scorsi la piccola chiesa di Santa Luciella ai Librai è stata restituita alla città. Artefici di questo piccolo miracolo napoletano sono un gruppo operoso di giovani, Massimo Faella, Francesca Licata, Marcello Peluso, Angela Rogliani e Simona Trudi che nel 2013 fondano l&#8217;associazione Respiriamo Arte. La loro missione è il recupero [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo 35 anni, nei giorni scorsi la piccola<strong> chiesa di Santa Luciella ai Librai</strong> è stata restituita alla città. Artefici di questo piccolo miracolo napoletano sono un gruppo operoso di giovani, <strong>Massimo Faella, Francesca Licata, Marcello Peluso, Angela Rogliani</strong> e <strong>Simona Trudi</strong> che nel 2013 fondano l&#8217;associazione <strong>Respiriamo Arte</strong>. La loro missione è il recupero del patrimonio storico e artistico della città di <strong>Napoli</strong> attraverso la tutela e la valorizzazione di luoghi e monumenti spesso abbandonati all&#8217;incuria e al degrado.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è successo per il <strong>Complesso dei Santi Filippo e Giacomo dell’Arte della Seta</strong>, recuperato e gestito dalla stessa associazione, la messa in sicurezza e la riapertura della <strong>chiesetta di Santa Luciella</strong>, rappresenta oggi la felice sintesi dell’attività di Respiriamo Arte che è stata finanziata grazie a un progetto di <em>crowdfunding</em> e alle donazioni elargite dal <strong>Pio Monte di Misericordia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi mesi, l’associazione si occuperà di rendere la chiesa sede di eventi culturali, visite guidate, momenti aggregativi per le persone del quartiere con una scuola di canto e lezioni gratuite per i bambini su temi fondamentali quali la legalità, l’educazione civica e l‘impegno sociale.</p>
<figure id="attachment_29081" aria-describedby="caption-attachment-29081" style="width: 391px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-29081" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/04/i-protagonisti-300x146.jpg" alt="Santa Luciella ai Librai" width="391" height="208" /><figcaption id="caption-attachment-29081" class="wp-caption-text">L&#8217;associazione e i finanziatori</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inaugurazione, oltre ai membri dell&#8217;associazione, erano presenti il Soprintendente del Monte Pio della Misericordia <strong>Alessandro Pasca di Magliano</strong>, il responsabile dei Beni Culturali della Curia di Napoli Padre <strong>Eduardo Parlato</strong>, il Parroco Padre <strong>Mariano Imparato</strong>, il giornalista del Mattino <strong>Paolo Barbuto</strong>, l’assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Napoli <strong>Alessandra Clemente</strong> e il sindaco <strong>Luigi De Magistris.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Tutto è nato dal libro “Le Chiese proibite di Napoli” di Paolo Barbuto con fotografie di <strong>Sergio Siano</strong></em> – afferma il presidente dell’Associazione <strong>Massimo Faella</strong> – <em>sulle chiese abbandonate di Napoli. Mi chiesi se fosse realizzabile salvarne una. Del libro mi colpì la frase: “basterebbe un intervento di uno sponsor, di una associazione o di qualcuno disposto ad accollarsi l’onere di un restauro per restituire alla città un pezzo di storia. Decisi di coinvolgere <strong>Simona Trudi</strong> e <strong>Angela Togliani</strong> e di lì a poco nacque l’Associazione Respiriamo Arte. Entrammo, dopo 35 anni di abbandono, nella Chiesa di Santa Luciella e non solo scoprimmo che il “<strong>Teschio con le Orecchie</strong>” esiste veramente, ma anche una chiesa meravigliosa». </em><em>«Abbiamo amato questa chiesa</em> – continua <strong>Francesca Licata</strong>, manager culturale dell’associazione – <em>perché è uno dei pochissimi esempi di edificio medievale che ha resistito al tempo e non è stato inglobato in altri palazzi. Siamo stati affascinati dalla storia del teschio, una leggenda che sopravvive dal 1600 e che è tuttora viva, poiché ancora oggi molte persone ci chiedono della sua esistenza. La reliquia è strettamente collegata a un culto molto importante e radicato a Napoli: l’adozione delle “<a href="https://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/45035-cimitero-delle-fontanelle-ed-culto-delle-anime-pezzentelle/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">capuzzelle</a>”, ovvero il “refrisco” (il rinfresco delle <strong>anime del purgatorio)</strong>. Si sceglieva in particolare questo teschio, poiché avendo le orecchie poteva ascoltare le preghiere e le grazie che si chiedevano. Ci piace pensare che abbia ascoltato anche il messaggio della nostra associazione».</em></p>
<p style="text-align: justify;">La chiesa di Santa Luciella fu fondata poco prima del 1327 ed è un esempio delle pochissime chiese medioevali non inglobate in altre strutture architettoniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal &#8216;600 in poi sarà presa in custodia dai <strong>pipernieri</strong>, artisti che scolpivano il piperno e la pietra lavica. Questi, abituati a lavorare con scalpello e martello, temendo che le schegge potessero ferirli agli occhi, iniziarono a venerare <strong>Santa Lucia</strong>, la <strong>protettrice della vista</strong>, decidendo, dunque, di dedicarle questo luogo, modificando il nome in Santa Luciella per distinguerla dall&#8217;omonima Chiesa di Santa Lucia a Mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel diciottesimo secolo, la chiesa fu oggetto di un sostanziale rimaneggiamento e nel 1748 divenne sede dell’<strong>Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione SS. Gioacchino e Carlo Borromeo</strong> detta &#8220;dei pipernieri&#8221; finchè, in seguito ai notevoli danni prodotti da terremoto dell&#8217;80 venne chiusa definitivamente.</p>
<figure id="attachment_29085" aria-describedby="caption-attachment-29085" style="width: 388px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-29085" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/04/Il_Teschio_Con_Le_Orecchie-1-300x225.jpg" alt="Il teschio con le orecchie" width="388" height="266" srcset="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/04/Il_Teschio_Con_Le_Orecchie-1-100x70.jpg 100w, https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/04/Il_Teschio_Con_Le_Orecchie-1-218x150.jpg 218w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /><figcaption id="caption-attachment-29085" class="wp-caption-text">Il teschio con le orecchie</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 15px; color: #222222;">Poi, come spesso accade, la storia si mescola alla leggenda. Nell&#8217;ipogeo inferiore oltre a terre sante, scolatoi e fosse comuni, sono presenti dei teschi, tra questi spicca il <strong>teschio</strong> </span><strong style="font-size: 15px; color: #222222;">con le orecchie</strong><span style="font-size: 15px; color: #222222;">. </span><span style="font-size: 15px; color: #222222;">Le cartilagini, che hanno subito un processo di mummificazione, rendono questo esemplare unico e particolarmente caro alla devozione popolare in quanto </span><strong style="font-size: 15px; color: #222222;">uditore di preghiere e grazie</strong><span style="font-size: 15px; color: #222222;"> e speciale </span><strong style="font-size: 15px; color: #222222;">intermediario dell&#8217;aldilà.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Chiesa di Santa Luciella ai Librai</strong><br />
Vico Santa Luciella, 5 &#8211; Napoli<br />
<strong>Orari di visita</strong><br />
Venerdì, sabato,domenica e festivi dalle 10.30 alle 18.00.<br />
Prezzo del biglietto: 4 euro.<br />
Info e prenotazioni: 3314209045<br />
Email:<strong><a href="mailto:respiriamoarte@gmail.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">respiriamoarte@gmail.com</a></strong><br />
<strong><a href="http://www.respiriamoarte.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.respiriamoarte.it/</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Walks of Naples, sabato 16 febbraio visita a San Domenico Maggiore</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/itinerari/visita-meraviglie-san-domenico-maggiore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 15:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>
		<category><![CDATA[Basilica San Domenico Maggiore]]></category>
		<category><![CDATA[obelisco di San Domenico]]></category>
		<category><![CDATA[Passeggiate napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[piazza San Domenico Maggiore]]></category>
		<category><![CDATA[Walks of Naples]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 16 febbraio, visita guidata a San Domenico Maggiore: un altro appuntamento di Walks of Naples, ciclo di passeggiate alla scoperta delle meraviglie, note e celate delle strade di Napoli. Con la visita a San Domenico Maggiore, sabato 16 febbraio 2019 riprendono le passeggiate napoletane Walks of Naples, il ciclo di tour per una Napoli insolita e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Sabato 16 febbraio, visita guidata a San Domenico Maggiore: un altro appuntamento di Walks of Naples, ciclo di passeggiate alla scoperta delle meraviglie, note e celate delle strade di Napoli.</h4>
