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	<title>palazzo reale Napoli Archivi - Charme</title>
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		<title>Gran tour di fede nel giorno dei Sepolcri</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 12:50:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sette chiese. Come le sette più importanti chiese di Roma che, nel giorno del giovedì grasso del 1552, San Filippo Neri chiese di visitare per fronteggiare l’usanza dei festeggiamenti pagani del Carnevale. Sette luoghi santi da onorare, come in un pellegrinaggio: in un sol giorno. E come accade ancora oggi a Napoli, il Giovedì Santo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sette chiese</strong>. Come le sette più importanti chiese di <strong>Roma</strong> che, nel giorno del giovedì grasso del 1552, San Filippo Neri chiese di visitare per fronteggiare l’usanza dei festeggiamenti pagani del <a title="Dal 1700 con devozione. Il Migliaccio napoletano" href="http://www.charmenapoli.it/sapori/ricette-cucina-napoletana-migliaccio-napoletano/" target="_blank"><strong>Carnevale</strong></a>. Sette luoghi santi da onorare, come in un pellegrinaggio: in un sol giorno. E come accade ancora oggi a Napoli, il <a title="Tradizioni da rispettare. La zuppa di cozze del Giovedì Santo" href="http://www.charmenapoli.it/sapori/ricette-cucina-napoletana-zuppa-di-cozze-del-giovedi-santo/" target="_blank"><strong>Giovedì Santo</strong></a>.</p>
<p>Quella storica usanza “made in Roma”, d’altronde, ne ha fatta di strada col trascorrere dei secoli. Prima ha guadato il Tevere poi è dilagata, prendendo via via piede in tutti i territori della cristianità. Partenope compresa, ovviamente. E sì che, parlando di Napoli, altro che sette chiese! Qui di basiliche e parrocchie da passare in rassegna ce ne sarebbero a bizzeffe nei giorni di <strong>Quaresima</strong>. È o non l’ex <strong>Capitale del Regno delle Due Sicilie</strong> la città dei cento campanili? Dovendone però sceglierne (più o meno) sette, proponiamo quelle più antiche e famose. O per meglio dire: quelle che vale la pena visitare a Napoli nel cosiddetto “dì” di festa. E magari anche negli altri undici mesi dell’anno. Chiariamo: l’impresa è ardua, talmente belle, importanti e cariche di storia sono le chiese partenopee. Ma giacché si tratta di dare peso e sostanza a un “tour di fede”, partiamo da quelle che la tradizione popolare ha da sempre eletto a meta privilegiata per il “giro dei sepolcri”. E fa niente se alla fine scopriremo che, invece di sette, le mete religiose da non perdere sono…nove: confidiamo nella misericordia del buon Dio.</p>
<p>La prima tappa è d’obbligo e ci porta dritta dritta nel salotto di Napoli, in <strong>piazza del Plebiscito</strong>. Stiamo parlando della <strong><a title="Lo sguardo nobile e maestoso sulla piazza" href="http://www.charmenapoli.it/arte/chiesa-di-san-ferdinando-napoli/" target="_blank">Real Basilica pontificia di San Francesco di Paola</a></strong>. Fatta edificare da <strong>Ferdinando I di Borbone</strong> in segno di ringraziamento nei confronti del patrono del Regno delle Due Sicilie (San Francesco è a tutt’oggi il patrono principale della Calabria) per aver recuperato il Regno che gli era stato sottratto da <strong>Gioacchino Murat</strong>, la chiesa fu innalzata a partire dal 1817 sotto la guida dell’architetto di origine svizzera <strong>Pietro Bianchi</strong> (1787-1840) e ultimata nel 1836 quando fu inaugurata da<strong> papa Gregorio XVI</strong>. Si tratta senz’alcuna ombra di dubbio di una delle più importanti basiliche italiane del periodo neoclassico.</p>
<p>A guardarlo da fuori, per la sua forma circolare e decisamente classicheggiante, “l’ex voto” di Ferdinando sembra quasi ricordare il <strong>Pantheon di Roma</strong>. Ma ciò che più colpisce di questo imponente edificio è l’ampio porticato emisferico sorretto da 38 colonne di ordine dorico, che fronteggiano il dirimpettaio <strong>Palazzo Reale</strong>. L’interno è semplicemente maestoso. La basilica, infatti, è sormontata da tre cupole: quella centrale offre un colpo d’occhio sensazionale, da mozzare il fiato: è alta 53 metri ed è sorretta da 34 colonne con fusti in marmo, alternate a pilastri, che cingono un vasto atrio di forma circolare. Al centro, lungo le pareti, fanno bella mostra di sé otto statue di Santi mentre, proprio sopra il colonnato, svettano le tribune di corte. L’atrio d’ingresso, invece, è fiancheggiato da due cappelle in cui campeggiano dipinti di <strong>Luca Giordano</strong>, <strong>Nicola Carta</strong>, <strong>Pietro Benvenuti</strong> e <strong>Tommaso de Vivo</strong>. Infine, degno di nota, il seicentesco altare maggiore, tempestato di pietre preziose, un tempo appartenuto alla chiesa dei Santi Apostoli in <a title="Da largo Regina Coeli a via Santi Apostoli rivive la Napoli di Nerone" href="http://www.charmenapoli.it/arte/centro-storico-chiese-archeologia-da-largo-regina-coeli-santi-apostoli-rivive-la-napoli-di-nerone/" target="_blank"><strong>via Anticaglia</strong></a> e qui trasferito nel 1835.</p>
<p>Da Piazza Plebiscito il cammino di fede approda in piazzetta <strong>Monteoliveto</strong>, a metà strada tra <strong>piazza del <a title="Da Santa Chiara a piazza Calenda, viaggio tra i tesori di Spaccanapoli" href="http://www.charmenapoli.it/arte/centro-storico-da-santa-chiara-piazza-calenda-viaggio-tra-tesori-di-spaccanapoli/" target="_blank">Gesù Nuovo</a></strong> e <strong><a title="Lo “struscio” a Napoli, tra chiese, vetrine chic e palazzi signorili" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/struscio-napoli-chiese-vetrine-palazzi-signorili/" target="_blank">piazza Carità</a></strong>. E’ qui, infatti, che sorge un’altra storica meta del pellegrinaggio del giovedì santo: la <b>chiesa di </b><strong>Sant’Anna dei Lombardi,</strong> detta anche <strong>Santa Maria di Monteoliveto</strong>.</p>
