Il vero presepe abita soltanto qui

20 novembre, 2013 alle 11:00
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E’ già tempo di presepe. In ogni casa di Napoli si rispolverano scatole e scatoloni, si spacchettano religiosamente presepi e pastorelli che entro la mezzanotte dell’8 dicembre devono essere tutti al loro posto. Come da tradizione. Sì, perché qui la regola vuole che il presepe si faccia il giorno dell’Immacolata e si disfi il 6 gennaio, giorno dell’Epifania. Che, come si sa, “tutte le feste si porta via”. E così, tutta la famiglia si riunisce intorno alla capanna per posizionare, anche con qualche discussione, i pezzi fondamentali della scena della natività: la Madonna, San Giuseppe, il bue e l’asinello, gli angeli, i pastori, Benino il pastore dormiente (che non manca mai), la stella cometa, e in lontananza i re magi. Gesù Bambino deve aspettare il 24 dicembre per avere il suo posto d’onore.

Ma il presepe non può essere completo senza un elemento nuovo. La tradizione napoletana vuole, infatti, che ogni anno si aggiunga un “pezzo” al presepe, il che rende quindi inevitabile una passeggiata a San Gregorio Armeno, la famosa via dei presepi nel cuore del centro storico, da cui è impossibile tornare a mani vuote. Da via san Biagio dei Librai a via dei Tribunali s’inerpica questa strada stretta stretta dove, una attaccata all’altra, si susseguono le botteghe artigiane che durante tutto l’anno lavorano alacremente alla produzione di tutti gli elementi del presepe. E così chi ama il fai da te qui può trovare legno, sughero, carta, muschio, lucine, motori elettrici per le fontane e quant’altro occorra per ricreare la propria natività.

I più pigri possono invece optare per le strutture, di qualsiasi dimensione, tutte complete da portare a casa già bell’e fatte e a cui bisogna aggiungere solo i personaggi. Sulla scia dei presepi napoletani del ‘700, ammirati in tutto il mondo – di cui esempio mirabile è il presepe Cuciniello esposto al Museo di San Martino – gli artigiani napoletani si dilettano nella creazione di tante figure che non appartenevano sicuramente all’epoca della nascita del Bambinello, ma che trovarono fortuna invece nella contestualizzazione storica in epoca borbonica.

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E così, ecco l’oste, l’acquafrescaio, le lavandaie, il panettiere, tutti i mestieri del popolo che adorava Gesù Bambino.Adorazione che a Napoli è rimasta immutata nei secoli. Ed è così che compaiono anche tutti i cestini di frutta, di pesce, di frutti di mare, di pane. Miniature di cera che hanno dell’incredibile, per la loro perfezione nelle forme, per la loro plasticità, per i loro colori, che al sol vederle fanno venire l’acquolina in bocca. Non mancano poi i maestri artigiani che interpretano, a dimensione di presepe, i personaggi contemporanei del mondo della politica, dello sport, della cultura, della tv, dall’intramontabile Maradona – icona di tutti i tempi e di cui qualcuno a piazzetta Nilo ha messo in una teca un capello, come se fosse una reliquia –  a tutti coloro che hanno avuto rilevanza, in un modo o nell’altro, sulla scena nazionale.

Completato l’acquisto, dopo aver sgomitato tra la folla festosa che si accalca a San Gregorio Armeno nei giorni che precedono la festa, si torna a casa per posizionare il nuovo venuto nel presepe. Ed ecco di nuovo tutta la famiglia riunita per dare un parere sulla migliore ubicazione. La stessa famiglia che si riunisce in adorazione davanti al presepe allo scoccare della mezzanotte del 24 dicembre, momento in cui, per tradizione, il più piccolo di casa depone il Bambinello nella mangiatoia, dando il via ai baci e agli abbracci che augurano un felice Natale.

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