<p><span class="text_exposed_show">Con la visita a <strong>San Domenico Maggiore</strong>, <strong>sabato 16 febbraio 2019</strong> riprendono le passeggiate napoletane <strong>Walks of Naples</strong>, il ciclo di tour per una Napoli insolita e sorprendente all&#8217;esplorazione di meraviglie e luoghi noti e meno noti, accompagnati dalla passione della storica dell’arte e guida turistica <strong>Francesca Del Vecchio</strong>, da 30 anni attiva nello studio, divulgazione e gestione dei beni culturali. <br />
</span></p>
<p><span class="text_exposed_show"><strong>L&#8217;ITINERARIO: SAN DOMENICO MAGGIORE<br />
</strong></span><span class="text_exposed_show"><strong>Piazza San Domenico Maggiore</strong>: fulcro di un crocevia strategico del centro storico di Napoli. Da qui si dirama a Est e Ovest <strong>Spaccanapoli</strong>, l’antico <strong>Decumanus Inferior</strong>, che oggi da un lato prende il nome di via Benedetto Croce e dall’altro quello di via San Biagio dei Librai. Qui si interseca anche uno dei cardines principali, corrispondente all’attuale via Mezzocannone. E qui, in antico, giungevano le mura greche, con la perduta Porta Cumana (detta anche Puteolana), accesso alla <strong>Neapolis</strong>.</span></p>
<p>In una camminata napoletana che sembra scontata ed ovvia, ripercorrendo un itinerario probabilmente più e più volte compiuto  ci si potrà ancora una volta stupire. Quale meraviglia più grande di quella di scoprire la ricchezza di ciò che si pensa di conoscere già? Il nascondiglio perfetto è quello che si cela in piena vista, sotto gli occhi di tutti.<br />
Partendo dal nucleo centrale del maestoso obelisco della piazza, la splendida <strong>Guglia di San Domenico</strong>, si diparte poi a raggiera tutt’intorno. I bracci del sole irradiante che decorano la piazza sembrano indicare gli edifici che la contornano: <strong>Palazzo Petrucci, Palazzo Casacalenda, Palazzo Saluzzo, Palazzo Sansevero di Sangro</strong> e le chiese di <strong>Sant’Angelo a Morfisa, San Domenico Maggiore</strong> e <strong>Sant’Angelo a Nilo</strong>.</p>
<p>Protagonista assoluto e incontrastato della passeggiata di <strong>sabato 16 febbraio</strong> sarà il <strong>Complesso di San Domenico Maggiore</strong>. Una <strong>Basilica secolare</strong>, fondata dagli Angioini e poi scelta dagli Aragonesi quale vero e proprio mausoleo della dinastia reale. Custodisce al suo interno tesori inestimabili: dagli affreschi di <strong>Pietro Cavallini</strong> al <strong>Presepe di Belverte</strong>, dal cero di <strong>Tino da Camaino</strong> alla <strong>Flagellazione del Vaccaro</strong>. Qui ha avuto la sua nascita l’Università di Napoli. Qui hanno vissuto, pregato, lavorato e sofferto personaggi del calibro di <strong>San Tommaso d’Aquino,</strong> <strong>Giovanni Pontano,</strong> <strong>Tommaso Campanella</strong> e <strong>Giordano Bruno</strong>.</p>
<p>Dall&#8217;interno della basilica di<strong> San Domenico Maggiore</strong> si accede prima alla <strong>Sacrestia</strong>, dove si conservano le <strong>Arche Aragonesi</strong> e si ammirano le tarsie lignee e il soffitto affrescato dal <strong>Solimena</strong>, poi alla <strong>Sala degli Arredi Sacri</strong> con il suo <strong>Salvator Mundi</strong> di scuola Leonardesca e infine al Monastero dove si vista la cella di <strong>San Tommaso</strong> con il <strong>Crocifisso Miracoloso</strong> appena restaurato). Chicca tra le chicche, si visiterà la <strong>Cripta dei Carafa Roccella</strong>, chiusa al pubblico per decenni.</p>
<p>WALKS OF NAPLES #21: ❝SAN DOMENICO MAGGIORE❞<br />
►<strong>cosa</strong>: visita al meraviglioso complesso museale di San Domenico Maggiore e passeggiata attraverso “Spaccanapoli e l’antico Decumanus Inferior.<br />
►<strong>quando</strong>: sabato 16 febbraio 2019 | dalle 10:00 alle 12:30<br />
► <strong>appuntamento</strong>: ore 10:00 davanti all’ingresso della Chiesa di San Domenico Maggiore nell’omonima piazza, accanto alla scalinata.<br />
►costo visita guidata: 10,00€<br />
►costo ingresso al Complesso Monumentale: 7,00€ [il biglietto di ingresso permette di visitare le Arche Aragonesi, la Collezione abiti del XVI sec., l<span class="text_exposed_show">a Sagrestia, la Sala degli arredi sacri ed il Salvator Mundi]<br />
►prenotazione obbligatoria al 339.20.291.53 (SMS o messaggio WhatsApp) indicando nomi dei partecipanti e recapiti telefonici.<br />
Il “parteciperò” all’evento non vale come prenotazione.<br />
► ISCRIVERSI AL GRUPPO ❝<strong><a href="https://www.facebook.com/groups/WalksofNaples/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-hovercard="/ajax/hovercard/group.php?id=1615957558496963&amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3A224281874801367%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Walks of Naples | camminate napoletane</a></strong>❞ per rimanere informati sulle passeggiate partenopee: <strong><a href="https://www.facebook.com/groups/WalksofNaples" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">www.facebook.com/groups/<wbr />WalksofNaples</a></strong><br />
</span></p>
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		<title>Purgatorio ad Arco, notte della Befana tra le anime pezzentelle</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/news/purgatorio-ad-arco-notte-befana-anime-pezzentelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2019 15:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[anime pezzentelle]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le anime pezzentelle del Purgatorio ad Arco destano un crescente interesse turistico. La mostra &#8220;Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle&#8220;, curata da Francesca Amirante, è stata infatti visitata in poche settimane già da 5 mila visitatori. Per festeggiare il nuovo anno, la notte della Befana la mostra sarà aperta per una visita serale straordinaria. Il Complesso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>anime pezzentelle</strong> del <strong>Purgatorio ad Arco</strong> destano un crescente interesse turistico. La mostra &#8220;<strong>Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle</strong>&#8220;, curata da <strong>Francesca Amirante</strong>, è stata infatti visitata in poche settimane già da<strong> 5 mila visitatori</strong>. Per festeggiare il nuovo anno, la notte della Befana la mostra sarà aperta per una visita serale straordinaria. Il <strong>Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco</strong> ha infatti deciso di restare aperto la notte del 5 gennaio, dalle ore 19 fino alle 23.</p>
<p>Sarà possibile visitare così la mostra “Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle” e anche il Complesso museale, grazie a visite guidate della durata di  40 minuti, che partiranno a orari stabiliti: alle 20, 21 e alle 22.</p>
<p>La mostra, che chiuderà i battenti il 17 gennaio, è un&#8217;esposizione unica e prima nel suo genere: raccoglie oltre <strong><a href="https://www.charmenapoli.it/arte/purgatorio-ad-arco-mostra-anime-pezzentelle/" target="_blank" rel="noopener">cento anime del Purgatorio</a> in terracotta dipinta del periodo fra il XIX e il XX secolo</strong>, acquisite dall’<strong>Opera Pia Purgatorio ad Arco</strong> e provenienti da una collezione privata, un tempo venerate all&#8217;interno delle edicole scomparse.</p>
<p>Ancora oggi, girando per i vicoli di Napoli, è possibile imbattersi nelle <em>“grotte”</em> delle anime del purgatorio, che richiamano la simbologia della grotta presepiale. Il giorno dell&#8217;Epifania il presepe popolare napoletano veniva svuotato dalle statuette pastorali e queste erano sostituite dalle anime purganti in terracotta.</p>
<p>Il presepe delle anime restava poi esposto fino al 17 gennaio, giorno dedicato alla <strong>festa di Sant&#8217;Antonio Abate</strong>, durante la quale, la struttura del presepe, lo scoglio, veniva bruciato insieme agli oggetti vecchi nei cosiddetti <em>&#8220;fucarazzi.</em></p>
<figure id="attachment_28549" aria-describedby="caption-attachment-28549" style="width: 518px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-28549" src="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2019/01/Mostra-Ritorno_Purgatorio-ad-Arco-3-300x200.jpg" alt="" width="518" height="333" /><figcaption id="caption-attachment-28549" class="wp-caption-text">Santa Maria del Purgatorio ad Arco, la mostra &#8220;Ritorno. l culto delle anime pezzentelle&#8221;</figcaption></figure>
