Templi del Signore baciati da mare e sole

19 marzo, 2015 alle 09:48
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Affastellate sui fianchi di una montagna o edificate a picco sul mare, nel cuore di un porto antico o in bella mostra sulla piazza principale del borgo. Chiesette dei paesi di vacanza che meritano di essere visitate a Napoli e nei luoghi di mare, non solo d’estate, quando l’aria è più calda, ma anche d’inverno quando le rigide notti stellate ispirano intensi momenti di riflessione e di preghiera.

Dai borghi del Cilento ai villaggi dell’Isola Verde, la terra di Virgilio è piena di templi dedicati al Signore. Edifici ricolmi di opere artistiche spesso ignote alla maggioranza di visitatori. Ma non per questo meno importanti rispetto a tele e sculture custodite in santuari e cattedrali di ben più rinomata fama.

E’ questo il caso della Badia costruita sui fianchi del monte Falerzio a Maiori, cuore della Costiera Amalfitana. E’ qui, subito dopo il promontorio di Capo d’Orso, che tra il 973 ed il 987, vide la luce il complesso abbaziale di Santa Maria dell’Olearia. Si tratta di un insieme di tre piccole chiese sovrapposte, costruite in epoche diverse e variamente affrescate. La parte più antica è costituita dalla cripta. Seguono la cappella principale (forse dedicata alla Vergine) e la cappella di S. Nicola. Il complesso è addossato alla roccia e sorge all’ombra di una imponente grotta naturale. Chiamato “de Olearia” a causa dei verdeggianti ulivi che lo circondavano, sorse grazie all’opera dell’anacoreta Pietro e del nipote Giovanni.[charme-gallery]

Nella parte monumentale superstite si notano ancora i resti di alcuni affreschi attribuiti a Leone Amalfitano, monaco benedettino vissuto nell’anno Mille. Nei locali sotterranei della cripta, comunemente detti “catacombe” per la trasformazione, avvenuta nel corso dei secoli, delle celle dei monaci in camere funerarie, si sono conservati pochi ma pregevoli affreschi. Secondo la leggenda, fu in questo antro che fra’ Gerardo Sasso di Scala trasse i proseliti per creare l’ordine dei monaci ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme.

In mezzo al Golfo di Napoli, ad Anacapri, sorge un’altra chiesa dalle forme suggestive: quella di San Michele, detta anche del “Paradiso terrestre”. Edificio di culto molto importante, la chiesa può vantare un famoso pavimento in maioliche (che è possibile ammirare salendo sul palco dell’organo) in grado di rivaleggiare, quanto a bellezza e colpo d’occhio, con le più celebri maioliche del chiostro napoletano di Santa Chiara. L’opera fu realizzata dal “maestro riggiolaro” Leonardo Chiajese (1761) su disegno del Solimena e raffigura il Paradiso terrestre e la scena della cacciata di Adamo ed Eva. San Michele fa parte del complesso conventuale edificato, nel corso del XVII secolo, dalle monache teresiane. Emblema del barocco “made in Partenope”, la chiesa anacaprese si affaccia sulla deliziosa piazzetta di San Nicola dove troneggia con la sua bella facciata. L’interno è decorato con stucchi pregiati e vi si conservano diverse tele di autori settecenteschi.[charme-gallery]

Dall’isola di Tiberio, le balze della Penisola Sorrentina sembrano vicinissime. Soprattutto se si guarda alla terrazza di Massalubrense: il posto più vicino tra i due lembi di terra una volta uniti e poi separati dal mare. E’ qui, nella frazione Termini, che storia e fede s’intrecciano intorno all’altura da dove si gode il magnifico panorama delle colline circostanti, dei Monti Lattari, il Vesuvio e il Golfo di Salerno. Si tratta del monte San Costanzo, fino al XV secolo detto anche “Canutario” in quanto l’intera cima, composta da roccia calcarea, lo rendeva simile ad un vecchio dai capelli bianchi.

La denominazione attuale è dovuta alla costruzione, nel corso del XVI secolo, di una caratteristica cappella dedicata al culto di San Costanzo, vescovo e protettore dell’isola di Capri. La chiesetta, costruita forse sulle rovine di un antico tempio pagano, è raggiungibile attraverso una ripida scalinata in pietra, residuo di una antica via lastricata realizzata, con ogni probabilità, negli anni della dominazione greco romana. E lungo quella scaletta, a luglio, i pellegrini sfilano in processione con la statua del Santo emulando, senza saperlo, un antico rito pagano che negli scorsi millenni si verificava proprio in quel posto.

A San Costanzo è dedicata anche la chiesa di Maria Santissima della Libera edificata sulla prospiciente isola di Capri. L’edificio sorge lungo la Strada Provinciale che porta al borgo marinaro di Marina Grande. Cattedrale della diocesi caprese dal 987 al 1560, la chiesa è una delle più antiche in assoluto dello scoglio di Tiberio. Alcuni storici sostengono, infatti, che un primo impianto esistesse già nel V secolo, e che fosse stato edificato sui resti di un edificio di epoca latina, mentre altri affermano che il complesso abbia visto la luce tra il IX ed il XII secolo. Nel corso degli anni, la struttura è andata comunque incontro a numerosi lavori di rifacimento e ristrutturazione che ne hanno modificato profondamente l’impianto. Della vecchia chiesa resta oggi un notevole acquerello dipinto da Giacinto Gigante nel 1840 e un raro pavimento di epoca romana.[charme-gallery]

Affacciato sul mare di Stabia, è invece il santuario della Madonna della Libera situato sul monte San Cataldo a Castellammare. Il suo nome deriva dal dipinto su roccia della “Madonna della Libera” che oggi si può osservare nell’omonimo santuario, edificato nella zona detta “Camarelle” dalla comunità benedettina che qui venne a stabilirsi intorno al secolo X. Il dipinto, di fattura bizantina, fu realizzato proprio in quegli anni, ma fu poi coperto con uno strato di intonaco, fino a quando, nel 1939 il professor Chierello non lo scoprì, riportandolo alla luce. Al Santuario si giunge dopo una ripida quanto suggestiva scalinata.

Straordinario, infine, quanto a colpo d’occhio, anche il complesso del Convento di San Francesco d’Assisi, composto dalla chiesa, dal plurisecolare monastero e dal magnifico chiostro dedicato al poverello d’Assisi, situato nelle vicinanze della villa comunale di Sorrento.

All’interno della chiesa, risalente al XIV secolo, e poi rifatta in stile barocco dai frati, oltre a elementi provenienti da vecchi templi pagani, spiccano due affreschi del ’700 emersi dal restauro del 1926, in cui sono raffigurati Sant’Antonio di Padova e San Giacomo, e una statua legno di San Francesco con il Cristo crocifisso. Nel vicino monastero, risalente al VII secolo, è possibile ammirare il trecentesco Chiostrino di San Francesco, uno dei monumenti più antichi della città del Tasso, oggi utilizzato per gli appuntamenti musicali dell’estate sorrentina, ma anche per esposizioni di opere d’arte e matrimoni civili. Il complesso va visitato, nel suo insieme, in una splendida giornata di sole. Una di quelle che esaltano i giardini fioriti e i limoneti della Terra delle Sirene. Così sarà possibile assaporare tutta la magia di un luogo immerso nel silenzio, colorato da fiori stupendi resi brillanti dalla luce del sole e ricco di quei profumi che Sorrento è in grado di regalare ai visitatori.

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