<p>La struttura, costruita agli inizi del XV secolo in forme gotiche ed eletta ben presto come una delle favorite dalla corte degli <strong>Aragonesi</strong>, fu affidata alle cure dei padri Olivetani. Poi, nel XVII secolo, venne sottoposta a una profonda opera di restyling in forme barocche e quindi, agli inizi dell’Ottocento, definitivamente ceduta all’Arciconfraternita dei Lombardi che proprio in quegli anni, a causa di un incendio, avevano perso la loro chiesa (progettata da <strong>Domenico Fontana</strong>) e con essa tre preziosi dipinti del <a title="Caravaggio… animato al Museo Diocesano di Napoli" href="http://www.charmenapoli.it/news/caravaggio-animato-al-museo-diocesano-di-napoli/" target="_blank"><strong>Caravaggio</strong></a>. Fu allora che Santa Maria prese a chiamarsi anche Sant’Anna dei Lombardi.</p>
<p>Dal punto di vista architettonico, soprattutto nell’impianto delle tre grandi cappelle Correale, Piccolomini e Tolosa, tutte a pianta circolare, Monteoliveto sembra offrire non pochi punti di contatto con gli indirizzi estetici del Rinascimento fiorentino. Per il resto, al di là delle sepolture illustri che pure ospita sotto le sue navate, la chiesa si presenta nella veste che le fu data nel rifacimento del XVII secolo. Ed è nota agli appassionati d’arte per il ciclo di pitture che addobba le volte di quello che un tempo era l’antico Refettorio: tutte firmate dall’artista aretino <strong>Giorgio Vasari</strong> che in quel periodo diffondeva anche nel Regno di Napoli tracce del manierismo toscano che così tanto successo aveva riscosso a Roma. Il ciclo di affreschi di Vasari (che operò con l’aiuto di Raffaellino del Colle) è impreziosito dalle tarsie lignee eseguite alla fine del XV secolo da <strong>Fra’ Giovanni da Verona</strong> e lì trasferite nel 1688, quando il Refettorio fu adibito a nuova Sagrestia. E da alcune pregevoli statuette lignee raffiguranti i santi dell’ordine degli Olivetani.</p>
<p>Le volte affrescate sono suddivise in tre blocchi e presentano, rispettivamente, affreschi dedicati uno alla Fede, uno alla Religione e un altro all’Eternità. Si racconta che in un primo momento Vasari pensò quasi di rinunciare all’incarico. L’ambiente gotico della “mensa”, infatti, unito alla mancanza di luce, rischiava di vanificare lo sforzo stilistico del pittore toscano. Così, per poter accettare la commissione assegnatagli dai frati, l’artista di Arezzo decise di correre ai ripari e coprì con lo stucco tutte le volte dello stanzone, in modo da donare più decorazioni e di conseguenza maggior luminosità agli ambienti della sala. (<em>segue</em>)</p>
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		<title>Otto giganti a guardia di palazzo reale: un volume racconta la loro storia</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2015 17:40:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Otto giganti a guardia del palazzo”. E’ questo il titolo  del volume di Gina Carla Ascione che sarà presentato il prossimo 6 febbraio, alle ore 16,30, negli eleganti spazi di Palazzo Zevallos Stigliano, in via Toledo a Napoli. Lo studio, edito da Bibliopolis, ricostruisce le fasi di ideazione, realizzazione e messa in opera delle otto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em><strong>Otto giganti a guardia del palazzo</strong></em>”. E’ questo il titolo  del volume di <strong>Gina Carla Ascione</strong> che sarà presentato il prossimo 6 febbraio, alle ore 16,30, negli eleganti spazi di <a title="La bellezza eterna di Palazzo Zevallos Stigliano" href="http://www.charmenapoli.it/arte/napoli-palazzo-zevallos-stigliano/" target="_blank"><strong>Palazzo Zevallos Stigliano</strong></a>, in <a title="Lo struscio, camminata “sonora” imposta dal Vicerè" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/struscio-napoli-alla-scoperta-della-passeggiata-sonora/" target="_blank"><strong>via Toledo</strong></a> a Napoli. Lo studio, edito da <a href="http://www.bibliopolis.it/" target="_blank"><strong>Bibliopolis</strong></a>, ricostruisce le fasi di ideazione, realizzazione e messa in opera delle <strong>otto colossali statue</strong> che dal 1888 decorano le nicchie del prospetto principale del <a href="http://www.sbapsae.na.it/cms/" target="_blank"><strong>Palazzo Reale di Napoli</strong></a>: poste sotto gli occhi di tutti, ma di rado guardate con attenzione, le statue raccontano, con la loro ingombrante presenza, un momento di grande fervore culturale ma anche di forti contraddizioni, che investì la città all’indomani dell’unità d’Italia.</p>
<p>Per il viaggiatore attuale di passaggio nel “<strong>salotto buono di Napoli</strong>” gli otto colossi rappresentano un’immagine topica, da immortalare con uno scatto fotografico, per i napoletani di una certa età costituiscono il ricordo di una irriverente filastrocca imparata quando erano scugnizzi, per i bambini di oggi lo sfondo per infinite partite di pallone. In realtà, al di là della retorica dei gesti e della magniloquenza del tema, le grandi statue, accolte dalle nicchie vanvitelliane, possono essere considerate un campionario della scultura meridionale della seconda metà del XIX secolo.</p>
<p>Il testo di Gina Carla Ascione è accompagnato dalle immagini fotografiche di <strong>Giovanni Genova</strong> che si concentrano su particolari minuti, difficilmente notati dal normale spettatore, fermandosi, però, anche a cogliere l’intero prospetto e il “Largo di Palazzo”, immersi in atmosfere di luce surreale, durante i vari orari del giorno e della notte. I fenomeni atmosferici, il sole, la pioggia, il vento ci restituiscono la facciata in tutta la sua maestosa grandezza sia quando si staglia in un panorama deserto, sia quando fa da fondale ad eventi, manifestazioni, momenti di vita quotidiana.</p>