<p>La mostra coinvolge l&#8217;intera chiesa, dalla sagrestia all&#8217;ipogeo e comprende diverse figure di anime purganti: da gruppi interi a una serie di anime a mezzo busto avvolte dalle fiamme e imploranti penitenza e perdono a un gran numero di Addolorate singole, di Crocifissi, di teschi e di accessori.</p>
<p>Nello spazio dell’ipogeo, inoltre, è proiettato un video-racconto di <strong>Gualtiero Peirce</strong> dal titolo “Vi aspettiamo per il rinfresco”, che rappresenta una vera e propria opera autonoma dedicata ai visitatori al termine del percorso delle mostra.</p>
<p><strong>Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle</strong><br />
Fino al 17 gennaio 2019<br />
<a href="https://www.purgatorioadarco.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco</strong></a><br />
Via Tribunali, 39 &#8211; Napoli</p>
<p><strong>Info apertura straordinaria della mostra</strong><br />
5 gennaio 2019, dalle ore 19 alle 23<br />
Il contributo per l’ingresso è di <strong>6 €</strong> con riduzioni per età e convenzioni.<br />
Per il percorso museale alla Chiesa Superiore e all’Ipogeo è possibile usufruire anche della visita guidata.<br />
Le visite durano circa 40 minuti e partono alle ore 20.00 – 21.00 e 22.00<br />
La mostra è inserita nel percorso di visita del Complesso museale.<br />
Prenotazione via mail: <a href="mailto:complessomusealepurgatorio@gmail.com">complessomusealepurgatorio@gmail.com</a><br />
Il 6 gennaio il Complesso museale sarà chiuso.</p>
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		<title>Sant&#8217;Anna dei Lombardi, ora si visita anche la cripta dove i morti &#8220;scolavano&#8221; &#8211; VIDEO</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/news/santanna-dei-lombardi-cripta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 17:54:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Centro storico di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro ipogeo della Napoli sottoterra è ora finalmente visitabile: il Complesso Monumentale di Sant&#8217;Anna dei Lombardi ha aperto infatti il suo ipogeo, la Cripta degli Abati. Qui si possono ammirare secolari sedili di pietra, quelli dove i corpi dei monaci defunti venivano posti per il processo della ‘scolatura’ dei liquidi corporali. Sopra i sedili sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro ipogeo della Napoli sottoterra è ora finalmente visitabile: il <strong>Complesso Monumentale di Sant&#8217;Anna dei Lombardi</strong> ha aperto infatti il suo ipogeo, la <strong>Cripta degli Abati</strong>. Qui si possono ammirare secolari sedili di pietra, quelli dove i corpi dei monaci defunti venivano posti per il processo della ‘scolatura’ dei liquidi corporali. Sopra i sedili sono state ritrovate anche teche con i resti mortali di personaggi illustri. Il nome della sala è legato alla presenza di teschi decorati da paramenti ecclesiastici, le volte sono caratterizzate da affreschi raffiguranti gli alberi di una foresta sacra. Nell’ipogeo sono stati trasferiti resti umani dalle tombe di San Giovanni dei Fiorentini, dopo la demolizione della chiesa.</p>
<p>L’ipogeo di <strong>Sant&#8217;Anna dei Lombardi</strong> a Monteoliveto, chiesa famosa per la splendida sagrestia affrescata da <strong>Giorgio</strong> <strong>Vasari</strong>, racchiude inoltre un piccolo mistero non ancora del tutto risolto: diverse fonti suggeriscono la presenza delle spoglie del <strong>marchese Bernardo Tanucci</strong>, uomo di fiducia del re di Napoli Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando IV, all’interno della terrasanta, seconda cavità accessibile attraverso un pozzo profondo circa 15 metri e non ancora visitabile.</p>
<p>La Chiesa di <strong>Sant&#8217;Anna dei Lombardi</strong> (o anche <strong>Santa Maria di Monteoliveto</strong>) è stata fondata nel 1411 e rappresenta una rara testimonianza del Rinascimento toscano a Napoli, un luogo da visitare assolutamente grazie anche alle attività culturali e di valorizzazione realizzate dalla <strong>Cooperativa sociale Parteneapolis</strong>. Agli inizi del 1800, la chiesa è stata acquisita all&#8217;<strong>Arciconfraternita dei Lombardi</strong>, da cui ha preso il nome. Ha una struttura con navata unica lungo la quale si allineano cinque cappelle per lato. La configurazione attuale è frutto di un rifacimento seicentesco, teso a darle una veste barocca.</p>
<p>La riapertura dell&#8217;ipogeo (Cripta degli Abati) è stata fortemente voluta dal <strong>Comitato di Gestione delle Arciconfraternite Commissariate</strong>, presieduto dal Sacerdote <strong>Salvatore Fratellanza</strong>, che dichiara avere un obiettivo ancora più grande: &#8220;<em>Il nostro scopo </em>&#8211; spiega &#8211;<em> è valorizzare gli oratori della città, con i relativi ipogei, riaprendoli nel minor tempo possibile, in modo da arrivare a costituire una rete tra le diverse realtà</em>”. <a href="https://youtu.be/pn1adKS7l9Q" target="_blank" rel="noopener"><strong>Vedi il video dell&#8217;inaugurazione della Cripta</strong></a>.</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/Xz_bZK6Li2E?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>Il percorso museale del Complesso di <strong>Sant’Anna dei Lombardi,</strong> curato dalla Cooperativa ParteNeapolis, è visitabile dal lunedì al sabato dalle 9:30 alle 18:30, la domenica solo su prenotazione per gruppi. L’ipogeo sarà aperto per ora solo sabato 22 e 29 dicembre.<br />
Da gennaio, il calendario, in aggiornamento, sarà consultabile sulle pagine social del Complesso e di ParteNeapolis.</p>
<p><strong>COMPLESSO MONUMENTALE SANT&#8217;ANNA DEI LOMBARDI<br />
</strong>Piazza Monteoliveto, 4 &#8211; Napoli<br />
Tel. 0814420039 – 3203512220<br />
<a href="mailto:info@santannadeilombardi.it">info@santannadeilombardi.it</a></p>
<p><em>Facebook </em><a href="https://www.facebook.com/santannadeilombardicomplessomonumentale/" target="_blank" rel="noopener">@Sant’Anna dei Lombardi – Complesso monumentale</a><br />
<em>Instagram</em> @santannadeilombardi<br />
<em>Twitter</em> @santannadeilomb<br />
<em>Trip advisor</em>: Sant’Anna dei Lombardi (Monteoliveto)</p>
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		<title>Purgatorio ad Arco, cento anime pezzentelle tornano a casa</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/news/purgatorio-ad-arco-mostra-anime-pezzentelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2018 16:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[anime pezzentelle]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero delle Fontanelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da sabato 1 dicembre (ore 11) e fino al 17 gennaio 2019 nel Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, per la prima volta in assoluto saranno esposte oltre cento anime del Purgatorio, realizzate in terracotta dipinta fra XIX e XX secolo, acquisite dall’Opera Pia Purgatorio ad Arco e provenienti da una collezione privata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da sabato 1 dicembre (ore 11) e fino al 17 gennaio 2019 nel <strong>Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco</strong>, per la prima volta in assoluto saranno esposte oltre cento anime del Purgatorio, realizzate in terracotta dipinta fra XIX e XX secolo, acquisite dall’<strong>Opera Pia Purgatorio ad Arco</strong> e provenienti da una collezione privata e un tempo popolanti le edicole scomparse di alcune città.</p>
<p>La mostra, intitolata &#8220;<strong>Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle&#8221;</strong>,è in pratica un <em>ritorno a casa</em> delle<strong> anime, </strong>salvate dalla dispersione. Le <strong><a href="https://www.charmenapoli.it/cultura/fantasmi-leggende-napoli-visite-guidate/">anime pezzentelle</a> </strong>saranno quindi le protagoniste della mostra fortemente suggestiva curata da <strong>Francesca Amirante</strong> (Progetto Museo), il cui allestimento coinvolgerà l’intera chiesa con un video-racconto di <strong>Gualtiero Peirce.  </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle<br />
<a href="https://www.purgatorioadarco.it/" target="_blank" rel="noopener">Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco</a></strong><br />
Via dei Tribunali, 39 &#8211; Napoli<br />
Dal 1 dicembre 2018 al 17 gennaio 2019<br />
<strong>Ingresso gratuito per l&#8217;inaugurazione dalle ore 11 fino alle ore 14</strong></p>
<p><strong>Orari<br />
</strong>La mostra sara aperta tutti i giorni.<br />
Lunedì &#8211; sabato dalle ore 10 alle 18<br />
Domenica dalle 10 alle 14<br />
La mostra è inserita nel percorso di visita del Complesso museale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.charmenapoli.it/news/purgatorio-ad-arco-mostra-anime-pezzentelle/">Purgatorio ad Arco, cento anime pezzentelle tornano a casa</a> proviene da <a href="https://www.charmenapoli.it">Charme</a>.</p>
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		<title>Santa Maria La Nova e il mistero della tomba di Dracula</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/itinerari/santa-maria-la-nova-tomba-dracula/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 20:37:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Musei]]></category>
