Lo struscio, camminata “sonora” imposta dal Vicerè

Lo struscio, la passeggiata tra negozi di oggi, deriva da un ordine di divieto di circolazione a cavallo o in carrozza emanato del Vicerè spagnolo per il periodo pasquale. Tipica è rimasta però la tradizione napoletana dello struscio del giovedì santo.

5 marzo, 2015 alle 13:38
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Non tutte le strade sono uguali. Non a Napoli, almeno. Vuoi mettere la magia di via Toledo, lo sfarzo di via dei Mille, l’incanto di via Chiaja? Alzi la mano chi non si è mai goduto, almeno una volta nella vita, un frizzante pomeriggio all’insegna dello “struscio” passeggiando in una di queste caratteristiche strade partenopee. Lo struscio, esatto: la più celebre delle “camminate” tra vetrine e negozi, non sempre finalizzata all’acquisto del capo all’ultimo grido. Perché a Napoli, è risaputo, si può anche andare a spasso tra boutique e atelier alla moda semplicemente a guardare e farsi guardare. Facciamo chiarezza. E iniziamo con la prima parte del lungo viaggio che ci porterà alla scoperta della passeggiata napoletana.

Con il termine “struscio” si intendeva, un tempo, il tradizionale passeggio del “Giovedi Santo”. Un rito antico, che andava in scena in via Toledo e che così veniva chiamato dal rumore che facevano i piedi strusciando sul fondo stradale, o dallo strusciarsi delle persone fra loro per la gran folla che in quei giorni caratterizzava la strada. L’usanza, sia pur senza volerlo, era stata introdotta sulle sponde del Golfo dal Viceré il quale, così come già da tradizione in Spagna, nei giorni delle festività pasquali, aveva imposto ai napoletani il divieto di circolare con i cavalli e i carri. Morale della favola: i fedeli, se proprio volevano muoversi lungo la principale arteria cittadina, dovevano farlo a piedi. Ora, visto il gran numero di persone che affollavano Toledo, soprattutto nel giorno del “Giovedì Santo”, il passeggio diventava inevitabilmente lento e si procedeva trascinando letteralmente i piedi per terra. Ovviamente anche le stoffe dei vestiti nuovi, acquistati appositamente per l’occasione, toccandosi tra loro, producevano il caratteristico rumore dello strofinio. Ecco dunque nascere l’usanza dello “struscio”,  la “strofinata sonora”.

Con il trascorrere degli anni la passeggiata ha, via via, smesso di indossare i panni della festività trasformandosi in un evento sempre più atteso dai giovani che ne approfittavano per avere dai genitori abiti nuovi da indossare per i giorni di festa. Fino ad assumere, a poco a poco, il significato di una vera e propria camminata tra vetrine e negozi, sempre più desacralizzata.

Ovviamente ancora oggi, in città, non manca chi acquista qualche indumento nuovo in occasione della Pasqua, anche se, ormai, ogni occasione sembra essere buona per godersi lo struscio di Partenope. E comunque, non c’è passeggiata che tenga se non parte da via Toledo. O via Roma, se preferite.

Sono decenni, d’altronde, che la strada voluta dal Viceré Pedro Álvarez de Toledo nel 1536, alterna i due nominativi. Ora via Toledo, in ricordo dell’antico fondatore. Ora via Roma, così come fu chiamata, dal 1870 al 1980, in onore della neocapitale del Regno d’Italia. Ovviamente per i napoletani doc è e resta “via Toledo” così come la chiamava il grande Carosone nella celebre canzone “io, mammeta e tu” quando  passeggiava “pe’ Tuledo, nuje annanze e mammeta arete”.

Si tratta di un asse viario lungo poco più di un chilometro che costituisce una delle arterie principali del capoluogo campano. Il tracciato fu realizzato lungo il perimetro della vecchia cinta muraria occidentale della città di epoca aragonese, che proprio in quegli anni, per i lavori di ammodernamento e ampliamento predisposti da don Pedro, fu in parte abbattuta ed eliminata. Attualmente si snoda da Piazza Dante fino a piazza Trieste e Trento, costeggiando la parte bassa dei Quartieri Spagnoli, alcune piazze, monumenti, chiese e un gran numero di palazzi nobiliari tra i quali, solo per citare i più importanti, si segnalano la centralissima Galleria Umberto I, Palazzo Zevallos, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Palazzo Cavalcanti, il Palazzo del Nunzio Apostolico, quello del Conservatorio dello Spirito Santo, Palazzo Doria d’Angri e la Basilica dello Spirito Santo.

Fin dal XVI secolo, via Toledo – oggi grondante di negozi e boutique – ha rappresentato il cuore della vita culturale partenopea. E non a caso deve molto della sua fama ai viaggiatori del “Grand Tour”, che la ponevano tra le mete obbligatorie dell’excursus in Terra Felix. Dal 2012 l’arteria del Viceré è balzata agli onori delle cronache mondiali per l’inaugurazione della locale fermata della Metropolitana ritenuta, all’unisono, la più bella in assoluto del Vecchio Continente. Preferita finanche alle stazioni della Tube londinese e del Metrò parigino. (segue)

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