<p>Saranno presenti, il 6 febbraio, a Palazzo Zevallos, insieme con l&#8217;autrice, anche: <strong>Gian Giotto Borrelli</strong> (Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa); <strong>Guido D’Agostino</strong> (Università degli Studi di Napoli Federico II); <strong>Leonardo Di Mauro</strong> (Università degli Studi di Napoli Federico II) e <strong>Stefano Gizzi</strong>, Soprintendente Mibact.</p>
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		<title>Le &#8220;bombe atomiche&#8221; di Peter Greenaway in mostra nel Palazzo Reale di Napoli</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/arte/le-bombe-atomiche-di-peter-greenaway-mostra-nel-palazzo-reale-di-napoli/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 12:50:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La cieca furia distruttiva dell&#8217;uomo attraverso 2.201 esplosioni nucleari su un fronte; la cura minuziosa delle piccole produzioni artigianali sull&#8217;altro. L&#8217;assordante deflagrare atomico in processi di annientamento che durano pochi secondi e un senso quasi perduto del tempo nell&#8217;opera di vetrai, liutai, tessitori sulle varie sponde del Mediterraneo. Convivono questi due mondi &#8211; uno diametralmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cieca furia distruttiva dell&#8217;uomo attraverso 2.201 esplosioni nucleari su un fronte; la cura minuziosa delle piccole produzioni artigianali sull&#8217;altro. L&#8217;assordante deflagrare atomico in processi di annientamento che durano pochi secondi e un senso quasi perduto del tempo nell&#8217;opera di vetrai, liutai, tessitori sulle varie sponde del Mediterraneo. Convivono questi due mondi &#8211; uno diametralmente opposto all&#8217;altro &#8211; nelle due affascinanti installazioni video che il noto artista e filmaker<a href="http://www.petergreenawayevents.com/petergreenaway.html" target="_blank"> <strong>Peter Greenaway</strong></a> e il celebrato collettivo artistico milanese <a href="http://www.studioazzurro.com/" target="_blank"><strong>Studio Azzurro</strong></a> propongono, fino al 9 dicembre, negli spazi della <strong>Sala Dorica</strong> del <a title="Perle di pietra che brillano in città" href="http://www.charmenapoli.it/storia/perle-di-pietra-che-brillano-citta/" target="_blank"><strong>Palazzo Reale di Napoli</strong></a>, nell&#8217;ambito del <a href="http://www.forumculture.org/" target="_blank"><strong>Forum Universale delle Culture di Napoli e della Campania</strong></a>.</p>
<p>Per assistere a questa straordinaria installazione nella <a href="http://palazzorealenapoli.it/cms/" target="_blank"><strong>reggia di piazza Plebiscito</strong></a>, composta da due parti poste a intenzionale contrasto, gli spettatori si ritroveranno su una sorta di zattera posta al centro della Sala, immersi in un vortice di immagini e di suoni. Le due opere (quella di Greenaway e quella di Studio Azzurro) &#8211; della durata complessiva di 43 minuti &#8211; si alternano continuamente nell&#8217;arco dell&#8217;intera giornata e fanno parte della rassegna &#8220;<em><strong>Non troverai altro luogo. Non troverai altro mare</strong></em>&#8221; curata per il Forum da <strong>Chèrif Kahznadar</strong>, poeta, scrittore e regista francese di origine siriana, presidente della <strong>Maison des Cultures du Monde di Parigi</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;installazione &#8220;<strong><em>Atomic bombs on the planet earth</em></strong>&#8220;, che a Napoli, per la prima volta è visibile nell&#8217;originale concept ideato dall&#8217;artista britannico, Greenaway cataloga 2.201 esplosioni atomiche registrate tra il 1945 e il 1989. Tutt&#8217;altre atmosfere caratterizzano invece l&#8217;installazione &#8220;<em><strong>Il colore dei gesti &#8211; Sinfonia Mediterraneo</strong></em>&#8221; realizzata da Studio Azzurro, il celebre gruppo di ricerca artistica di Milano che da più di vent&#8217;anni si esprime con i linguaggi delle nuove tecnologie, che si è formata nel corso dei viaggi del ciclo Meditazioni Mediterraneo filmando numerosi artigiani durante il loro lavoro: liutai, pescatori, sellai, fonditori, vetrai, cesellatori, vasai, tessitori, raccoglitori di olive, vinai, costruttori di barche, restauratori, bambolai, rilegatori, maniscalchi, conciatori.</p>
<p>Peter Greeneway &#8220;<strong><em>Atomic bombs on the planet earth</em></strong><br />
Studio Azzurro. <em><strong>Il colore dei gesti &#8211; Sinfonia Mediterraneo<br />
</strong></em>Fino al 9 dicembre 2014<br />
Palazzo Reale Napoli<br />
ingresso gratuito<br />
Tel e info: +39.081.7410067</p>
<p>[charme-gallery]</p>
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		<title>Napoli ospita il festival della letteratura elettronica</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 14:32:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per tutto il mese di ottobre Napoli diventa elettronica grazie a &#8220;OLE.01&#8220;, Festival Internazionale della Letteratura Elettronica, che fino al 31 porterà in tutta la città decine di eventi, installazioni, concerti, mostre per la prima volta in Italia (clicca qui per il programma completo). Il concetto della rassegna è che blog, Twitter, Facebook, YouTube e le app possono diventare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutto il mese di ottobre Napoli diventa elettronica grazie a &#8220;<strong>OLE.01</strong>&#8220;, <a href="http://www.olefestival.it/" target="_blank"><strong>Festival Internazionale della Letteratura Elettronica</strong></a>, che fino al 31 porterà in tutta la città decine di eventi, installazioni, concerti, mostre per la prima volta in Italia (clicca qui per il <a href="http://www.olefestival.it/organization/" target="_blank"><strong>programma</strong> </a>completo). Il concetto della rassegna è che blog, Twitter, Facebook, YouTube e le app possono diventare arte, musica, poesia e teatro. &#8220;<em>Elecrify your imagination</em>&#8221; è lo slogan del festival che, spiega il direttore artistico <strong>Lello Masucci</strong> &#8220;intende conoscere e far conoscere, indagare e riflettere su come le tecnologie ed in particolare il web influenzino l&#8217;arte e la letteratura nei suoi vari aspetti, dal racconto al romanzo, dalla musica al video alla fotografia, danza, teatro, poesia o alla pittura&#8221;.<br />