		<category><![CDATA[chiese a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[misteri presepe]]></category>
		<category><![CDATA[musei da visitare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Maria la Nova]]></category>
		<category><![CDATA[visitare napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MUSEI DA VISITARE A NAPOLI: COMPLESSO MONUMENTALE DI SANTA MARIA LA NOVA. Secondo una suggestiva e non ancora provata teoria, Vlad l&#8217;Impalatore sarebbe morto a Napoli ospite della figlia Maria e tumulato nel sepolcro dei Ferrillo nella cittadella francescana innalzata alla fine del XIII secolo dai frati minori su un appezzamento donato da re Carlo I d&#8217;Angiò [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>MUSEI DA VISITARE A NAPOLI: </strong><strong>COMPLESSO MONUMENTALE DI SANTA MARIA LA NOVA</strong>. Secondo una suggestiva e non ancora provata teoria, Vlad l&#8217;Impalatore sarebbe morto a Napoli ospite della figlia Maria e tumulato nel sepolcro dei Ferrillo nella cittadella francescana innalzata alla fine del XIII secolo dai frati minori su un appezzamento donato da re Carlo I d&#8217;Angiò</h5>
<p><strong>Dracula</strong> sarebbe morto a <strong>Napoli</strong> e il suo corpo riposerebbe in uno degli ambienti più suggestivi del <strong>Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova</strong>, la cittadella francescana fatta innalzare, alla fine del XIII secolo, dai frati minori, su un appezzamento di terra donato loro da re Carlo I d&#8217;Angiò e definita &#8220;la Nova&#8221; per distinguerla da Santa Maria ad Palatium, il monastero che un tempo sorgeva nel luogo in cui fu poi innalzato il Maschio Angioino.</p>
<p>La tomba di <strong>Vlad l&#8217;impalatore</strong>, il temuto principe di Valacchia che tanto ispirò la fantasia di <strong>Bram Stoker</strong> nel celebre romanzo &#8220;<strong>Il conte Dracula</strong>&#8220;, si troverebbe nel <strong>chiostro piccolo</strong> dell&#8217;antico convento che troneggia, imponente, a pochi passi da piazza Bovio e da piazza del Gesú, proprio ai bordi del Centro storico dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Il Complesso è un <strong>monumento alla fede</strong> straordinario, reso ancora più prezioso dalla presenza, al suo interno, di alcuni capolavori firmati dai più celebri pittori della Napoli di fine XVI e inizio XVII secolo. Non a caso è a <strong>Santa Maria La Nova</strong>, sotto la guida degli esperti di &#8220;<a href="http://www.oltreilchiostro.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Oltre il Chiostro Onlus</strong></a>&#8220;, l&#8217;associazione presieduta dal professor <strong>Giuseppe Reale</strong>, che è possibile rivisitare la storia dell&#8217;ex Capitale del Regno delle Due Sicilie in un percorso dove la cultura diventa un piacevole incontro che va al di là degli steccati ideologici e religiosi, nel pieno rispetto delle reciproche differenze ed in un comune cammino di ricerca della verità.</p>
<figure id="attachment_27943" aria-describedby="caption-attachment-27943" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Facciata-chiesa-Santa-Maria-La-Nova.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-27943 size-thumbnail" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Facciata-chiesa-Santa-Maria-La-Nova-300x300.jpg" alt="Facciata-chiesa-Santa-Maria-La-Nova" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27943" class="wp-caption-text">La facciata della chiesa di Santa Maria La Nova</figcaption></figure>
<p>Fedele allo stile importato nel Sud Italia dai sovrani angioini, la chiesa e l&#8217;annesso convento di Santa Maria La Nova videro la luce in chiare <strong>forme gotiche</strong>, così come insegnava la scuola degli architetti d&#8217;Oltralpe. Danneggiato dai terremoti, il complesso religioso, che già all&#8217;inizio del Cinquecento si era visto &#8220;dotare&#8221; di una nuova struttura &#8211; il <strong>cappellone di San Giacomo della Marca</strong> (la cui costruzione portò all&#8217;abbattimento ed alle modifiche di diverse cappelle) &#8211; fu sottoposto, a partire dal 1596, ad una profonda e rivoluzionaria opera di restyling che gli conferì quella caratteristica <strong>impronta barocca</strong> cara ai rigidi canoni della Controriforma che ancora oggi lo contraddistingue.</p>
<p>La <strong>chiesa</strong>, con la sua <strong>facciata austera di stampo rinascimentale</strong>, si presenta a croce latina ed è dotata di una sola navata pavimentata in &#8220;<strong>riggiole</strong>&#8221; ed una serie di sfavillanti cappelle che si spalancano lungo entrambi i lati. Vi si accede attraverso una ripida scalinata in piperno protetta da una balaustra in marmo. Tra le innumerevoli &#8220;perle&#8221; di cui è dotato il sacro edificio, non può che lasciare a bocca aperta il <strong>soffitto a cassettoni in legno dorato</strong>, al cui interno fanno bella mostra di sé <strong>quarantasei tavole dipinte</strong>: si tratta di una vera e propria antologia dell&#8217;arte pittorica ispirata all&#8217;ultimo manierismo napoletano prima dell&#8217;irruzione di Caravaggio sulle scene artistiche europee.</p>
<figure id="attachment_27944" aria-describedby="caption-attachment-27944" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Chiostro-Santa-Maria-La-Nova-Daniele-Di-Lorenzo.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-27944 size-thumbnail" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Chiostro-Santa-Maria-La-Nova-Daniele-Di-Lorenzo-300x300.jpg" alt="Chiostro-Santa-Maria-La-Nova-Daniele-Di-Lorenzo" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27944" class="wp-caption-text">Il chiostro piccolo della chiesa di Santa Maria La Nova</figcaption></figure>
<p>L&#8217;attiguo <strong>convento</strong> &#8211; nelle cui sale superiori (laddove un tempo si aprivano le celle dei monaci), dal 2008, l’associazione Oltre il Chiostro ha allestito il <a href="http://www.museionline.info/musei/museo-di-arte-religiosa-contemporanea" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Museo d&#8217;Arte Religiosa Contemporanea</strong></a> (<strong>Arca</strong>) cui è stato concesso il riconoscimento di interesse regionale &#8211; si compone invece di <strong>sagrestia</strong>, <strong>refettorio</strong> e due straordinari <strong>chiostri</strong>. Quello cosiddetto &#8220;maggiore&#8221;, detto anche <strong>chiostro di San Francesco</strong>, ceduto da tempo alla Provincia di Napoli, ha perso buona parte degli affreschi (raffiguranti scene della vita del poverello di Assisi), che un tempo ne adornavano le pareti. Il chiostro &#8220;minore&#8221; o &#8220;piccolo&#8221;, detto <strong>chiostro di San Giacomo</strong>, custodisce invece un ciclo di dipinti con scene della vita di San Giacomo della Marca, attribuiti ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_De_Lione" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Andrea De Lione</strong></a> ed una serie di lapidi e monumenti sepolcrali.</p>
<figure id="attachment_27942" aria-describedby="caption-attachment-27942" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Tomba-Famiglia-Ferrillo-Dracula-in-Santa-Maria-La-Nova.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-27942" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/Tomba-Famiglia-Ferrillo-Dracula-in-Santa-Maria-La-Nova-300x300.jpg" alt="Tomba-Famiglia-Ferrillo-Dracula-in-Santa-Maria-La-Nova" width="300" height="295" /></a><figcaption id="caption-attachment-27942" class="wp-caption-text">La tomba della famiglia Ferrillo nel chiostro di Santa Maria La Nova</figcaption></figure>
<p>Ed è qui che ci conduce la leggenda della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tomba_di_Dracula" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>tomba di Dracula</strong></a>. Qui, dove la storia si è divertita ad intrecciare le sue trame occulte. Secondo uno studio dell&#8217;Università di Tallinn, Dracula, infatti, riposerebbe proprio sotto i portici del chiostro piccolo, nel sepolcro realizzato nel 1499 dallo scultore <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/jacopo-della-pila_%28Dizionario-Biografico%29/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Jacopo della Pila</strong></a> per ospitare le spoglie mortali di <strong>Matteo Ferrillo</strong>. Ne sono convinti alcuni studiosi italiani, supportati nelle loro tesi, dai colleghi dell&#8217;università estone.</p>
<p>Proviamo a capirci qualcosa. E facciamo un salto indietro nel tempo. Correva l&#8217;anno del signore 1476 quando <strong>Vlad III di Valacchia</strong>, da poco tornato sul trono del suo paese, scomparve in battaglia mentre combatteva contro i turchi. Vlad, che apparteneva all&#8217;<strong>Ordine del Dragone</strong> (&#8220;Dracula&#8221; dal romeno &#8220;Dracul&#8221;, letteralmente significa &#8220;figlio del drago&#8221;) proprio come l&#8217;allora re di Napoli <strong>Ferrante D’Aragona</strong>, fu dato per morto e una delle sue figlie, la principessa <strong>Maria Balsa</strong>, che all&#8217;epoca aveva solo 7 anni, fu adottata da una donna napoletana e quindi condotta a Napoli, forse proprio in virtù della comune &#8220;militanza&#8221; dei due re, per sfuggire al pericolo di un&#8217;invasione ottomana della Transilvania. Divenuta donna, la <strong>ragazza</strong> <strong>andò in sposa ad un nobile partenopeo della famiglia</strong> <strong>Ferrillo</strong>, Matteo, appunto. Ora, secondo una prima versione, fu <strong>lei a condurre le spoglie mortali dell&#8217;illustre genitore</strong> nella città del Golfo e poi a disporne l&#8217;inumazione nel sepolcro del marito. Secondo un&#8217;altra versione, Dracula non morì affatto in battaglia ma cadde prigioniero dei turchi. Sarebbe stata Maria Balsa a pagarne il riscatto e poi a farlo giungere in Italia. Alla sua morte, l&#8217;ex re di Valacchia sarebbe stato tumulato nella tomba di famiglia.</p>
<p>Fin qui il racconto. Ma ci sarebbero alcuni elementi che proverebbero tale tesi: i bassorilievi scolpiti sulla lapide sepolcrale del &#8220;genero&#8221; di Dracula. Vi si notano infatti un <strong>drago con due simboli di matrice egizia</strong> mai visti prima su una tomba europea e che sembrano richiamare alcuni elementi tipici della cultura medievale di matrice slava. Si tratta di due sfingi contrapposte che richiamano il nome della città di Tebe che gli antichi egiziani chiamavano &#8220;<strong>Tepes</strong>&#8220;. In soldoni, in quei simboli sembra di leggere &#8220;<strong>Dracula Tepes</strong>&#8221; che, guarda caso, sono anche i due soprannomi normalmente affibbiati al principe.</p>
<p>Ma non è finita qui. Proprio alle spalle della tomba di Ferrillo campeggia un&#8217;enigmatica incisione. Una sorta di &#8220;<strong>Codice La Nova</strong>&#8220;, come è stato ribattezzato dai soci di <strong>Oltre il Chiostro</strong>, scritto in un <strong>linguaggio non del tutto conosciuto</strong>. L&#8217;unico elemento certo finora decifrato in questo misterioso affresco (in cui qualcuno avrebbe riconosciuto caratteri tipici degli alfabeti latino, copto, greco ed etiope), sembrerebbe essere la parola &#8220;<strong>Vlad</strong>&#8221; che pare ricorra più volte. Vlad, appunto. Come il nome del conte.</p>
<p>Fin qui le sorprendenti coincidenze di una storia che a tratti sembra sfociare nel romanzo. Sì, perché non manca, tra gli storici, chi non crede alla versione napoletana di <strong>Dracula</strong>, perché, si sostiene, non ci sono prove concrete della permanenza o della sepoltura di Vlad III in Italia o addirittura dell&#8217;esistenza di una sua figlia. E il riferimento stesso alla città di Tebe viene considerato fuorviante dal momento che l&#8217;epiteto &#8220;Tepes&#8221; normalmente affiancato al nome di Dracula, in romeno significa &#8220;palo&#8221; da cui il nostro &#8220;impalatore&#8221;, derivato dall&#8217;agghiacciante tortura che il &#8220;<strong>Vampiro della Transilvania</strong>&#8221; era solito infliggere ai suoi nemici. Dubbi, perplessità, misteri che, come si vede, abbondano. Ma anche segni e indizi a volontà.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/cZgA4VbWXKY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Insomma, c&#8217;è tutto nella storia del <strong>Complesso monumentale di Santa Maria La Nova</strong> per attirare l&#8217;attenzione di storici, appassionati d&#8217;arte e turisti, un vero scrigno di storia, di arte e di religiosità, che dà il senso del mistero racchiuso nelle antiche mura di questa fondazione angioina tutta da visitare. Un monumento che ha comunque sempre bisogno di cura e manutenzione, per cui l&#8217;associazione partenopea che lo gestisce ha promosso l&#8217;iniziativa &#8220;<strong>Restaura la Nova</strong>&#8220;, una raccolta di fondi da destinare ai restauri (<a href="https://youtu.be/cZgA4VbWXKY" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>guarda il video</strong></a>).</p>
<p><strong>COMPLESSO MONUMENTALE SANTA MARIA LA NOVA</strong><br />
<strong>MUSEO D&#8217;ARTE RELIGIOSA CONTEMPORANEA (ARCA)</strong><br />
Via Santa Maria la Nova, 44 – 80134 Napoli<br />
(nei pressi delle fermate Università e Toledo, Linea 1 della Metropolitanta<br />
ORARI: Lunedì-Venerdi dalle 9,30 alle 15,00 – Sabato e Domenica dalle 9,30 alle 14,00<br />
Contatti: Tel. + 39 081 552 15 97 – Email: <a href="mailto:info@santamarialanova.info">info@santamarialanova.info<br />
</a>Sito web: <a href="http://www.santamarialanova.info" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.santamarialanova.info</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Visitare San Domenico Maggiore: 800 anni di storia tra arte, culto, tombe e leggende</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 17:43:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MUSEI DA VISITARE A NAPOLI: SAN DOMENICO MAGGIORE. Nel cuore del Centro Storico di Napoli la cittadella dei frati domenicani voluta da re Carlo II d&#8217;Angiò, pantheon dei sovrani aragonesi. Hanno vissuto qui San Tommaso d&#8217;Aquino e Giordano Bruno e vi hanno lasciato traccia da Tiziano a Michelangelo da Caravaggio, da Raffaello a Giuseppe de Ribera, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>MUSEI DA VISITARE A NAPOLI: SAN DOMENICO MAGGIORE.</strong> Nel cuore del Centro Storico di <strong>Napoli</strong> la cittadella dei frati domenicani voluta da re Carlo II d&#8217;Angiò, pantheon dei sovrani aragonesi. Hanno vissuto qui San Tommaso d&#8217;Aquino e Giordano Bruno e vi hanno lasciato traccia da <strong>Tiziano</strong> a <strong>Michelangelo da Caravaggio</strong>, da <strong>Raffaello</strong> a <strong>Giuseppe de Ribera</strong>, da <strong>Tino di Camaino</strong> a <strong>Francesco Solimena. </strong>E ancora <strong>Luca Giordano</strong>, <strong>Luigi Vanvitelli</strong>,<strong> Domenico Vaccaro</strong>,<strong> Cosimo Fanzago </strong>e <strong>Mattia Preti. </strong>Da ammirare anche un rarissimo <strong>Salvator Mundi</strong> di scuola leonardesca.</h5>
<p>Otto secoli di arte e storia racchiusi in uno scrigno di pietra. Visitare il complesso monumentale di <strong>San Domenico Maggiore</strong> rappresenta una esperienza suggestiva. Un salto all&#8217;indietro nel tempo alla riscoperta di uno dei tanti volti di Napoli e di mille storie e leggende. E&#8217; qui, a mezza strada tra il Decumano inferiore e quello maggiore, nel cuore del <strong>Centro storico</strong> patrimonio dell’Umanità, che sono passati personaggi del calibro di <strong>Giordano Bruno</strong>, <strong>Tommaso d’Aquino</strong>, <strong>Giovanni Pontano</strong>.</p>
<p>Filosofi, umanisti, padri della Chiesa. Ciascuno capace di lasciare la propria impronta in uno dei templi del Cristianesimo più importanti del Mezzogiorno. Ma qui sono passati o solo vi hanno lasciato traccia da <strong>Tiziano</strong> a <strong>Michelangelo da Caravaggio</strong>, da <strong>Raffaello</strong> a <strong>Giuseppe de Ribera</strong>, da <strong>Tino di Camaino</strong> a <strong>Francesco Solimena</strong>, <strong>Luca Giordano</strong>, <strong>Luigi Vanvitelli</strong>,<strong> Domenico Vaccaro</strong>,<strong> Cosimo Fanzago </strong>e <strong>Mattia Preti</strong>. E una moltitudine di altri artisti noti e meno noti. Qui, e non a Firenze, si diceva senza prove certe, sarebbe sepolta <strong>Monna Lisa</strong>, la donna che ispirò il quadro più famoso al mondo, la <strong>Gioconda </strong>di <strong>Leonardo da Vinci</strong>. Ma qui, e questo è certo, c&#8217;è una scia dell&#8217;arte di Leonardo: uno dei rarissimi <strong>Salvator Mundi </strong>della sua scuola.</p>
<figure id="attachment_27977" aria-describedby="caption-attachment-27977" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Arche-Aragonesi-sacrestia-San-Domenico-Maggiore-Napoli.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-27977" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Arche-Aragonesi-sacrestia-San-Domenico-Maggiore-Napoli-300x300.jpg" alt="Arche-Aragonesi-sacrestia-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="310" height="310" /></a><figcaption id="caption-attachment-27977" class="wp-caption-text">La sagrestia di San Domenico Maggiore con la balconata delle Arche Aragonesi</figcaption></figure>