&#8220;Le tecnologie non hanno solo cambiato il modo di produrre o di fruire l&#8217;arte &#8211; afferma Masucci &#8211; ma ne hanno cambiato i contenuti, l&#8217;espressione, mutando persino il linguaggio: dagli ipertesti al racconto utilizzando lo stile dei post sui social, ma anche alla poesia espressa nei 140 caratteri dei tweet o in sms, dal giornalismo partecipativo ai romanzi collettivi scritti sui blog alle installazioni video capaci di interagire con il visitatore, o alle fiction interattive. Fino agli ebook che invece che trasporre i libri tradizionali, nascono già pensati per l&#8217;interattività e la multimedialità dei device. La tecnologia ha messo a disposizione della creatività dell&#8217;uomo straordinarie potenzialità, in grande parte ancora da indagare&#8221;.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>Un mese intero di eventi, installazioni, concerti, mostre e dibattiti coinvolgeranno la città in più sedi: <a title="Palazzo Reale a porte aperte, qui Cenerentola perse la sua scarpetta" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/napoli-visita-palazzo-reale/" target="_blank"><strong>Palazzo Reale</strong></a>, <a title="Castel Nuovo, il Maschio di pietra guardiano di Napoli" href="http://www.charmenapoli.it/storia/castelli-napoli-castel-nuovo-maschio-angioino-di-pietra-guardiano-di-napoli/" target="_blank"><strong>Maschio Angioino</strong></a>, <a title="Sentinelle di pietra a guardia della città" href="http://www.charmenapoli.it/storia/castelli-di-napoli-sentinelle-di-pietra-guardia-della-citta/" target="_blank"><strong>Castel dell&#8217;Ovo</strong></a>, <a title="Monumenti da sonno eterno" href="http://www.charmenapoli.it/cultura/tombe-illustri-napoletani-monumenti-da-sonno-eterno/" target="_blank"><strong>Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore </strong></a>(Sala S. Tommaso), <a href="http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16592" target="_blank"><strong>Pan Palazzo delle Arti</strong></a>, <a title="Il Conservatorio apre i suoi chiostri monumentali" href="http://www.charmenapoli.it/arte/maggio-monumenti-napoli-conservatorio-san-pietro-a-majella-apre-chiostri-monumentali/" target="_blank"><strong>Conservatorio San Pietro a Majella</strong></a>, <a href="http://www.iisf.it/" target="_blank"><strong>Istituto Italiano per gli Studi Filosofici</strong></a>, <strong>Piazza Dante</strong>, <a title="Da Santa Chiara a piazza Calenda, viaggio tra i tesori di Spaccanapoli" href="http://www.charmenapoli.it/arte/centro-storico-da-santa-chiara-piazza-calenda-viaggio-tra-tesori-di-spaccanapoli/" target="_blank"><strong>Piazza del Gesù Nuovo</strong></a>, <strong>Villa Bruno</strong> e <strong>Villa Vannucchi</strong> a San Giorgio a Cremano. Una <strong>card</strong> (<strong>OLEcard</strong>) e una app ufficiale consentiranno l&#8217;accesso gratuito a tutti gli eventi e le attività del Festival nonché la possibilità di usufruire di sconti e agevolazioni presso le strutture e gli esercenti convenzionati. Sarà inoltre trasmesso integralmente in streaming sulla<a href="http://www.art-tube.it" target="_blank"><strong> web TV</strong></a> della OLE ed è previsto, durante il suo svolgimento, la realizzazione di un documentario e la pubblicazione di una Antologia dei lavori pubblicata, in formato cartaceo e digitale, dall&#8217;Editore Liguori.</p>
<p><strong>OLE.01, Festival Internazionale della Letteratura Elettronica</strong><br />
Napoli 1 &#8211; 31 ottobre 2014<br />
Clicca qui per il <a href="http://www.olefestival.it/organization/" target="_blank"><strong>programma</strong> </a>completo.</p>
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		<title>Reggia di Capodimonte, bomboniera nel bosco dei re</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/storia/reggia-di-capodimonte-una-bomboniera-nel-bosco-dei-re/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2014 15:40:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Altro che reggia: un Eden in terra! Come altrimenti definire il Palazzo Reale di Capodimonte? E sì che, in fatto di lusso e comodità, i sovrani di Partenope se ne intendevano. Vuoi mettere una dimora sfarzosa edificata nel cuore di un bosco verde e lussureggiante, praticamente a pochi chilometri dal centro? Una sede fresca d’estate, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Altro che reggia: un Eden in terra! Come altrimenti definire il <a href="http://www.polomusealenapoli.beniculturali.it/museo_cp/museo_cp.html" target="_blank"><strong>Palazzo Reale di Capodimonte</strong></a>? E sì che, in fatto di lusso e comodità, i sovrani di <a title="La Sirena rifiutata ammaliò Napoli" href="http://www.charmenapoli.it/storia/leggende-storia-la-sirena-partenope-rifiutata-ammalio-napoli/" target="_blank"><strong>Partenope</strong> </a>se ne intendevano. Vuoi mettere una dimora sfarzosa edificata nel cuore di un bosco verde e lussureggiante, praticamente a pochi chilometri dal centro? Una sede fresca d’estate, calda d’inverno. Il luogo ideale in cui ritirarsi per staccare la spina e ritemprare corpo e mente: eccola la bomboniera dei <a href="http://www.realcasadiborbone.it/" target="_blank"><strong>Borbone</strong></a>. Un gioiello adagiato sui verdi pendii della collina napoletana. Nonché, complice un parco immenso e rigoglioso, il posto preferito da generazioni e generazioni di napoletani per banchettare nel giorno del lunedì in Albis.</p>