<p>Edificato tra il 1283 e il 1324 in chiare forme gotiche, su volere di re <strong>Carlo II d’Angiò</strong> che ne finanziò il progetto (affidandolo poi alle cure dei frati domenicani), fin dal Rinascimento <strong>San Domenico Maggiore</strong>, con la sua chiesa e l’adiacente convento, ha rappresentato il fulcro di Napoli, uno dei &#8220;luoghi privilegiati&#8221; del nascente Regno. Il luogo, per capirci, in cui si plasmava la storia del giovane Stato anche grazie alla scelta dei <strong>re d&#8217;Aragona di elevare il complesso religioso a loro pantheon dinastico</strong>. E&#8217; il caso delle <strong>arche</strong> (sarcofagi) custodite sulle balconate della <strong>Sagrestia affrescata da Francesco Solimena</strong>: 38 casse lignee sontuosamente ricoperte di sete, broccati o altre stoffe preziose, disposte su due file sovrapposte, contenenti una serie di <strong>feretri di reali e nobili</strong> legati allo storico casato spagnolo.</p>
<figure id="attachment_27975" aria-describedby="caption-attachment-27975" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Navata-basilica-San-Domenico-Maggiore-Napoli.jpg"><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-27975" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Navata-basilica-San-Domenico-Maggiore-Napoli-300x300.jpg" alt="Navata-basilica-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27975" class="wp-caption-text">La navata centrale della basilica San Domenico Maggiore a Napoli</figcaption></figure>
<p>La maestosa <strong>basilica</strong>, rivisitata dal <strong>Vaccaro</strong>, che la modificò, insieme all’adiacente convento, trasformandola in uno degli emblemi del <strong>Barocco napoletano</strong>, offre una particolarità tutta sua: l&#8217;ingresso su Piazza San Domenico Maggiore si propone, infatti, con l’abside e non con la facciata principale dell&#8217;edificio di culto, come pure ci si aspetterebbe. Ciò perché lo slargo con il famoso obelisco fu realizzato in un secondo momento. Dalla piazza, si può accedere alla chiesa attraverso una grande scalinata voluta da <strong>Alfonso I d’Aragona</strong> per collegare la preesistente <strong>chiesetta romanica di San Michele Arcangelo a Morfisa</strong> (a sua volta inglobata nel complesso), l&#8217;edificio in cui, nel 1231, una volta giunti a Napoli, avevano trovato ospitalità i domenicani. Ebbene, questa rampa conduce al transetto destro della basilica mentre un altro ingresso posto sul livello della strada, proprio al centro della retrofacciata, sotto il balcone quattrocentesco dove campeggiano gli stemmi dei <strong>Carafa</strong>, è collegato direttamente con la cappella Guevara di Bovino (o &#8220;Succorpo&#8221;), giusto in corrispondenza dell&#8217;abside.</p>
<p>Il varco d&#8217;accesso principale di <strong>San Domenico Maggiore</strong> si spalanca invece a nord, in vico San Domenico Maggiore, sul lato destro della piazza, direttamente nel cortile del convento.  L’interno della chiesa &#8211; in cui spicca un grande <strong>organo</strong> dotato di ben <strong>1.640 canne</strong> realizzato dai maestri liutai napoletani &#8211; è a dir poco sfarzoso: un autentico tripudio di colori ben assemblati, con i marmi, il blu e l’oro che saltano meravigliosamente all&#8217;occhio, così come insegnano i dettami dello &#8220;stile ridondante&#8221;. Un soffitto a cassettoni con al centro, in bella evidenza, lo stemma dei domenicani e ai quattro angoli le armi della casa d’Aragona e la corona spagnola, fa bella mostra di sé sopra le teste dei fedeli.</p>
<p>Sotto le tre navate in cui è suddivisa la chiesa si snodano gli ambienti delle <strong>cappelle gentilizie</strong>: ben ventisette in tutto. Tra queste spiccano, in particolare, la seconda, chiamata anche &#8220;<strong>Cappella degli affreschi</strong>&#8221; o &#8220;<strong>Brancaccio</strong>&#8220;, di fatto l&#8217;unica di tutto l&#8217;edificio a conservare un ciclo di affreschi risalente all&#8217;<strong>epoca angioina</strong> e quindi al periodo di edificazione del tempio religioso. A firmarli, a partire dal 1308, il pittore romano <strong>Pietro Cavallini</strong>. Ma assolutamente degna di nota è anche la sesta cappella, sorta di <strong>pantheon della famiglia Carafa</strong>, conosciuta con il nome di &#8220;<strong>Cappellone del Crocefisso</strong>&#8220;. Questo spazio, un tempo, apparteneva alla cappella di San Nicola ed era parte integrante della vecchia chiesa trecentesca di <strong>San Michele Arcangelo a Morfisa</strong>. Racchiude, al suo interno, preziose opere pittoriche, nonché diversi monumenti sepolcrali e una riproduzione dell&#8217;originale tavola duecentesca del <strong>Crocefisso</strong> (oggi conservato in convento) che secondo la tradizione, nel 1273, <strong>avrebbe parlato a San Tommaso d’Aquino</strong> mentre questi era in preghiera, apostrofandolo con le seguenti parole: <em>“Tommaso tu hai scritto bene di me. Che ricompensa vuoi?”. “Nient&#8217;altro che te, Signore”</em> fu la risposta del teologo che scriveva in volgare e punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica e che qui terminò di scrivere la terza parte della <em>Summa Theologìae</em>.</p>
<figure id="attachment_27974" aria-describedby="caption-attachment-27974" style="width: 163px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Salvator-Mundi-San-Domenico-Maggiore-Napoli.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-27974" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Salvator-Mundi-San-Domenico-Maggiore-Napoli-300x300.jpg" alt="Salvator-Mundi-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="163" height="159" /></a><figcaption id="caption-attachment-27974" class="wp-caption-text">San Domenico Maggiore: il rarissimo Salvator Mundi di scuola leonardesca</figcaption></figure>
<p>Del neonato <strong>Museo Doma</strong>, oltre alla Sagrestia, è assolutamente da visitare la seicentesca <strong>Sala degli Arredi Sacri</strong>, un tempo conosciuta come &#8220;Sala del Tesoro&#8221;, con la sua collezione di paramenti e oggetti sacri di grande valore storico, artistico e culturale, nonché preziosi abiti dei sovrani e dei nobili napoletani rinvenuti nelle tombe presenti nella vicina Sagrestia. Ancora, si segnala l&#8217;enigmatico &#8220;<strong>Salvator Mundi</strong>&#8221; di scuola leonardiana, databile al primo decennio del Cinquecento, molto simile a quello venduto di recente all’asta per 450 milioni di dollari (clicca <a href="http://shop.visitaresandomenicomaggiore.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>qui</strong></a> per prenotare l&#8217;ingresso).</p>
<p>Al convento, parte integrante del complesso dei padri domenicani, si accede dall&#8217;ingresso di Vico San Domenico. Sviluppato su tre piani, il fabbricato racconta, attraverso i suoi dipinti, i suoi arredi e le sue opere, vicende che hanno scritto non solo la storia di Napoli, ma anche quella dell&#8217;Italia intera. Storie che conducono alla nascita dell&#8217;Università partenopea che qui ebbe la sua sede per secoli, ma anche a fatti di cronaca recenti (fino agli anni ‘90 il monastero ospitò le aule dell’ex Corte d’Assise e qui ebbe luogo il processo al boss Raffaele Cutolo.</p>
<figure id="attachment_27976" aria-describedby="caption-attachment-27976" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Cella-San-Tommaso-dAquino-San-Domenico-Maggiore-Napoli-e1532199345735.jpg"><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-27976" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Cella-San-Tommaso-dAquino-San-Domenico-Maggiore-Napoli-e1532199345735-300x300.jpg" alt="Cella-San-Tommaso-d'Aquino-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27976" class="wp-caption-text">San Domenico Maggiore: l&#8217;entrata della cella dove visse San Tommaso d&#8217;Aquino</figcaption></figure>
<p>Nel convento, come detto, visse per molti anni il frate <strong>Tommaso d&#8217;Aquino</strong>, teologo e dottore della Chiesa, che qui ebbe la sua cella, oggi visitabile con accesso al Museo Doma, dove si conservano alcuni oggetti sacri appartenuti al Santo filosofo esponente della Scolastica e definito <em>Doctor Angelicus</em>.</p>
<p>Oggetto di svariati restauri, il convento di <strong>San Domenico Maggiore</strong> ha riaperto i battenti al pubblico nel 2012 ed oggi è suddiviso in più zone, una parte è ancora utilizzata dai frati, un’altra è sede di un liceo ed un&#8217;altra ancora con la Sala del Capitolo è del Comune. Il <strong>Museo Doma</strong> organizza visite guidate tutti i giorni, anche notturne in esclusiva e con happy hour (leggi <a href="http://www.charmenapoli.it/arte/chiese/visite-notturne-san-domenico-maggiore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>qui</strong></a>).</p>
<p><strong>COMPLESSO MONUMENTALE SAN DOMENICO MAGGIORE &#8211; MUSEO DOMA</strong><br />
Piazza San Domenico Maggiore 8/A<br />
Museo Doma, percorso completo:<br />
Arche Aragonesi, Collezione abiti del XVI sec.,Sagrestia, Sala degli arredi sacri, Salvator Mundi, Corridoio di San Tommaso, Cella di San Tommaso.<br />
Intero: € 7.00 &#8211; Ridotto: € 5.00 &#8211; Gruppi e Scuole: € 5.00<br />
Clicca <a href="http://shop.visitaresandomenicomaggiore.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>qui</strong> </a>per prenotare la visita e acquistare il ticket: <a href="http://shop.visitaresandomenicomaggiore.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>shop.visitaresandomenicomaggiore.it</strong></a><br />
Aperto tutti i giorni (eccetto Natale): h. 10.00 &#8211; 18.00 con visite guidate<br />
Tel. + 39 081 459188 &#8212; +39 333 863 89 97<br />
<a href="http://www.museosandomenicomaggiore.it">www.museosandomenicomaggiore.it<br />
</a>Email: <a href="mailto:domanapoli@gmail.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">domanapoli@gmail.com</a></p>
<hr />
<p><strong>PIAZZA SAN DOMENICO MAGGIORE</strong><br />
<strong>Il Ground zero del Centro storico</strong></p>
<p>La parte posteriore dell’abside della <strong>Basilica di San Domenico Maggiore</strong> si affaccia sulla scenografica <strong>Piazza San Domenico Maggiore</strong>, una delle più caratteristiche e romantiche della vecchia <strong>Napoli</strong>, col suo <strong>obelisco</strong> sormontato dalla statua bronzea del santo, contornato, come in una fastosa cornice, dai grandi palazzi dei <strong>Del Balzo</strong> (poi abitato dal famoso animatore della <strong>Congiura dei Baroni</strong>, <strong>Antonello Petrucci</strong>), dei <strong>Casacalenda</strong>, dei <strong>Corigliano</strong>, dei <strong>Sansevero</strong> (sede dei di Sangro, il più noto dei quali fu <strong>Raimondo di Sangro</strong>, cui si deve l’abbellimento della famosa <a href="http://www.museosansevero.it/it/"><strong>Cappella Sansevero</strong></a>, notevole per le sue opere d’arte)</p>
<figure id="attachment_27978" aria-describedby="caption-attachment-27978" style="width: 385px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Piazza-San-Domenico-Maggiore-Napoli.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-27978" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/07/Piazza-San-Domenico-Maggiore-Napoli-300x300.jpg" alt="Piazza-San-Domenico-Maggiore-Napoli" width="385" height="349" /></a><figcaption id="caption-attachment-27978" class="wp-caption-text">Piazza San Domenico Maggiore a Napoli con l&#8217;obelisco e la facciata posteriore della basilica</figcaption></figure>
<p><strong>Piazza San Domenico Maggiore</strong> è la porta del Decumano inferiore. Definisce il centro esatto del perimetro storico di <strong>Napoli</strong> e ruota intorno all’<strong>obelisco di San Domenico</strong>, ex voto dei napoletani per un’epidemia di peste scongiurata nel 1656. La guglia, dove emergono due sirene dalla doppia coda, è ispirata al nome della Basilica che <strong>Carlo II d’Angiò</strong> fece erigere tra il 1283 e il 1324. Ne fu deliberata l’erezione in occasione della famosa peste del 1656. I lavori iniziarono due anni dopo su disegno di <strong>Francesco Picchiatti</strong> (1619-94) o, secondo altri, di <strong>Cosimo Fanzago</strong> (1593-1678). Interrotti, ripresero ai tempi di <strong>Carlo di Borbone</strong> sotto la direzione di <strong>Domenico Antonio Vaccaro</strong> (1681-1750), che li portò a termine nel 1737. Ricca di marmi, bassorilievi, medaglioni e statue, la cosiddetta <em>guglia di San Domenico </em>termina con una piramide sormontata da una pregevole statua bronzea del santo, eseguita su disegno e con l’assistenza dello stesso Vaccaro.</p>
<p>La piazza è il crocevia del Centro antico napoletano, dove Spaccanapoli incontra Mezzocannone, la via delle Università. Da qui si va a <strong>San Gregorio Armeno</strong>, la stradina dei presepi. Da qui passava il principe <strong>Raimondo di Sangro</strong> per giungere al vicino laboratorio adiacente la cappella di famiglia, al cui interno il <strong>Cristo Velato</strong>. E fu qui, nel 1590, che le mura di <strong>Palazzo Sansevero</strong> furono testimoni di un sanguinoso fatto di cronaca: l’assassinio di <strong>Maria D’Avalos</strong> e del suo amante <strong>Fabrizio Carafa</strong>, colti in flagrante adulterio dal marito della bellissima principessa, il madrigalista <strong>Carlo Gesualdo</strong>. Da quel giorno, sussurra la leggenda, il fantasma della donna si aggira, etereo e sofferente, tra l’obelisco e il portale del palazzo in cerca dell’amore tragicamente perduto.</p>
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		<title>Esclusive visite notturne con happy hour a San Domenico Maggiore</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/news/visite-notturne-san-domenico-maggiore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jun 2018 12:23:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Basilica San Domenico Maggiore]]></category>
		<category><![CDATA[Complesso di San Domenico Maggiore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Visitare  la basilica di San Domenico Maggiore di Napoli e il suo Museo Doma è un’esperienza indimenticabile e affascinante che fa rivivere 800 anni attraverso arte, storia, cultura e fede. In questo che è uno dei monumenti più importanti del Centro storico napoletano, hanno lasciato traccia da San Tommaso d’Aquino a Giordano Bruno e Tommaso Campanella, e il gotha della pittura italiana da Tiziano a Michelangelo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Visitare  la basilica di <strong>San Domenico Maggiore</strong> di Napoli e il suo Museo Doma è un’esperienza indimenticabile e affascinante che fa rivivere 800 anni attraverso arte, storia, cultura e fede. In questo che è uno dei monumenti più importanti del Centro storico napoletano, hanno lasciato traccia da <strong>San Tommaso d’Aquino</strong> a <strong>Giordano Bruno</strong> e <strong>Tommaso Campanella</strong>, e il gotha della pittura italiana da <strong>Tiziano</strong> a <strong>Michelangelo da Caravaggio</strong>, da <strong>Raffaello</strong> a <strong>Giuseppe de Ribera</strong>, da <strong>Tino di Camaino</strong> a <strong>Francesco Solimena</strong>, da <strong>Luca Giordano</strong> a <strong>Luigi Vanvitelli</strong>, <strong>Domenico Vaccaro</strong>, <strong>Cosimo Fanzago</strong>, <strong>Mattia Preti</strong> e una moltitudine di altri artisti noti e meno noti.</p>
<p>La visita al <a href="https://www.museosandomenicomaggiore.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>monumento</strong></a>, che si trova praticamente a ground zero del Centro storico patrimonio dell&#8217;Unesco, è resa da oggi ancor più affascinante e coinvolgente poiché la si può visitare anche di notte con happy hour. Alle 20 e alle 21, infatti, sono previste visite guidate per gruppi di minimo 20 partecipanti con prenotazione obbligatoria.<br />
In un&#8217;atmosfera particolare, si scoprono i tesori della monumentale Basilica, la Sagrestia affrescata dal Solimena, le Arche Aragonesi, il Salvator Mundi, il convento e la cella di San Tommaso d’Aquino. Ma non solo: illuminato nell’oscuritá, nel silenzio sacrale della notte e accompagnati dagli operatori museali del Doma, il percorso notturno permette di entrare nelle cappelle delle grandi famiglie nobiliari solitamente interdette ai visitatori in modo da entrare in contatto quasi fisico con opere, storie e curiosità legate ad una delle chiese monumentali più belle di Napoli, punto di riferimento del centro storico della città.</p>
<p>La visita serale a San Domenico Maggiore, accompagnata da un suggestivo sottofondo musicale, consente di entrare, ad esempio, nella cappella della potente famiglia <strong>Carafa di Santa Severina</strong> e poter ammirare a tiro di naso i misteriosi simboli scolpiti nella pietra. O ancora, aperti i cancelli della cappella <strong>Brancaccio</strong>, permette di vivere dall’interno l’unica cappella della chiesa che conserva un ciclo di affreschi risalente all’epoca angioina. E per concludere, tutti insieme in un happy hour nel bel mezzo del convento per colloquiare, interiorizzare e condividere l&#8217;esperienza.</p>
<p><strong>VISITA GUIDATA NOTTURNA CON HAPPY HOUR</strong><br />
<strong>A <a href="http://www.charmenapoli.it/storia/le-ultime-dimore-del-regno-di-napoli/">SAN DOMENICO MAGGIORE</a></strong></p>
<p>Prenotazione obbligatoria<br />
Minimo 20 partecipanti<br />
Orari: 20:00 e 21:00<br />
Ticket: 20 euro<br />
Info e prenotazioni:<br />
+39 333 863 8997<br />
<a href="mailto:domanapoli@gmail.com">domanapoli@gmail.com<br />
</a><a href="http://www.sandomenicomaggiore.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.sandomenicomaggiore.it</a><br />
Il museo è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00 (chiuso solo il 25 dicembre)</p>
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		<title>I segreti della Pietrasanta, visita affascinante e multimediale nel sottosuolo di Napoli</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/news/pietrasanta-visita-sottosuolo-di-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Charme]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Apr 2018 13:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Centro storico di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[napoli pietrasanta]]></category>