<p>Pensate: il parco di Capodimonte, un tempo noto come “Real bosco di Capodimonte”, è il maggior sito a verde pubblico di tutto il capoluogo campano e si estende su un&#8217;area di 134 ettari. E’ per questo che nel giorno di <a title="Napoli e le sue chiese nel “gran tour” di Pasqua" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/napoli-le-sue-chiese-nella-sacra-passeggiata-di-pasqua/" target="_blank"><strong>Pasquetta</strong> </a>viene letteralmente preso d’assalto da centinaia e centinaia di visitatori armati di uova e “<a title="Una corona dal gran gusto. Il Casatiello" href="http://www.charmenapoli.it/sapori/ricette-cucina-napoletana-il-casatiello/" target="_blank"><strong>casatiello</strong></a>” ed attratti dalla magnificenza di un posto che non ha eguali al mondo.</p>
<p>Vi si può accedere attraverso tre varchi: <strong>Porta Grande</strong>, che si apre all&#8217;inizio di via Ponti Rossi; <strong>Porta Piccola,</strong> quella probabilmente più famosa, che spalanca i propri battenti lungo via Miano (la strada che costeggia buona parte del perimetro del parco). E infine <strong>Porta Bellaria</strong>, sempre su via Miano, ma un po’ più a nord rispetto al varco di porta Piccola.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>Il bosco della Reggia ha una caratteristica tutta napoletana: alterna ampi spazi pianeggianti a valloni attraversati da piccoli corsi d’acqua e zone ricche di cave, caratteristica tipica delle colline della terra di Partenope. Come se non bastasse, l’area immediatamente adiacente il palazzo reale è caratterizzata dalla presenza di ampi prati su cui spiccano varie specie vegetali e piante dai fusti secolari, insieme con alcuni fabbricati risalenti al XVIII secolo tra cui il <strong>Casino dei Principi</strong>. E’ da qui che si dipana un antico accesso interno detto “<strong>Porta di Mezzo</strong>”. Una porta, un tempo usata dai re, che consente di penetrare direttamente nel cuore del bosco attraverso cinque grossi viali dai quali si diramano, a loro volta, almeno un centinaio tra strade, vialetti e sentieri.</p>
<p>I cinque vialoni, quasi come ad abbracciare l’intero parco, disegnano un grande semicerchio addobbato con dodici statue di fattura settecentesca. Conducono in una zona del Real Bosco in cui insistono vari fabbricati tra cui la <strong>Chiesa di San Gennaro</strong> (opera di Ferdinando Sanfelice); la <strong>Real Fabbrica delle Porcellane</strong>, l&#8217;<strong>Edificio Torre</strong>, il <strong>Casino della Regina</strong>, il <strong>Fabbricato Cataneo</strong> e l’<strong>Eremo dei Cappuccini</strong> (costruito nel 1819).</p>
<p>La storia racconta che in origine l’idea fu quella di sfruttare questo enorme polmone verde che si trova praticamente alle porte della città, per ricavarne una grande riserva di caccia per il re di Napoli e, al suo servizio, una residenza di corte dove l’allora sovrano, <strong>Carlo di Borbone</strong>, avrebbe potuto assecondare la passione venatoria, grazie all’abbondanza di beccafichi, e poi magari, al calare del sole, distrarsi ancora con cavalieri e nobildonne. Insomma, almeno all’apparenza, quello di Capodimonte avrebbe dovuto essere solo uno dei tanti siti reali che, di lì a poco, sarebbero nati un po’ in tutta la regione, per favorire gli svaghi del re e del suo seguito di cortigiani. Con una differenza, però. Quello della collina, infatti, nasceva sì come “dependance” reale, ma praticamente a ridosso della città. Quasi alle porte della capitale: una specie di succursale urbana del più centrale e imponente palazzo reale. Insomma: una “<a title="La riserva di caccia con grandi tesori" href="http://www.charmenapoli.it/arte/napoli-reggia-museo-capodimonte-riserva-di-caccia-con-grandi-tesori/" target="_blank"><strong>seconda casa</strong></a>” per re Carlo.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>Non a caso, proprio perché sempre più frequentato e preferito dalla corte, nel giro di pochi anni, si pensò di farne una vera e propria residenza capace di ospitare anche una parte delle prestigiose <a href="http://www.charmenapoli.it/arte/la-collezione-di-carlo-borbone-brilla-sotto-le-volte-della-reggia-di-caserta/" target="_blank"><strong>collezioni artistiche</strong></a> che il fondatore del Regno aveva avuto in dono da sua madre <strong>Elisabetta Farnese</strong>, moglie del re di Spagna Filippo V e ultima erede delle fortune del celebre casato dei Farnese di Parma. Si parla di collezioni, ma che collezioni! Si rivelarono la fortuna di Capodimonte! Di lì a poco, infatti, nelle stanze della Reggia trovarono posto capolavori di Tiziano e Raffaello, El Greco, Correggio e Parmigianino, dei Carracci, ma anche numerosi dipinti di scuola fiamminga. E ancora: le sculture di Martini, del Giambologna e tutta una serie di reperti e gioielli preziosi che andarono ad addobbare una vera e propria “camera delle meraviglie”.</p>
<p>Opere mozzafiato che, unite alle altre raccolte che, via via, furono acquisite nel corso degli anni, tra cui porcellane, arazzi, armi e argenti di casa Borbone, e quelle incamerate tra soppressioni monastiche, acquisti o donazioni successive all’unità d’Italia, resero la reggia, a distanza di quasi tre secoli dalla sua fondazione, un museo di fama internazionale.</p>