		<category><![CDATA[pietrasanta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La visita nel sottosuolo di Napoli si arricchisce di un altro affascinante percorso. Finalmente è stato aperto al pubblico, dopo anni di lavori e blocchi solo burocratici, un altro dei grandi tesori finora nascosti del Centro storico di Napoli: la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta ha inaugurato infatti Lapis, i segreti della Pietrasanta, un percorso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La visita nel <strong>sottosuolo di Napoli</strong> si arricchisce di un altro affascinante percorso. Finalmente è stato aperto al pubblico, dopo anni di lavori e blocchi solo burocratici, un altro dei <strong>grandi tesori</strong> finora nascosti del Centro storico di Napoli: la <a href="https://www.polopietrasanta.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta</strong></a> ha inaugurato infatti <strong>Lapis, i segreti della Pietrasanta</strong>, un percorso nel sottosuolo, con installazioni multimediali, che è stato presentato alla presenza del Cardinale <strong>Crescenzio Sepe</strong> Arcivescovo di Napoli, di Monsignore <strong>Vincenzo De Gregorio</strong>, rettore della Basilica della Pietrasanta, e da <strong>Raffaele Iovine</strong>, presidente dell’<strong>Associazione Pietrasanta onlus</strong>, che dal 2011 si è impegnata nella oggi riuscitissima opera di restauro del complesso. Subito dopo il terremoto del 1980, la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta (<strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_alla_Pietrasanta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a></strong> la sua storia) era infatti utilizzata come pista per il motocross. E prima, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel ’42 e nel ’43, era stata distrutta tanto che, con la realizzazione del Policlinico poco distante, si ipotizzò addirittura di raderla al suolo per farvi un parcheggio che servisse l’ospedale.</p>
<p><strong>Lapis, i segreti della Pietrasanta</strong>, aperta al pubblico dal 24 aprile, è uno spettacolare percorso nel <strong>sottosuolo di Napoli </strong>con installazioni multimediali permanenti che parte dalla <strong>cripta</strong> per viaggiare nella lunga <strong>cavità sotterranea</strong> della Basilica: una suggestiva passeggiata multisensoriale realizzata grazie a volontà, dedizione, investimenti e sacrifici dell’associazione <strong>Pietrasanta Polo Culturale Onlus</strong> e dell’azienda <strong>Phantasya</strong>, che ha curato tra l&#8217;altro il percorso multimediale e multisensoriale.</p>
<p>Un&#8217;opera che valorizza l’ipogeo e i cunicoli sottostanti creando un percorso fruibile che fornisce una visione completa e affascinante dell’intero impianto basilicale e del sottosuolo di Napoli. La cripta e la cavità sottostante la Basilica sono state infatti arricchite di un suggestivo percorso 4.0 che collega le vicende del complesso con la storia della città di Napoli attraverso un viaggio multisensoriale. Come detto, progettazione e realizzazione del percorso sono state curate da Phantasya, realtà partenopea leader nelle ricostruzioni 3D di siti archeologici, nello sviluppo di realtà virtuale e di progetti di restauro digitale.</p>
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<p>«È stato realizzato un qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. Essere riusciti a dare nuovamente un&#8217;anima a questo luogo è un miracolo», ha sottolineato il <strong>cardinale Crescenzio Sepe</strong>. «Questa è una delle tante eccellenze di Napoli &#8211; ha ribadito Sepe -. Quando le forze buone e sane di questa città si mettono insieme, è possibile raggiungere risultati straordinari. Con questa apertura ora si può pensare a un percorso culturale e religioso che parta dalle Catacombe di San Gennaro, attraversi il rione Sanità, arrivi al Duomo e si concluda alla Pietrasanta. C&#8217;è tanta ricchezza da vedere e far conoscere».</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/At52I3qXhC8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>L’apertura del <strong>percorso Lapis</strong> è il completamento di un lungo progetto di riqualificazione del sito, iniziato con la riapertura della Basilica, grazie all’operato di Monsignore Vincenzo De Gregorio, continuato con le attività e manifestazioni culturali organizzate dalla nuova gestione del <strong>Polo culturale della Pietrasanta</strong> (che comprende anche il campanile e la Cappella Pontano) e culminato con l’inserimento della Pietrasanta fra i siti Unesco<strong> </strong>della città di Napoli.</p>
<p>«Dopo la guerra &#8211; ha spiegato <strong>monsignor Vincenzo De Gregorio</strong> &#8211; c&#8217;era l&#8217;idea di abbattere tutto e costruirvi un parcheggio che servisse il vicino Policlinico di Napoli. Dopo il sisma, invece, era letteralmente passata in possesso dei ragazzi del quartiere. Siamo riusciti a riaprirla e il visitatore oggi potrà venire qui anche per assistere a mostre temporanee, attività musicali, presentazioni letterarie, convegni, azioni di supporto alle università, oltre al magnifico percorso nel sottosuolo di Napoli, Lapis».</p>
<p>«Questo progetto &#8211; spiega<strong> Raffaele Iovine</strong>, presidente dell’associazione Pietrasanta Onlus che ha investito in proprio circa 1,5 milioni di euro – si realizza grazie a una cultura d&#8217;impresa, con gli imprenditori che investono i propri capitali se credono nella loro idea. E’ un progetto che nasce come impresa culturale  continua Iovine – Si rischia in proprio, ma è stata una scelta inevitabile riuscire a raccogliere i fondi per l’intero progetto. Tutto quello che ora è possibile vedere, dal restauro alla valorizzazione, dal recupero agli impianti di videosorveglianza, sono stati ottenuti grazie al lavoro di un gruppo di cittadini che da moltissimi anni si prendono cura della Pietrasanta: ad eccezione della facciata esterna, i cui interventi sono stati finanziati dal pubblico, tutto il restauro di questa struttura è stato finanziato dai privati. E così riscopriamo un luogo fantastico, la <strong>Pietrasanta</strong>, situato nel Centro storico, posto nevralgico per l&#8217;interesse culturale e turistico».</p>
<figure id="attachment_27764" aria-describedby="caption-attachment-27764" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/ipogeo-pietrasanta.jpg"><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-27764" src="http://www.charmenapoli.it/wp-content/uploads/2018/04/ipogeo-pietrasanta-300x300.jpg" alt="Segreti della Pietrasanta: effetti multimediali sottosuolo di Napoli" width="300" height="300" /></a><figcaption id="caption-attachment-27764" class="wp-caption-text">I Segreti della Pietrasanta: alcuni effetti multimediali nel percorso nel sottosuolo di Napoli</figcaption></figure>
<p><strong>LAPIS, I SEGRETI DELLA PIETRASANTA<br />
</strong><strong>VISITA NEL SOTTOSUOLO DI NAPOLI</strong><strong><br />
INFO UTILI </strong>Il viaggio interattivo collega le vicende della Pietrasanta con la storia della città; i visitatori camminano nel sottosuolo napoletano e passano attraverso le antiche stanze situate sotto la Basilica, per poi esplorare un tratto di sotterranei che rappresenta la storia millenaria della città, a partire dalle mura greche fino all’epoca romana per poi finire al racconto dell’utilizzo del sito come rifugio dai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale.</p>
<p><strong>ORARI</strong><br />
Lunedì – venerdì: 10.00 – 20.00<br />
sabato e domenica: 10.00 – 21.00<br />
La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso)<br />
Si consiglia la prenotazione via mail a: info@polopietrasanta.it</p>
<p><strong>TICKET<br />
</strong>Intero Singolo: € 10,00<br />
Singolo ridotto: € 8,00 (insegnanti, militari, forze dell’ordine non in servizio, over 65)<br />
Singolo ridotto speciale: € 6,00 (studenti universitari, ragazzi dai 6 ai 18 anni)<br />
Speciale singolo scuole: € 4,00 (con un accompagnatore gratuito ogni 15 alunni)<br />
Speciale famiglia:  € 20,00 (2 adulti + 1 ragazzo under 18); € 25,00 (2 adulti + 2 ragazzi under 18); € 30,00 (2 adulti + 3 ragazzi under 18)<br />
Ridotto Integrato: € 8,00 riservato agli ospiti delle seguenti strutture ricettive e di ristorazione: <strong><a href="http://www.hotelneapolis.com/it/">Hotel Neapolis </a>/<a href="http://www.belleartiresort.com/"> Belle Arti Resort </a>/ <a href="http://www.portalbarelais.com/">Portalba Relais </a>/<a href="http://www.leterrazzedineapolis.com/"> Le Terrazze di Neapolis </a>/ <a href="http://www.lalocandadelgrifo.com/">La Locanda del Grifo</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.charmenapoli.it/news/pietrasanta-visita-sottosuolo-di-napoli/">I segreti della Pietrasanta, visita affascinante e multimediale nel sottosuolo di Napoli</a> proviene da <a href="https://www.charmenapoli.it">Charme</a>.</p>
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