<p>Seppure dagli inizi dell’800, in concomitanza con l’arrivo dei <strong>Savoia</strong>, il palazzo reale fosse stato utilizzato esclusivamente come residenza di corte, già da prima, in particolar modo negli anni del “<strong>Grand Tour</strong>”, capitava che funzionasse anche come foresteria per visitatori e studiosi stranieri che vi accorrevano per ammirare la qualità delle opere esposte ed assaporare la magia del suo rigoglioso bosco che nel frattempo re <strong>Ferdinando II delle Due Sicilie</strong> aveva trasformato in giardino all&#8217;inglese, assicurandogli quell’aspetto che oggi lo caratterizza.</p>
<p>Tra i primi a essere ospitati in quelle sfarzose stanze del palazzo figurarono Winkelmann, Goethe e, tra gli artisti Antonio Canova. E non a caso si è parlato di “sfarzose” stanze. Basta percorrerle, passando dalla galleria artistica al <strong>salottino di porcellana</strong> di Maria Amalia fino all’appartamento storico per capire di quale ricchezza siano dotati questi ambienti, di quale meraviglia e magnificenza risplendano le testimonianze artistiche in mostra in queste sale regali che ancora sembrano riecheggiare del cicaleccio e del frusciar di sete delle dame di corte. Basta chiudere gli occhi e si viene catapultati all’indietro nel tempo in uno dei più incredibili e affascinanti viaggi che solo la favolosa storia di Partenope è in grado di offrire.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
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		<title>Visite gratuite nei Musei della Campania per la festa del 1° Maggio</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2014 15:11:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 1° maggio, giornata dedicata a tutti i lavoratori, anche i musei statali prendono parte ai festeggiamenti, grazie all&#8217;iniziativa promossa dal Mibac che prevede visite gratuite per turisti e cittadini che vorranno esplorare i siti culturali della propria città. Tra queste non poteva mancare all’appello la Terra Felix che nella giornata di domani metterà in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del<strong> 1° maggio</strong>, giornata dedicata a tutti i lavoratori, anche i musei statali prendono parte ai festeggiamenti, grazie all&#8217;iniziativa promossa dal <a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html#&amp;panel1-1" target="_blank"><strong>Mibac</strong> </a>che prevede visite gratuite per turisti e cittadini che vorranno esplorare i siti culturali della propria città. Tra queste non poteva mancare all’appello la <strong>Terra Felix</strong> che nella giornata di domani metterà in mostra le sue principali attrazioni turistiche.</p>
<p>Ma vediamo nel dettaglio il<strong><a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html#&amp;panel1-1" target="_blank"> programma</a> </strong>dell&#8217;1 maggio. E partiamo dal Beneventano, dove sarà possibile ammirare il suggestivo <a href="http://www.teatroromanobenevento.it/" target="_blank"><strong>Teatro Romano</strong></a>, l’antica costruzione risalente al II secolo ed edificata sotto il regno dell&#8217;imperatore Adriano.<br />
Ancora, sempre rimanendo nei pressi dell’entroterra appenninico della <strong>Campania</strong>, segnaliamo un’altra interessante meta: l’<a href="http://www.incampania.com/beniculturali.cfm?Menu_ID=205&amp;Sub_ID=208&amp;Info_ID=4550" target="_blank"><strong>ex carcere borbonico</strong> </a>di Avellino dall’originale struttura esagonale, progettato dall’ingegnere De Fazio, con l’assenso di re <strong>Ferdinando I</strong> e realizzato nel 1832 nel capoluogo irpino, oggi sede della <a href="http://ambientesa.beniculturali.it/BAP/" target="_blank"><strong>Soprintendenza BAP di Avellino</strong> </a>e del nuovo<strong> <a href="http://www.museincampania.it/spip.php?page=musei_dettaglio&amp;id_museo=120" target="_blank">Museo Irpino del Risorgimento</a></strong>.</p>
<p>Ma non è finita qua, perché a spalancare i battenti sarà anche l’antica<a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_445050037.html" target="_blank"> <strong>Domus di Via degli Orti</strong></a> a Santa Maria Capua Vetere (l&#8217;antica <a title="Passeggiata tra storia e mito dell’Anfiteatro Flavio" href="http://www.charmenapoli.it/news/pozzuoli-passeggiata-tra-storia-mito-anfiteatro-flavio/" target="_blank"><strong>Capua</strong></a>), un prezioso esempio di casa romana, in cui sono ancora percepibili tracce della struttura originaria.<br />
Spostiamoci ora  nell’area vesuviana e nello specifico a<a title="La grande bellezza (inedita) di Pompei: a Pasqua riaprono tre domus" href="http://www.charmenapoli.it/cultura/pompei-pasqua-apertura-domus/" target="_blank"><strong> Pompei</strong></a>, per un giro tra gli antichi scavi archeologici e le tipiche abitazioni romane seppellite dall’eruzione del<a title="Vesuvio re del web. La sua foto dallo spazio è la più bella del mondo!" href="http://www.charmenapoli.it/news/foto-vesuvio-vince-concorso-web/" target="_blank"> <strong>Vesuvio</strong></a> nel 79 d.C. e poi riportate alla luce in epoca moderna.</p>
<p>[charme-gallery]</p>
<p>E una volta sul posto, una tappa d’obbligo è quella agli <strong>scavi archeologici di Oplonti</strong>, a pochi chilometri da Pompei, in quella che oggi corrisponde al centro della città moderna di <strong>Torre Annunziata</strong> e che un tempo era la città romana di <a href="http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?idSezione=14" target="_blank"><strong>Oplontis</strong></a>, seppellita per gran parte sotto le macerie dell’esplosione vulcanica, di cui però si sono recuperate imponenti e lussureggianti testimonianze come la straordinaria<a title="L’Impero Romano si conserva sotto la cenere" href="http://www.charmenapoli.it/storia/scavi-pompei-paestum-ercolano-oplonti-archeologia-impero-romano-si-conserva-sotto-la-cenere/" target="_blank"><strong> villa patrizia di Poppea</strong></a> e la non distante <strong>villa rustica di Lucius Crassius Tertius</strong>.</p>
<p>Altro giro, altra corsa! Questa volta ci fermiamo nell’incantevole <a title="Capri, terrazze di roccia con viste mozzafiato" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/capri-terrazze-di-roccia-con-vist-mozzafiato/" target="_blank"><strong>Isola Azzurra</strong></a>, ad ammirare la bellezza senza eguali della<a href="http://www.polomusealenapoli.beniculturali.it/museo_sg/museo_sg.html" target="_blank"> <strong>Certosa di San Giacomo</strong></a>, il monastero più antico di <a title="Capri, l’isola più bella. E i musei di Napoli sono al top" href="http://www.charmenapoli.it/news/capri-lisola-piu-bella-musei-napoletani-sono-al-top/" target="_blank"><strong>Capri</strong></a>, la cui fondazione risale alla seconda metà del ‘300, come testimonia il pregevole affresco che sormonta il portale di accesso alla chiesa.</p>
<p>Torniamo ora nella città della <a title="La Sirena rifiutata ammaliò Napoli" href="http://www.charmenapoli.it/storia/leggende-storia-la-sirena-partenope-rifiutata-ammalio-napoli/" target="_blank"><strong>sirena Partenope</strong></a> e scopriamo gli itinerari che ci riserva la bella <strong>Napoli</strong>.<br />
Si parte con il <a title="Napoli, ecco il “tesoro nascosto” del Museo Archeologico" href="http://www.charmenapoli.it/news/napoli-ecco-il-tesoro-nascosto-del-museo-archeologico/" target="_blank"><strong>Museo archeologico nazionale</strong></a>, per proseguire poi con il <a title="Certosa di San Martino, la dedica d’arte al Santo legionario" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/certosa-di-san-martino-una-dedica-darte-al-santo-legionario/" target="_blank"><strong>Museo di San Martino</strong></a> e quindi la vista a<a href="http://www.spmn.beniculturali.it/museo_se/museo_se.html" target="_blank"><strong> Castel Sant’Elmo</strong></a>, da cui ammirare il magnifico panorama del Golfo.<br />
E a farci compagnia in questo giorno di festa, saranno anche il <a href="http://www.madrenapoli.it/" target="_blank"><strong>Museo Madre</strong></a>, con le sue straordinarie collezioni permanenti di arte contemporanea; i maestosi saloni di <strong><a title="Cascate, fontane, giardini: l’altra faccia di Palazzo reale" href="http://www.charmenapoli.it/arte/reggia-caserta-fontane-giardini-altra-faccia-del-palazzo-reale/" target="_blank">Palazzo Reale</a> </strong>e quelli del Museo di <a title="Villa Pignatelli, un real giardino nel cuore di Napoli" href="http://www.charmenapoli.it/storia/napoli-villa-pignatelli/" target="_blank"><strong>Villa Pignatelli</strong></a> nonché il <a href="https://sites.google.com/site/monumentonazionalegirolamini/" target="_blank"><strong>complesso monumentale dei Girolamini</strong> </a>che ricordiamo comprende la solenne chiesa, la <a href="http://cir.campania.beniculturali.it/quadreriagirolamini/" target="_blank"><strong>quadreria</strong></a> e la <strong>biblioteca</strong>.<br />
Questo e tanto altro ancora sarà visitabile gratuitamente nella giornata di domani. Proprio un&#8217;occasione da non perdere!</p>
<p><strong>Musei statali a ingresso gratuito per il 1° Maggio<br />
</strong>1° maggio 2014, programma completo su:<strong><a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_984356857.html" target="_blank">http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_984356857.html</a></strong></p>
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		<title>Lo &#8220;struscio&#8221; a Napoli, tra chiese, vetrine chic e palazzi signorili</title>
		<link>https://www.charmenapoli.it/itinerari/struscio-napoli-chiese-vetrine-palazzi-signorili/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 14:36:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da via Toledo, una volta giunti in piazza Trieste e Trento, a pochi passi dal Teatro San Carlo si dipana un’altra delle strade famose dello “struscio” partenopeo: via Chiaja. Siamo in pieno centro, a non molta distanza da quella che nei secoli della dominazione spagnola era la playa (la “spiaggia”) di Partenope. Via Chiaja inizia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.charmenapoli.it/itinerari/struscio-napoli-chiese-vetrine-palazzi-signorili/">Lo &#8220;struscio&#8221; a Napoli, tra chiese, vetrine chic e palazzi signorili</a> proviene da <a href="https://www.charmenapoli.it">Charme</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da via Toledo, una volta giunti in <strong>piazza Trieste e Trento</strong>, a pochi passi dal <a title="Teatro San Carlo, il bel tempio della musica" href="http://www.charmenapoli.it/arte/teatro-san-carlo-il-bel-tempio-della-musica/" target="_blank"><strong>Teatro San Carlo</strong> </a>si dipana un’altra delle strade famose dello “<a title="Lo struscio, camminata “sonora” imposta dal Vicerè" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/struscio-napoli-alla-scoperta-della-passeggiata-sonora/" target="_blank"><strong>struscio</strong></a>” partenopeo: <strong>via Chiaja</strong>. Siamo in pieno centro, a non molta distanza da quella che nei secoli della dominazione spagnola era la playa (la “spiaggia”) di Partenope.</p>
<p>Via Chiaja inizia di fronte al <strong>Palazzo Reale</strong>, a non molta distanza dalla monumentale chiesa di <a title="Lo sguardo nobile e maestoso sulla piazza" href="http://www.charmenapoli.it/arte/chiesa-di-san-ferdinando-napoli/" target="_blank"><strong>San Ferdinando</strong></a>. Praticamente a ridosso dello storico <a href="http://grancaffegambrinus.com/" target="_blank"><strong>Gran Caffè Gambrinus</strong></a>, meta di letterati e centro di cultura da quasi un secolo, e termina in <strong>piazza dei Martiri</strong>, a pochi passi dai giardini della <a title="La Villa di Napoli, un chilometro di passeggio decantato da Dumas" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/napoli-villa-comunale-real-passeggiata/" target="_blank"><strong>Riviera</strong></a>. Fu costruita seguendo l’alveo naturale di un antico fiume che, in epoca <a title="Museo del Sottosuolo di Napoli, da cisterna greco romana a rifugio antiaereo" href="http://www.charmenapoli.it/storia/museo-del-sottosuolo-di-napoli-la-storia-rivive-sottoterra/" target="_blank"><strong>greco-romana</strong></a>, si snodava ai piedi del <strong>monte Echia</strong> e poi rifluiva nel non distante mare. Costituiva il collegamento costiero tra la parte Ovest della città e l’area dei <strong>Campi Flegrei.</strong></p>
<p>Anche via Chiaja, come Toledo, ha il privilegio di costeggiare autentici pezzi di storia napoletana. E non solo quelli. E’ qui, infatti, che si trova la <a href="http://www.brandi.it/" target="_blank"><strong>pizzeria Brandi</strong></a>, famosa per essere stato il luogo in cui, nel giugno del 1889, in onore della regina di casa Savoia, fu inventata la <a title="Pizza napoletana, tradizione garantita" href="http://www.charmenapoli.it/sapori/pizza-napoletana-tradizione-garantita/" target="_blank"><strong>pizza Margherita</strong></a>. Ed è sempre qui che sono ubicate la cinquecentesca chiesa di <strong>Sant’Orsola</strong>, quella di <strong>Santa Caterina</strong> (XVII secolo), <strong>Palazzo Cellammare</strong> e il <strong>Teatro Sannazzaro</strong>. Fiore all’occhiello di Chiaja è senz’altro lo scenografico <strong>Ponte di Chiaja</strong>, con la sua ampia arcata, costruito nel 1636 per collegare la zona di alta <strong>Pizzofalcone</strong> con i <strong>Quartieri Spagnoli</strong>: una struttura in stile neoclassico che spicca per le sue varie decorazioni marmoree. La strada offre, inoltre, infinite e suggestive possibilità di shopping  terminando in piazza dei Martiri, autentico crocevia del lusso dal quale si può accedere direttamente ai giardinetti, oppure scendere per <strong>via Calabritto</strong>. Oppure, ancora, imboccare la sovrastante <strong>via Filangieri</strong>, immediatamente a destra di <strong>palazzo Cellammare</strong>.</p>
<p>In entrambi i casi, stiamo parlando di altre due mete privilegiate in fatto di “struscio” made in Partenope. Perché se è vero che via Calabritto misura poche decine di metri, è anche vero che è lungo questa arteria che si affacciano le vetrine delle maison di moda e delle gioiellerie più altisonanti e prestigiose di Napoli. Via Calabritto deve il suo nome alla presenza di un monumentale palazzo abitato, nel corso dei secoli, da personaggi illustri come <strong>Gioacchino Murat</strong>, i fratelli <strong>Florestano</strong>, <strong>Guglielmo</strong> <strong>Pepe</strong> ed i giuristi <strong>Alberto Marghieri </strong>e<strong> Bruno Gaeta</strong> (negli anni Ottanta c’era anche la sede del Napoli Calcio di <strong>Maradona</strong>).</p>
<p>Via Filangieri, con i suoi prolungamenti di via <strong>Vittoria Colonna</strong> (nella parte alta) e via dei Mille (così chiamata in onore della spedizione garibaldina), non è da meno. L’asse viario, che da <strong>piazza Santa Caterina</strong> conduce a <strong>piazza Amedeo</strong>, non può vantare la storia plurisecolare di Chiaja o di via Toledo, ma quanto a lusso ed eleganza, non ha nulla da invidiare alle “consorelle urbanistiche” di quello che viene considerato il quadrilatero napoletano dello shopping di classe. Il tracciato si snoda nel cuore del quartiere <strong>San Ferdinando</strong>, e offre colpi d’occhio sorprendenti, come le scenografiche <strong>rampe Brancaccio</strong>, numerose boutique di alta moda e la lunga serie di palazzi signorili di epoca moderna.</p>
<p>Via dei Mille e via Filangieri videro la luce tra la fine dell’800 e i primi del ’900, in concomitanza con la costruzione di alcuni edifici in stile liberty, alcuni dei quali firmati da architetti di grido come il piacentino <strong>Giulio Ulisse Arata</strong>. Tra questi meritano senz’altro di essere citati p<strong>alazzo Mannajuolo </strong>e<strong> palazzo Leonetti</strong>, sede, rispettivamente, dei consolati britannico e spagnolo mentre, leggermente più a monte, svettano il settecentesco <strong>palazzo Carafa di Roccella</strong>, oggi sede del <a title="Il mito della sirena Partenope in mostra al Pan" href="http://www.charmenapoli.it/news/napoli-pan-favole-e-sirene/" target="_blank"><strong>museo d’arte moderna Pan</strong></a> e il cinquecentesco <strong>Palazzo d’Avalos</strong>.</p>
<p>Da via dei Mille si stacca poi la traversa di via San Pasquale. A mano a mano che ci si inerpica verso l’alto, via Dei Mille cambia denominazione e si trasforma in via Vittoria Colonna, con, sulla destra, la seicentesca chiesa di <strong>Santa Teresa a Chiaja</strong>, famosa per la suggestiva e panoramica scalinata di <strong>Cosimo Fanzago</strong> e più avanti i palazzi in cui vissero il drammaturgo <strong>Edoardo Scarpetta</strong> e il politico <strong>Giustino Fortunato</strong>. Al termine della strada, si spalanca la scenografica <strong>Piazza Amedeo</strong> e, immediatamente a destra, i tornanti di via del <strong>Parco Margherita</strong>, sede della prima storica stazione della <a title="Vedute mozzafiato grazie a fili d’acciaio" href="http://www.charmenapoli.it/itinerari/panorami-napoli-dall-altovedute-mozzafiato-grazie-fili-dacciaio/" target="_blank"><strong>Funicolare di Napoli</strong></a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.charmenapoli.it/itinerari/struscio-napoli-chiese-vetrine-palazzi-signorili/">Lo &#8220;struscio&#8221; a Napoli, tra chiese, vetrine chic e palazzi signorili</a> proviene da <a href="https://www.charmenapoli.it">Charme</a>.</p>
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